Roberta Sanzò: “Il mio bicchiere è sempre mezzo pieno”


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di Mara Fux

Noto volto del teatro romano, la poliedrica attrice ci parla di sè. Come è nato in te il desiderio di fare l’attrice? 

“Più che un desiderio il palcoscenico è stato un istinto. Sin da piccola pur essendo molto timida, amavo le esibizioni. A scuola nei temi scrivevo che  da grande avrei voluto far l’attrice proprio come facevo fare alle mie bambole creando spettacolini con i parenti e con gli amici. Nata in una famiglia di commercianti non mi sono mai spiegata questa vocazione ma non mi sono sorpresa troppo quando ho scoperto dei lontani parenti attori e musicisti anch’essi”.

Hai frequentato una scuola o ti sei affidata alla gavetta? 

“Sono sempre stata dell’idea che qualsiasi cosa nella vita per diventare seria deve essere disciplinata. Da studentessa ‘modello’, sono cresciuta con la convinzione che ogni professione richieda studio e preparazione se si vuole intraprendere seriamente. Dopo il diploma ho frequentato seminari di dizione e recitazione fino a vincere la borsa di studio alla Mario Riva dove mi sono diplomata attrice. Contemporaneamente ho continuato a studiare canto e danza e mi sono anche laureata in Lettere Spettacolo con lode! Non ho mai creduto alla sola gavetta e al talento naturale. Bisogna studiare o almeno approfondire sui libri oltre a rubare il mestiere sul campo. E se si vuole fare soprattutto teatro credo sia indispensabile imparare bene la tecnica. Al tempo stesso chi non è un talento naturale può diventare bravo anche solo studiando con alacrità”.

C’era un particolare ruolo che desideravi interpretare? 

“Da ragazzina il mio idolo era la Carrà, show girl completa e vero esempio di professionalità in tutte le discipline. Poi ho capito che  palcoscenico e recitazione mi attraevano già abbastanza e non ho insistito molto per tentare un’affermazione nel mondo televisivo. In teatro avrei voluto interpretare la Giulietta di Shakespeare, ormai impossibile per età, mentre spero ancora di recitare qualche ruolo importante in una tragedia greca”.

Tanto teatro, qualche pubblicità, un po’ di televisione, zero cinema: quanto è duro raggiungere la popolarità con questo mestiere? 

“Tantissimo teatro… ed è già una fortuna! Poche occasioni televisive, pochissime in cinema. E’ vero. Sono stata sempre sola a percorrere la mia strada e ho fatto tutto ciò che poteva dipendere dalla mia volontà. Ma nell’ambiente dello spettacolo spesso sono gli altri che decidono per te. Per quanto puoi studiare e farti trovare sempre preparato, è una vita fatta di provini, audizioni e incontri fortunati. Nella pubblicità ho fatto molto e soprattutto ho avuto molta visibilità come testimonial dello spot per il canone Rai e per OPTIMA accanto a Red Ronnie, oltre a campagne fotografiche per l’estero. Posso dunque dire che nel cinema mi propongo ancora come un volto nuovo da scoprire!”.

Da molti anni condividi i progetti teatrali di Geppi di Stasio, autore-regista-attore e tuo compagno nella vita; siete sempre d’accordo sulle scelte professionali? 

“Geppi è un professionista fantastico e lo stimo perché preparatissimo e anche un po’ geniale. Io so scindere bene la vita privata da quella lavorativa e per nulla al mondo comprometterei la mia esperienza lavorativa e tutti i sacrifici fatti solo per seguire un compagno di vita. Lavorare con lui è una condivisione importante e prolifica. E’ una scelta ben precisa. Ci siamo conosciuti grazie ad un provino che vinsi al teatro Delle Muse con il maestro Aldo Giuffré dove Geppi iniziava a farsi apprezzare come regista. Riguardo le scelte professionali siamo abbastanza in sintonia perché parliamo molto. Ciò che gli rimprovero è invece di non aver dedicato sin dall’inizio più tempo al cinema come regista e autore, cosa che sta capitando solo negli ultimi anni”.

L’incubo degli attori, si dice, sia quello che il sipario si apra e non ci sia pubblico in sala, ma di questi tempi molte volte l’incubo è realtà. Quanto influisce la presenza di spettatori sulla riuscita recitativa di una replica? 

“Una sala piena infonde gioia ed eccitazione. Ma deve restare una sensazione personale ed intima. Il vero dovere di un teatrante è dare il massimo anche davanti ad un solo spettatore, anzi. A mio avviso le sfumature della recitazione sono più percepibili in una sala poco folta e lo sforzo di noi attori deve essere maggiore. Ad un professionista è richiesta la precisione in ogni circostanza. La quantità di spettatori non dovrebbe mai condizionare la riuscita di una recita”.

C’è uno spettacolo o un ruolo che non avresti mai voluto interpretare? 

“No. Ho sempre scelto io, con la consapevolezza del momento e senza condizionamenti. Non sempre si può prevedere se una scelta lavorativa si rivelerà negativa. Tutti i ruoli in tutti i campi sono stati importanti, piccoli o grandi che fossero. Ho elaborato tutto come bagaglio di esperienza. Per quanto la fruizione di uno spettacolo debba infondere svago e benessere, prediligo testi e contesti che contengano un messaggio o un minimo di spessore culturale e non divertimento fine a se stesso”.

Ed uno a cui sei più affezionata?  

“Sono legata a degli incontri, a persone che mi hanno insegnato tanto: penso ad Alida Valli, Aldo Giuffrè, Lando Buzzanca, Patroni Griffi per citarne qualcuno. Se penso invece ad uno spettacolo in particolare, ho un ricordo emotivo molto forte della commedia di Geppi Di Stasio ‘Di donna ce n’è una sola’”.

Preferisci interpretare ruoli di maniera o contemporanei? 

“Se potessi scegliere farei molte più commedie in costume che consentono una recitazione di maniera e impostata che a me piace tanto, una recitazione che si distacchi dalla realtà. In realtà molte occasioni di successo in teatro poi l’ho avute con commedie contemporanee. Piuttosto mi trovo molto a mio agio nelle caratterizzazioni che richiedono studio e creazione di un personaggio avulso da me stessa. Ritengo che uno stile di recitazione più impostato e lontano dalle modalità quotidiane, tanto aborrito attualmente, possa invece ridare dignità ad un mestiere troppo contaminato dagli improvvisati, bisognoso più che mai di essere riportato ad arte sublimata”.

Con Di Stasio avete dato vita ad una Scuola che si chiama TRE PARETI: desiderio di trasmettere la vostra esperienza? 

“Assolutamente sì. Ho sempre amato insegnare ma solo da poco tempo ci siamo sentiti maturi per tentare di sviluppare e affermare un proprio metodo. E’ una disciplina difficile e complessa. Nei secoli le teorie e le sperimentazioni teatrali si sono succedute continuamente e in ogni contesto culturale. Stiamo avendo riscontri molto positivi. Ci mettiamo l’anima perché ogni allievo è come parte di noi stessi”.

A breve partirà la nuova stagione: dove potremo venirti ad applaudire? 

“Al Teatro Delle Muse con  i bravissimi Wanda Pirol e Rino Santoro, colonne portanti della Compagnia Stabile insieme allo stesso Geppi, dove saremo in scena da ottobre con ‘Ricchi in canna e poveri sfondati’ di Petito e a Natale con la ripresa di ‘Quattro mamme per Ciro’, un testo di Geppi contro l’omofobia. A febbraio sarò invece protagonista con Geppi di un nuovo varietà che sta scrivendo. Sarò anche in due fiction in uscita e in un corto accanto a E. De Caro. Ma i progetti  non finiscono qui. Resto in allenamento, pronta per eventuali novità significative. E non mancheranno…”.


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