Tiziana Ferro Fontana


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Mille shooting, dieci anni di carriera, una voglia continua di mettersi in gioco. Tiziana Ferro Fontana ama raccontarsi, adora stupire con le parole e a 30 anni si diverte ancora come una ragazzina a mostrare i tanti lati di sé davanti all’obiettivo

di Alberto Terraneo

Fotomodella per vocazione e imprenditrice nel settore dell’organizzazione di eventi, torinese di nascita ma romana d’adozione, grazie alla fotografia si è trasformata da brutto anatroccolo a cigno. Un mondo nel quale sguazza a suo agio dopo aver scattato in giro per mezza Europa ed essersi guadagnata di diritto un posto fra le donne che nella fotografia ce l’hanno fatta. E siccome non è solo il corpo a fare la differenza, la sorpresa sta tutta nel cervello. Anzi, nel giusto mix: “Perché anche il corpo è un’arma per fare strada, ma solo se abbinato alla testa”.

Ma la tua storia inizia come quella di Calimero.

“Ho alle spalle un’adolescenza complessa. Mi sentivo come il Brutto anatroccolo: sempre piccola in un mondo grande, sempre sbagliata, sempre diversa. La fotografia mi ha tolto queste inibizioni. Mi ha dato sicurezza di me stessa e del mio corpo”.

Tu e la fotografia avete stretto un patto d’acciaio.

“Eppure tutto è iniziato per caso, fuori dall’Università di Torino. Una fotografa mi nota e mi butta lì un’idea: partecipare come fotomodella ad una sessione di ritrattistica. Poi prende e se ne va, lasciandomi di sasso davanti alla Mole Antonelliana”.

L’avventura stava per iniziare.

“Può sembrare strano ma è stato così. L’imbarazzo è durato una decina di minuti. Poi mi è sembrato di essere a casa mia. Avevo la percezione di stare al posto giusto, sentivo di aver dimestichezza con quel mondo. La fotografia mi ha salvato”.

Da cosa?

“Da me stessa, dalle mie paure, dalle mie ansie. La fotografia mi ha permesso di raccontare chi sono, di farlo a modo mio con l’unica intermediazione di un obbiettivo. Attraverso gli scatti ho potuto comunicare a me stessa e agli altri le mie sensazioni, i miei pensieri, gli stati d’animo che mi attraversavano”.

Cosa vuoi comunicare con uno scatto?

“La mia umiltà e la mia naturalezza. Ho scattato con centinaia di professionisti, avrò fatto almeno mille shooting, ma mi reputo ancora uno ‘gnomo’, simpatico ma divertente. Tutto sommato sono alta 162 centimetri, un volto da nerd e mi vedo come un nano da giardino simpatico ma pur sempre ornamentale”.

Falsa modestia… 

“No invece, sono sincera! Io mi percepisco proprio così, pur rendendomi conto che spesso non passo inosservata. A volte qualcuno mi chiede dei miei fan e io faccio uno sguardo un po’ stranito: io, fan? La vita è quella di tutti i giorni”.

Che però, in parte, la fotografia ha modificato.

“Verissimo! Senza la fotografia sarei una persona diversa, sicuramente più fragile. E grazie a questa passione trasformatasi in lavoro ho conosciuto persone fantastiche e vissuto avventure pazzesche!”.

A proposito di vita reale. Fotomodella, ma non solo…

“Mi sono laureata in Studi Diplomatici e da alcuni anni sono imprenditrice nel settore dell’organizzazione degli eventi. Insomma, non sto con le mani in mano”.

Anche perché le fotografie ti portano sempre in giro.

“Scatto da dieci anni e poso in media tre volte a settimana. Fate un po’ voi che numero viene fuori… Ogni set è stata un’emozione, ma se devo pensare a qualcosa di magico penso a quando ho scattato con un arcipelago di isole davanti all’Irlanda con i leoni marini alle mie spalle. Magia pura, questa è arte”.

Tiziana Ferro Fontana si è guadagnata la celebrità in questo mondo? 

“Sgombriamo il campo: a me della notorietà non importa nulla! Non ambisco a lavorare in tv, le pubblicità che ho fatto per alcuni marchi non vado a sbandierarle ai quattro venti. Sono una donna che ambisce ad essere bella dentro, a cui piace curarsi ed essere bella nelle occasioni in cui conta. E sarei ipocrita se negassi il fatto che un bel fisico associato ad un carattere deciso non serva nel mondo del lavoro”.

Uno scultore di Milano ti ha voluto come sua musa ispiratrice.

“Io sono come Narciso, apprezzo i rinforzi positivi provenienti dall’esterno, anche perché le collaborazioni più importanti sono quelle che ti soddisfano a livello umano. Lavorare con un artista che ha stima di te è qualcosa di sensazionale. Da questa persona mi sono vista rappresentata, ho solo dovuto essere me stessa. Lo ripeteva Almodovar che la più grande ambizione di una donna è assomigliare all’idea che ha di se stessa”.

La fotografia sembra davvero l’incontro più bello che ti poteva capitare.

“È vero, devo dire grazie a chi dona il suo tempo per creare il bello in ogni sua forma, a chi è convinto come Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo”.

Un po’ di merito l’avrai anche tu.

“Ma se penso al concetto di bellezza, lo associo ad una donna dal carattere tenace, che catturi per un bel pensiero più che per un bel fondoschiena. Voglio essere una bella persona nella vita, una di quelle su cui un amico in difficoltà possa contare nel momento del bisogno”.

Dieci anni dedicati alla fotografia. Quanti ancora altri?

“Penso che non smetterò a breve, maturando avrò ancora più voglia di raccontarmi. Io non faccio della fotografia una provocazione ma una ricerca, indago e comunico con questo strumento. Vorrei che guardando una mia fotografia si andasse oltre l’immagine e si capisse quanto ci ho dovuto mettere del mio per arrivare a quel risultato. Sfida difficile? Sono qui per vincere anche questa”.


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