Zephiro, a voi il Giappone


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Claudio Desideri, Claudio Todesco e Leonardo Sentinelli sono gli Zephiro, gruppo del panorama underground romano da vari anni. Adesso hanno dato alla luce nuove interessanti produzioni. Sono molto famosi nel Sol Levante

di Silvia Giansanti

Incontriamo una band che ha saputo far parlare di sé persino in Giappone e il cui nome è forte e ricercato. Gli Zephiro sono cresciuti artisticamente a Roma e dopo alcuni cambi di formazione e contaminazioni di genere, hanno raggiunto nel 2012 la line up attuale. Desideri è alla voce e al basso, Todesco alla chitarra e Sentinelli alla batteria. Vantano un’intensa attività live. Può un gruppo made in Italy avere seguito anche in Giappone e in America? La risposta è sì!

Da dove nasce l’esigenza di formare un gruppo e a chi è venuta principalmente l’idea?

(Claudio Desideri) “L’arte è una pulsione interna che esige una via d’uscita. Per un musicista questa valvola può trovare il suo sfogo nella semplice composizione di brani che talvolta rimangono in un cassetto oppure può dar vita ad una band con cui condividere la propria arte. Il secondo è assolutamente il nostro caso. Immergere reciprocamente le proprie creazioni nei colori dell’altro, fa assumere ai brani sfumature che non sarebbero potute esistere altrimenti, è questo il bello di mettersi in gioco in una band”.

La scelta del nome Zephiro?

(Claudio Desideri) “Crediamo molto che il nome di una band debba essere impattante e al contempo racchiudere un concetto. Personalmente apprezzo molto la scelta dell’uso di una parola singola e forte. In più Zephiro è un vento che porta la primavera, può cullare ma può anche essere devastante. Il merito della scelta va a Claudio Todesco, co-fondatore della band”.

Quando avete iniziato a destare curiosità tra la gente?

(Claudio Todesco) “La curiosità è avvenuta di pari passo con i primi live che sono diventati via via sempre più assidui. In termini di feedback positivi, dei momenti molto importanti sono stati segnati dalle aperture dei live di Carl Palmer, dei Diaframma e di Riccardo Sinigallia. Inoltre i tre tour in terra nipponica hanno dato risalto al nome della band tanto che tutt’ora quando diciamo il nostro nome, la gente ci risponde ‘Ah sì, la band italiana che suona in Giappone’!”.

Qual è il vostro obiettivo?

(Leonardo Sentinelli) “Troppo facile rispondere di diventare famosi e troppo ipocrita affermare di ripudiare questa ipotesi. Crediamo che la vita di un artista, come per le band, debba essere una devozione totale alla creazione. Da che mondo è mondo, gli artisti hanno influenzato la vita di tutti i giorni cambiando mode, sconvolgendo regole e proponendo un’alternativa ai clichè. Avete presente quella sensazione che passa attraverso la schiena, quando sentite una bella canzone che vi emoziona e vi da quella specie di speranza, quando tutto diventa possibile? Ecco, infondere un’emozione così nell’anima di chi ci ascolta è già un ottimo obiettivo, non credete?”.

L’esperienza più importante avuta finora e perché.

(Claudio Todesco) “Ogni esperienza ha la sua particolare rilevanza a livello umano e professionale. Senza dubbio i tour in Giappone e a New York hanno segnato una grande tappa in tal senso. E’ davvero interessante notare e godere delle differenze d’approccio del pubblico ai live tra queste due culture. In Giappone c’è grande voglia di divertirsi e lo sanno fare ma sempre con la tenera compostezza che contraddistingue il popolo nipponico. Anche il pubblico americano sa come divertirsi, ma è anche molto attento al sound della band, il livello tecnico dei musicisti è molto alto ed è stato un ottimo banco di prova per noi”.

Ci sono stati miti che vi hanno ispirato e aiutato nel vostro percorso?

(Claudio Todesco) “Traiamo ispirazione dalla new wave, genere al centro dei nostri gusti musicali e le sue varie ramificazioni degli anni ’80. Potremmo citare tanti artisti, ma ci limitiamo a menzionare i grandi U2, Tears for Fears, Depeche Mode, The Cure, Ultravox, Sad Lovers and Giants. Tra gli artisti contemporanei apprezziamo molto The Editors, Interpol e White Lies”.

Un solo nome tra le recenti pubblicazioni: Amelia. Il perché di questo omaggio?

(Claudio Desideri) “Durante la nascita dei brani, come per la scrittura dei testi, assecondiamo il destino del nostro nome. Ci facciamo trasportare dal vento dell’ispirazione che può portarci nel deserto del Catai o farci ritrovare dentro un aereo. Da qui l’idea di parlare di un viaggio attorno al globo e quale migliore occasione per tributare l’impresa, purtroppo finita in tragedia, di Amelia Earhart, famosa aviatrice nonché icona degli anni ‘30”.

Un altro brano che avete rilasciato di recente è “Crisalide”. Per caso è in atto qualche metamorfosi?

(Claudio Desideri) “Tutto si trasforma, come citiamo nel testo della canzone, quindi chi lo sa…E’ una metamorfosi a monte e quindi poco percepibile. Stiamo intraprendendo una strada stilistica ben precisa che è quella della new wave, genere prettamente britannico, ma nel nostro caso con l’uso della lingua italiana. Questo percorso è fatto di continui mutamenti necessari per camminare nel modo più naturale possibile”.

Per concludere, diamo uno sguardo ai vostri futuri impegni e concerti.

(Claudio Desideri) “Ci sono dei progetti in vista, ma da bravi italiani schiavi della scaramanzia non sveliamo nulla. Ultimamente siamo stati molto impegnati con la pubblicazione dei due video girati in Islanda ed abbiamo lavorato a stretto contatto con Federico Toraldo, abilissimo regista a cui va tutta la nostra stima. Attualmente stiamo ultimando il missaggio del disco di prossima uscita. A tal proposito ci teniamo a ringraziare Fabrizio Simoncioni, professionista assoluto, nonché ingegnere del suono per artisti come Litfiba, Negrita, Ligabue e tanti altri”.

 

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