Rosanna Lambertucci: “E sono corsa da te”


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E’ uscito il nuovo libro di Rosanna Lambertucci, ma questa volta si cambia filone. “E sono corsa da te” è incentrato su una storia vera vissuta sulla sua pelle per due lunghi anni.

di Silvia Giansanti

Finché le cose scorrono nel verso giusto, non ci rendiamo conto che la vita in quel momento ci sta sorridendo e magari imprechiamo anche per le minime cose. Vivere una malattia di un caro, è sicuramente una delle esperienze più faticose  della nostra esistenza, ma è anche una prova di coraggio e di amore verso il prossimo. Rosanna, presa coscienza della grave situazione di salute in cui ha versato improvvisamente il suo ex marito, non ci ha pensato due volte ad accantonare momentaneamente tutto per gettarsi a capofitto accanto a lui, accompagnandolo dolcemente sulla via del tramonto. Da questo vissuto è nata una lettera racchiusa in un libro. Questa volta nessun viaggio dimagrante, ma una profonda dedizione e un gesto di cui Rosanna deve andare fiera. “Ho seguito l’istinto, quello che il cuore mi dettava e non ho sbagliato”.

Rosanna, ti potremmo definire multitasking. Sei giornalista, conduttrice tv e scrittrice. Se tu dovessi fare un bilancio, direi che la carriera è andata a gonfie vele.

“Sono stata fortunata nell’aver trovato la mia strada. Non avrei neanche immaginato che ‘Più sani più belli’ avesse tanto riscontro, sono stata illuminata da un filone che mi era più congeniale. Il filo conduttore di tutta la mia vita professionale”.

Hai all’attivo tanti libri che trattano di salute e benessere. In tutti questi anni hai avuto riscontri di lettori riguardo a loro concreti risultati?

“Non solo ho avuto tante testimonianze, ma ho avuto una grande soddisfazione di assistere a manifestazioni di affetto e fiducia. Questo mi fa capire di aver scelto il cammino giusto”.

Hai cambiato rotta con questo tuo ultimo libro. Sappiamo che hai vissuto gli ultimi due anni più difficili della tua vita.

“Mi è capitata una cosa che non potevo immaginare. Ho toccato con mano il dolore e ho capito cosa significa stare vicino ad una persona che soffre e che deve andare via. Quando ho deciso di pubblicare questo libro, ho trovato giusto anche fornire dei consigli utili per cercare di dare un po’ di sollievo a tutti coloro che si trovano in queste situazioni”.

Si è trattato in un certo senso di una ricongiunzione con Alberto Amodei, il tuo ex marito?

“Credo che in realtà non ci sia mai stata una separazione, altrimenti non avremmo mai potuto ritrovarci in questa maniera. E’ vero che ci siamo persi per molti anni anche per motivi di lavoro, ma non c’è stata mai cattiveria tra di noi”.

Com’è stato il vostro rapporto quando eravate insieme?

“All’inizio è stato un colpo di fulmine, ma poi con il corso degli anni le nostre strade si sono divise. Credo che il signore abbia voluto rimettermi sulla sua via nel momento in cui lui ha avuto un grave malore. Ricordo che quel giorno non mi rispondeva al telefono e io mi sono subito precipitata a casa sua, trovandolo immobile sul letto in condizioni molto gravi e da quel momento non l’ho lasciato più”.

Da dove hai avuto l’input per scrivere il libro?

“Più che libro, la definirei una lunga lettera ad Alberto. La Mondadori ha trovato interessante l’idea e ha deciso di pubblicare il tutto. Dentro si possono trovare anche suggerimenti utili dal punto di vista alimentare durante la fase della chemioterapia”.

Come definisci questa storia?

“Una grande storia di dolore profondo e di dolcezza senza eguali”.

Quanto hai impiegato per stilarlo?

“Ho iniziato a scriverlo la scorsa estate. Non è stata una cosa molto lunga, in un mese lo avevo già scritto”.

Sei credente?

“Lo sono stata ma in maniera più distratta e superficiale. Oggi non posso avere dubbi perché ho avuto prove concrete persino dell’esistenza dell’aldilà e nel libro lo racconto molto bene”.

Chi ti è stato vicino in questi due anni?

“Mia figlia Angelica è stata fondamentale. Anche il mio compagno è stato di grande sostegno e non ha provato assolutamente fastidio riguardo alla mia dedizione. Mi ha lasciata libera di vivere questa vicenda come io sentivo di fare”.

A chi è devoluto il ricavato?

“Al reparto di radioncologia pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Qui le stanze bunker per la radioterapia dei bambini, sono state trasformate in una sorta di acquario e la macchina in un sommergibile dove il bimbo entra pensando di essere Capitan Nemo. Ci sono foto e video su internet ed è un’iniziativa molto importante per i più piccoli e per i loro genitori”.

C’è qualche professore che vuoi ringraziare per avervi seguito?

“Il professor Vincenzo Valentini. Mi è stato vicino durante la malattia, così come quando Alberto è andato via, suggerendomi di tenerlo a casa. Trovo che sia stato il consiglio più intelligente che potesse darmi”.


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