Roberto Ranelli: Ridere per passione


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Il pubblico italiano ha iniziato a seguirlo dai tempi del “Seven Show”. Erano gli anni in cui tirò fuori il personaggio de “Er Modifico”, che ha avuto talmente successo che è stato poi ripreso e imitato da altri comici

di Claudio Testi

La passione per questo lavoro ha iniziato ad averla già quando frequentava le scuole medie.
Successivamente ha iniziato a studiare come odontotecnico e contemporaneamente faceva i primi spettacoli di cabaret con imitazioni, rumori, (“ricordo – dice – che ero specializzato nel fare la caffettiera), la gallina, gli animali in genere e le canzoni, a suonare la chitarra ad esempio eseguendo la “Canzone del sole” dell’indimenticabile Lucio Battisti. Erano i tempi in cui frequentava un locale, l’Alfellini, dove ha cominciato a vedere i mostri della comicità e dove ha conosciuto il grande Marcello Casco che lo ha “inizializzato” nel mondo del cabaret.
Roberto, quando hai capito che la comicità sarebbe diventata la tua professione?
“Pian piano andando avanti. Le prime volte, ricordo, sono state veramente toste,  entravo in scena da folle, da incosciente, non avevo ne le battute ne i tempi giusti, c’è voluta la passione e la grande perseveranza per andare avanti. Tutti i comici non dovrebbero perdere quel pizzico di incoscienza che ti dà l’adrenalina, il gusto di esibirti come se ogni sera fosse la prima volta.  In definitiva, posso dire che prima mangiavo lavorando con la bocca degli altri, ora con la mia, perché con essa faccio ridere”.
In poco tempo sei arrivato ad un successo sempre crescente, approdando al mitico “Seven Show”, mettendoti in luce con i monologhi che ti hanno fatto conoscere sempre di più. Fra i vari personaggi che hai presentato, quello che è diventato il tuo cavallo di battaglia: “Er modifica”.
“Diciamo che il ‘Seven Show’ mi ha dato quella grande visibilità che altri programmi tv precedenti non erano riusciti a dare. Ricordo la prima sera che misi in scena ‘Er modifica’ feci, nel senso più buono della parola, ‘un casino’ in questa sala dove vedevo che tutti ridevano, ma da inesperto non riuscivo a capire perché. La scena  de ‘Er modifica’ non era una parodia ma metteva a fuoco uno spaccato della vita che voleva e vuole sensibilizzare in modo comico il delicato problema della droga. Vedevo che facevo le battute e loro ridevano. Era l’epoca del campione dello sci, Alberto Tomba,  ricordo che entrai in scena, fermavo il presentatore e gli dicevo, ho scoperto perché Tomba vince sempre, perché ‘bara’! Poi pensando sempre allo sci mi venivano in mente altre battute sulla ‘neve’ ecc. Ricordo quella sera con immenso piacere, quando dopo lo spettacolo,  in camerino vennero diversi colleghi comici a salutarmi e a complimentarsi con me”.
“Er modifica” ha avuto e continua ad avere un grande successo, tanto che è stato ripreso e “moficato” anche da altri tuoi colleghi…
“Vero, anzi alcuni colleghi lo hanno ripreso proprio di ‘sana pianta’ con tanto di battute scritte da me. Nel mondo della comicità accade anche questo, ognuno trae spunto da altri, anche io non mi vergogno a dirlo ho tratto qualcosa da Beppe Grillo, da Totò, da Gigi Proietti. Certo, se imiti uno che ha la tua stessa età, lavora negli stessi locali, sei un folle”.
Con il passare del tempo, ridere, secondo te è diventato più facile o più difficile?
“In questi miei primi  trent’anni di ‘passione lavoro’, anche se non lo chiamerei lavoro, perché se il comico lo fai per lavoro è finita, non puoi pensarlo neanche avendo decine di anni di esperienza, ogni sera è sempre ‘la prima’. Oggi siamo tanti, probabilmente più di 5000 in Italia, grazie anche ai sempre più numerosi programmi televisivi e radiofonici specifici. E’ aumentata la scelta ma è più difficile fa ridere, è bene pensare che siamo persone che fanno ridere e che amano divertirsi con il pubblico. Ad esempio, Totò ti faceva ridere solo a guardarlo, era una maschera come Petrolini. Mi dispiace constatare che ci sono tanti comici, tante trasmissioni ma c’è poca originalità e spesso troppa volgarità”.
Hai delle anticipazioni da darci su dei nuovi personaggi che stai creando per il tuo nuovo spettacolo?
“Tra i nuovi personaggi che sto tirando fuori, c’è ad esempio l’avvocato Laudadio, per gli amici ‘Er Pendola’, un simpatico avvocato che ha delle manie di persecuzione e che lo seguono con un tormentone ‘qua e là, qua e là…’. Un altro personaggio è Aldino, un cinquantenne che non ha mai avuto rapporti sessuali e che tutto ciò che vede è peccato mortale. In questi giorni sto lavorando su un altro personaggio a cui ancora non ho trovato il nome, che si critica e parla male di se stesso delle proprie azioni durante il giorno con grande autoironia, si manda a quel paese ogni volta che si guarda allo specchio, ed è molto originale. Già l’ho messo in scena per qualche minuto e ho visto che funziona e va controcorrente alla maggior parte dei comici che solitamente parlano male sempre degli altri. E ancora, nuove parodie, canzoni e monologhi che parlano dell’attualità, anche io da parecchio tempo uso giornali, fotografie e video come fanno tanti e da cui abbiamo preso spunto tanti anni fa, dal primo in assoluto, Beppe Grillo”.
E “Ridere con Gusto Italia”?
“Mi fa piacere collaborare per questo progetto di ‘Ridere con Gusto’ che è diventato un “format”, unico ed inimitabile e che mi permette assieme ad altre colleghe e colleghi di andare in giro per i locali, iniziando da quello storico della Stazione pizzeria di Tivoli e a far sorridere tanta bella gente che, nonostante le avversità del nostro tempo, ama mangiare bene e divertirsi in modo sano e schietto”.
La prima cosa a cui pensi appena sveglio e l’ultima prima di andare a letto?
“Il pensiero che ho maggiormente prima di dormire è quello di aver fatto delle cose giuste, di non aver dato a nessuno modo di pensare male di me. Penso sempre al benessere di Greta, la mia bimba.Il primo pensiero che ho quando mi sveglio è lo stesso ma viceversa di quello che ho quando vado a nanna. Mi auguro sempre di fare cose importanti e comunque per dirla alla Marzullo, il mio sogno nel cassetto è quello di trovare la chiave per aprirlo e lavorare sia da solo che con gente brava, ma sempre con grande passione”.


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