GP Magazine giugno 2014



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Paola Maugeri: “La cucina vegana è rock”

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Formidabile il titolo “Las Vegans” e il modo di dare alcuni preziosi consigli, cercando di correggere il più possibile le nostre cattive abitudini alimentari. Così Paola Maugeri ha deciso di pubblicare un libro che contiene anche ricche ricette

di Silvia Giansanti

“I o non faccio eccezioni, non mangio animali, non esistono eccezioni nell’amicizia. Dedico questo libro alla sensibilità dei tacchini, all’istinto materno delle scrofe, alla gentilezza delle mucche e all’istinto vigile dei pesci”. Quella della nota conduttrice e giornalista Paola Maugeri è una scelta di vita che risale alla fase dell’adolescenza in cui per amore degli animali, ha iniziato a rifiutare il consumo di carne. Non a caso è sempre brillante, scattante e senza più un raffreddore grazie ad una corretta alimenazione e non solo. Provare per credere. L’idea di scrivere un libro è nata per dimostrare che mangiare vegano è sano, gustoso e senza crudeltà verso gli animali della terra. E poi secondo Wikipaola (soprannominata così per la sua cultura musicale), la cucina vegana è profondamente rock, giusto per collegarci alla sua passione d’origine appunto per la musica. La storica vj di MTV consiglia a tutti di fare la giusta rivoluzione in cucina, sfornando leccornie.
Andando indietro, com’è nata la passione per la figura di presentatrice?
“Innanzitutto è nata una forte passione per la musica che mi ha portato a fare questo mestiere. Fin da piccola a casa, tramite mio padre, ascoltavo musica jazz e classica e in un certo senso ho affinato l’orecchio”
Sappiamo che hai una vasta cultura musicale. Qual è il personaggio che ultimamente ci ha lasciato che ti manca di più?
“Sicuramente Lou Reed”.
Dalla musica all’alimentazione. Prima di divenire vegetariana, com’era composta la tua dieta?
“Sono diventata vegetariana molto presto a dodici anni. Non tocco bistecca da una vita. Ho sempre privilegiato frutta, verdura e cereali”.
Il motivo di questa scelta è stata una questione di gusto o di salute?
“Prima di tutto amore per gli animali, visto che ho iniziato da piccola a rifiutare di mangiarli. Non l’ho mai concepito e questo mi ha fatto divenire dapprima vegetariana e poi, negli anni a seguire, anche vegana”.
Hai sempre tratto benefici da tutto ciò a livello di salute?
“Se non avessi tratto dei benefici, sarei stata un’incosciente da una vita. Non ho mai né bevuto e né fumato e questo ha inciso molto. Non dimentichiamoci che ad un certo punto la vita presenta il conto. Ho cresciuto con cultura vegetariana anche un figlio e sta benone. Ci ammaliamo molto raramente”.
E’ vero quindi secondo recenti studi che carne e medicine vadano di pari passo?
“Decisamente di pari passo. Non mangio carne da trentadue anni, così come non tocco i medicinali da parecchio tempo”.
Neanche un mal di testa?
“Togliendo latte e latticini, non ho un’emicrania da una vita”.
Quindi anche i bambini possono avere riscontri positivi?
“Certamente. Si possono nutrire con frutta, cereali integrali, tofu, verdure e alghe”.
Ti sei mai trovata a tavola con persone scettiche che hanno messo in dubbio queste tesi?
“E’ una vita che ormai tutti mettono in dubbio quello che penso e come mi nutro, ma visto che il mio libro è andato in pole position, vuol dire che le cose finalmente stanno cambiando”.
Parliamo di “Las Vegans”. Da dove deriva la scelta del titolo?
“E’ un titolo molto divertente che ha lo scopo di unire le mie due passioni, quella per la musica e l’alimentazione. Parafrasando così un pezzo di Elvis Presley ‘W Las Vegas’, è diventato ‘Las Vegans’. Sono molto soddisfatta di averlo potuto realizzare”.
Cosa si può trovare all’interno del libro?
“Si possono trovare tantissime ricette molto buone, gustose, sfiziose e semplici. Adoro inventare e questo libro funge anche da manuale di consapevolezza alimentare”.
Secondo te quando ci si orienterà verso questo tipo di sana alimentazione? Quando cambierà la mentalità, lasciandoci alle spalle antiche convinzioni?
“La mentalità già sta cambiando, basti pensare che ci sono alcune proiezioni secondo le quali nel 2050 metà della popolazione italiana sarà vegana”.
Perché allora i dottori si ostinano a consigliare di mangiare tanta carne?
“Perché è un modo di pensare vecchio basato su studi superati e perché in questo modo l’industria farmaceutica può continuare a vivere. Con un Paese in salute non ci sono interessi. Inoltre, non dimentichiamoci che i medici non studiano nutrizione all’università. C’è molta ignoranza in merito. E’ vero che l’alimentazione vegetariana risale ai tempi di Pitagora, ma un certo tipo di cultura diversa è diventata purtroppo imperante”.
Quindi la convinzione che la carne faccia bene è ferma ai secoli scorsi.
“Quando  le persone all’epoca morivano di cattiva nutrizione, allora si faceva ricorso ad un po’carne, a differenza di oggi dove invece se ne abusa”.
Come si può convincere oggi una persona di vecchia generazione?
“Ricordare loro che parecchio tempo fa la carne era mangiata una volta a settimana e non spesso. Se non hanno voglia di cambiare, non lo capiranno. Mio padre ad esempio ce l’ha fatta, è ultraottantenne e mangia vegano e sta benissimo!”.
Hai a portata di mano una ricetta veloce per i nostri lettori?
“Lasagne con besciamella di soia agli asparagi. Bisogna seguire il procedimento tradizionale delle lasagne, sostituendo il latte normale con quello di soia o d’avena e che la pasta sia integrale senza uova”.
Non posso in ultimo non chiederti se hai progetti per l’estate.
“Tantissimi dj set rock e tanta promozione per il libro, che penso durerà ancora per un anno”.

CHI E’ PAOLA MAUGERI

Paola Maugeri è nata a Roma il 4 marzo del ’71 sotto il segno dei Pesci. Caratterialmente è determinata. Non ha nessuna squadra del cuore, adora la pasta con il ragù di seitan e ha come hobby la lettura e l’ascolto della musica. Al momento possiede un cane, un gatto e un fidanzato. Abita a Milano e le piacerebbe vivere a Buenos Aires. L’anno fortunato della sua vita è stato il 2007, l’anno in cui è nato suo figlio. Da sempre vera amante della buona musica, nel 1993 ha esordito su Videomusic, realizzando un’infinità di interviste e conducendo programmi di successo. Nel 1995 ha condotto la versione televisiva per Rai Uno di “105 Night Express” e le successive quattro stagioni su Italia 1. Sempre per quest’ultima rete ha presentato nel’96 “Jammin”. Ha al suo attivo anche due edizioni del Concerto del Primo Maggio a Roma. Nel 2001 è passata a MTV e dal 2006 per La 7 ha condotto un programma per il cinema indipendente italiano. Nel 2007 è stata presente per due stagioni nel programma tv “Scalo 76”. Ora è su Virgin Radio e da molto tempo è appassionata di questioni ambientali ed è contro lo sfruttamento degli animali. Finora ha pubblicato due opere: “La mia vita a impatto zero” e “Las Vegans”.



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Gianluigi Nuzzi: “Un giornalista deve essere umile, coraggioso e determinato”

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E’ l’autore di due best seller sul Vaticano. Conduce “Quarto Grado” su Rete 4 e in questa intervista racconta come è nata la passione per il giornalismo, quando alle elementari realizzava un giornaletto scritto a mano utilizzando la carta carbone…

di Simone Mori

La passione per il giornalismo gli scorre nelle vene sin da quando era bambino e con la carta carbone realizzava un giornaletto scritto a mano. A 14 anni ha avuto la sua prima grande occasione: scrivere per Topolino (fonte Wikipedia). La sua carriera è stata un crescendo, culminata nel 2009 con la pubblicazione del best seller “Vaticano Spa”, tradotto in 14 lingue, seguito da un libro sulla ‘ndrangheta e un altro ancora sul Vaticano, “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”. Dopo una felice esperienza a La7, tra conduzione e attività “autorale”, oggi è uno dei giornalisti di punta di Mediaset e conduce “Quarto Grado” su Rete 4. A giugno ha condotto per quattro puntate “Segreti e Delitti” su Canale 5. Lui è Gianluigi Nuzzi.
Gianluigi, raccontaci innanzitutto la nascita della tua passione per il giornalismo e gli inizi in questo mondo.
“Ho iniziato a scrivere quando andavo alle elementari. Erano gli anni del terrorismo, degli omicidi di mafia in Sicilia. Tornavo a casa da scuola e facevo con la copia carbone un giornaletto scritto a mano tutto mio. Riassumevo le notizie che prendevo dal Corriere della Sera. Ma all’epoca copiare era un insegnamento, oggi sarebbe un crimine… Poi ho scritto per anni un mensile, ‘La vita nuova’, che inviavo a mia zia Clorinda a Salerno e lei mi ricompensava con una mancia generosa. Gli anziani hanno un gran cuore”.
Hai mai avuto degli idoli? Dei punti di riferimento?
“Non ho mai sofferto di idolatria ma ho sempre avuto una passione per le persone perbene: Enzo Tortora, Enzo Biagi, Indro Montanelli erano le persone di riferimento quando ero ragazzo nel mondo del giornalismo. Poi ho imparato molto e devo molto a Ferruccio De Bortoli e Maurizio Belpietro. Nella vita personale, di certo mio nonno è ed è stato un punto di riferimento assoluto, un uomo che alzava il cappello quando incontrava qualcuno per strada”.
Qual è la cosa che più ti appaga nel tuo lavoro di giornalista?
“Vedere qualcuno che legge uno dei miei libri e dedica del tempo a quello che ho scritto. Trovare delle notizie che possano accelerare i processi di cambiamento. Emozionarmi per un fatto, un’emozione di altri. Riconoscermi piccolo di fronte a fatti tanto grandi come quelli che ho svelato sul Vaticano”.
Ti sei occupato di molte inchieste, una di queste era sulla ‘ndrangheta. Hai temuto qualche ritorsione da parte dei malavitosi?
“No perché ho raccontato metodi e mentalità, non i loro affari. Se li tocchi sugli affari rischi davvero. Ma in Italia non lo fa quasi nessuno”.
Il tuo nome è balzato alle cronache con la pubblicazione del tuo libro sui documenti  segreti di Benedetto XVI. Secondo me trattare un argomento così è stato coraggioso. Che ricordi hai di quei mesi?
“Adrenalina, silenzio, pazienza, orgoglio, onore, gioia, sangue freddo, paura, inconsapevolezza… tante, tantissime emozioni”.
Benedetto ha lasciato perché sottomesso dalla Curia o è stata una liberissima scelta?
“Ha lasciato quando ha capito che la Chiesa di oggi ha bisogno di un papa che solo lui può al meglio consigliare”.
Da diversi mesi sei passato da La7 a Mediaset, dove conduci ogni venerdì “Quarto Grado”. Come ti trovi in questa nuova veste di conduttore in un programma che si occupa di cronaca nera?
“Sto imparando con umiltà e sto allargando le mie competenze”.
L’eredità era pesante, quella di Salvo Sottile, ma tu hai riscosso parecchi elogi e un ritorno audience buono. Sei soddisfatto oppure vuoi ancora di più?
“Siamo solo all’inizio, chi si dice soddisfatto è destinato a finire la sua corsa”.
Tante le storie trattate ogni settimana. Quali sono quelle che ti hanno colpito di più?
“Mi colpiscono i parenti delle vittime che finiscono da innocenti ed ergastolani in dolori infiniti”.
Puoi dare ad un giovane che si avvicina al giornalismo qualche tuo consiglio su come iniziare e che cosa bisogna avere per intraprendere questa professione?
“Determinazione, coraggio, umiltà e abnegazione. Infine, bisogna aver la consapevolezza che il mondo dell’informazione sta cambiando tanto rapidamente che entri già ‘vecchio’. Oggi devi essere multimediale, conoscere tanti linguaggi, tanti strumenti tecnici. Il ‘posto fisso’ è un retaggio del secolo scorso, dei tuoi genitori e non deve essere il tuo obiettivo. Usa telecamera e macchina fotografica, computer… e in bocca al lupo!”.



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Ilaria Caprioglio: Il narciso consumista

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Incontriamo Ilaria Caprioglio, autrice del saggio “Senza limiti. Generazioni in fuga dal tempo”, che parla di giovani-adulti e di adulti-giovani, colpiti da narcisismo e consumismo esasperati

di Donatella Lavizzari

Ilaria Caprioglio, mamma di Jacopo, Edoardo e Vittoria e, nei momenti liberi, avvocato e modella spudoratamente plus agée, è autrice del saggio “Senza limiti. Generazioni in fuga dal tempo”, nel quale analizza il fenomeno dell’adultizzazione precoce dei giovani e dell’adultescenza dei genitori, frutto del narcisismo e del consumismo presenti nell’odierna società.
Ilaria è, inoltre, vice-presidente dell’associazione “Mi nutro di vita” impegnata nella lotta ai disturbi del comportamento alimentare e ideatrice del 15 marzo – Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, collabora con la Festa dell’Inquietudine ed è responsabile di redazione del bimestrale culturale “La Civetta”.
Ciao Ilaria, nel tuo saggio si rincorrono alcune parole chiave: narcisismo, consumismo, individualismo, competizione, ce ne vuoi parlare?
“Nell’attuale società si sta assistendo a una spiccata propensione al narcisismo e al consumismo, all’individualismo e alla competizione: questi sono i tratti che caratterizzano le persone senza distinzione di genere e di generazione. Stiamo vivendo il fenomeno dell’uniformità generazionale che confonde e modifica gli equilibri. La rincorsa alla perfezione fisica, il rapporto conflittuale con il cibo, l’abuso della chirurgia estetica, la ricerca del piacere immediato non conoscono età e il modello di bellezza veicolato dalla pressione mediatica azzera le stagioni della vita. Bambine ‘adultizzate’ e donne vittime del giovanilismo imperante si scoprono accomunate in una confusione di abiti e di ruoli. Da questo quadro parto per ragionare, anche con l’ausilio di esperti fra i quali chirurgi plastici, pubblicitari, agenti di moda, genetisti, sociologi, sessuologi, psicologi, sull’omologazione generazionale e sulla difficoltà, che sto sperimentando in prima persona, di vivere con equilibrio lo scorrere del tempo; tentando, poi, di ripartire dai limiti e dalle differenze che le diverse età della vita comportano e di offrire spunti di riflessione ai genitori desiderosi di tornare a essere modelli di riferimento autorevoli per figli disorientati”.
In che modo è scaturita l’idea e, successivamente, il desiderio di approfondire questo fenomeno dell’uniformità generazionale?
“Il desiderio di approfondire l’attuale fenomeno dell’uniformità generazionale è scaturito dalla lettura di un articolo sul Time nel quale la giornalista inglese Catherine Mayer introduce il nuovo concetto di Amortalità che indica l’ostinato desiderio di non invecchiare dei baby boomers, unito all’incremento dell’aspettativa di vita e al declino dell’influenza delle religioni che ha ceduto il passo al valore laico del consumismo, il tutto filtrato dallo stordimento della pillola blu. Nei capitoli del libro mi sono fermata a riflettere sul motivo per il quale il mondo della pubblicità si è concentrato sulle baby modelle ma, al contempo, ha investito attenzioni e risorse su splendide testimonial attempate. Ho affrontato il problema dell’odierna schiavitù del good looking da perseguire attraverso diete presunte miracolose o attraverso la moderna arte della chirurgia plastica. Ho constatato come i giovani, assuefatti alla sessualità esplicita e violenta presente nel web, siano diventati consumatori della pastiglia dell’amore alla stregua dei loro ‘coetanei’ cinquantenni che, grazie a questa rivoluzione sessuale biochimica, si sono spinti oltre ogni limite”.
Un capitolo è dedicato all’attuale tendenza, nella nostra società, a rimuovere il concetto di vecchiaia e di morte.
“Nella nostra società siamo diventati incapaci di affrontare con fermezza e maturità un corpo che, da forte e vigoroso, lentamente si accartoccia su se stesso. La frenesia attivistica, frutto del rapporto conflittuale con il tempo, ci sta logorando e dell’esistenza, che sarebbe un’esperienza da vivere profondamente, si è smarrito il senso: galleggiamo in superficie, consumando velocemente nell’illusione di non venire consumati. Per afferrare il sogno dell’eterna giovinezza cerchiamo ingenuamente rassicurazione nei progressi della scienza e nel sistematico allontanamento del concetto di vecchiaia e di morte. E così gli anziani si giocano i tempi di recupero della loro partita in totale clandestinità per non turbare gli individui affetti da giovanilismo trionfante che, al pari del consumismo, rappresenta una moderna forma di schiavitù legalizzata”.
Anche questo libro, come i procedenti, ha forti tratti autobiografici.
“Sì, ho esaminato questi fenomeni da un’angolazione dettata dalla mia esperienza di modella, di madre e di docente nei convegni dedicati alla sensibilizzazione sulle insidie del web e sul rapporto fra pressione mediatica e immagine corporea, allargando poi l’angolo di campo grazie al contributo di esperti. Ho cercato di offrire un’inquadratura il più possibile ampia del problema: mettere a fuoco questa realtà rappresenta un’esigenza improcrastinabile affinché l’uniformità non diventi una confortevole e avvolgente coperta sotto la quale addormentare le coscienze. Il tratto autobiografico è il fil rouge che unisce tutti i miei scritti: essi scaturiscono dal desiderio di far chiarezza in me stessa e di non lasciar cadere nell’oblio il passato ma consegnarlo in eredità ai miei figli, l’idea di pubblicare arriva dopo e non sempre. ‘Senza limiti’, inoltre, è impreziosito dalla premessa del filosofo Duccio Demetrio, fondatore nel 1998, insieme a Saverio Tutino, della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari che ogni anno a settembre organizza il Festival dell’Autobiografia al quale in questa edizione avrò l’onore di partecipare come ospite: un’immensa soddisfazione per una scrittrice inquietamente autobiografica come me”.



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Costanza Savarese: una giornata speciale

COSTANZA SAVARESE

E’ con la bellissima e talentuosa Costanza che continuiamo la nostra avventura: la sedicesima. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo speciale di realizzare il sogno di molti giovani che desiderano intraprendere la carriera di modelli o semplicemente passare una giornata speciale, dove i ragazzi si immergono in un contesto diverso, quello di uno shooting fotografico

di Adriana Soares

Questo mese ho deciso di dare spazio ad una ragazza della porta accanto un po’ speciale, perché è giusto dare spazio ed esaltare il talento e l’arte, l’arte è un dono. L’arte è in grado di esaltare il bello e migliorarci. L’arte vera, quella senza provocazione, quella in cui  con la sola bellezza comunica ed emoziona. L’emozione che si prova ascoltando un brano musicale è preziosa, perché molte volte sarà in grado di restare impressa nella nostra memoria tra i momenti più belli e segnarci per sempre.
Quindi, Costanza Savarese, oltre ad essere bella è anche brava, un binomio che rare volte si  verifica, qualità che si esaltano a vicenda addirittura è più brava che bella.
Le eccezionali doti interpretative e strumentali della chitarrista Costanza Savarese, l’hanno resa una degli artisti di spicco della nuova generazione. Nonostante la giovane età, è frequentemente invitata ad esibirsi in recital virtuosistici nell’ambito di importanti stagioni concertistiche che ospitano abitualmente artisti del calibro di: i Solisti dei Berliner Philarmoniker, il violoncellista Patrick Demenga, il Quintetto a Fiati del Gewandhaus di Lipsia, Fabio Biondi e l’Europa Galante, i pianisti Enrico Pace, Nazzareno Carusi (EMI exclusive artist), Roberto Prosseda (Decca Exclusive Artist), Glauco Venier ( Grammy Nomination), il cornista Alessio Allegrini, i Solisti del Teatro La Scala. Costanza è stata una talentuosa enfant prodige: ha iniziato a studiare chitarra all’età di sette anni e a dieci si esibiva già pubblicamente eseguendo le Cinque Danze Spagnole di E. Granados.
Qualche tempo fa ho eseguito uno shooting fotografico per la bella Costanza, le servivano delle immagini belle da inserire nel suo portfolio da musicista. La cosa bella è che si è instaurato un bel rapporto. E’ una bella soddisfazione che da allora quella ragazza, apparentemente timida, abbia fatto un percorso magnifico.
“Adriana Soares è stata la prima a fotografarmi per motivi artistico-professionali. Da allora, molte importanti ‘svolte’ nella mia carriera a livello internazionale sono state ‘accompagnate’ dalle sue foto: la copertina del disco ‘Constance’ con cui ho vinto un Los Angeles Global Music Award nella categoria ‘solisti’, le locandine di spettacoli e concerti debuttati in alcune tra le più prestigiose istituzioni concertistiche a livello mondiale (come il Maggio Musicale Fiorentino ed il Concertgebouw di Amsterdam), alcune eccellenti recensioni su testate nazionali… Che dire? Sono molto legata a questi scatti, trasparenti e luminosi così come l’atmosfera di quello shooting in cui Adriana mi ha sapientemente e serenamente aiutata a compensare la mia totale inesperienza di fronte alla macchina fotografica. Serbo, dunque, un ricordo gradevolissimo. Negli anni ho continuato a seguire con affetto e stima l’ evoluzione di questa Artista che, per prima, mi ha mostrato le potenzialità della mia immagine.Chissà, forse Adriana Soares mi porta fortuna?!”.
A un primo sguardo, ciò che colpisce del tuo disco Constance è la sontuosa foto di copertina…
“Sono consapevole che curare molto la propria immagine professionale possa essere ritenuto fuorviante. Ma sono così sicura della qualità del mio lavoro e dei miei valori che non ho alcun problema a giocare con la mia esteriorità”.
Non temi che questo possa dar spazio a pregiudizi?
(Ride) “Una volta mi è stato chiesto cosa avessero in comune il Glamour e la musica che suono… Credo  sia necessario sapersi calare nel mondo di oggi e, dunque, anche nei panni dell’umanità cosi come essa si presenta attualmente. Diciamo che è un modo per indorare la pillola, presentando un contenente accattivante e moderno ai neofiti della classica e inducendoli quindi a fermarsi ed ascoltare , oltre che vedere. Per quanto mi riguarda, quando si tratta di suonare, il contenuto ‘musica’ viene trattato con il massimo rigore e con rispetto. Inoltre, al di là del look, quando ti devi esibire su un palco sei assolutamente ‘nudo’ e non c’è alcun artificio che possa supportarti, solo tantissimi studio, spirito di sacrificio, ambizione, tenacia”.
Cosa intendi per rispetto?
“Guardare avanti per poter guardare indietro. Conservare non significa necessariamente progredire. La musica classica non è meno ‘rock’ del rock : se suonata in un certo modo, dovrebbe dare le stesse fortissime emozioni”.
La bellezza salverà il mondo?
“L’essere ritenuta bella ha spesso fatto dire di me che ciò che conquistavo non era stato raggiunto attraverso i miei meriti strettamente artistici. E allora mi sono trovata a rifiutare anche proposte professionalmente interessanti, perché sono un’integralista: appena intravedo argomenti che non hanno a che fare con la musica, taglio corto e me ne vado”.
Tieni in gran conto il pubblico?
“L’attività del musicista sarebbe decisamente inutile se relegata in una stanza. Quindi è giusto che il pubblico possa e debba dire la sua, e che io lo ascolti. Per noi artisti è importante essere uomini e donne ‘del nostro tempo’, sentire ed emozionarci così come si sente e ci si emoziona oggi, senza dimenticare però che le opere da noi proposte non attengono solo ai nostri tempi: esse sono eterne in ragione del loro immenso ed universale valore. Non voglio, in realtà, compiacere il pubblico, voglio stimolarlo, e per far questo, sperimento moltissimo”.
Che musica ascolti quando vuoi rilassarti?
“Adoro i Daft Punk ed i Chemical Brothers! L’elettronica e la tecnologia applicate ai vari settori dell’arte esercitano su di me un grande fascino, l’importante è che il risultato di tali applicazioni riesca a mantenere la sua emotività”.
Nel booklet del tuo cd si parla di “drammaturgia” musicale”…
“E’ una sorta di moderna ‘teoria degli affetti’. La musica è fatta di affetti, sentimenti, emozioni, colori e anche di pensieri, perché altrimenti non sarebbe equilibrata”.



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Alessandro Quasimodo: La sua voce per il Papa “buono”

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Attore e regista, è stato scelto come voce recitante in occasione della santificazione di Papa Giovanni XXIII

di Paolo Paolacci

Alessandro Quasimodo, attore e regista, è stata la voce recintante della beatificazione di Giovanni XXIII . In questa intervista  s’incammina in una profonda ricerca interiore umana e religiosa, con la naturale intensità che gli compete per la  bravura artistica.
Ci risulta che a maggio eri a Roma non propriamente come turista…
“Sono stato scelto in qualità di attore e voce recitante in un oratorio sacro dedicato alla celebrazione del ricordo di un grande uomo, a chiusura della manifestazione dedicata alla santificazione di Papa Giovanni XXIII”.
In quanto tempo hai dovuto preparare la “lettura”?
“Ho saputo di dovermi cimentare in questa impresa a gennaio. Da subito mi sono dedicato alla preparazione della lettura perché l’idea di dare voce ad una personalità così straordinaria mi sembrava richiedesse una lunga preparazione e un avvicinamento al mondo del Papa particolarmente intenso: non volevo che tutto si riducesse ad una mera imitazione”.
Di cosa esattamente si è trattato, un testo del Pontefice o qualcosa su Giovanni XXIII?
“Si trattava di un oratorio sacro, un genere di lunghissima tradizione che vanta numerosi cultori nel passato lontano e recente (vedi Lorenzo Perosi): il testo è stato composto da don Ezio Bolis a partire da testi biblici e integrato con brani tratti dai discorsi e dalle encicliche del Papa; le musiche sono state composte da monsignor Marco Frisina. E’ un’opera di vasto respiro: coro, orchestra, due solisti e voce recitante”.
Che effetto ti ha fatto e che cosa ti ha lasciato?
“Certamente rileggere quei testi che già anni fa mi avevano profondamente colpito ha determinato in me una grande emozione, perché io ero in piazza S. Pietro quando fu annunciata la morte del Papa…ero un ragazzino e ho vissuto con intenso dolore l’evento. Se ripenso alle letture e alla musica provo un senso di commozione e di pace interiore…soprattutto perché sento di condividere molto dello spirito evangelico del Papa Giovanni XXIII”.
Che idea ti sei fatto del Santo e cosa ti ha più colpito?
“Penso in sostanza che abbiamo lasciato passare fin troppi anni dalla sua morte alla elevazione sugli altari, considerata la persona e l’enorme rivoluzione che è stata da lui introdotta nel mondo della Chiesa e nelle nostre vite. L’aggettivo ‘buono’ che tutti amano attribuirgli mi sembra francamente riduttivo per ciò che egli fu: un uomo di carattere e di grandissima forza, che è riuscito a realizzare un progetto davvero ‘rivoluzionario’”.
Quanto di te stesso sei riuscito ad esprimere finora e quanto nella “lettura” di fronte ad un pubblico così vasto?
“Di fronte al pubblico romano, che nessuno di noi si aspettava così numeroso, in uno spazio così vasto come la basilica di S. Giovanni in Laterano, mi sono sentito molto ispirato: la memoria ancora viva del Papa e l’emozione nel pronunciare le sue parole hanno determinato in me una forte carica. Non ho voluto imitarlo, come già detto, ma solo riprendere la sua cadenza tipica in levare e il suo modo sempre ‘aperto’ di disporre le frasi così da far riemergere nel suono delle mie parole la memoria della sua voce”.
Abbiamo un futuro, quale?
“Il futuro? Se continuiamo a vivere e ad operare arriverà da sé… si creerà di giorno in giorno. Basta credere e affrontare con umiltà e professionalità le sfide che ci vengono proposte”.
A quali  altri progetti ti stai dedicando?
“Dopo aver concluso questo lavoro così gratificante, per cui ringrazio la mia amicizia con il neocardinale Loris Capovilla a cui devo moltissimo, adesso mi sto dedicando alla lettura di una montagna di libri editi e non per il Premio San Domenichino – Città di Massa di cui sono oramai da molti anni Presidente”.
La tua idea di libertà?
“Conosci te stesso… e opera di conseguenza. Ovviamente senza mai ledere la libertà altrui”.



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