Stefano Jacurti: “Ho portato il Generale Grant a teatro”


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E’ un apprezzato attore, regista e scrittore dei nostri tempi. Il western lo caratterizza da sempre ed è stato il primo in assoluto nel nostro Paese a portare ‘Il Generale Grant’ in scena a teatro. Grande riscontro per lo spettacolo “Dalla guerra civile al west – l’America ai tempi di Grant”. E’ apparso nel film “Il grande salto” con Ricky Memphis e Giorgio Tirabassi.

di Silvia Giansanti

Camicia alla Tex Willer, pistola caricata a salve, speroni (attenzione a non prendere la metropolitana a Roma nelle ore di punta!) e un bel piatto di fagioli a pranzo. Stefano Jacurti sa bene di vivere in un’altra epoca, ma avrebbe voluto nascere nel west, anche se probabilmente sarebbe durato poco per via della vita violenta che c’era. Caricatura a parte, è nato a Roma il 24 gennaio del 1959 sotto il segno dell’Acquario. E’ uno studioso della storia del western, da sempre la sua passione di vita.  Fare western oggi per lui è magia, significa andare a riprendere quelle pistole giocattolo che da piccolo ad un certo punto dovette lasciare perché stava diventando grande.

Come si è sviluppata in te la passione per il genere western?

“Fin da piccolo ho coltivato la passione guardando alla vecchia Rai in bianco e nero i film di John Wayne e di John Ford. La mia epoca era molto diversa da questa, il genere era molto presente sotto forma di giocattoli, avevo i soldatini. Sono stato uno delle ultime generazioni a giocare in strada a cowboy e indiani. Facevamo duelli e ci sparavamo immaginando praterie lontane. Sono cresciuto con la vecchia Hollywood di western, poi al cinema è arrivato Sergio Leone. E’ stata una folgorazione e non ha fatto altro che fagocitare tutto ciò. Il mio passato a livello di background è rappresentato da questo, arricchito da fumetti e altro”.

Come nascono le storie e i tuoi personaggi, visto che ultimamente sei molto attivo in teatro?

“Da un po’ di anni a questa parte vivo il western non in un solo settore, ma questa ambientazione si propaga in vari settori che possono essere il cinema indipendente; sono stato anche regista, con Emiliano Ferrera, di ‘Se il mondo intorno crepa’, che è stato premiato in America, e ‘Inferno bianco’, un western sulla neve.  Il genere è anche sui miei libri visto che sono scrittore. Come dicevamo, lo porto anche a teatro quando invento i miei personaggi che possono essere rappresentati sul palcoscenico. Tra le ultime cose è nato il Generale Grant con cui sto andando in giro per l’Italia, essendo stato il primo in assoluto nel nostro Paese a portare il famoso Generale in scena a teatro. Inoltre c’è stato un progetto insieme ad Alessandro Iori ‘Dalla guerra civile al west – l’America ai tempi di Grant’ che è composto dalla guerra civile americana fra nordisti e sudisti come primo atto, dove c’è il Generale Grant e il suo nemico, il Generale Lee e la seconda parte, che riguarda quello che è successo dopo la guerra di secessione. Uno spettacolo raro da trovare in giro che ha avuto tanta richiesta e che si è svolto di recente al Teatro Le Sedie di Roma”.

Ti sei mai recato nei luoghi d’America in cui si è svolto il tutto?

“A dir la verità avevo in programma un bel viaggio, ma che per imprevisti vari, non ho potuto fare. Nessun problema, sono lì con la testa. Faccio parte di quella fetta di autori che per scrivere in maniera intensa, hanno bisogno di riportare mondi moto lontani”.

C’è un personaggio a cui hai dato vita che ti è rimasto dentro?

“Sono legato a tutti i miei personaggi perché sono tutti miei figli, ma il Generale Grant lo preferisco per fatti storici legati all’America. Sarà dura quando arriverà il momento di salutarlo e dovrò per forza passare ad altro”.

Ti sei mai misurato con altri generi?

“Sì, provengo dalla scuola di recitazione di Isabella Del Bianco. Ho fatto Pirandello, Shakespeare e tutte cose classiche di teatro che devono completare l’attore”.

Quanto ti dà l’esperienza come regista? Sei rimasto sempre soddisfatto delle compagnie di attori con  le quali hai lavorato?

“Certamente, l’esperienza come regista mi dà molto. E’ intensa e stimolante e sono sempre pronto a superare gli ostacoli che si possono incontrare”.

Cosa bolle in pentola, restando in ambito western?

“In preparazione ho un libro sulla guerra civile americana che si collegherà allo spettacolo di cui abbiamo parlato prima. Inoltre c’è un altro progetto di portare a teatro un altro personaggio western e di fare cose diverse da questo genere da me tanto amato”.


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