Urban homestead: Vivere in una fattoria urbana


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È il concetto di un’esistenza equilibrata e in armonia con la terra. Justin Dervaes ci spiega la filosofia di questo modo di vivere

di Marisa Iacopino

“Non aspettare che gli altri cambino, cambia te stesso”. E’ questo il pensiero da cui nasce la Urban Homestead, progetto della famiglia Dervaes, che ha compiuto una piccola rivoluzione attraverso la trasformazione d’un giardino di città in un modello di fattoria urbana ecosostenibile. Justin, il portavoce, ha risposto con entusiasmo alle nostre domande.

Com’è iniziata quest’avventura?

“Eravamo una famiglia di 4 persone, padre e tre figli, Anais, Jordanne ed io, fino a quando nostro padre e fondatore, Jules Dervaes Jr., muore nel dicembre 2016. Ora dirigiamo noi l’Urban Homestead”.

Vi occupate di agricoltura e allevamento di animali da cortile a Pasadena, in un’area geografica che dista poche decine di minuti da Los Angeles. Come coniugate il vostro lavoro con il ritmo frenetico della città? 

“Gestire un senso naturale e lento della vita in città è una sfida che deve essere mantenuta ogni giorno. La nostra fattoria esiste secondo la scelta precisa di stare appena un passo lontano dall’ambiente frenetico. Non è solo un’impresa familiare ‘fatta in casa’, ma anche uno stile di vita consapevole e sostenibile. Sentiamo con forza che dobbiamo attenerci ai nostri principi morali per prendere decisioni aziendali che rispettino lo spirito di sostenibilità. Vendiamo prodotti biologici alla comunità da oltre 25 anni. Di recente abbiamo dovuto sopportare la morte di nostro padre, ma ci impegniamo a portare avanti l’azienda secondo il suo volere”.

Il vostro primo approccio con attività di questo tipo inizia in Nuova Zelanda. Perché in seguito siete tornati negli USA? 

Durante il ‘Movimento di ritorno alla terra’, negli anni ’70, nostro padre emigra in Nuova Zelanda; in una fattoria pianta il suo primo orto, ha polli e capre e inizia l’attività di apicoltura. Dopo la nascita di Anais, la prima figlia, per motivi familiari si trasferisce in Florida, dove continua le coltivazioni, alleva le api e tiene una capra da latte. La Nuova Zelanda era un ambiente ‘agrario’ più adatto all’homesteading (autosufficienza domestica); il ritorno negli Stati Uniti fu però l’inizio della sua ricerca per apportare cambiamenti radicali in luoghi insoliti”.

Voi dite d’aver mutuato questa vita dalla cultura hippy. Da cosa vi sentivate costretti nella realtà della metropoli?

“Jules Dervaes scelse di venire a Pasadena, in California, per frequentare un college di teologia ed è per questo che siamo finiti nell’area di Los Angeles. Doveva essere un trasferimento temporaneo, ma le circostanze ci hanno tenuti qui, dove abbiamo mantenuto il nostro stile di vita. Nostro padre cercava di fare quello che poteva nel luogo in cui si trovava – sfamare la famiglia vivendo in modo sostenibile su un piccolo pezzo di terra. Credeva che fosse una sfida ripensare alla vita in città; una rivoluzione che diventava ‘una via verso la libertà”.

Come si opera in un appezzamento di appena 400 metri quadrati?

“Si tratta di giardinaggio a letti rialzati. Abbiamo quaranta letti sul retro dove coltiviamo una grande varietà di verdure. E poi usiamo tralicci; negli spazi urbani ristretti, la coltivazione verticale è essenziale, aiuta a massimizzare lo spazio. Il prodotto più popolare è un mix di insalate che viene raccolto a mano. Durante l’anno, e a seconda delle stagioni, coltiviamo oltre quattrocento piante, diversi tipi di erbe aromatiche, verdure e fiori commestibili”.

E cosa ne fate degli animali, visto che siete vegetariani?

“Sono considerati animali domestici della famiglia; li trattiamo con amore e rispetto, non li mangiamo. Oltre alla produzione di latte, uova, miele, arricchiscono il suolo con il loro ricco letame che ‘chiude il cerchio’ nella nostra fattoria urbana”.

L’attività imprenditoriale vi permette anche di avviare rapporti di buon vicinato che preludono a una condivisione di emozioni oltre che all’offerta di prodotti…

“Certo! Oltre alla crescita di cibo, sta crescendo anche la comunità con i nostri potluck (piatti condivisi), cene in fattoria, laboratori di sensibilizzazione. Ci sforziamo di farlo in tutto il mondo attraverso il nostro sito web e il podcast. Condividiamo con la comunità le nostre capacità e i servizi. Inoltre, bambini e scolaresche vengono spesso a visitarci”.

Un’attività produttiva come questa, che genera autosufficienza alimentare e reddito, credi che possa essere la vera sfida del futuro?

“Sì, l’Urban Homestead è conosciuta nel mondo come paradigma riproducibile di agricoltura urbana sostenibile. Questa scelta è più rilevante che mai. Nostro padre iniziò una rivoluzione che viene emulata in molti paesi. Tante persone ci raccontano di aver cambiato vita grazie alla Urban Homestead”.

Un motto per chiudere…

“Jules Dervaes ha dichiarato: ‘Nella nostra società, coltivare da soli il cibo è diventato il più radicale degli atti. È veramente l’unica protesta efficace, quella che può  e distruggerà i poteri aziendali. Lavorare in armonia con la natura, è la cosa essenziale per cambiare il mondo: tramite questo processo, noi cambiamo noi stessi!’”.


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