Roberto Ciotti


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Anima ed emozioni in blues

Si sta preparando per il Jazz Blues Festival in Senegal. Sta lavorando al suo quindicesimo album. Dopo tanti anni di lavoro, la passione per la musica è sempre quella di un ragazzino. Un mito e un esempio da seguire

 di Claudio Testi

E’ uno dei maggiori esponenti europei del blues. Si chiama Roberto Ciotti e vive praticamente con pane e chitarra. La prese in mano che aveva solo dodici anni e non se n’è più separato, diventando quello che è, con un curriculum di tutto rispetto a cui inchinarsi. L’abbiamo incontrato e lui si è dimostrato felicissimo di raccontarsi.

A dodici anni hai preso una chitarra in mano, hai iniziato a suonare e non l’hai più lasciata… 

“Sono passati molti anni ma è bellissimo ricordarlo. Fin da piccolo giocavo a pallone con gli allievi della Roma, studiavo e da grande avrei voluto studiare Filosofia all’università. Al primo liceo, con un mio compagno di banco, ascoltando per radio una canzone di un certo Jimi Hendrix, rimasi colpito dalla sua musica e dal suo carisma. Tanto che subito dopo, era la fine degli anni ‘60, verso il 1968, lo andammo a vedere al teatro Brancaccio a Roma e da lì è partito il mio grande interesse per una musica che allora da noi non era ancora molto conosciuta e stava approdando solo grazie ai programmi di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, di cui successivamente sono diventato amico e che mi ha aiutato moltissimo nella mia carriera…”.

E poi?

“All’inizio abbiamo formato i primi gruppetti musicali, suonavamo ad istinto perché questo tipo di musica ha bisogno di ciò, oltre ad una grande passione, costanza  e studio. Negli anni ‘70 ho lavorato con  Francesco De Gregori ed Edoardo Bennato e ho partecipato a varie trasmissioni televisive come ‘L’altra domenica’ con Renzo Arbore. Negli anni ’80 poi ho fatto ‘Quelli della notte’ sempre con Arbore, ‘Mr Fantasy’ con Carlo Massarini, ho partecipato al ‘Maurizio Costanzo Show’. Sempre in quegli anni ho aperto i concerti di Bob Marley e ho collaborato con Ginger Baker, ex batterista dei Cream. Ricordo che nel 1989 ho avuto il piacere di ricevere la targa ‘Sanremo Blues’ e di comporre una colonna sonora del film di Gabriele Salvatores, ‘Marrakech Express’, ricevendo il premio Giovani & Giovani a Roccella Jonica”.

Vedo che le soddisfazioni non sono mancate.

“Eh sì. Basti pensare che nel 1990 ho avuto la possibilità di registrare con Edoardo Bennato e a New York con Tommy Mandel, ex Dire Straits. E poi in quel decennio ancora successi, come l’apertura in Svizzera del concerto di Zucchero, con annesse partecipazioni televisive. Nel 2000 ho aperto alla grande con un concerto in terra elvetica e nel corso di quell’anno ho ‘toccato’ i grandi festival Blues. Dal 2001 ad oggi ci sono stati altri successi in Italia e nel mondo, come ad esempio ‘Unplugged’ nel 2077 e nella primavera del 2010 ‘Troubles & Dreams’, con una grande promozione in radio, in tv e nei concerti. Nel giugno dell’anno scorso, infine, è giunta un’altra grande emozione suonando all’Auditorium di Mosca e più recentemente a Roma ho prodotto un evento. facendo straripare di persone e di emozioni l’Auditorium del Massimo con Ciotti & Friends”.

Cos’è la musica per il bluesman Roberto Ciotti?

“La musica è la mia vita, è vivere una continua emozione, è un cordone ombelicale con il pubblico, è un po’ ‘Troubles & Dreams’ come il titolo di un mio album.  La mia promozione è la gente nei miei concerti, che si affeziona a quello che sono e a quello che faccio molto di più che di certi ‘prodotti preconfezionati’ che si vedono e si sentono in giro”.

Tra le tante star nazionali ed internazionali con cui hai avuto contatti e con cui hai lavorato, chi ti ha lasciato il segno e chi ti ha emozionato di più?

“Ricordo con piacere più di un’artista. Ascoltare Jimi Hendrix, incontrare B. B. King al Pistoia Blues, e poi tanti artisti afro-americani in tanti viaggi, come ad esempio in Russia e in America, che mi hanno colpito positivamente nella vita e nello spirito e mi hanno aiutato a trovare la ‘mia melodia’. Tutti questi contatti hanno fatto e fanno nascere il mio stile personale. L’aneddoto più bello è sempre presente, quello di vivere sempre sul filo della creatività e dell’entusiasmo che fortunatamente mi sono rimasti come quando avevo diciotto anni, anche se da allora ne sono passati tanti”.

A proposito di viaggi cosa stai preparando per il tuo prossimo futuro?

“Sto preparando un tour in Africa, una terra fantastica e allo stesso tempo misteriosa, da dove poi è nato il blues. Dall’Africa si è trasferito in America ed è ritornato attraverso Londra, arrivando a noi. Dal 24 al 28 maggio andrò a suonare con la mia band e con mio grandissimo piacere rappresenterò l’Italia in uno dei più grandi Jazz Blues Festival dell’Africa, in Senegal. Sarà sicuramente un’esperienza meravigliosa”.

E a livello discografico?

“Dopo quattordici dischi sto incidendo il quindicesimo album, che spero sia pronto per l’estate. Sarà molto diverso dagli altri, nelle tematiche, nel sound, con arrangiamenti più vivaci e nel modo di pubblicizzarlo e venderlo più rivolto al mondo del web. E poi i concerti per promuoverlo che stiamo preparando”.

Molti artisti hanno un portafortuna, tu ne hai uno o più?

Ho diciotto chitarre, i cd e i miei cappelli, tra quelli che ho a casa e quelli che porto con me nei concerti ‘on the road’. Queste sono le cose che mi piacciono di più e che mi portano fortuna”.

 


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