Tiziana Foschi: una regista da applausi


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Grande mattatrice della comicità per i suoi trascorsi giovanili con la Premiata Ditta, la brillante attrice romana non disdegna sperimentarsi anche come regista

di Mara Fux

Come ti trovi a fare la regista? 

“Questa è la mia seconda regia. Bene direi, mi piace. In realtà Marco Falaguasta già un anno fa mi ha detto che desiderava curassi io la regia del suo monologo ‘Prima di rifare l’amore’, un testo che peraltro mi piaceva e si prestava a spunti interessanti; un pochino mi frenava il fatto che si trattasse di un monologo ed ho accettato solo quando nella mia mente ho trovato una via teatrale, che mi si addicesse, da percorrere”.

E come è stato rapportarsi con un attore dalla personalità forte e poliedrica come Falaguasta? 

“Marco si è messo in gioco in maniera molto profonda, come d’altronde doveva essere visto che non è suo solo il testo ma anche quello che si racconta. Ha lavorato in maniera molto seria e umile, ascoltando tutto con molta attenzione e lasciando che togliessi alla sua recitazione i vizi, come altri hanno fatto con me”.

Quindi i contenuti sono autobiografici? 

“Di base sì ma sono lo spunto per parlare degli anni ‘80, ‘90 ovvero della sua adolescenza: il risultato è un recital che attraverso alcuni importanti ‘pezzi’ della sua vita narra i timori che viveva lui ma probabilmente anche molti altri di noi. Racconta per esempio che per superare l’ansia che gli veniva prima di andare a giocare una partita di calcio importante si esercitava con il subbuteo; o che alle feste si dava coraggio cercando di assomigliare a personaggi famosi tipo Fonzie o George Michael. ‘Prima di’ sono le paure che si provano quando ci si avvicina a qualcosa di importante. E lo fa anche con episodi molto divertenti come quando col suo amico all’edicola mentre uno chiedeva dove stesse Tutto Uncinetto distraendo il giornalaio, l’altro rubava  Le Ore fino a che lo stesso giornalaio, compreso che qualcosa non andava, spostò le riviste e furono costretti a comperarlo davvero. Il titolo poi non si riferisce direttamente a lui ma al suo momento da padre che, quando la figlia gli presenta il suo fidanzatino, percepisce che stavolta non è la solita cotta”.

Sei soddisfatta della tua regia? 

“Sì, perché ho cercato di alimentare gli episodi con tante musiche, e atmosfere; ho cercato di ricreare la semplicità con cui si giocava per strada sentendosi parte di quel variegato microcosmo che era il quartiere di appartenenza fatto di voci, odori, rumori. Ti rendi conto che nel ‘nostro’ microcosmo non si sentivano le suonerie dei cellulari, le vibrazioni dei messaggini di whatsapp o fb? Per carità tutto molto divertente oggi, ma noi siamo altro”.

E’ per rendere al meglio queste atmosfere che gli hai messo al fianco altri attori? 

“Anche se il testo nasce come un monologo si prestava a interazione con altri attori; l’ambientazione è in una palestra di pugilato in cui Falaguasta va ad allenarsi per cui Marco Fiorini interpreta uno di quei classici tipi che più che ad allenarsi pensano a passare il tempo chiacchierando mentre Claudia Campagnola è una donna che sfoga sul pungiball il senso di inadeguatezza procuratole dal non poter reagire, in primis alla suocera che le fa continui dispetti. L’ambientazione non è casuale perché, visto che lo spettacolo debutta al Teatro Golden di Roma che è praticamente un ring quindi uno spazio scenico che propone diversi tipi di angolazioni, volevo sfruttarne al meglio gli spazi scenici”.

E poi c’è “Lettere di Oppio” dove invece reciti affidandoti ad un regista giovanissimo.

“Giusto, Federico Tolardo”.

E interpretando il testo scritto da un altro giovanissimo. 

“Esatto, Antonio Pisu che con me lo interpreta. Per cui, come dire: largo ai giovani! Specie se sono bravi e ricchi di talento. Abbiamo debuttato un paio di mesi fa a Roma dove il testo è stato molto apprezzato per la sua originalità. Siamo in Inghilterra, nel 1870 proprio alla fine della guerra tra Cina e Inghilterra per il monopolio del commercio dell’oppio, considerato molto più fruttifero di quello del tabacco. Io interpreto una donna ricca e borghese che intrattiene una corrispondenza amorosa ma anche intellettuale con il marito lontano che nel lasciarla da sola le ha affiancato un maggiordomo. Proprio questi, nell’apprenderne la morte, decide di fingersi lui e in maniera goffa cerca di emularne lo stile di scrittura ottenendo come risultato una sorta di risveglio della dama che in qualche modo intuisce ma decide di stare al gioco lasciandosi trascinare verso altri umori pur di non ricadere nella solitudine della sua quotidianità. ‘E’ la solitudine il grande problema di questa epoca’, sussurra l’autore. Ma forse è il problema pure di questa epoca, sussurro io”.

Come fai a conciliare il tuo ruolo di mamma con quello di attrice? 

“Come fanno tutte, alzandomi alle 6,30 per poterla accompagnare a scuola, fare la spesa, pagare le bollette alla posta, prenotare le visite alla Asl, accompagnarla alla pallavolo, fare pranzo,cena eccetera e infilando tra una cosa e l’altra le prove, la memoria”.

E quando vai in tour come fai? 

“Quello per me non è lavoro è vacanza! Riesco a dormire di filato fino alle nove cosa che qui mi riesce difficilmente. Adesso che vado in tournèe con Ciufoli, Ruiz e la Nunzi per ‘Ti amo o qualcosa del genere’  sono contentissima: ci conosciamo da tanti anni e stiamo bene assieme. Oh, adesso ti dico così ma tieni presente che se lo spettacolo è in cittadine a meno di due ore da Roma, tipo Siena o Orvieto, salto in macchina e corro a casa da mia figlia”.

Tua figlia viene a vederti a teatro con le sue amichette? 

“Certamente! Non si è mai persa i miei spettacoli e verrà a vedermi anche al Golden come spero farete anche voi: avete tempo fino al 19 marzo. Vi aspetto!”.


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