03/07/2021
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Tiziano Papagni: Lo scrittore con l’amore per la poesia e la pizza

di Francesca Ghezzani – 

Ci sono persone per le quali la vita non è stata facile fin da subito, per le quali è stato vitale rintanarsi in una sorta di rifugio che, nel caso dello scrittore Tiziano Papagni, è arrivato dalla scrittura che gli ha teso la mano.

Tiziano, sei autore della silloge “L’angelo dalle ali spezzate” pubblicata da LFA Publisher e, sempre con la stessa casa editrice, del libro “’A pizza – Storia del cibo più amato al mondo” recentemente uscito: avresti mai pensato di diventare uno scrittore o, piuttosto, pensavi che mettere nero su bianco i tuoi pensieri servisse “solo” a farti ritrovare la calma e la libertà perdute? 

“Devo dire che ho iniziato a scrivere nell’età adolescenziale, quando mi mancavano affetti, attenzioni e non potevo sopportare litigi di stampo familiare. Ogni volta che scrivevo, non vi erano decibel a crearmi disturbo; ero solo, ma in buona compagnia. Sfogavo la mia rabbia, solitudine e tristezza. Mi eclissavo. In realtà, credevo di diventare appunto uno scrittore, ecco, forse le delusioni hanno fatto sì che lo diventassi”.

Nel tuo libro “L’angelo dalle ali spezzate” troviamo versi che testimoniano la felicità di una donna innamorata del suo uomo, ma anche il tradimento di quest’ultimo e la conseguente depressione che la porta a maledirlo, pur non cancellando del tutto la dolcezza di alcuni momenti condivisi. Solo nella maternità ci sarà il riscatto dal dolore e la consapevolezza di doversi porre delle domande per assolvere al meglio il difficile ruolo di genitore. Come vedi il rapporto di coppia e la funzione genitoriale odierni?

“Purtroppo, oggi, un matrimonio si conclude nel giro di pochi anni, perché non c’è molto dialogo o, se c’è, è molto sterile. Molte volte si litiga per episodi banali che, poi, possono sfociare anche in violenza. Direi, quindi, che un rapporto di coppia non è ben saldo. Per quanto possa vedere sulla funzione genitoriale andiamo di male in peggio. Non voglio essere pessimista, sono solo realista. Quando i genitori litigano, i figli sentono, guardano e questo provoca malessere. La maggior parte delle volte viene concesso il permesso di uscire fino a tardi solo per sentirsi ‘non colpevoli’, ma il permissivismo genitoriale si ripercuote sulla loro personalità, andando nei bar e ubriacandosi, creando una baby-gang, ecc… Quindi, possiamo capire che il lassismo dei genitori nei confronti dei figli perché hanno litigato comporta ciò”.

Non hai fatto mistero del tuo amore incondizionato per la poesia, tanto da farla diventare motivo di vita. Allora perché con la tua seconda opera hai scelto di cimentarti con la prosa?

“In merito al perché di questo ‘salto letterario’ posso dire che si è trattato di una personale esigenza interiore: volevo porgere un cambio d’aria alle mie scritture. Ho messo in stand-by le mie poesie, ovviamente senza abbandonarle, e ho scritto questo libro. Sicuramente, ha contribuito anche un po’ l’umore; ‘dovevo’ scrivere qualcosa di più allegro. Il mio stile poetico rimane sempre quello Petrarchesco, non cambia nulla. Come persona ho sofferto troppo, ed eccomi qui, ho voltato pagina per un momento. In alcuni frangenti della vita, occorre. Con questo ultimo mio libro ho sentito una scossa di emozioni. Mentre lo scrivevo, mi appassionavo sempre più. Sembravo un bimbo col giochino appena comprato”.  

Come mai hai deciso di parlare di cibo e omaggiare Napoli e il suo popolo? 

“Napoli è una città dalle mille risorse, a partire dalla sua storia, la sua arte, la sua gastronomia.  La pizza, quindi, possiamo dire che è un’arte.  Sul perché ho scritto un libro sul cibo? Credo che nella vita ci si debba prendere per la gola, e far prendere per la gola. È un peccato capitale? Allora sono un peccatore!. Mi viene da dire che Napoli è talmente grande e la sua pizza ormai tanto internazionale che il globo sta a Napoli come Napoli sta alla pizza.  È direttamente proporzionale, quindi; dico grazie a Napoli e ai napoletani per quei profumi inebrianti, seducenti all’olfatto e alla vista”.

Di libri che parlano di cucina e di piatti tipici ne sono pieni gli scaffali delle librerie. Secondo te, infine, qual è l’ingrediente della tua opera che le conferisce un valore aggiunto rispetto a tanti altri dello stesso genere?

“Semplice. Risposta concisa e pragmatica: la data delle origini, i falsi miti e (forse) il tipo di farina che si dovrebbe impiegare”.

Infine, per il futuro pensi di cimentarti nuovamente con qualche altra celebre pietanza italiana prendendo ancora una volta i tuoi lettori per la gola?

“Eeeh… qui si vuole sapere troppo! Posso dire che sto lavorando su due opere completamente diverse, una romantica e l’altra… vi lascio così, con un saluto”.

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La resilienza di Sim
Roberto Van Heugten:

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