Vinicio Marchioni: Gentile, umile e bravo


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Il curriculum di Vinicio Marchioni è ricco. Come ricca è stata la chiacchierata che abbiamo avuto tra le strade di Tivoli. Appena uscito da un incontro con i ragazzi della scuola Beat Generation, Vinicio mi ha accolto con enorme semplicità e l’intervista è partita condita da tanti argomenti diversi.

di Simone Mori

Nel frattempo non si risparmiava nel rilasciare autografi e foto ai tanti fans. Ho avuto occasione di conoscere così un artista che ama il suo mestiere e che con gentilezza e umiltà si è fatto conoscere in questo nostro scambio di battute.

Cosa pensi di della scuola Beat Generation di Tivoli? 

“È stata la mia prima volta in una scuola di teatro, di danza, insomma una scuola che insegna e produce arte. Sono stato invitato da Max Malatesta che è il direttore artistico  del Beat. Un varo amico e un collega bravissimo. Devo dire che è una realtà bellissima. È incredibile l’entusiasmo che ho visto oggi, il tipo di movimento che c’è intorno a questa scuola e in un centro come Tivoli, avere una realtà così con professionisti seri e preparati che insegnano è qualcosa di veramente molto importante anche perché l’arte diventa anche un centro di aggregazione”.

Quanto è importante per te che ormai sei diventato un attore affermato, aiutare i giovani in un momento storico che li vede in difficoltà culturale e sociale tramite incontri formativi come quello avuto nella scuola tiburtina?

“È fondamentale ed è per questo che voglio sottolineare quanto straordinaria sia questa scuola Beat Generation. Ci sono bambini dai 4 anni in su che con un entusiasmo  si affacciano all’arte. Avete una bellissima realtà a Tivoli e grandi insegnanti pronti a dare il loro contributo”.

Vinicio, raccontaci l’emozione che hai avuto quando è arrivato il successo stratosferico della serie tv “Romanzo Criminale”.  Ci sono state anche polemiche perché si pensava potesse arrivare un messaggio troppo violento da questo prodotto.

“È arrivata un’esplosione di successo che mi ha colto impreparato. Si impara piano piano ad ammortizzarlo, a viverlo e a conviverci. Bisogna essere preparati sia nel bene che nel male.  Riguardo al messaggio che qualcuno ha voluto far passare riguardo alla possibilità che i giovani potessero emulare le gesta dei protagonisti di Romanzo Criminale, devo dire che dipende tutto dai filtri che uno ha per scegliere.  Un conto è mettersi una maglietta con il personaggio della serie, un conto andare in giro con pistola o coltello. Lì non è colpa della fiction. Bisogna che ognuno si prenda le proprie responsabilità: Le famiglie, la scuola, la società . In ogni caso viviamo tempi violenti e dobbiamo rintracciare i veri valori. Tornando ad essere in auge quelli, i miti negativi spariranno”.

Dopo questo boom, è arrivato il cinema, il teatro, ancora tanta fiction in tv. Addirittura Woody Allen!

“ ‘To Rome with Love’ mi ha permesso di trovarmi di fronte un mostro sacro come Woody Allen. La mia era poco più di una comparsa. Ho conosciuto anche Roberto Benigni che mi ha fatto i complimenti per la mia parte nel film 20 Sigarette. È stato un onore perché erano complimenti sinceri e ragionati sulla mia interpretazione”.

In questi giorni è uscito al cinema Third Person, film che ti ha visto lavorare con i premi Oscar Paul Haggis e Adrien Brody e altre stelle internazionali. Che esperienza è stata?

“Finalmente dopo tanto tempo è uscito. Sono molto felice di questo film. Essere diretto da Haggis e lavorare accanto a Brody ti permette di captare segreti e imparare molto. Vi invito a vederlo nelle sale perché ne vale la pena. La storia è intensa e particolare. Non aggiungo altro”.

Poche settimane fa è andata in onda “L’Oriana”,  un miniserie Tv sulla vita di Oriana Fallaci con Vittoria Puccini. Tu hai vestito i panni di Alexandros Panagulis, il rivoluzionario greco grande amore della Fallaci. 

! ‘L’Oriana’ è stata un’esperienza difficile e nel contempo una bella sfida. Scoprire un personaggio così controverso ma così  forte  ti impegna tanto. Un prodotto come questo deve permettere allo spettatore di iniziare solamente a farsi un’idea sulla Fallaci. Sta poi ad ognuno di noi approfondire questa figura,grande madrina della libertà  intellettuale. Le critiche poi ci saranno sempre”.

Ti senti uno dei migliori attori del nostro panorama cinematografico? Insomma di te si parla quasi sempre in maniera eccelsa.

“Non mi sento il migliore. Mi sento un attore che ad ogni  ciak  deve dimostrare di essere all’ altezza del ruolo che gli è stato affidato. Certo mi fa piacere ricevere complimenti ma il mio pensiero primario é che un attore scrive sempre sulla sabbia: una volta che passa l’onda devi riscrivere rutto. Un attore non deve mai perdere il contatto con la realtà. Amo incontrare ed interagire con le persone anche se un po’ di privacy non guasta mai, perché sono un essere umano come tutti”.

Il mondo della fiction è spesso troppo simile a se stesso. Sempre i soliti temi e spesso sempre gli stessi attori. Perché?

“È un discorso complicato. La voglia di affrontare nuovi temi c’è, ma la crisi che ha colto il mondo dello spettacolo quasi obbliga i produttori ad andare sul prodotto sicuro e alla scelta dei soliti nomi. Dovremmo prendere spunto dalla Francia che investe in prodotti diversificati e con temi moderni e con attori anche sconosciuti”.

L’intervista termina qui perché Vinicio deve entrare al Teatro Giuseppetti. Sta per iniziare “La Gatta Sul Tetto Che Scotta”. Lo terrà impegnato in giro per l’Italia fino alla fine del mese di aprile.

“Sto lavorando spesso con Vittoria Puccini, professionista e lavoratrice infaticabile. Siamo a teatro con la ‘Gatta Sul Tetto Che Scotta’ e mi trovo in grande sintonia con lei”.


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