Tutti pazzi per Barty Colucci


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Anche lui sta aspettando la chiamata di Papa Francesco in virtù della parodia del Santo Padre. E’ nella fiction “Braccialetti Rossi” e fa sempre parte de “Le Iene”.
Barty è davvero un personaggio completo che non può passare inosservato

di Silvia Giansanti

Bartolomeo è nato il 26 settembre del 1981 a Ceglie Messapica (Brindisi). Si definisce un bilancino curioso e per questo è sempre alla ricerca di cose stimolanti. Ha iniziato l’attività nel mondo dello spettacolo nelle vesti di mago, ma non nel senso esoterico. Barty ha ben altri poteri come quello di tenere il pubblico incollato alla radio nelle prime ore del mattino, divertito dalle sue quotidiane imitazioni in “Tutti pazzi per RDS”. Ma Barty è tante altre cose; clownterapeuta, artista di strada, conduttore e attore, ultima la sua esperienza nella fiction tv “Braccialetti rossi”. Le sue passioni di vita sono la musica, lo sport, il paracadutismo e naturalmente sua figlia Anouk, avuta dall’unione con la sua compagna Grazia.
Barty, in che modo è avvenuto l’approccio con questo mondo?
“E’ stato tutto casuale, anche se fin da piccolo intrattenevo tutti a casa con varie imitazioni di Boldi e di Andreotti. Mi sono trasferito a Roma con l’intenzione di studiare e parallelamente ho coltivato questo tipo di passione, iniziando subito con la radio a RDS. La mia formazione di artista è comunque iniziata come mago”.
Esoterico?
(Ride) “No, come prestigiatore, le uniche fatture che riesco a fare sono quelle che emetto ogni mese a chi mi deve pagare”.
E poi?
“Ho aperto un’agenzia di animazione per bambini, in seguito ho fatto l’artista di strada come sputafuoco, fachiro, giocoliere e trampoliere. Tutte queste attività mi hanno permesso di sostenermi negli studi universitari. Poi sono arrivati gli spettacoli di magia e di cabaret. Durante uno spettacolo fui notato da Charlie Gnocchi, il quale mi invitò in radio per provare e da lì è partita la mia collaborazione con l’attuale azienda. La proposta di far parte di ‘Tutti pazzi per RDS’ mi è arrivata in un momento in cui pensavo di andare a vivere all’estero”.
Come ti aiuti al mattino presto per affrontare il microfono?
“Il segreto è una leggera alimentazione prima di coricarsi. Al mattino una banana e un thè”.
Qual è il personaggio che ti diverte di più imitare?
“Tutti, perché imito solo chi mi diverte e chi mi ispira. Attualmente quello che mi sta dando soddisfazioni è Peppa Pig”.
Mi sembra di ricordare che qualcuno se l’è presa, vero?
“Sì, del resto ognuno ha il suo carattere e la sua suscettibilità. Ma non vale la pena prendersela”
Papa Francesco sa della tua imitazione?
“Non lo so, spero glielo abbiano riferito. Aspetto una sua chiamata fiducioso”.
Un’esperienza che ti è rimasta nel cuore.
“Quando sono entrato una decina di anni fa in un’associazione chiamata ‘Ridere per Vivere’, dove ho fatto il clownterapeuta, che attenzione non è il clown di strada con il naso rosso, bensì un operatore socio-sanitario a tutti gli effetti. La formazione è molto ampia e non tutti possono svolgere questa attività, che riprenderò al più presto”.
Sei reduce da uno spettacolo che ti ha regalato soddisfazioni.
“Sì, ormai sono due anni che faccio spettacoli in giro per l’Italia e questa è stata la prima volta a Roma in pianta stabile con sei serate consecutive al Teatro Italia. ‘Tutti pazzi per Fotticchia’ è stato uno spettacolo innovativo, prendendo spunto dal discorso delle raccomandazioni. Speriamo di ripetere con la bella stagione”.
Parliamo della tua recente esperienza come attore nella fiction “Braccialetti Rossi”.
“Tengo molto a questa fiction di sei puntate in onda su Rai Uno. Il format è stato preso dalla Spagna. Il braccialetto rosso viene messo al braccio quando si fa un’operazione sopra cui si annota il proprio gruppo sanguigno. Il cast è composto da giovani attori emergenti e l’argomento è molto forte, visto che tratta la malattia in ospedale vista dagli occhi dei bambini ricoverati. Non si è mai vista in Italia una fiction del genere, dato che si è abituati a storie d’amore”.
Che ruolo hai?
“Di un infermiere di nome Johnny, faccio da collante tra i ragazzi in questo ruolo. E’ una figura che fa da raccordo tra varie storie ospedaliere”.
E’ stata la tua prima esperienza come attore?
“In una fiction sì, ma come attore ho recitato già in passato in teatro”.
E a proposito de “Le Iene”, qual è stata la situazione che ti ha colpito di più?
“E’ un bellissimo mondo che tutti vorrebbero intraprendere. All’interno della trasmissione regna un clima di competizione e questo dà modo di rapportarsi con gente realmente valida. C’è una sorta di cernita naturale. Ho iniziato facendo, guarda caso, un servizio sulle raccomandazioni. E’ un impegno non indifferente; per chiudere un servizio occorre tanto tempo”.
Una situazione che ti ha scandalizzato?
“Una grande vergogna per il nostro Paese è la situazione riguardante le stamina. Se si pensa che vengono buttati soldi per costruzioni mai utilizzate, senza dare il via libera alle sperimentazioni, viene la pelle d’oca. Non capisco come tanti genitori non arrivino alla follia davanti a questa ingiustizia. C’è troppa superficialità e indifferenza nei confronti dell’argomento, complimenti alla commissione scientifica che non capisce proprio nulla”.
In ultimo, quanto ti manca la tua terra?
“La Puglia è sempre con me e quindi non mi manca. Non è la distanza chilometrica che me la fa sentire lontana”.


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