Silvia Brindisi: Una ribelle dal cuore grande


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Ha fatto della scrittura la sua più grande passione la giova scrittrice romana Silvia Brindisi. Dolce, solare e alla mano, ci racconta non solo del suo rapporto con la letteratura ma anche con la vita in generale.

di Laura Gorini

Silvia, come e perché sei diventata scrittrice? 

“Scrivere mi piace e mi fa star bene. Francamente  lo faccio da sempre ma è solo da poco tempo  che  ho voluto condividere la mia passione, le mie emozioni e i miei momenti con gli altri tramite i miei libri. Sono molto contenta di aver scritto e pubblicato due romanzi, uno per bambini e intitolato ‘Amicizie magiche’ che è  uscito nel 2015,  e uno che  anche l’ultimo in ordine di uscita visto che è stato pubblicato solo da una manciata di mesi,  che  si chiama “Chi parla poco ha gli occhi che fanno rumore” ed è incentrato su quanto un incontro possa cambiarci la vita, quando non ce lo aspettiamo”.

Che cosa significa esserlo ai giorni nostri? 

“Sono una scrittrice emergente e credo in ciò che faccio. Sicuramente ci vuole molta pazienza, determinazione e  poi è fondamentale – a mio avviso – cercare di restare sempre se stessi”.

La tua famiglia che cosa pensa di questa tua passione? 

“La mia famiglia è molto contenta della mia passione e mi fa molto piacere condividere questa cosa anche con loro”.

Durante l’infanzia chi sono gli scrittori che hai amato di più? 

“Quando ero piccola mi piacevano molto le favole e i racconti con le immagini. Di scrittori ce ne erano molti e diversi che mi piacevano e diciamo che tutti- sebbene in maniera differente- mi hanno arricchito a modo loro”.

E durante l’ adolescenza? 

“Durante l’adolescenza ho iniziato a leggere il primo libro importante e serio, infatti  a 14 anni  mi regalarono ‘Siddhartha’ di Herman Hesse. Per me da quel momento si aprì un mondo tutto nuovo da conoscere e scoprire. Poi  iniziai – con l’ inevitabile passare del tempo – ad appassionarmi sempre di più alla lettura. A quel punto il libro divenne il mio compagno di viaggio. Ogni volta che ne finivo uno non vedevo l’ora di leggerne un altro. Gli scrittori che ho amato in quel periodo erano diversi tra cui  il già menzionato  Herman Hesse,  Luigi Pirandello , Primo Levi,  Johann  Wolfang Goethe,  e molti altri”.

A proposito: che bambina e che adolescente sei stata? 

“Allora, da bambina sono sempre stata dolce e solare, infatti  mi piaceva giocare con le mie amichette o guardare i cartoni animati. Che adolescente sono stata? Beh,  la mia adolescenza è stata un periodo di conferme, scoperte su me stessa, sul mio carattere,  su chi avevo intorno , su ciò che volevo e sulle mie idee legate anche alla società. Sono sempre stata ribelle e lo sono tuttora, soprattutto innanzi alle ingiustizie. E ti dico di più:  sin da adolescente non ho mai avuta né paura né dubbi a dire la mia opinione, nel Bene e nel Male. Mi piaceva studiare e andavo bene a scuola ma mi piaceva anche svagarmi facendo shopping per negozi con le amiche e  fare lunghe camminate e chiacchierate per il centro sotto il cielo della mia amata Roma”.

Credi che il tuo trascorso abbia condizionato il contenuto dei tuoi romanzi? 

“Certo, il mio trascorso fa parte di me. Inoltre mi ha fatto crescere, scoprire e capire molte cose di me stessa oltre che degli altri. Sicuramente molto mi ha anche influenzato sia il mio carattere che il mio lavoro nel sociale, non per nulla io sono educatrice professionale di comunità. Sai, ho visto con i miei occhi e affrontato sul campo situazioni reali davvero difficili che mi hanno dato molto sia a livello umano sia professionale”.

A proposito, a chi o a che cosa ti ispiri quando scrivi? 

“Quando scrivo non mi programmo nulla né mi forzo. Mi piace farmi guidare dai miei pensieri, dalle mie riflessioni e dalle mie emozioni. A volte può succedere che possa prendere spunto anche da tematiche vere e attuali, come ho fatto nel secondo libro dove appunto affronto la realtà dei senza fissa dimora che c’ è in ogni città”.

Quanto c’è di autobiografico in essi? 

“C’è molto di me, delle mie emozioni e dei miei pensieri anche se non lo programmo mai. Tuttavia  sono felice di far trasparire anche un po’ di me. Spero che ciò venga molto apprezzato dai lettori perché permette anche di farmi conoscere un po’  di più insieme al mio libro”.

Sii sincera: ti spaventa metterti a nudo quando scrivi? 

“No, e penso che molto dipenda anche dal tipo di testo che si  scrive e da ciò che si vuole trasmettere. A me piace anche far emergere qualcosa di me, quando me lo sento e quando voglio condividerlo con i lettori visto che il libro è una parte di me”.

E la nudità fisica ti infastidisce?

“Allora, non apprezzo chi si fa conoscere tramite la nudità. Non voglio giudicare nessuno, ma se si sceglie questa via  mi sembra un modo per farsi conoscere solo per l’immagine. Il che è  anche un po’ triste come cosa, visto che ci sono anche molti modi più validi e  ben più seri per farsi apprezzare . Tuttavia non  mi spaventa perché ho bel rapporto col mio corpo e con me stessa , ma sinceramente non mi voglio far conoscere in quel modo perché è molto lontano dal mio essere e dal mio vedere le cose . Ergo, mi piace farmi conoscere e apprezzare per come sono interiormente e per ciò che trasmetto con ciò che scrivo”.

Da donna adulta, che cosa ti senti di consigliare a un ragazzino o a una ragazzina che si affaccia ora nel mondo dell’ editoria e del lavoro in generale? 

A tutti i ragazzi e ragazze che volessero realizzare il loro sogno di pubblicare uno o più libri consiglio di non mollare, di crederci e di avere molta pazienza. Mi raccomando: contattate solo case editrici no profit, ovvero che non vi chiedono nessun contributo. Vi saluto e seguitemi sul mio sito www.silviabrindisi.it o su Fb sulla pagina ‘I miei libri’. Vi segnalo, inoltre, che  i miei libri li trovate sia cartacei che in ebook.  Un  abbraccio e ve lo ridico: non mollate mai!


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