Spero Bongiolatti: Trentasei concerti in tutto il mondo


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di Alessia Bimonte

Trentasei concerti in quattro mesi, una media di 2 live a settimana, e più di 1500 spettatori a spettacolo. Questi sono i numeri della tournée internazionale del Tenore Spero Bongiolatti che si è appena conclusa. Una tournée che ha toccato, tra dicembre ad aprile, il centro America, i Caraibi Francesi e quelli Inglesi (Martinique, Guadalupe, Barbados, Aruba, Antigua, Bonaire, Grenada, Curaçao, Santa Lucia, ecc.).

Bongiolatti si è esibito in repertorio popolare e internazionale classico che spazia tra arie d’Opera di Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, passando dall’Operetta di Franz Lehar, Romanze da Camera tra Schubert e Leoncavallo, arrivando ai giorni nostri con Caruso di Lucio Dalla, Ennio Morricone, Nicola Piovani con le migliori colonne sonore (Nuovo Cinema Paradiso, C’era una volta in America, La Vita è bella). Ma anche con proprie canzoni perché Bongiolatti è anche cantautore e con il suo brano “Sei” – composto per la moglie – ha avuto un successo personale di critica e pubblico davvero incredibile. Insomma un vero proprio excursus musicale dall’800 ai giorni nostri nella Voce del Tenore Bel Cantista.

“Ho constatato che in luoghi così lontani dal nostro Paese il bel canto italiano entusiasma e anima il pubblico in modo davvero energico e positivo”, spiega appena rientrato in Italia. “Sogno e sogno anche ad occhi aperti. E sono certo di poter dire che se ci credi fermamente e con tutto il tuo cuore di poter vivere i tuoi sogni, i sogni si possono avverare. Se ripenso a questo periodo Oltreoceano le emozioni che ho provato sul palcoscenico ogni sera sono state indescrivibili. Uno dei momenti più belli, prima di finire il live, ancora prima del bis abbassando il capo per ringraziare il pubblico, quando lo rialzavo vedevo tutto il teatro che si alzava in piedi per tributarmi una standing ovation. Che meraviglia quell’istante.

Ogni sera era una magia, una sinergia nuova con il pubblico in sala. La mia passata esperienza a teatro mi ha aiutato molto in questo. Perché a volte il Tenore tende ad essere visto come serio e ascoltato con troppa severità e solo da un pubblico di nicchia. In questa tournée invece sono riuscito a dare un tocco di novità e freschezza ad un pubblico sempre diverso con un repertorio Popolare, ma anche classico e più impegnato. Quando cantavo avvertivo che la gente in sala si apriva e si lasciava trasportare dal mio canto, dal mio modo di essere uomo e artista. Così ho potuto far uscire la mia personalità. E questo deve aver colpito le persone che non sono abituate ad interagire con artisti classici. A fine spettacolo sono venuti in molti dietro le quinte a dirmi grazie perché non avevano mai ascoltato la lirica e per chiedermi qualche consiglio su cosa ascoltare una volta tornati a casa. Questa è davvero una grande conquista personale perché riuscire a portare nel mondo il mio modo di concepire il ‘bel canto’ è il maggior successo per me. Il bel canto dell’Ottocento che si può adattare anche alla canzone contemporanea. Questo è sempre stato il mio sogno che ora finalmente si sta avverando. Questa lunghissima serie di concerti in America mi ha confermato che il modo di cantare cosiddetto Lirico o Operistico non è antico. Anzi piace a grandi e piccoli, ma deve poter emozionare e per poter emozionare bisogna che il Tenore si emozioni. Riuscire ad emozionarsi mentre si canta è la cosa più difficile da fare, ma quando si riesce allora quel momento diventa magia. Io continuo a studiare ogni giorno perché come diceva Luciano Pavarotti non bisogna mai smettere di essere studenti. Ma soprattutto mi metto in gioco ogni giorno con tanta umiltà e impegno. E posso dire con fermezza di essere grato alla vita e a Dio per tutto questo”.


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