05/23/2022
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Roberto Zichittella: “In questa emergenza gli italiani non si sono arresi”

Nato a Milano, è diventato giornalista professionista dopo aver frequentato l’Istituto per la Formazione al Giornalismo. Laureato in Scienze Politiche. Per Famiglia Cristiana viaggia in Italia e nel mondo raccontando storie di persone, vicende politiche e sociali. Ha collaborato con Il Riformista, il Messaggero, Linkiesta.

di Simone Mori

È tra i conduttori del programma radiofonico della Rai “Radio3mondo”, dedicato all’attualità internazionale. Sempre per Radio3 ha realizzato diversi audiodocumentari in Italia e all’estero. Tanti spunti interessanti in questa nostra intervista con lui

Che ne pensa della situazione italiana in relazione al coronavirus e sugli effetti che questa cosa avrà sulla nostra economia?

“In Europa, ma potrei dire in tutto l’Occidente, l’Italia ha reagito all’emergenza coronavirus prima degli altri Paesi.  Il Governo, su consiglio della comunità scientifica, ha preso decisioni drastiche, prima limitate al Nord Italia, poi estese a tutto il Paese, inedite in tempo di pace. Gli italiani stanno facendo grandi sacrifici (non mi riferisco tanto allo stare in casa, quanto a chi ha dovuto chiudere la sua attività economiche), inoltre l’impatto emotivo di questa tragedia è molto forte, soprattutto nelle zone con più vittime, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto. Si piangono i morti e purtroppo si piangono a distanza, senza neppure il conforto degli abbracci, delle lacrime condivise, di un funerale. Serviranno nervi saldi e lucidità per non farsi travolgere dallo sconforto, anche perché non ne usciremo subito. Stiamo navigando in acque inesplorate. Nessun italiano poteva avere memoria di qualcosa di simile. Servono pazienza, disciplina e responsabilità. Intanto il Governo ha deciso degli interventi di sostegno all’economia, ai lavoratori e alle aziende, mentre anche le Borse vanno su e giù. L’impatto economico di questa pandemia sarò devastante e nessun Paese potrà farcela da solo senza una reale solidarietà internazionale. Pensiamo a quante volte, in questi anni, l’Europa ha discusso di una comune politica di difesa e di un eventuale esercito europeo. Era davvero questa la priorità dell’Europa? Ora, quando il nostro nemico non è un esercito ma un virus,  scopriamo che nessuno aveva pensato a forme di coordinamento più efficaci per proteggere la salute di tutti”.

Che mi dice della classe politica italiana, c’è ancora fiducia da parte del popolo?

“La fiducia nella classe politica mi sembra molto bassa. I politici sembrano più concentrati su schermaglie tattiche e giochi di potere, mancano visioni e idee per il futuro dell’Italia e questo alla fine gli elettori lo percepiscono. Inoltre i tempi delle leadership si sono molto accorciati. Chi oggi è in ascesa, domani diventa facilmente un perdente. Ormai, a mio parere, Renzi e Salvini appaiono come dei perdenti. O ritorni di fiamma li vedo poco probabili”.

Parliamo di elezioni Usa. Manca ancora un bel po’, ma possiamo già farci qualche idea sul candidato democratico e su un eventuale rielezione di Trump?

“Mi pare chiaro che ormai il candidato democratico che sfiderà Trump sarà Joe Biden, l’ex vicepresidente di Barack Obama. Biden era partito male nelle primare, ma poi si è ripreso. Lui si presenta come l’usato sicuro, un politico esperto e capace. Ha 77 anni e appare un po’ invecchiato, ma sarà un avversario tosto per Trump. Trump può contare sui buoni risultati dell’economia USA, ma ora l’emergenza coronavirus rimette tutto in discussione. Se Trump saprà gestire bene l’inevitabile emergenza (i morti negli USA sono già centinaia) può farcela, ma se fa pasticci si gioca la rielezione”.

Le vicende internazionali riguardanti i migranti, come vengono trattate dai nostri media? E che percezione ha la gente di cosa accade in Siria oppure in Africa o in altre zone dove la guerra uccide giornalmente migliaia di persone?

“I media trattano le vicende dei migranti in modo discontinuo, a seconda del clamore delle varie crisi internazionali di turno. Invece quella dei migranti e dei rifugiati è una emergenza umanitaria permanente. A volte servirebbe approfondire le cause delle migrazioni, raccontare meglio i conflitti, le violazioni dei diritti umani che costringono le persone a fuggire. Bisogna ricordare poi che dietro i numeri delle migrazioni ci sono volti, storie, persone, donne, soprattutto bambini. Questo non va mai dimenticato. Circa l’Italia, è sbagliato alimentare l’idea che ci sia una invasione di migranti, i numeri ci dicono che non è così. Anche l’Europa non è invasa, le migrazioni sono soprattutto interne. Tanti africani si muovono all’interno del loro continente”.

Hai raccontato molte storie, hai conosciuto tante persone. Quali sono le emozioni che saranno per sempre dentro di te?

“Tante le emozioni in tanti anni di lavoro.Tra le persone incontrate direi Andrea Camilleri (due anni fa ho trascorso oltre un’ora ad ascoltare incantato e divertito i suoi racconti nella sua casa in Toscana), i preti albanesi che mi raccontavano la loro vita clandestina durante gli anni della dittatura nello stato allora dichiarato “il più ateo del mondo”, i coraggiosi giornalisti algerini in prima linea negli anni del terrorismo alla fine del secolo scorso, un medico bresciano che visita e cura i malati poveri della Bolivia, i reportage insieme a Mario Dondero, uno dei pià grandi fotografi del Novecento e splendida persona. Come luoghi ricordo il Sud Sudan insanguinato dalla guerra civile; la frontiera fra il Messico e gli Stati Uniti, dove i migranti tentano di entrare gli USA (ne ricordo due, appena fermati dalle guardie di frontiera); i centri di accoglienza di Pozzallo, in Sicilia, dove arrivavano i migranti appena sbarcati; le iniziative di aggregazione e formazione per i bambini e gli adolescenti dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Devo dire che, anche nelle situazioni più drammatiche, ho sempre trovato spazi di umanità e di solidarietà.”

L’Unione Europa. Le sue eccellenze e le sue falle.

“Europa: il grande merito è quello di aver garantito decenni di pace fra paesi che per secoli e fino al 1945 si erano duramente combattuti in varie guerre. Altro merito è quello di aver creato un’area di valori condivisi. Inoltre l’area Shengen e programmi come l’Erasmus hanno reso più facile viaggiare, incontrarsi, sentirsi davvero cittadini europei senza frontiere. Tra le falle metto la lentezza a reagire di fronte alla emergenza, la tendenza a far prevalere gli interessi nazionali rispetto a quelli generali. La Francia si sentirà sempre una grande potenza superiore alle altre (ha l’arma nucleare e siede nel Consiglio di Sicurezza ONU), allo stesso modo si comportava il Regno Unito prima di Brexit. Trovo l’allargamento dell’Unione Europa una buona cosa, ma mi rendo conto che la ricerca dell’unanimità è impossibile. Servono riforme dei meccanismi decisionali”.

Sei esperto di Vaticano. Cosa pensi della strumentalizzante ai danni del Papa Emerito? Ci sono fronde che lo sfruttano a loro piacimento, non trovi?

“Il Papa Emerito è stato certamente strumentalizzato più volte da frange conservatrici della Chiesa. Alcuni lo considerano addirittura il solo papa legittimo, molti lo vogliono contrapporre a Francesco. Credo che Ratzinger sia sempre stato vittima di questi tentativi, mai complice. Il suo staff ha gestito male la sua agenda organizzando incontri e dando ok a iniziative che avevano il solo scopo di strumentalizzare il papa emerito, e infatti mi pare che ora ne stiano pagando le conseguenze”.

Il lavoro invece di Francesco ad oggi come lo giudichi?

“Francesco ha dato una scossa alla Chiesa. Apprezzo il suo rifiuto della mondanità e il costante richiamo all’attenzione verso i poveri, le periferie geografiche ma anche esistenziali. Mi piace la sua critica continua al clericalismo, all’autoreferenzialità della Chiesa, alla pigrizia nell’azione pastorale. Purtroppo molti di questi suoi richiami restano inascoltati, la Chiesa stenta a seguirlo”.

Ci consigli qualche libro da leggere? Naturalmente di tuo piacimento.

“Qualche libro che ho amato “Guerra e pace” di Tolstoj (il respiro della grande letteratura, personaggi indimenticabili) Qualsiasi racconto o romanzo di Joseph Roth: ‘La cripta dei Cappuccini’, ‘la Marcia di Radetzky’, ‘Fuga senza fine’. ‘Patria’ di Fernando Aramburo, che racconta in modo geniale, attraverso la descrizione di due famiglie, il terrorismo basco. ‘La donna della domenica’, di Fruttero e Lucentini, gran bel giallo e straordinaria cura della scrittura. ‘Un prato in pendio’, una raccolta di poesie di Pierluigi Cappello (1967-2017)”.

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