Stefano Accorsi: “Con Leonardo Notte ho esplorato la dimensione cinica del potere”


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Quando Stefano Accorsi parla della serie di successo ‘1994’ ideata da lui stesso, noti nei suoi occhi quell’orgoglio tipico di un padre che ama suo figlio. Con il suo personaggio, torna a raccontare l’Italia degli anni ’90 tra potere e politica. Una serie innovativa e sensazionale, un progetto ambizioso e originale.

di Anna Chiara Delle Donne

Questa serie è una sfida irripetibile per un attore come Accorsi che, da sempre, ricopre con estrema eleganza ogni personaggio che racconta.

Stefano, come cambia Leonardo Notte in questa nuova stagione? 

“Leonardo ce la fa ed è stato un elemento importante per la realizzazione di questo personaggio. Leonardo è un uomo che è morto e resuscita. Vince le elezioni e arriva a realizzare il sogno che covava da moltissimi anni. Arrivando al potere, la natura dei personaggi non cambia ma si amplifica.  La gestione del potere da parte di Leonardo è del tutto cinica. È stato divertente portare in scena questo aspetto”.

Ha ricevuto lettere o email da parte di qualche politico?

“Non ho ricevuto lettere o mail da parte di politici, ma posso dire che due studi legali hanno supervisionato la materia. Mescolando realtà e finzione c’era da avere un’attenzione particolare per evitare che si verificassero incidenti burocraticamente ingombranti. Penso che Berlusconi abbia visto la serie e immagino che sia la sua serie preferita”. (ride)

Cosa ha di attuale una serie come questa? 

“Una serie come ‘1994’ ha molti elementi che raccontano ancora il nostro presente e quindi ci possono far riflettere. Ogni volta che le persone guardano la serie, mi dicono: ‘è proprio così che succede, è ancora così il nostro sistema!’. Visti gli ultimi fatti politici, credo che avremo ancora dei commenti del genere. È stato fatto un lavoro poderoso e monumentale, non solo di documentazione ma anche di sceneggiatura”.

Quale credi sia l’elemento di forza per il successo di  una serie come ‘’1994’’? 

“È stata un’operazione eccezionale e complessa  riuscire a mescolare in modo così organico dei personaggi di fantasia a personaggi realmente esistiti. I personaggi di fantasia risultano davvero credibili e hanno avuto il potere di lasciare a noi interpreti non solo una grande libertà di interpretazione ma anche una grande unicità.  Gli sceneggiatori ci hanno regalato dei personaggi memorabili ed una storia mai esistita”.

Ti sarebbe piaciuto dirigere un progetto del genere?  

“Mescolando realtà e finzione, c’era bisogno di avere un’attenzione particolare a ciò che raccontiamo. Tutte le scelte stilistiche e visive si sono evolute nel tempo grazie al regista Giuseppe Gagliardi. Quando vedi lavorare professionisti del genere, ti rendi conto della capacità che hanno. Ci vuole una grande dedizione ed un talento specifico. Sono stato contento di fare l’attore in questa serie e non il regista. Ero felice di avere un regista dietro la macchina che mi dirigesse, e che vedesse delle cose attraverso lo schermo. È importantissimo avere una grande squadra che lavora per una serie”.


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