Valerio Di Benedetto: “Vi presento Valerio”


    valerio di benedetto 1 - foto riccardo riande

E’ il protagonista di “Spaghetti Story”, opera prima del regista Ciro De Caro. Un film indipendente che sta riscuotendo grossi consensi. Presto lo vedremo nella serie “Dylan Dog vittima degli eventi”

di Alessandro Cerreoni

Chi l’ha detto che il cinema indipendente è un cinema da serie B? Da quando è nato GP Magazine abbiamo visto tanti film “indipendenti” e fuori dal grande giro della distribuzione. Ebbene possiamo dire che è un cinema di qualità. Ben fatto e ben curato. Realizzato con estrema professionalità e bravura e che racconta delle belle storie, migliori anche di quei film tanto pubblicizzati, distribuiti nelle multisale, la cui sceneggiatura viene scritta attorno agli attori di punta e quindi priva di “ciccia”. Il cinema indipendente è diverso. E’ il vero cinema. E’ più vero. E’ quello che piace al pubblico, ormai stanco di vedere le solite facce e i soliti copioni.
“Spaghetti Story” è un bel film ed è una bella storia. Dal 19 dicembre riscuote consensi e apprezzamenti tra coloro (tanti) che lo hanno visto. Valerio Di Benedetto è uno dei protagonisti di questa opera firmata Ciro De Caro. Interpreta Valerio, un giovane che sogna di diventare attore e che si scontra con la realtà e con le persone che gli sono attorno, che cercano in tutti i modi di riportarlo con i piedi a terra allontanandolo da questo sogno “pericoloso”.
Valerio, la tua carriera nasce sulle “tavole” del teatro, per proseguire in tv ed ora, da protagonista, sul grande schermo… Quali le emozioni di questo debutto?
“L’emozione è tanta, anche se, stranamente, non ci penso. Ancora non mi sembra  vero”.
Nel film “Spaghetti Story” interpreti il ruolo di Valerio. Parlaci del tuo personaggio.
“È un giovane attore che prova a fare questo mestiere, ma si arrangia con lavori saltuari per sbarcare il lunario e arrivare a fine mese, nell’attesa della grande occasione. Non scende mai a compromessi e la sua ideologia spesso lo ingabbia e lo limita. È totalitario. Per lui è bianco o nero”.
Come è stato lavorare con Ciro De Caro?
“Lavorare con Ciro, come con tutti quelli che ‘sanno’ dirigere gli attori e che hanno le idee chiare, è sempre uno stimolo e un’occasione di crescita, sia artistica che umana. Con Ciro avevo già fatto precedentemente tre cortometraggi (“Salame Milanese – La Serie”) e uno spot, quindi sul set di ‘Spaghetti Story’ lui sapeva perfettamente cosa chiedermi, e come indirizzarmi per ottenere quello che la scena stessa richiedeva”.
Con quale regista ti piacerebbe lavorare?
“Ce ne sono talmente tanti, ma se proprio devo citarne uno, Gabriele Salvatores. La sua ‘trilogia della fuga’ (‘Marrakech Express’, ‘Turné’, ‘Mediterraneo’) è carica di quella malinconia e bellezza che non mi stanco mai di guardare!”.
Hai un ruolo che vorresti interpretare particolarmente?
“No, non ce n’è uno in particolare. Mi piacciono molto le produzioni in costume, che siano anni ’50, ’60 o ’70 o addirittura nei secoli passati. Quindi, diciamo che mi piacerebbe più vivere un contesto di questo tipo, che un ruolo specifico”.
Quale consiglio daresti a un giovane che vorrebbe entrare nel mondo dello spettacolo?
“Quello che posso consigliare, con la mia brevissima esperienza, è innanzitutto una formazione di base. Senza quella non credo si possa fare nulla, come in tutti i mestieri. E poi osare, con umiltà e coraggio e vedere gli ostacoli e i problemi che questo ambiente può presentarti, come un’occasione di crescita e non come muri invalicabili”.
Un tuo sogno nel cassetto?
“Meglio tirarlo fuori dal cassetto questo sogno, almeno prende aria e inizia a vivere.  Ci sono tanti progetti, idee, ma senza troppe aspettative. Sarebbe un vero traguardo già vivere facendo questo mestiere, senza dover arrangiarsi con altro, come fa il mio personaggio nel film. Credo che il segreto sia perseverare, senza farsi intimidire dai risultati, spesso poco soddisfacenti, ma continuare, con la consapevolezza del proprio obiettivo. Ogni tanto mi rileggo questa frase di Daisaku Ikeda ‘un sogno senza l’azione è un’illusione’ ”.
Attualmente sei protagonista nella realizzazione della serie “Dylan Dog vittima degli eventi”, parlaci di questo progetto.
“Avremo modo per parlare di ‘Dylan Dog vittima degli eventi’, anche perché prima di fine marzo non si vedrà nulla. Una cosa però ci tengo a dirla: sia ‘Spaghetti Story’ che ‘Dylan Dog’, per quanto diametralmente opposti per genere e stile, sono figli della stessa esigenza. Due produzioni che nascono dal basso e che indicano la voglia di un cambiamento culturale, forte, di qualcosa di nuovo. Almeno, io la leggo in questo modo. E mi piace pensarla così”.


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