07/22/2024
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Barbara Cremaschi: “Il rapporto con gli animali è una chiave per rivelare quanto cela l’animo umano”

di Francesca Ghezzani –

La scrittrice Barbara Cremaschi è tornata in libreria con “L’anagramma della stella”, per la casa editrice Il Prato e la collana Le Meleagrine. In questo suo secondo libro l’autrice intreccia realtà a fantasia, perché è convinta che la vita porti sempre con sé un po’ di magia, se solo glielo si permette.

Barbara, con questo nuovo libro hai sorpreso i tuoi lettori e le tue lettrici con qualcosa di diverso o troviamo delle analogie con la precedente produzione letteraria?

“L’analogia è chiara: anche in questo libro gli animali sono tra i protagonisti, ma ho abbandonato il punto di vista ironico di queste creature su noi umani per descrivere, partendo dalla loro presenza o dalle loro vicende, situazioni quotidiane o straordinarie come fossero dei quadri. La solitudine di una donna anziana, il bisogno di prendersi cura degli altri che diventa terapia per noi stessi, la forza del gruppo, il rispetto per i deboli, la prepotenza della spavalderia. Ho avuto modo di toccare temi a me cari come la bellezza della natura che ci circonda, o la difficoltà per una donna di lavorare in ambiti prettamente maschili. Mi sono divertita a dare spazio alla fantasia per ribadire che siamo parti pulsanti di un unico sistema vivente”.  

Realtà, fantasia e magia: un bel trinomio a mio avviso già evocato nel titolo “L’anagramma della stella”. Sei d’accordo con me?

“Se prima parlavo di quadri, le tavolozze a cui potrei riferirmi sono quelle di Folon per la delicatezza, ma anche quelle di Magritte o Chagall per l’atmosfera onirica e surrealista che ho delineato in molti episodi. Il cielo, le costellazioni, i pianeti… sono il filo che unisce i racconti e il titolo di uno degli episodi, L’anagramma della stella appunto, mi è sembrato il più adatto a rappresentare il legame tra realtà e la leggerezza del sogno che ci trasporta verso la magia. A molti di noi capita che accadano cose inspiegabili e son convinta che talvolta dobbiamo abbandonare il tentativo di razionalizzare a ogni costo e abbandonarci a qualche apparente incantesimo, così come succede in “Valentina” il capitolo che chiude il libro”.

Sei affascinata dalla gente comune: cosa osservi di più delle persone?

“Ammetto che devo essere mentalmente predisposta, se sono di fretta o nervosa magari nemmeno mi accorgo di chi ho vicino. Invece in quei momenti vengo catturata dagli sconosciuti che incontro, in autobus, per strada, in una sala d’attesa, come se stessi guardando un film. Non osservo qualcosa in particolare: le smorfie del volto di una persona che parla al cellulare, l’abbigliamento che denota ricercatezza oppure indifferenza, il tono della voce, il modo di camminare possono essere indizi di una storia d’amore sul nascere, di una sofferenza, di un viaggio desiderato da tempo. Si possono immaginare caratteri e situazioni: su ognuno di noi si potrebbe scrivere un libro, siamo storie viventi, è questo che mi affascina”.

Ne “L’anagramma della stella” storie di animali si intrecciano a quelle di donne e di uomini, talvolta in un’atmosfera di sogno, altre volte di cruda realtà. Alla fine, quello che viene messo a nudo sembra proprio essere l’animo umano. Ci sono vincitori o vinti da quello che emerge? 

“Riflettendoci credo di non aver voluto classificare i vari personaggi come vincitori o vinti. In quest’epoca che ho sentito definire “ad alto tasso di testosterone”, dove bisogna emergere, esibire i muscoli, mettere in mostra trofei e titoli, si continuano a perdere peculiarità nascoste e a non dare modo a ogni essere di trovare il proprio talento e quindi la propria strada. Quello che vorrei mettere in luce è che ognuno ha diritto alla dignità. Dignità nel vivere, e anche di morire, perché anch’essa è parte della vita”.

In chiusura, ci sono nuovi progetti letterari in vista? 

“Sto cominciando un progetto che potrebbe sembrare frivolo, ma che ha dei risvolti psicologici interessanti e mi darà modo di parlare di realtà che ancora oggi si fatica a prendere in considerazione classificandole come bizzarrie. Mi piacerebbe dimostrare che la normalità ha tante facce, dipende da come la si guarda. Questa volta non scriverò di animali, anche se sicuramente almeno un gatto spunterà da qualche parte, magari affacciato a una finestra mentre osserva i soliti umani, e ancora una volta senza capire la ragione del loro continuo, troppo spesso sterile, agitarsi”.

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