01/25/2021
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Roberto Aronica: Il mio canto lirico

di Roberto Ruggiero –

Romano e tenore di fama mondiale. Ha iniziato giovanissimo e poco più che ventenne ha debuttato in un ruolo importante su un palcoscenico internazionale. Oggi il suo curriculum si è arricchito di esperienze prestigiose che lo rendono uno dei tenori più apprezzati.
Come nasce il tuo avvicinamento al canto lirico?  
“Il mio avvicinamento al canto lirico è avvenuto da piccolo verso i dieci-undici anni. I miei avevano a casa una cassetta del più grande tenore drammatico della storia e cioè Mario Del Monaco. Ho consumato quella cassetta e cercavo di imitare quella straordinaria voce irraggiungibile ed inimitabile ma che devo ringraziare sempre per avermi fatto amare questa arte”.
Quali sono stati i sacrifici che hai fatto da giovane per poterti affermare? 
“Sono quelli di aver rinunciato alla mia adolescenza, dovendo studiare ed allenare la voce ho dovuto mettere da parte la mia grande passione per il calcio giocato e per le frequenti uscite con gli amici e anche lasciare casa per andare a studiare lontano”.
Il primo lavoro importante e il ricordo che hai di questo…  
“E’ stato il mio debutto a 23 anni nel Rigoletto come Duca di Mantova a Santiago del Cile con Matteo Manuguerra, uno dei più grandi Rigoletto del secolo scorso, con la direzione di M.A. Veltri e la regia di Macau Diaz. Ho un ricordo molto bello per come mi hanno trattato ed aiutato questi grandi artisti e per i preziosi consigli che ancora preservo, dall’altra parte un ricordo di terrore per aver dovuto affrontare questo grande impegno non avendo in precedenza mai calcato una scena o cantato con un’orchestra ma con il loro aiuto ho superato l’ostacolo”.
Una produzione che ti sta particolarmente a cuore e che ti ha dato molto in termini di insegnamento di carriera?
“Una produzione che ricordo con grande affetto e che mi sta a cuore fu la ‘Boheme dei giovani’ che facemmo a Torino con la regia di Gregoretti e che venne subito dopo il mio debutto, dove per l’appunto eravamo tutti giovani e instaurammo una bella amicizia divertendoci tanto”.
Sei uno dei tenori italiani più importanti che cantano in tutti i maggiori teatri del mondo, lavorando con grandi direttori d’orchestra. Puoi citarcene tre per le loro peculiarità e di cui hai tratto grande insegnamento? 
“Ricordo con grande affetto, stima e gratitudine il Maestro Bruno Bartoletti che mi ha sempre riempito di consigli utili soprattutto nel repertorio pucciniano dove era un luminare se mi concedi il termine. Il Maestro Maurizio Arena per le belle prove musicali dove era meticoloso ed esigente, questo mi ha insegnato il rigore dello studio dello spartito. Il Maestro Marco Armiliato con cui c’è un’amicizia che è iniziata ancor prima dell’inizio delle nostre carriere. Cantare con lui è sempre un piacere per la sua tranquillità e serenità che trasmette”.
Il tenore è spesso accompagnato dalla figura del soprano con cui si cantano tanti e celebri duetti d’amore. Quale collega del passato ricordi con affetto e una attuale con cui spesso di capita di essere in coppia artistica?
“Ho avuto la fortuna di cantare con la grande Mirella Freni nella ‘Boheme’ a Chicago e Tokyo e ne ho un ricordo bellissimo . Ho cantato anche con un’altra grande che è Mariella Devia ed anche di lei ne ho un ricordo altrettanto bello. Cantare con delle artiste di tale calibro non può che rendere felici ed orgogliosi di averlo potuto fare”.
Quale consiglio ai giovani cantanti che vogliono intraprendere questa carriera?
“Il consiglio che posso dare ad un cantante giovane è di studiare il più possibile la tecnica per arrivare al debutto con delle basi forti e salde in modo da poter poi affrontare una carriera lunga e dispendiosa nonché piena di rinunce con delle certezze. Non devono avere fretta di debuttare se non sono ancora pronti perché poi nasceranno delle paure che si porteranno dietro tutta la vita”.
Questo 2021 è finalmente arrivato. Tutti noi abbiamo lasciato felicemente un 2020 nefasto, specie per il settore culturale-teatrale. Cosa chiedi a questo nuovo anno che sta iniziando?  
“Al nuovo anno chiedo che finalmente si possa trovare una cura che finalmente sconfigga questo virus tremendo e che si torni a godere delle nostre arti e aver fiducia del prossimo e non guardarlo come un appestato e nemico”.
Cosa rappresenta il canto per te?  
“Il canto da quando lo si intraprende e diventa il tuo lavoro è e sarà parte di te. E’ una cosa bellissima e brutta allo stesso tempo poiché ti dà la gioia immensa di trasmettere emozioni e rendere felice il pubblico ma ti vincola ad una vita di sacrifici e privazioni. Non c’è giorno dell’anno in cui non ti svegli e senti se la voce è lì e sta bene”. 
I tuoi progetti futuri?
“Sono il debutto in Maurizio di Sassonia nell’ ‘Adriana Lecouvreur’ al Teatro Comunale di Bologna a gennaio e Don Alvaro ne ‘La Forza del destino’ a Firenze a maggio con il Maestro Zubin Mehta…virus permettendo”.

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