Stefano D’Orazio


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Nel segno di Zorro

Pinocchio, Aladin, Mamma Mia!, si annuncia un altro successo per l’ex batterista dei Pooh. Questa volta dal cilindro della creatività di D’Orazio esce il personaggio mascherato amato da tutti. E così ad ottobre debutterà il musical “W Zorro” con le musiche sono di Roby Facchinetti

di Alessandro Cerreoni

La notte è fatta per dormire e per creare. La gente normale dorme, se non ha pensieri o una digestione pesante, l’artista talvolta crea. E così, in una notte di Pantelleria, mentre si girava nel suo letto, Stefano D’Orazio ha incontrato un personaggio particolare: Zorro. Da lì l’idea di scrivere una storia e tramutarla in un musical. Un altro successo annunciato dopo Pinocchio e Aladin, altri eroi di ogni generazione. La messa in scena vedrà il suo debutto ad ottobre e per adesso c’è da impostare il lavoro insieme ai registi Fabrizio Angelini e Gianfranco Vergoni e alla società di produzione, la Medina Produzioni, dalla definizione del cast alla scenografia, fino alla messa a punto delle musiche, firmate da Roby Facchinetti, suo “vecchio” compagno dei Pooh.

Ed è proprio durante una di queste riunioni che incontro Stefano D’Orazio. E’ il lunedì del ponte del 1 Maggio. Roma è una delizia, si gira tranquillamente. La gente normale, la maggioranza, è in vacanza. Gli artisti lavorano. Ed io anche. Nello spettacolo non esistono né feste e né ponti. Forse è una delle poche macchine efficienti del sistema lavorativo italiano. D’altronde se non si produce non si mangia!

Intervistare D’Orazio è uno spasso, ti coinvolge con i suoi racconti e la sua verve, e in più improvvisa altre storie, magari da buttare giù per i prossimi personaggi.

Stefano, com’è nato “W Zorro”?

“Tutti noi abbiamo avuto un bel passato con Zorro, come Aladin, Pinocchio o Cappuccetto Rosso. E’ l’eroe che piace a tutti e non solo ai Peones, di cui era il paladino. Ho fatto ricadere questa storia al 29 settembre del 1820 nella California dell’epoca messicana. Dopo essere stato mandato dalla sua nobile famiglia per quindici anni in Spagna ad imparare le buone maniere, Zorro ritorna e si scontra con l’ilarità dei nobili che sostengono che ormai sia solo una maschera e niente più. Ma la sua riapparizione scatena l’entusiasmo dei Peones, per questo suo essere ideale di libertà. Dopo il suo ritorno, Zorro scopre anche da suo padre di avere una sorellastra adottata dalla sua famiglia. Intorno s’intrecciano altri personaggi, come il governatore succube della moglie, moglie che a sua volta s’innamora di Zorro e lo insidia. C’è poi il sergente Garcia con il suo fare tutto ‘scoglionato’. Il resto lo vedrete al teatro”.

Quanto tempo ci hai messo per creare e scrivere tutta la storia?

“Poco, quindici giorni. Era dicembre e mi trovavo a Pantelleria, e tutto è nato una notte mentre mi giravo nel letto come una cotoletta”.

Quanto c’è di Stefano D’Orazio in questo personaggio di Zorro da te raccontato?

“Diciamo che ci unisce la visione della vita e del potere, partendo dalla ‘ridicolizzazione’ dello stesso per arrivare al ridimensionamento della sudditanza”.

Ti sei fatto un’idea sul riscontro che ci potrà essere per “W Zorro”?

“Mi metto sempre nei panni del pubblico, ovvero dei genitori che accompagnano i figli a vedere lo spettacolo, ricordando quando mio padre mi portava a vedere certi spettacoli dove io mi divertivo come un matto e lui si annoiava. Ecco, Zorro è per tutti, grandi e piccoli. Zorro è un eroe concreto, credibile ed emulabile”.

Le musiche degli altri due musical da te scritti, “Pinocchio” ed “Aladin”, sono state firmate dai Pooh. Per “W Zorro”, invece, la firma è unicamente di Roby Facchinetti, perché questa scelta?

“Mentre scrivevo mi veniva in mente la possibile colonna sonora e c’era bisogno di accompagnarla da musiche che richiamano al sentimento. Ecco, Roby riesce a rappresentare ottimamente i sentimenti”.

Pinocchio, Aladin e Zorro, cosa ti “dicono” questi personaggi che hai raccontato a tuo modo?

“Sono tutti e tre piccoli eroi del quotidiano. Pinocchio è la presa di coscienza della sua diversità. Aladin è la semplicità. Zorro è la nobiltà d’animo messa al servizio dei poveri. Tutti e tre hanno un’arma pulita e cercano il riscatto nella vita”.

Chi sarà il prossimo personaggio?

“Quello su cui ci inciamperò di notte, ovviamente sempre a Pantelleria mentre mi giro nel letto ed inizio a pensare. Mi piacerebbe comunque mettere mano al Gatto con gli Stivali, e chissà che non accada”.

Cosa farai da qui al giorno del debutto?

“Incontri e riunioni per mettere a punto il tutto, luci, musiche, scenografia, situazioni pratiche e confronti continui con i registi Angelini e Vergoni”.

 


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