07/16/2020
HomeAttualitàUniversità: esami al tempo del Covid

Università: esami al tempo del Covid

di Mara Fux

Durante la restrizione sociale della “fase Uno”, ciascuno si è ritrovato costretto a rivedere le proprie abitudini quotidiane: non tutti hanno potuto proseguire la propria professione, tutti abbiamo rinunciato ad aperitivi, a serate al cinema o a teatro, agli allenamenti in palestra o circoli, ai viaggi. Anche la quotidianità dei nostri figli è cambiata in maniera ancestrale; i più piccoli si sono ritrovati a confrontarsi con lezioni ed esercitazioni telematiche senza la possibilità di chiacchierare con i propri compagni. I più grandi si sono ritrovati a svolgere versioni o interrogazioni davanti al pc confrontandosi per la prima volta con i docenti direttamente dal salotto di casa. 

E com’è andata con gli Universitari? Ce lo siamo chiesti ragionando sull’ampia gamma di facoltà degli Atenei italiani. Ecco il parere di alcuni di loro che in piena buriana Covid19 hanno comunque sostenuto gli esami.

“Premetto che grazie alla registrazione delle lezioni del corso tenuto dal docente – racconta Eleonora che ha sostenuto l’ultimo degli esami per laurearsi alla facoltà di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma – ho potuto prepararmi all’esame in maniera molto agevole, semplicemente guardando la lezione e tornando indietro se non mi era chiaro qualcosa. Dopodiché per l’esame il professore ci ha dato un link per accedere alla videoconferenza pubblica dell’esame, in modo da ascoltare quelli che venivano interrogati prima, e uno cui collegarci in privato quando veniva chiamata la singola matricola. A quel punto quando ho sentito il mio numero ho esibito la carta d’identità per l’identificazione e con il cellulare ho inquadrato la stanza e la scrivania su cui era possibile tenere solo un foglio bianco e la penna con cui scrivere gli esercizi. Durante l’esame il professore ha chiesto a noi tutti la condivisione dello schermo per evitare che ci fossero foglietti con appunti e ci ha raccomandato di tenere sempre le mani in bella vista. Il professore poi era affiancato da un collega che però non interveniva ma controllava che lo sguardo fosse sempre nella telecamera. Tra una cosa e l’altra l’esame è durato poco più di un’ora dopodiché i docenti si scollegavano per decidere il voto e si ricollegavano per comunicarlo e chiederne l’accettazione nel qual caso poi dovevi copiare un testo che ti davano e spedirlo per la verbalizzazione. Nel complesso mi son trovata bene, è stato tutto molto chiaro; credo che le complicazioni del fare un esame in via telematica siano più per il professore che per noi, anzi il fatto di trovarti il docente al di là di uno schermo e non davanti, in qualche modo diminuisce l’ansia”. 

“Allo scoppio dell’emergenza la priorità dell’Ateneo è stata quella di non interrompere le lezioni, – spiega Enrico iscritto al secondo anno della facoltà di Informatica dell’Università di Udine – in realtà da noi la maggior parte degli studenti non ha fatto ancora esami on line, li ha sostenuti solo chi come me era iscritto nell’ultima settimana di febbraio e per conseguenza del Covid è slittato di qualche settimana. L’esame che ho sostenuto è stato orale, non prevedeva parti scritte e l’ho fatto collegandomi ad un link di Teams, un’applicazione di Microsoft che si usa molto anche per fare le lezioni. Fatto sta che anzitutto si è proceduto per l’identificazione quindi, quando ho sentito fare il mio nome e cognome ho esibito il mio tesserino universitario attraverso un account personale; dopodiché con modalità di schermo condiviso, il professore ha iniziato con le domande mostrandomi talvolta degli slide di cui dovevo dare spiegazione fissando sempre la telecamera. In realtà non mi è sembrato molto differente dagli esami precedenti forse perché l’Ateneo ha dato linee guida molto precise sullo svolgimento degli esami online, lasciando poi a ciascun singolo dipartimento facoltà di adeguarvisi secondo i propri fabbisogni. Credo che quelli che oggi abbiano maggiori difficoltà siano i miei colleghi iscritti a corsi che prevedano parti laboratoriali oltre naturalmente a tutti quelli che vivendo nella provincia di Udine paghino le conseguenze di un territorio articolato dove  il segnale della rete è interrotto dalla presenza di montagne che impediscono una connessione stabile”.  

“L’esame di Microbiologia che ho sostenuto – racconta Francesca iscritta al secondo anno di Medicina all’Università di Tor Vergata a Roma – è diviso in tre parti e di solito si sostiene in un solo giorno; in questo caso è stato suddiviso in tre diverse giornate. Poiché eravamo circa 50 iscritti siamo stati divisi su Teams in gruppi da dieci tra cinque professori che ci hanno interrogato ad uno ad uno, per cui ho passato tre giorni chiusa dentro la mia cameretta ad ascoltare gli esami degli altri con microfono e telecamera chiusi, aprendoli solo quando sentivo fare il mio nome e cognome per rispondere all’interrogazione. Diciamo che, seppure tutto sia andato bene, ho provato una certa ansia, sicuramente diversa da quella che provi quando dai un’ esame all’università, perché in fondo qui stai a casa tua, nel tuo ambiente ma comunque una certa tensione legata al pensiero che magari la wifi sia lenta o si interrompa proprio mentre sei interrogato. Per qualche settimana nessuno di noi capiva se e come avrebbe potuto fare gli esami invece per fortuna la piattaforma ha funzionato benissimo anche se è stato davvero strano svegliarmi la mattina e fare l’esame dalla mia camera!”.

“La Professoressa ci ha fornito un link al quale accedere attraverso l’email istituzionale – spiega Riccardo iscritto al terzo anno di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma – il link rimandava alla piattaforma Meet dove tu ti trovavi in una sorta di sala d’attesa da cui far richiesta per entrare nella conversazione e vedere se il docente era già impegnato in un colloquio oppure era disponibile. Una volta che la Professoressa accettava la conversazione, si avviava l’interrogazione con regolare comunicazione video ed audio: anzitutto la fase di riconoscimento con l’esibizione della carta d’identità, poi l’avvio dell’interrogazione e al termine la comunicazione del voto con la regolarizzazione della trascrizione. Il fatto di trovarti all’interno della tua camera ti agevola perché ti trovi nella tua zona di confort. Quello che mi è mancato è stato il faccia a faccia, il guardarsi negli occhi col docente, quel contatto visivo da cui chi è interrogato capisce tutto. E’ stato come guardare senza essere visto, una strana sensazione. Mancando questo è finita prima l’adrenalina che tiene alto l’esame e che spinge anche a concentrarsi di più. Noi siamo stati abituati a utilizzare la via telematica per contattare gli amici, i conoscenti e svolgere qualcosa di importante come un esame attraverso un mezzo virtuale, ha inficiato la serietà del confronto. Usiamo i mezzi multimediali per fuggire dalla realtà invece questa volta, la realtà come la serietà di un esame, si è resa multimediale”. 

Condividi Su:
La coscienza del bur
Cinecittà World ria

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO