Salvatore Mazza: Un comico doc


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Napoletano di nascita, ha per metà origini ferraresi. E tra le qualità dei ferraresi, ci tiene a sottolinearlo, si possono annoverare precisione e puntualità. Mentre dice questo, il volto gli si allarga in un sorriso caldo, monello ed educato insieme, di chi non teme gaffes: “a parte oggi, che sono arrivato non proprio in orario al nostro incontro!”. Così parte la chiacchierata con Salvatore Mazza, attore e comico, come lui stesso si definisce

di Marisa Iacopino

La congiunzione sta a significare che un comico non è necessariamente un attore?

“La ‘e’ serve a dividere le due cose. Quando io mando un curriculum, devono sapere che sono attore prima di tutto, se mi cercano per un ruolo drammatico; se invece mi vogliono per una commedia brillante, leggono anche comico. Occorre specificare. Diceva Sordi: attore si diventa studiando con un buon maestro, mentre il comico deve avere talento! La sua scuola è il pubblico, con cui si deve allenare”.

Qual è la tua formazione?

“All’americana. Per me un attore deve saper far ridere e piangere. Tu mi dirai è normale! Non in Italia, dove tendono a omologarti. Devi fare il comico, o lo strappalacrime finquando non muori. Il mio voler spaziare mi ha permesso di interpretare sia ruoli drammatici che comici, anche se all’inizio mi chiedevano di fare solo cose napoletane…  In verità in passato ho fatto tanti ruoli comici, adesso sono richiesto più per quelli drammatici”.

Vuoi parlarci dell’esordio?

“Stavo nella redazione di ‘Uno Mattina’ con Michele Cucuzza. Tenevo una rubrica in cui c’era il personaggio, Tore l’attore. Noi attori, si sa, abbiamo inventato il precariato, e così quando Tore l’Attore non lavorava, s’arrangiava a proporsi come arredatore. La rubrica ebbe successo e siamo andati avanti per parecchio”.

Quale ambito ti rappresenta meglio?

“Sicuramente quando ti esibisci in un teatro o in una piazza, l’immediatezza del pubblico ti dà molta emozione. Nel cinema, il regista ti dice: questa scena me la devi fare così… Il teatro ha anch’esso il regista, ma è l’attore che va sul palco! Insomma, gli spettacoli dal vivo mi piacciono tantissimo, come la Radio. Io l’ho fatta e, pur avendo un canovaccio, dovevo spesso improvvisare. Adoro l’improvvisazione!”.

Parliamo di web tv.

“Per quanto mi riguarda, le devo molto. Oltre al cinema classico, ci sono tante produzioni indipendenti che per noi rappresentano il pane. Se un attore rimane fermo per mesi, si arrugginisce. Ma grazie a queste, e con un po’ di fortuna, si riesce ad andare anche fuori dall’Italia. Io ho partecipato a due serie, ‘Let me out’ dove interpreto un antropologo russo che tortura spie americane. Siamo stati al Berlino Film Festival, a Rio de Janeiro, nel Regno Unito e in America dove con un film normale sarebbe difficile arrivare. E’ poi in corso ‘Il potere di Roma’ di Mirko Alivernini in cui farò un onorevole, Carlo D’Onofrio, colluso con Mafia Capitale – siamo peraltro stati tra i primi a parlare del tema! Questa serie è stata premiata al DC web Fest, come miglior idea originale, e andrà al Washington Film Festival. Il Web quindi è fondamentale! La qualità poi è molto buona, ci sono effetti e una fotografia bellissimi. Tutto è girato con pochissimi soldi e con presa diretta che ti dà grande emozione e non ha niente da invidiare a fiction Rai o di Sky. Oltretutto abbiamo grandi nomi: Mirko Alivernini, Massimo Bonetti, Nadia Rinaldi, solo per citarne alcuni”.

Quali sono i prossimi progetti?

“Continuerò a lavorare con le accademie cinematografiche, con i ragazzi che preparano tesi sui cortometraggi e i supervisori di cinema. E come già dicevamo c’è il Potere di Roma. Stiamo inoltre preparando una tournée estiva che mi porterà in giro per l’Italia con due spettacoli: uno è un omaggio al teatro comico, da Petrolini a Totò. Reciterò poesie tratte dal mio libro “So di pensiero”, e ci saranno canzoni dal vivo. Ancora in progetto, L’amore ai tempi dello stress. In questo spettacolo giocherò con il pubblico, e alcuni saranno coinvolti sul palco a loro insaputa. Poi sarò IVitamorteemiracoli, dove interpreto un trio formato da un veneto, un romano e un napoletano. Infine, tornerò a ‘Eccezionale veramente’”.

Indicaci almeno una ragione del tuo essere artista.

“Lo faccio dall’età di sedici anni. Mio nonno era professore di mandolino e l’altro nonno – il padre di mio padre – era fissato con il teatro. Di famiglia avevano una macelleria, ma lui andava in negozio per prendere i soldi e affittarsi un teatro, suscitando la rabbia di suo padre. Dunque sarà nel mio DNA… Certo è che chi fa questo lavoro è un po’ pazzo! Io poi sono del cancro, e come tale ho l’ottimismo da una parte e il pessimismo dall’altra, per cui un giorno dico sì, va tutto bene e l’altro no, mi sono scocciato, lascio perdere! Ci vuole comunque una grande energia per fare questo lavoro. E determinazione, per continuare a imporsi in un ambiente che è una giungla”.


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