Stanislao Iafulli: Il make up artist delle dive


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Nel suo dna c’è tanta passione per il colore e per la creatività. Riesce a stabilire una perfetta empatia con la star da truccare, che si affida completamente al suo talento

di Camilla Rubin

Nasce a Napoli per iniziare presto a confrontarsi con Roma e Milano, capitali di arte, moda e spettacolo, capaci di emozionarlo e di segnare il suo percorso professionale. Passione e creatività sono le doti che contraddistinguono il suo codice di seduzione, interpretato non come elemento accademico ma come espressione dell’essere.Sono le sue doti camaleontiche e le sue capacità poliedriche a renderlo noto nel settore come sperimentatore del bello ed interprete contemporaneo della femminilità.
L’alto spessore della sua versatilità ed unicità costituiscono un forte richiamo anche per i più importanti Festival del cinema Italiano ed internazionale: Roma, Cannes, Taormina e Venezia, dove Star italiane ed estere si affidano al suo talento artistico. Sono in molte ad avvalersi della sua consulenza professionale e ad affidare l’unicità del loro look a Stanislao: Tilda Swinton, Margherita Buy, Violante Placido, Alba Rohrtwacher, Abbie Cornish, Jennifer Lawrence, Monica Guerritore, soltanto per citarne alcune…
Ciao Stanislao, presentati ai nostri lettori.
“Sono nato a Napoli città che adoro con tutto me stesso per le sue innumerevoli contraddizioni ma sono cresciuto a Caserta dove i miei genitori hanno deciso di trasferirsi, cittadina tranquilla ma che soffocava la mia voglia di espressione”.
Come nasce la tua passione e come sei arrivato ad essere uno tra i migliori make up artist del mondo?
“Ho sempre avuto fin da bambino una grande passione per il colore. Ero un bambino molto ‘artistico’, dipingevo, scrivevo poesie e vivevo come tutti i bambini, credo, in un mondo tutto mio fatto di meravigliose e mostruose creature. Truccavo spesso le mie amiche durante l’adolescenza ma senza avere nessuna tecnica. Semplicemente giocavo con i colori sul viso che consideravo una tela bianca. Sono state proprio le mie amiche, visto che quello che facevo piaceva a tanti, a consigliarmi di fare un’accademia di trucco… Ho seguito il consiglio ma in realtà ho seguito qualcosa che già era in divenire dentro di me e sono partito per Roma a diciannove anni per l’Accademia contro il volere di mio padre che ha sempre ostacolato ogni mia scelta. Roma mi ha accolto come una grande mamma, anche se la mia di mamma mi ha sempre sostenuto e ha sempre vegliato su di me da lontano. A Roma ho mosso i primi passi sui set di cortometraggi. Tanti lavoretti spesso non pagati ma tanta esperienza fondamentale per la crescita professionale. Piano piano negli anni ho creato una rete di contatti che mi hanno portato poi a partecipare e a truccare innumerevoli star nelle kermesse internazionali come il Festival di Cannes e di Venezia per molti anni, i Nastri D’Argento a Taormina Film Festival e il più recente ma non meno importante festival di Roma. Milano, invece, mi ha portato alla moda partecipando alle sfilate dei nomi più prestigiosi, da Giorgio Armani a Gucci, Laura Biagitotti, Fendi, Roberto Cavalli e altri ancora”.
Vivi a Milano. Cosa apprezzi e non della città che ti ha adottato?
“Adoro Milano. Vivo a Milano da otto anni e credo che sia la città italiana più dinamica e libera d’ Italia! Milano ha un sapore europeo e hai la sensazione che tutto può succedere e tutto si può realizzare. La città della moda ha un’energia che mi riporta delle sensazioni che ho provato solo in altre metropoli come Parigi, Londra o New York”.
Roma, Milano, New York, Londra e Parigi, cinque metropoli internazionali, capitali della moda. Quali consideri più cool per il tuo lavoro?
“Credo che ogni grande metropoli sia cool per qualche ragione a modo loro. Tutte queste città hanno in comune questo mix di energia e forza, diversità e creatività che le rendono grandi rispetto alle altre città. Roma e Milano sono nel mio cuore ma New York ha qualcosa che ti cattura, senti delle vibrazioni e ti senti parte di un qualcosa di grande che pulsa come un unico enorme cuore creativo”.
Qual è la differenza tra un make up da star ed uno “normale”?
“Per truccare le star non bisogna essere solo dei bravi truccatori ma avere una predisposizione a capire con empatia le persone. Ci vuole anche un certo distacco, nel senso che bisogna interagire con la persona non con la star. Ho un amica truccatrice che ha scelto di fare solo trucco sposa perché non riusciva a truccare personaggi dello spettacolo. Mi raccontava che le tremavano le mani, addirittura le sudavano e non riusciva ed interagire con loro. Quindi la differenza credo sia in questo”.
Tra tutti le star che hai avuto occasione di truccare quale hai apprezzato di più?
“Tra le star italiane sicuramente Violante Placido. A Violante mi lega una profonda amicizia nata undici anni fa su un set di un cortometraggio; io ero un giovanissimo e inesperto truccatore e lei la giovanissima e bellissima attrice del corto. Provo un’immensa gioia oggi che è diventata l’attrice Italiana più richiesta a Hollywood, protagonista prima con George Clooney e poi Nicolas Cage in film mondiali, rimanendo sempre la stessa nella sua meravigliosa semplicità. Tra le straniere invece quella che mi ha colpito per la sua grazia è stata il Premio Oscar Tilda Swinton. Ho avuto l’onore di truccarla molte volte e trovo che sia una persona eccezionale. La prima cosa che mi chiedeva: hai fatto colazione? Un personaggio umano del quale riesci da subito a percepire la grandezza”.
Quale invece hai trovato più capricciosa e perché?
“Questa è una domanda un po’ birichina! Il truccatore vive spesso con i personaggi i momenti di stress pre-apparizione. A volte non si tratta di capricci ma solo di piccole ansie che vanno smaltite in qualche modo. Prima di un Red Carpet, dove tutto il mondo ti guarderà, dove tutti faranno commenti su ogni minimo dettaglio dal vestito al trucco ai capelli agli accessori, credo che un po’ di agitazione sia legittima. L’attrice e il truccatore lavorano in collaborazione per creare un look e se non si entra in sintonia l’operazione diventa impossibile. Quindi bisogna essere molto morbidi e comprensivi”.
Chi vorresti avere la possibilità di truccare e per quale evento?
“Lady Gaga in un tour mondiale! Perché osa e sperimenta in totale libertà libera da ogni schema e stereotipo, la trovo geniale”.
Cosa consiglieresti ad un ragazzo/a che decide di avvinarsi a questo mondo?
“Consiglio di non considerarsi, come oggi spesso vedo, dei truccatori dopo uno stage di tre giorni. Questo è un lavoro fatto di tante sfaccettature, truccare non è applicare un ombretto o dei colori su di un viso, ma è sopratutto creare! Quando guardando un viso struccato riuscirete ad avere chiara un’immagine di trucco appropriato nella vostra testa, con un semplice sguardo, allora forse sarete vicini alla maturità professionale. Gavetta e tanta pratica sono fondamentali, unite ad una buona dose di umiltà”.
Che progetti hai per il futuro e cosa desidereresti poter realizzare?
“Ho tanti progetti e tanti sogni… Vorrei continuare ad esprimere in modo libero La mia creatività è vivere. Continuando ad emozionarmi e a raccontare attraverso il meraviglioso mondo del colore”.


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