03/07/2021
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Roberto Van Heugten: “Area Riservata” il suo nuovo digital crime

di Mara Fux –

Classe 1965 e giallista nel dna, lo scrittore meritorio di Garfagnana in Giallo e del Premio Letterario Nazionale Città di Ladispoli 2020 con “Asia”, è ora in uscita con il suo nuovo libro.

Quanto è importante oggi la promozione in ambito letterario?
“La promozione per il successo di un libro è fondamentale; aggiungo però che, ancor più della promozione che viene fatta dalla casa editrice, è importantissima l’autopromozione che l’autore fa di sé perché in verità gli editori più di un tot non riescono nemmeno a fare. Gli editori sono assolutamente fondamentali per l’editing e per la copertina ma poi credo che per il raggiungimento di un alto numero di lettori, l’impegno tocca moltissimo all’autore. A dire il vero è un po’ un paradosso considerato che il successo di un libro dovrebbe costituire per loro un guadagno, ma le cose in realtà stanno come te le sto dicendo io”.
Quali sono gli strumenti che usi per promuovere i tuoi libri?
“Adopero tutti quelli possibili: partecipo a festival, rassegne, eventi, utilizzo i social. Studio molto anche la partecipazione ai concorsi letterari che, individuati, mi studio da cima a fondo scartando quelli più blandi e iscrivendomi a quelli che ritengo utili. In Italia ce ne sono moltissimi, alcuni sono delle vere perle”.
Immagino che siano una bella vetrina per un autore.
“Certamente: una vetrina ma anche una palestra perché piccoli o grandi che siano sono sempre costituiti da collegi preparati che misurano le tue reali qualità. Per carità, può anche capitare di incappare in uno improvvisato ma ti assicuro che per lo più son validi”.
E’ l’editore a segnalarteli?
“Diciamo che così dovrebbe essere ma come ti dicevo gli editori sono sempre più impegnati su altri aspetti per cui ho capito che è meglio me li cerchi da solo e glieli sottoponga io stesso. Poi magari alla modalità di partecipazione pensiamo assieme, lui invia del materiale e io penso al resto”.
Ti diverte il rapporto coi tuoi lettori?
“Sì, trovo sia molto stimolante soprattutto quando il lettore rileva qualcosa che non gli torna e allora gli devi dare le tue motivazioni; in breve quando è uno che ti dice ‘io l’avrei fatto così’ e allora gli rispondi ‘ah si? e perché?’ e si instaura un piccolo dibattito che spesso origina spunti per idee successive”.
E’ capitato?
“Sì, molte volte. Di solito fanno così le donne che sono quelle che leggono di più. Ho al mio attivo un certo fan club di attente lettrici che subito dopo aver letto un testo mi chiama, lo discute e io di tutto faccio tesoro”.
C’è un luogo di casa o esterno che ti ispira maggiormente per la nascita di un’idea?
“Come no, una poltrona mezza mangiata dai miei due cani posta in un angoletto del mio salone; è lì che ho scritto quasi tutto”.
Ma sei di quelli che prende appunti e trascrive o di quelli che avuta l’idea si piazzano direttamente davanti al pc?
“Porto il mio tablet dappertutto. Ricordo che una volta andai a Gardaland con mio figlio piccolo e l’idea mi venne proprio mentre lui stava facendo un giro su quel gioco che chiamano il bruco mela: per non farmela sfuggire gli avrò fatto fare almeno dieci giri consecutivi. Un’altra volta ricordo che l’idea mi è partita mentre ero sul diretto Brescia Napoli: mi ci sono chiuso e all’arrivo avevo completato migliaia di battute del libro cui stavo lavorando”.
Quindi niente foglietti volanti?
“No, magari un appunto ma fondamentalmente uso il pc. Ora ho imparato a metterli su iCloud così dovunque mi trovo posso richiamarli e lavorarci sopra. Gli appunti no, anche perché ti confesso che ho un’ortografia orribile”.
Come è nato “La casa sul meteorite”, tuo primo giallo?
“Si è trattato di un lavoro quasi su commissione; una casa editrice con cui avevo rapporti mi ha proposto di scrivere un testo e dopo cinque mesi glielo ho consegnato. Dopodiché visto che mi ci hanno dato un premio ho deciso di proseguire e così è nato prima ‘Il silenzio di Ada’ e poi ‘Asia’ ambedue pubblicati da Homo Scrivens che ha anche voluto ripubblicare il primo”.
E adesso, sempre con loro, è in uscita “Area Riservata”. Di che si tratta?
“Non posso parlarne approfonditamente perché rischierei di spoilerarlo; ti dico però che è un digital crime che lega il nome a quella area riservata che sta un po’ in tutte le community”.
Il protagonista è sempre Gianluca Vannetti: come hai scelto il nome a questo protagonista dei tuoi libri?
“E’ stato facile: Gianluca è il mio secondo nome, Vannetti mi ci chiamavano a scuola”.
E di te che ha?
“All’inizio aveva parecchio: nel primo romanzo aveva ricordi della mia vita passata, ovviamente adattati. Ora direi che è diventato un personaggio autonomo: ha un gatto e io ho cani; gioca al golf che io ammiro ma non pratico; ciò che infine resta comune ad entrambe sono la passione per il buon vino e la buona tavola”.
I tuoi figli che dicono del papà scrittore?
“Beh la grande è sempre in viaggio, autonoma e non saprei dirti nemmeno se i miei gialli li ha letti. La seconda è psicologa e in parte mi ha suggerito degli aspetti di alcuni dei miei personaggi. Il piccolo, quando era piccolo si divertiva ad accompagnarmi alle presentazioni ma ora che ha compiuto quindici anni, su di me ha vinto la play station”.
Scrivere rende?
“Se intendi felicità e soddisfazione assolutamente si ma poi basta, a scrivere non ci si guadagna. E’ brutto dirlo ma noi emergenti siamo molti più dei lettori presenti in questo Paese e sinceramente credo che se anche fossimo la metà non ce la faremmo lo stesso”.
Colpa degli ebook?
“No, l’ebook è un leggere transitorio, la carta è qualcosa che rimane. Compri un libro, lo leggi e poi lo metti nella tua libreria, ha una sua collocazione. L’ebook è utile per portartelo in vacanza ma dura il tempo che trova. La stabilità della carta è unica. Kindle è una specie di accessorio, appartiene all’evoluzione della tecnologia ma guarda cosa succede oggi con le foto: tutti mettono i ricordi di una vita nel cellulare e come quello si rompe te li porta via. Basta l’evoluzione a cancellarli, come è accaduto nella musica coi cd presto soppiantati: chi ha oggi un lettore cd in casa? E si ritorna al vinile. La carta, a mio avviso, non terminerà mai il suo compito”.

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