Sotto i piedi il benessere del corpo


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Aldo Nichilo ci spiega le virtù della riflessologia plantare

di Marisa Iacopino

“Il piede umano è un’opera d’arte e un capolavoro di ingegneria”. Partendo dalla frase di Michelangelo, possiamo dire che quest’opera d’arte che ci sostiene e porta in giro per il mondo,ha una struttura anatomica così complessa da meritare un massaggio di tutto rispetto. Vogliamo perciò parlare della riflessologia plantare, una tecnica di massaggio e pressione della pianta del piede. Per saperne di più, abbiamo chiesto ad Aldo Nichilo, riflessologo plantare e insegnante di Kundalini Yoga.

Innanzitutto, cos’è la riflessologia? 

“Letteralmente ‘scienza dei riflessi’, una tecnica terapeutica che tratta le corrispondenze tra i vari organi del corpo e alcuni punti, detti riflessi, sulla mano e sul piede. E’ da tempo considerata un valido strumento diagnostico/terapeutico e in molti paesi è stata introdotta negli ospedali. La riflessologia plantare si avvale della pressione esercitata dal pollice sulla pianta o sul dorso dei piedi, dove esiste una vera e propria mappa del corpo. Questo meccanismo si attua per mezzo del sistema nervoso, il quale, se stimolato, invia un’adeguata risposta: in questo caso un messaggio energetico che ha un effetto salutare sulla parte interessata. Il mondo olistico mi ha conquistato: considera il corpo un tutt’uno, e  la riflessologia è parte integrante di quel mondo, come pure l’agopuntura e lo shiatsu. Ho frequentato un corso professionale, metodo William H. Fitzgerald, diplomandomi presso la scuola ‘Shiatsu e Salute’ di Pica Ersilia che mi ha donato tutto il suo sapere. Grazie a lei ho appreso l’esistenza di un mondo fantastico!”.

E la mappa delle zone riflesse?  

“Dobbiamo i primi studi scientifici sulla terapia zonale al medico e chirurgo otorinolaringoiatra americano W.H. Fitzgerald (1872-1942). Nel 1910 egli tracciò una mappa del corpo umano attraversato da dieci meridiani diviso in altrettante zone, le cui parti e organi trovano i corrispondenti punti riflessi nella mani e nei piedi. Il dott. Fitzgerald fu anche il primo studioso a pubblicare un trattato su questa terapia: zone therapy, or relieving pain at home (la terapia zonale, ovvero alleviare il dolore a casa)”.

Quanti metodi di riflessologia plantare esistono?

“Sono diversi, e seguono due grandi filoni: quello occidentale e quello orientale. Il primo si basa sui principi scientifici della medicina occidentale, il secondo su quelli della medicina tradizionale cinese. C’è poi un’altra scuola che ho conosciuto personalmente e si riferisce alla cultura orientale indiana. E’ un sistema terapeutico che si avvale delle conoscenze energetiche, fisiologiche e delle pratiche di meditazione del Kundalini Yoga insegnate dal maestro Yogi Bhajan. Questo sistema lavora sostanzialmente sulle energie sottili. Il terapeuta e il ricevente entrano in un canale energetico attraverso la meditazione; il tocco dei piedi è molto leggero, diverso dagli altri metodi”.

C’è curiosità tra le persone per questa tecnica?

“Il massaggio nasce come gesto istintivo e primitivo. Il massaggio zonale poi risale a 5000 anni fa; varie testimonianze attestano l’uso di tale metodo in Cina, India, nella civiltà egizia e nell’America precolombiana. Ippocrate, vissuto nel V secolo a.c. e riconosciuto come il padre delle medicina occidentale, lo consigliava come trattamento terapeutico per alleviare il dolore causato dalle articolazioni gonfie. Negli ultimi anni anche la cultura occidentale ha preso visione del concetto olistico, e il massaggio, agendo sulle capacità rigenerative dell’organismo, rappresenta un valido mezzo per rimettere l’uomo in contatto con la dimensione più intima della sua identità”.

Da quante fasi è costituito il percorso terapeutico?

“Essenzialmente tre. Dopo aver fatto l’anamnesi, si passa a un’attenta osservazione del piede che comunica lo stato di salute generale attraverso l’aspetto, il colore, l’odore, la forma della dita, le unghie, le sporgenze ossee, le linee della pelle, i gonfiori e le screpolature. La terza fase riguarda la tecnica di manipolazione. La superficie del piede va indagata con un tocco forte e profondo alla ricerca di minuscoli cristalli, masse, nodi muscolari, punti dolenti,  aree svuotate,  modificazione della flessibilità dei tendini, differenza di temperatura da un’area all’altra. Tutte queste informazioni vanno annotate sulla mappa del piede del ricevente”.

C’è un paziente ideale, e inoltre ci sono controindicazioni? 

“Non esiste paziente ideale, ognuno di noi ha la possibilità di avvicinarsi alla riflessologia plantare e guarire, o comunque migliorare il suo stato di salute mentale e psicologico. Le controindicazioni sono in presenza di gravi malattie infettive; dopo interventi chirurgici bisogna aspettare circa tre mesi. I pazienti che hanno avuto attacchi cardiaci, invece, non vanno trattati finché il muscolo cardiaco non si riprende (dai tre ai sei mesi). E’ inoltre sconsigliabile il trattamento riflessologico nei malati oncologici”.

Un termine per definire la riflessologia plantare? 

“Esplorazione”.


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