11/28/2020
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Sergio Pennavaria: La poetica dei sentimenti

La musica, pure non rientrando nel novero delle arti visive, è anch’essa fatta di immagini sonore, suoni che a volte si fondono con l’armonia della natura e si perdono nel vento tra mille profumi.  nella musica di Sergio Pennavaria vi è spazio per nuvole, mare, naviganti e sentimenti.

di Donatella Lavizzari

Sergio Pennavaria è uno vero, uno di quei rari artigiani della musica che sanno ancora scrivere e cantare storie.

“Ho più di un amo nello stomaco” è il titolo del suo ultimo lavoro, un concept album,  presentato a Roma il 6 dicembre all’Antica Stamperia Rubattino,  che sta raccogliendo ampi consensi tra stampa e addetti ai lavori. Recente la partecipazione a “Un giorno da gambero” su Radio 1 e alla rassegna “Il Tenco ascolta” a Laigueglia. Fabbricante di sogni e di visioni dalla forza straordinaria, il cantautore siciliano, ligure di adozione,  nuota nell’oceano dei sentimenti, tra ricordi che lasciano il segno sul cuore e che come tatuaggi il tempo non potrà sbiadire. Racconta l’amore e temi attuali, attraverso la lente della sensibilità. Un mix di generi, suoni raffinati, preziosismi musicali, poesia e grande intensità interpretativa,  si ritrova in tutte le 12 tracce di questo viaggio tra le profondità del mare e dell’animo umano.

Sergio,  questo nuovo album è un invito allo scandaglio interiore,  alla scoperta delle proprie ombre e luci? 

“Sì, ho voluto dedicare del tempo a me stesso, facendo una sorta di ricerca di quella parte di me che avevo sempre trascurato per dedicarmi al mondo esterno. In ‘Senza Lume A Casaccio Nell’Oscurità’, che risale ad 8 anni fa, si legge infatti molto chiaramente l’impegno politico e sociale. Con ‘Ho più di un amo nello stomaco’ ho spostato la mira, focalizzandola su un percorso introspettivo. Mi sono messo a nudo ed è stata una vera e propria esigenza di sfogare sentimenti e raccontare tutto quello che dal profondo  stava affiorando in superficie.  Un curarmi le ferite da troppo tempo aperte. Una danza tra i fondali che si porta dietro sorrisi e lacrime, con il desiderio di una rivincita/riscatto finale. Il brano omonimo racconta del viaggio intrapreso da un moderno Odisseo, con tutta la sua flotta,  attraverso le parti più celate nell’oceano emozionale,  incontrando Ciclopi, Circe e inganni vari. Da lì ho spalancato la porta e ho travalicato il confine tra la terra ferma e il mondo sommerso, teatro di  sentimenti. Il mare, l’elemento acqua presente in tutto l’album,  fa parte della mia vita: sono nato sotto il segno dei Pesci e la mia terra natia è  la meravigliosa Sicilia”.

In te c’è una forte dimensione teatrale, come si rapporta a quella lirico/musicale?

“Sono diplomato  all’Accademia di Belle Arti e  mi sono avvicinato sin da piccolo sia al teatro che alla musica. Mi viene quindi spontaneo l’esser  teatrale quando canto.  Direi che le due dimensioni si amalgamano perfettamente. Credo che quando  sussista  una particolare predisposizione alla scrittura e si è anche interpreti  dei  brani composti , l’immaginazione possa dar vita ad un  ventaglio di personaggi  di cui, ogni volta cantando, si vestono i panni. Non a caso la mia tesi dii discussione si intitolava la ‘Maschera del volto’, un percorso che si dipanava dalla fisiognomica alla maschera nel teatro greco, toccando l’espressionismo tedesco, il teatro dell’assurdo di Eugène Jonesco, Charlie Chaplin e Buster Keaton”.

Sul palco sono importanti molti elementi. Musica, espressività, movimento, gestualità… Qual è l’elemento più rilevante per te?

“Ritengo sia un’alchimia di tutti questi elementi. Non esiste una formula esatta”.

Per me l’arte, quella autentica, è un fiore che cresce sul ciglio della strada senza chiedere niente a nessuno ma sempre pronto a farsi cogliere da chi davvero lo sa riconoscere. Sei d’accordo?

“Sì, è  vero ciò che dici. L’importante è che poi l’arte sia trasmessa attraverso un amplificatore per essere raccontata e fruita. L’artista ha sempre necessità di  un ‘ascolto’. Questo é un punto fondamentale ed irrinunciabile: ‘Oltre al mondo che voi vivete, esiste un altro mondo, il mio e ve lo voglio mostrare’.

Come vivi l’amore?

“Inizialmente lo vivo facendomi  trasportare dall’istinto.  Poi scatta la consapevolezza di una dimensione talmente grande che non riesco a gestire totalmente. Forse perché l’amore é l’unico sentimento che mi smaschera sia nel bene che nel male.  Quando amo, parto da uno sguardo e arrivo alle viscere di quella persona. A volte, lo vivo come tormento e inizio a combattere tutti quanti i miei ‘demoni’: fragilità e debolezze che vengono a galla. Non ho più la completa gestione della mia coscienza. La fine di un amore è sicuramente devastante e sparge pezzi qua e là. La capacità dell’artista sta nell’avere una forza di reazione immediata e nel recupero di questi tasselli. Li raccoglie e li trasforma in pensieri, parole, immagini, suoni e colori, trascinando anche tutte le emozioni legate ad ogni singola scheggia”.

Come ti rapporti con i ricordi,  con il sentimento della nostalgia?

“Amo la nostalgia. La nostalgia accende le emozioni e concretizza i sentimenti.  Amo perdermi nel ricordo e riavvolgere la mia vita, perché in mezzo a tutto quel disordine, trovo gioia e sorriso. Sulle sventure e qualche dispiacere oggi c’è solo polvere e abbandono e penso che un tempo mi resero più forte e volenteroso per  proseguire o semplicemente per  vivere. Chiudo gli occhi e ricordo chi non c’è più, chi ho amato, chi mi ha amato e sorrido. Perché  ciò che viene proiettato nella mia mente non è altro che una struggente storia a lieto fine, con una voce che man mano si avvicina e rivolgendosi a me grida: ‘Sei fortunato grazie a tutto l’amore che hai dato’. Questo il sogno. Nella realtà son io a gridare: ‘Grazie a chi mi ama e a chi mi ha amato’”.

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