01/18/2022
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Ugo Russo: Un microfono acceso da mezzo secolo

di Claudio Testi –

È un grande personaggio che in 55 anni di carriera giornalistica ha servito e onorato, e continua a farlo, nella maniera migliore lo sport italiano.

Per questo gli sono stati assegnati straordinari riconoscimenti, uno dei quali è l’unico, in cento anni in cui è stato istituito, ad averlo ricevuto. Parliamo della Stella d’argento Coni al merito sportivo, ottenuta di recente; ribadiamo: il solo giornalista ad averla avuta e parliamo di uno dei Premi in assoluto più importanti. Ma c’è un’altra faccia di Ugo Russo che non tutti conoscono e quanto lo ha inorgoglito aver potuto dividersi con quest’altra professione. Per scoprirne di più e poter offrire ai nostri lettori succosi aneddoti sul personaggio lo abbiamo intervistato una volta che è venuto in radio.
Ti aspettavi la Stella d’argento?
“Per la verità ci speravo, poi alla fine mi è arrivata la notizia e mi ha fatto immenso piacere sapere da loro ‘che me la ero proprio meritata’. Avevo già avuto quattro anni prima quella di bronzo e quest’altro riconoscimento mi fa capire che i miei sforzi profusi in tutti questi anni per mettermi a disposizione di coloro che sono stati e sono i fruitori del mio messaggio sono stati evidentemente capiti e premiati. La Stella d’oro? No, quella proprio non posso afferrarla a meno che io non diventi Presidente del Coni. Ma non è detto. Scherzo, ci sta benissimo l’amico Giovanni Malagò”.
Un periodo buono per te, professionalmente e nella vita. Recentemente hai incontrato il Santo Padre.
“Ed è stata un’esperienza meravigliosa. Sono socio della Liba (associazione delle leggende del basket) e ci ha ricevuto. A me e a mia moglie Franca ha dedicato qualche minuto e sembrava di essere in una dimensione surreale, quasi da non rendersi conto di cosa stesse succedendo attorno”.
Sei ancora il giornalista ad aver effettuato più radio-telecronache.
“E beh, avendo cominciato con i pantaloncini corti… Quasi 50 anni al microfono, in giro per tutti e cinque i continenti, tra partite di calcio, olimpiadi, mondiali ed europei di tutti gli sport. Sono soddisfatto”.
Hai raccontato gli avvenimenti più importanti. Quale ti è rimasto più impresso?
“Sì e alcuni non solo sportivi. Ti potrei dire la radiocronaca della finale dei mondiali di calcio 2010 in Sudafrica tra Spagna e Olanda, invece ti cito altri due eventi che ho seguito, che hanno dato l’oro all’Italia ed in quel momento ero il solo a raccontarli perché la televisione li trasmetteva in differita: l’oro di Galiazzo ad Atene 2004 nell’individuale tiro con l’arco e il primo posto di Fabris, nell’Olimpiade della neve 2006, nel pattinaggio di velocità. In entrambi i casi avevo avuto io il privilegio di raccontarlo agli italiani. Quando illustri  un oro di un azzurro in parte infinitesimale te lo senti anche tu sul petto”.
Si potrebbero scrivere dieci riviste su quello che hai fatto nella tua carriera di cronista sportivo. Ed ora che sei in una fase di pensionamento-attivo chissà quante altre cose potrai raccontare. Adesso, però, ci intriga trasportare il discorso sull’altra attività che hai svolto nella vita: l’artista. Anche qui una lunga carriera, quasi 40 anni, lavorando assieme ai più grandi interpreti nostrani. Come hai scoperto la vocazione del cantante-imitatore?
“A scuola, rifacendo il verso ai professori. E ricantavo le canzoni di Sanremo con le voci degli interpreti. Una volta sembrava assente il professor Piazza di disegno. Mi misi seduto alla cattedra e cominciai ad imitarlo. Grandi risate dei compagni di classe che si interruppero all’improvviso. Era arrivato il professore e si era fermato sulla porta. Rischiai di essere cacciato dalla scuola, ma lui, solitamente burbero ed accigliato, scoppiò in una fragorosa risata e disse: ‘Adesso so che se dovessi non venire un giorno ci sarebbe chi mi sostituirebbe al meglio’”.
Poi l’ingresso come cantante solista in apprezzati gruppi musicali, le tante apparizioni televisive ma il tuo cavallo di battaglia, come si dice in gergo, è stato il proporre in maniera perfetta su almeno mille palcoscenici, e non solo italiani, Demis Roussos, il grande cantante di “Forever and ever”, “Profeta non sarò” e un’infinità di altri successi.
“E il momento più bello è stato quando l’ho incontrato nel 1978. Siamo stati a parlare per mezz’ora e lui ha voluto che gli facessi i ritornelli di alcune sue canzoni, imitandone la voce. Cosa che ho puntualmente fatto e lui si è complimentato: ‘Io in Italia poco raro (vengo di rado, ndr), in tutto il mondo non ho mai trovato nessuno che mi sapesse imitare come te. Ti ringrazio perché rinverdisci la mia fama agli italiani’. Che meraviglia. Giornalista ed artista; sì, sono proprio contento perché ho fatto quello che tutti vorrebbero fare, cioè le cose che piacciono di più e le ho trasformate in lavori”.
In tutto questo, però, c’è qualcosa di altro che avresti voluto fare e non ti è stato possibile?
“Nel 2000 ho conosciuto Sydney, a mio parere la città più bella e vivibile del mondo. Non avessi avuto moglie e tre figli che mi aspettavano a casa, dopo l’Olimpiade sarei rimasto là. Prima ancora, non sono mai riuscito a trovare il tempo per imparare bene a suonare il pianoforte o la chitarra. Altrimenti avrei fatto il pianista bar o il chitarrista-cantante in giro per il mondo”.
Per chiudere. Pensierino della sera.
“Ho fatto sei olimpiadi, mondiali ed europei di tutti gli sport, sono stato apprezzato per la mia carriera giornalistica, ma quanto mi manca il palcoscenico!”.

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Alessandra Fioravant
Greed: Talento puro

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