06/25/2022
HomeCulturaViviana Picchiarelli: “Prima del buio in sala”

Viviana Picchiarelli: “Prima del buio in sala”

di Francesco Fusco –

Scrittrice umbra e autrice del romanzo “Prima del buio in sala” edito da Bertoni Editore. Vincitrice di uno dei contest settimanali della gara dei racconti di Rai Radio1 Plot Machine edizione 2017

Quando hai capito di voler scrivere il primo romanzo?

“In realtà mi è stato chiesto dai lettori di una mia antologia di racconti, pubblicata nel 2012, perché erano curiosi di sapere come sarebbe proseguita la vicenda tra i due protagonisti di una delle dieci storie raccontate. Da lì è nato il mio primo romanzo pubblicato da Bertoni Editore e ripubblicato qualche anno dopo da Newton Compton Editori ‘La locanda degli amori sospesi’”.

“Prima del buio in sala” è il tuo quarto libro… a chi ti sei ispirata?

“’Prima del buio in sala’ è un romanzo che racconta una storia all’apparenza semplice, che parla senza enfasi ma anche senza ingenuità e senza eufemismi, della complessità del vivere e delle luci e ombre dell’animo umano. Si tratta di un romanzo corale che abbraccia circa sessant’anni e i cui personaggi, in epoche e modalità differenti, sono legati a doppio filo alle sorti del CineMuse, luogo storico di aggregazione del capoluogo umbro. Qui, i personaggi sono mossi inconsapevolmente delle circostanze irrisolte di un passato condiviso che li metteranno di fronte alla necessità di fare tesoro degli errori, delle mancanze e di tutto ciò che ormai non può più essere recuperato. L’ispirazione alla base di questo romanzo è nata dalla volontà di ricreare su carta parte delle suggestioni legate a una sala cinematografica realmente esistente nel perugino, chiusa per anni e poi riaperta grazie a una cooperativa che ha dato vita a un vero e proprio progetto culturale partito dal basso e che abbraccia cinema, arte, musica, editoria e momenti di convivialità arricchiti da aperitivi e thè letterari. Il tutto in un ambiente che strizza l’occhio agli arredi del passato e che mescola sapientemente il vecchio e il nuovo. Da tempo volevo raccontare qualcosa che avesse a che fare con il mondo del cinema e quella sala, in particolare, mi aveva da sempre incuriosita e affascinata, per cui ho fatto in modo che nella mia storia assumesse un ruolo cardine: attore e spettatore delle vite dei personaggi”.

Che temi hai trattato nel tuo romanzo e soprattutto cosa c’è di diverso dalle altre tue opere?

“La malattia come occasione di rinascita; la famiglia che soffoca, da cui si scappa e a cui si torna, sebbene certi legami non possano più essere recuperati; le occasioni irrimediabilmente perse da cui, però ripartire facendo tesoro degli errori commessi; l’improvvisazione propria del jazz e la frammentarietà dell’esperienza umana raccontata nel cinema come metafore della complessità e delle contraddizioni del vivere. Rispetto agli altri miei romanzi, qui l’attenzione è focalizzata sugli aspetti psicologici dei personaggi e la vicenda raccontata è, almeno in apparenza, meno possibilista riguardo alle seconde occasioni, tematica che, invece, è sempre stata molto presente nelle mie storie”.

Perché il titolo “Prima del buio in sala”?

“Il titolo è arrivato praticamente a fine stesura. Cercavo qualcosa che raccontasse la filosofia di vita di uno dei personaggi principali, il proiezionista Pietro, e che fosse allo stesso tempo spunto di riflessione per i lettori. Cosa succede prima del buio in sala? Per Pietro è il momento in cui si è sul punto di dare vita alla magia della proiezione, forse una delle fasi più importanti del rito della proiezione stessa, almeno fino a qualche decennio fa, e che per lui ha la stessa importanza del respirare. È quella la sua vita, l’unica che è stato in grado di vivere.  E cosa potrebbe voler dire, invece, per i lettori? L’attimo che precede il salto nel buio prima di una scelta di vita? Mi piace pensare che ciascuno possa leggervi il senso che maggiormente gli appartiene”.

Hai pubblicato due libri per Newton Compton “La locanda degli amori sospesi” (2018) e “Il giardino della locanda dei libri” (2019). Di cosa parlano?

“Si tratta di una dilogia il cui filo conduttore è ‘La locanda dei libri’, un casale che si affaccia sulle sponde del lago Trasimeno, luogo diventato un punto di riferimento per scrittori in cerca di ispirazione e per lettori incuriositi da quella struttura dagli echi provenzali e le cui proprietarie, Matilde ed Emma, due donne mature legate da un’amicizia forte e leale, sono il cardine attorno cui ruotano i personaggi che lì si troveranno a cercarsi, sfuggirsi e riavvicinarsi. È l’amore in ogni sua declinazione a essere raccontato: quello accarezzato in gioventù che torna dal passato grazie alla complicità di un libro; quello travolgente che sembra scardinare ogni logica e che è figlio di uno strano gioco del destino; quello delicato della maturità che aggiunge al sentimento la giusta di dose di saggezza e disincanto; quello che irrompe proprio quando si credeva che tutto fosse ormai già stato scritto; quello conflittuale e irrisolto tra genitori e figli”.

Che rapporto hai con la scrittura?

“Voglio rispondere con un mio post pubblicato su Facebook nel 2019: ‘La scrittura è una donna dalla bellezza ruvida e imperfetta. Può condurti alla follia, quando non si limita a farti sentire in difetto. Avere a che fare con lei significa mettersi in ombra e lasciarle il palcoscenico. Ci provi a prenderne le distanze, se realizzi di non poterle tenere testa. Talvolta ti illudi di poterla governare, molto più spesso ti ritrovi a farle una corte spietata. Non sai mai cosa ti riservi e neanche cosa ti tolga, eppure ogni volta ti accarezza, ti seduce e tutto ricomincia’”.

Quali sono gli autori che maggiormente hanno inciso sulla tua scrittura e sul genere di storie che racconti?

“Senza dubbio Isabel Allende e Marcela Serrano. Più di recente, Cristina López Barrio e Guadalupe Nettel. Sul fronte italiano, Sveva Casati Modignani, ovviamente, e poi Sara Rattaro, Elisabetta Bricca, Valentina D’Urbano e Maria Pia Romano”.

Quali saranno i tuoi progetti futuri?

“Sto ragionando su una storia in cui raccontare di arte e vecchie stazioni ferroviarie. Il progetto è ancora in fase embrionale, ma sto raccogliendo le idee e spero di iniziare a lavorarci il prima possibile”.

Condividi Su:
Ragnar Holm: Luce e
Alessandro Sbrogiò:

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO