Walter Lazzarin: Una strada e una macchina da scrivere


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Una casa popolata da alberi, da palazzi, semafori, automobili che sfrecciano,  che s’arrestano. Da persone che passeggiano, corrono, si fermano. E stanze senza pareti, senza porte, né finestre. Questo spazio d’eccezione è la strada, “la vera casa dell’uomo…” per dirla con Bruce Chatwin, secondo il quale “La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.” Tutto ciò deve ben sapere Walter Lazzarin,  filosofo e scrittore che dal 2015 gira l’Italia con la sua macchina da scrivere, eleggendo a proprio studio la strada, luogo dai contorni indefiniti.

di Marisa Iacopino

Lo abbiamo incontrato sul marciapiede di una zona semicentrale della città, in un giorno di fine estate.

“Sono Walter Lazzarin. Nato a Padova e cresciuto a Rovigo, adesso vivo a Roma. Morirò? In attesa di scoprirlo, scrivo”.

Hai esordito ventinovenne con “A volte un bacio”, per poi promuovere i tuoi libri per le vie d’Italia e partecipare a programmi televisivi. Cosa insegui, o cosa vuoi consegnare alla gente con quest’idea originale di scrittore che incontra i suoi lettori per strada?

“Inseguo una vita in cui passione e professione coincidono, e alla gente del mio progetto piace soprattutto questo”.

È stato per sfuggire alla carriera di filosofo e storico precario che sei diventato “scrittore per strada”?

“È stato per rivoluzionare la mia vita”.

Da una laurea in Economia a una in Filosofia. Un ravvedimento di chi credeva nello sviluppo positivo di una  società fondata sullo scientismo tecnologico, e ha poi virato verso il più consolante storicismo umanistico? 

“No, per me tecnologia e arte si ispirano a vicenda, così come la scienza e le materie umanistiche. Trovo limitate le persone che sanno citare Dante ma non hanno idea di come si risolva un’equazione. Come si coniuga la cultura classica con il presente ipertecnologico in uno scrittore per strada? Uso una macchina da scrivere, ma accanto a me ho sempre il Kindle. Uso Facebook e Instagram ma le mie prime stesure sono sempre a mano”.

Come filosofo, non trovi che l’informazione di massa sia molto spesso disinformazione della massa?

“Trovo che il problema stia nell’educazione della massa. Il sistema scolastico, in particolare quello italiano, è in ritardo rispetto al presente. E genera individui non in grado di comprendere e produrre un ragionamento logico. Sarebbe utile rendere obbligatoria la filosofia, in ogni istituto, presentandola magari in una forma ludica già a partire dalle classi elementari e medie”.

Il tuo impegno anche in ambito teatrale e musicale. E poi i tautogrammi, giochi linguistici in forma poetica. Che valore ha, secondo te, la poesia in questi tempi dominati dal cinismo?

“Ehm… In realtà a me la poesia non piace. E i tautogrammi per me sono prosa, sono narrativa sotto forma di gioco linguistico. E sono cinico. Perciò mi correggo: non è che non mi piaccia, no, la poesia la odio proprio”.

Dal 2015 giochi nella Nazionale scrittori. Ritieni che tra i tuoi colleghi ci sia più solidarietà o più rivalità?

“In generale, dipende dai casi. In particolare tra noi scrittori sportivi, ovviamente, prevale la solidarietà. Hai coronato il tuo sogno di scrivere per strada”.

Cosa stai scrivendo in questo momento, e quali altri sogni vorresti che si realizzassero presto?

“A breve uscirà una raccolta di tautogrammi per bambini e adulti coccolosi. Poi ho finito un nuovo romanzo e vedremo che fine farà. L’obiettivo è di campare di sola scrittura!”.

Vuoi regalarci, per concludere questa breve ma intensa chiacchierata, uno dei tuoi tautogrammi?

“Cara compagna, confesso:

canto col cuore commosso;

concedimi cinque carezze,

così capirò con chiarezza

come campa chi canta contento”.

Walter Lazzarin odierà pure la poesia, ma di certo questo giovane dall’aria gentile ama l’ironia. Si considera cinico, e poi lungo il ciglio d’un marciapiede, dove s’ode il ticchettio della sua Olivetti,  si sofferma a parlare affabilmente con i viandanti. Declama tautogrammi (componimenti che iniziano tutti con la stessa lettera), regala racconti dalle fabule giocose a chiunque voglia, anche solo per qualche istante,  arrestare i propri passi sulla strada di casa, in quel viaggio sorprendente che è la vita.


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