“Anna & Anna” al Teatro Imperiale

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Uno spettacolo in scena l’8 marzo al Teatro Imperiale di Guidonia Montecelio dedicato al mito di Anna Magnani

Un 8 marzo speciale al Teatro Imperiale di Guidonia Montecelio. Anna Greggi, una delle firme del teatro, porta in scena uno spettacolo bellissimo, dedicato al mito immortale di Anna Magnani. Un appuntamento da non perdere. Un evento per celebrare Anna Magnani, in una giornata particolare per vari aspetti. L’idea è di Anna Greggi ed è lei stessa a parlarne con soddisfazione: “Ho rappresentato lo spettacolo Anna & Anna a febbraio dello scorso anno nell’ambito della rassegna ‘Teatrosincrasia’, patrocinata dal comune di Guidonia Montecelio. L’idea in realtà era un mio vecchio sogno nel cassetto, amo Nannarella da sempre, ho visto e rivisto i suoi film fin da bambina…il lavoro di ricerca in cui mi sono avventurata è stato appassionante almeno quanto il portare in scena la vita, gli amori, i dolori, il teatro e il cinema della più grande attrice italiana di tutti i tempi. Io la racconto, semplicemente e con grande rispetto e devozione (non oserei imitarla) in un percorso fatto di ricordi, citazioni, canzoni e monologhi tratti dai suoi film e spettacoli teatrali, dall’avanspettacolo al neorealismo. Mi è sembrato naturale proporre questo spettacolo per l’8 marzo, giornata della donna, al Teatro Imperiale di Guidonia. Data che quest’anno coincide con il sessantesimo anniversario dell’Oscar alla Magnani con ‘La rosa Tatuata’ per omaggiare e celebrare una straordinaria donna e attrice attraverso le altrettanto straordinarie figure femminili dei suoi personaggi. Lo spettacolo va in scena grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e del Comitato Pari Opportunità della Città di Guidonia Montecelio”.

Per info: www.teatroimperiale.it – 0774.301291



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GP Magazine gennaio 2016



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Lucia Ocone: La regina delle imitazioni

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Fino a maggio la fantastica Lucia sarà impegnata con le sue proverbiali imitazioni in “Quelli che il calcio” e attualmente è in onda con la fiction “Tutti insieme all’improvviso” accanto a Giorgio Panariello, Marco Marzocca, Lorenza Indovina e alcuni giovani attori.

di Silvia Giansanti

Tutti quelli che credono che Lucia sia mondana, scatenata, allegra di natura, costante e iperattiva, hanno preso un grosso granchio e magari stenteranno a credere che a lei bastano un paio di pantofole e un pile per essere in pace con il mondo intero. Proprio così, la Ocone è riservata, tranquilla e non ama affatto dare in pasto la sua vita privata. E’ anche di ottima forchetta. Il successo le è arrivato un po’ per caso, si è ritrovata in momenti propizi in cui si è lanciata sfoderando tutto il suo talento innato. Ad oggi non si contano più i personaggi che ha imitato, regalando così al pubblico attimi molto piacevoli e divertenti. A proposito, se state portando a spasso il cane, aspettatevi che Lucia si fermi a fargli i complimenti facendo la voce in falsetto e non stupitevi, è tutto sotto controllo. Lei è così.

Lucia, da dove deriva tutta questa simpatia unita al talento?

“Credo di aver ripreso da mio padre che ha ottant’anni ed è ancora logorroico e super simpatico. Tutto dipende dal mio carattere, riesco a trovare sempre il lato ironico in ogni situazione e questo modo di sdrammatizzare aiuta ad alleggerire ciò che è pesante”.

Da dove nasce la passione per le imitazioni?

“Per caso. Sono entrata a far parte del programma tv ‘Macao’ all’età di venti anni, per poi ritrovarmi a lavorare con la Gialappa’s Band e lì mi sono buttata in maniera incosciente a fare imitazioni con loro. Mi ci sono ritrovata in mezzo”.

Quali sono stati i primi personaggi imitati?

“Mamma mia, sono passati miliardi di anni! All’inizio imitavo Rossana Casale e poi mi sono ritrovata a fare i primi personaggi usciti dal Grande Fratello”.

Non sempre è facile essere carichi e di buon umore. Hai qualche segreto in quei giorni per far ridere il pubblico, proprio magari quando non te la senti?

“Già di natura sono una molto triste, malinconica e nostalgica. E’ tosta perché è un tipo particolare di lavoro, quindi se capita la giornata no, si ha bisogno di molta concentrazione. E’ come se chiudessi tutto in un cassetto per qualche ora per poi riaprirlo. E’ la parte più difficile di questo mestiere. Consiglio comunque del Xanax”.

Hai avuto riscontri da qualche personaggio imitato in tutti questi anni?

“La maggior parte si è divertita molto. Pensa che ho incontrato per caso Skin in aeroporto e temevo che si fosse offesa per la mia imitazione. Mi sono avvicinata a lei timidamente, come una fan di dodici anni, dicendole che ero io che le avevo fatto la parodia. Lei è rimasta sorpresa piacevolmente e ha voluto perfino farsi una foto con me. Roba da pazzi, ero sconvolta. E’ stata una bella conferma quindi, anche perché cerco di non essere mai volgare e offensiva”.

Ti è capitato qualcuno un po’ permaloso che invece non ha gradito?

“Al massimo c’è silenzio dall’altra parte. Diciamo che ancora non mi hanno rigato la macchina”.

Tra i personaggi creati, qual è stato quello che hai sentito più vicino a te?

“Mimma l’infermiera e Veronika. Due romane di pancia, come si suole dire, che ho sentito molto interpretare”.

Stai lavorando su qualche altro nuovo personaggio?

“Il mio è in realtà un work in progress, nel senso che i personaggi variano di settimana in settimana, privilegiando quelli che vengono fuori nel breve periodo. Di solito non creiamo mai niente a lungo termine, si gioca sull’attualità”.

A proposito di impegni attuali, sei in onda in una fiction intitolata “Tutti insieme all’improvviso”. Parliamone.

“Una bella esperienza in particolare perché il tutto si svolge intorno ad una clinica veterinaria e questo non ha fatto che riempirmi di gioia, visto il mio amore per gli animali. In questa serie carina e divertente interpreto la dottoressa Laura, quotidianamente a contatto con cani, gatti, criceti e pappagalli. Ci sono comunque anche momenti seri in cui si piange”.

Perché ti chiamano Mamma Lucia?

(Ride) “Oddio, si è sparsa la voce! Mi chiamano così perché sono protettiva con gli affetti. Per la serie ci penso io, faccio io, me ne occupo io. Accudire fa parte del mio carattere”.

La cosa più triste che possa fare una persona?

“Prendersi troppo sul serio, nella vita ci vuole un po’ di leggerezza”.

Se non avessi svolto il tuo mestiere, cosa avresti scelto?

“La psicologa perché sono molto brava a risolvere i problemi dei miei amici o la veterinaria per via del mio amore per il regno animale. Per strada sono la stalker dei cani, li fermo tutti facendo le vocine. I proprietari mi guardano come se fossi matta”.

Come sei nella vita di tutti i giorni?

“Normalissima. Non ho vita sociale, frequento amici storici. Non sono mondana, adoro stare a casa con la coperta di pile, circondata dai miei gatti. Sono più una specie di Nonna Lucia. Probabilmente nella scorsa vita ero un gatto, mangiavo e dormivo”.

So che non ami molto le domande che riguardano la tua vita privata e le scelte che ne conseguono. Ecco, come metti a tacere la gente inopportuna e invadente?

“Sempre con l’arma dell’ironia. Con una battuta puoi fare male senza essere spiacevole e maleducata. Cerco di difendere la mia privacy in questo modo. Se poi mi prendono i cosiddetti cinque minuti, allora è meglio scappare”.

Cosa non dovrebbe mai mancare nella tua casa?

“Il cibo e la copertina di pile”.

CHI E’ LUCIA OCONE

Lucia Ocone è nata ad Albano Laziale il 3 maggio del 1974 sotto il segno del Toro con ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce solare, insicura, tranquilla e idiota (parole sue). Il cibo è il suo hobby, è onnivora e adora i carboidrati. Non è tifosa e possiede due gatti che considera come figli. Riguardo alla sua vita privata Lucia risponde “Tutto bene, grazie!”. Ha esordito in tv all’inizio degli anni ’90 in “Bulli & Pupe”, facendo le sue prime imitazioni comiche. Ha continuato con “Macao” e successivamente con la Gialappa’s Band in alcuni famosi programmi tv come “Mai dire domenica” e “Mai dire Grande Fratello”. I personaggi imitati da lei sono molti; Anna Oxa, Lady Gaga, Claudia Mori, Malika Ayane, Skin, Vladimir Luxuria e tanti altri. Tra quelli creati, ci sono: Mimma l’infermiera, Veronika e Rita. Per quanto riguarda la televisione, ha fatto parte del cast di alcune serie tv tra cui: “Lo zio d’America”, “Il Commissario Manara”, “I liceali 3”, “Distretto di polizia 11” e “Tutti insieme all’improvviso”. Ha avuto anche attività teatrale e cinematografica. Qualche titolo di film in cui ha recitato: “Mari del sud”, “Mi fido di te”, “Maschi contro Femmine”, “Femmine contro Maschi”, “La banda dei Babbi Natale”, “Nessuno mi può giudicare”, “Immaturi-Il viaggio”, “Viva l’Italia”, “Niente può fermarci” e “Tutta colpa di Freud”. Da dieci anni è nel cast di “Quelli che il calcio” e ha condotto anche con Luca Barbarossa e Andrea Perroni “Radio 2 Social Club”.

 



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Ranzie Mensah: Il canto è preghiera

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Ranzie Mensah, l’affascinante principessa del popolo Fanti del Ghana, è una raffinata interprete di musica gospel e soul che ha la straordinaria capacità di coinvolgere ed emozionare il pubblico con la sua voce profonda, calda e sensuale.

di Donatella Lavizzari

Nei suoi concerti musica, espressività corporea e danza si mescolano armoniosamente sfiorando la pièce teatrale. Grazie all’intensità delle sue performance e alla sua forte presenza scenica, Ranzie ci avvolge in una miscela preziosa di suoni e parole dalle sfumature variopinte.

Ciao Ranzie, quanto sono importanti le radici culturali per te?

“Le radici culturali hanno importanza per l’essere umano come le radici sono importanti per l’albero. L’albero ha bisogno delle radici per crescere ma deve anche spiegare i propri rami nella direzione opposta, verso il sole. Se l’albero dovesse ‘chiudersi’ in se stesso, ovvero cercare di crescere nella stessa direzione delle sue radici, morirebbe. Nello stesso modo l’essere umano, pur riconoscendo le proprie radici, deve aprirsi all’altro, al mondo, all’intero universo,  altrimenti la sua realtà si atrofizzerebbe e la sua cultura morirebbe”.

Tu hai condiviso il palco con Miriam Makeba che ha portato in giro per il mondo la storia delle sofferenze ed ingiustizie  del vostro Paese d’origine, che cosa ha rappresentato per te “Mama Africa”? 

“‘Mama Africa’ è stata il mio mentore. A parte la sua voce e la sua musica, ciò che rappresenta per me è la capacità e il coraggio di un artista di usare la sua arte per difendere i principi dell’uguaglianza e della giustizia anche a costo di sacrificare i vantaggi della propria carriera o della propria vita. Questo è ciò che ha fatto Miriam Makeba. E’ stata esiliata dal proprio paese per oltre 30 anni per la sua lotta contro l’apartheid, è stata dichiarata persona non gradita in diversi paesi del mondo per le sue dichiarazioni contro l’ingiustizia che regnava nel sud Africa e la sua brillante carriera negli States è stata stroncata negli anni sessanta per la sua unione con il “black panther” Stokeley Carmichael. Miriam Makeba è morta sul palcoscenico a Castel Volturno cantando ancora una volta per la giustizia. Io vorrei seguire questo esempio nella mia vita di cantante”.

Durante la tua lunga carriera ti sei esibita in numerosi concerti in Africa, Europa e Nord America, qual è stato il live più emozionante?

“E’ veramente difficile dirlo perché sono stati molti i concerti emozionanti. Sicuramente ha significato molto per me cantare per i premi Nobel per la Pace all’auditorium di Santa Cecilia a Roma. La pace è un argomento che mi interessa particolarmente e ogni volta che sono chiamata a cantare per questo ideale mi sento onorata”.

Con la tua musica ed i tuoi progetti interculturali sei da sempre socialmente impegnata a diffondere messaggi di pace, ce ne vuoi parlare?

“Il mio percorso di vita è stato interculturale. Sono nata nel Ghana. All’età di 5 anni siamo andati a vivere negli Stati Uniti e poi in Inghilterra per poi trasferirci in Zambia e poi in Uganda. Frequentavo scuole internazionali dove i miei compagni provenivano dai 5 continenti. Ho viaggiato in tanti paesi ed ho voluto dedicare la mia espressione artistica all’avvicinamento dei popoli perché oltre le differenze abbiamo tante cose in comune. Nelle scuole con i bambini da 3 a 12 anni presento progetti interculturali dove racconto l’Africa attraverso le fiabe, la danza, il canto, i proverbi, le ninna nanne perché queste espressioni sono comuni a tutti popoli e culture della terra. I bambini sono il nostro futuro ed è importante prepararli a questo intreccio di culture e di popoli che ormai è un processo inarrestabile. In una scuola materna ho chiesto ai bambini che mi guardavano con tanta curiosità: ‘Bambini, secondo voi, perché Ranzie è nera?’. Una bambina di tre anni mi ha risposto: ‘Perché hai mangiato troppo cioccolato!’. Questa purezza, comune a tutti i bambini del mondo, è un patrimonio, un ispirazione costante per me”.

Quanto ritieni sia importante stimolare l’interesse dei giovani alla musica ai fini di una formazione culturale e spirituale?

“Frederick Nietzsche diceva ‘Senza musica, la vita sarebbe un errore’. Io dico che sarebbe un grave errore non introdurre la musica nell’educazione giovanile. Numerosi grandi filosofi e pensatori, da Einstein a Kennedy, hanno riconosciuto che la musica va oltre il semplice intrattenimento. Secondo la cultura africana, la musica eleva e purifica lo spirito, celebra la vita, è un ringraziamento per tutto ciò che abbiamo e ci permette di raccontare la nostra storia alle generazioni future. Eric Anderson dice: ‘E’ soltanto introducendo i  giovani alla grandezza della letteratura, dell’arte drammatica e della musica e all’emozione della grande scienza che possiamo offrire loro tutte le potenzialità che sono dentro lo spirito umano e permettere loro di avere visioni e di sognare’”.

Il fascino di un luogo influenza la rappresentazione, la nutre di contenuti e ne  viene a sua volta impregnato, dove ti piacerebbe esibirti?

“Mi piacerebbe esibirmi all’Apollo Theater di Harlem perché è il tempio della musica dei neri che sono stati portati in America dall’Africa come schiavi, cantando le loro sofferenze e le loro speranze. E’ il tempio dei negro spirituals, del gospel, del soul, del blues e del jazz. Dice Paul Whiteman: ‘Il jazz è arrivato in America trecento anni fa in catene’”.

Paolo Conte è rimasto talmente affascinato dalla tua voce che ti ha fatto interpretare il suo brano “Don’t Break My Heart”, come è stato l’incontro con questo grande cantautore?

“C’è stata da subito una grande intesa tra noi. Io ero innamorata della sua musica e del suo stile inconfondibile. Dopo un suo concerto a Caracalla, é venuto a sentirmi all’anfiteatro di Asti, abbiamo cenato insieme e successivamente mi ha invitato a casa sua. Paolo Conte è un personaggio grande ed umile”.

Il tuo prezioso lavoro , un album di 12 brani, “Just a Dream”, come è nato ? 

“Il CD ‘Just a Dream’ è nato innanzitutto con un desiderio di fare una raccolta di alcune delle più belle canzoni del repertorio gospel. Il gospel è la musica della mia anima. Con il gospel mi spoglio di ogni cosa e esprimo quello che sono veramente: sono innamorata del divino, della trascendenza (ma con i piedi per terra). ‘Just a Dream’ è anche il lavoro della maturità e attraverso questo lavoro lascio al mondo tutto ciò che desidero esprimere”.

Quale messaggio vorresti che fosse trasmesso attraverso la tua musica?

“Il grande filosofo e scrittore Leo Tolstoy diceva ‘La musica è la stenografia dell’emozione’. Attraverso la mia musica voglio soprattutto trasmettere l’emozione e la gioia della vita in tutte le sue sfaccettature. Vorrei essere al servizio degli altri quando canto, rimuovere i brutti pensieri, portare un briciolo di speranza, innalzare  le anime, proporre un sorriso e avvicinare i popoli. Queste parole del Dr. Max Bendiner esprimono bene il concetto: ‘La musica potrebbe compiere la più grande di tutte le missioni: potrebbe essere il legame tra le nazioni, le razze… potrebbe unire ciò che è sconnesso e portare la pace a ciò che è ostile’ ”.

Progetti?

“Inizierò presto la produzione del mio nuovo cd e sarò impegnata in alcuni concerti in Italia e all’estero con  un tour in Canada la prossima estate. Inoltre, ho recentemente pubblicato una fiaba africana intitolata ‘Le lacrime della regina leonessa’ (Edizione Rediviva di Carrara), un racconto non solo destinato ai piccoli che parla di amore, di unione, di amicizia e di determinazione”.



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Virginia Mihajlovic: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Virginia che continuiamo la nostra avventura: la numero trentacinque. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Virginia, ti ho ritratta e mi hai rapita. Davanti al mio obbiettivo sei subito apparsa bellissima! Per me la bellezza non è solo intesa come semplice esteriorità ma soprattutto è quell’energia che emerge con irruenza e senza filtri o controllo. Come se ciò che è, deve essere. Non si può far altro che mostrarla. Non può essere ignorata, ma innalzata e valorizzata. Ho sentito come un obbligo ritrarti in modo speciale. Detto questo, raccontaci un po’ di te. Chi è Virginia Mihajlovic?

“Sono una ragazza di 17 anni, quasi 18. Sono semplice, solare e alla mano. Un po’ timida, e a volte forse troppo impaziente, impulsiva e aggressiva in ciò che dico nei momenti di rabbia. Frequento l’ultimo anno del Liceo Linguistico; sono emozionatissima e felicissima di finire il liceo ma allo stesso tempo anche un po’ preoccupata e triste. Sono felice perché non vedo l’ora di iniziare tanti altri nuovi capitoli della mia vita. Ho tanti progetti e non vedo l’ora di iniziare a studiare ciò che più mi appassiona: la moda. Preoccupata e un po’ triste perché il liceo mi ha regalato tantissime emozioni, mi ha fatto conoscere le mie migliori amiche e quindi  dovrò lasciare alle mie spalle tante belle emozioni, tanti bei momenti che però dal mio cuore non andranno mai via! Sono la seconda di cinque figli, ho un rapporto bellissimo con tutti quanti, specialmente con mia sorella grande. Con lei parlo di tutto e ci aiutiamo a vicenda per qualsiasi cosa. Amo la mia famiglia perché essendo così tanti fratelli, non ci annoiamo mai!”.

Con tanta leggerezza mi hai raccontato di te e che siete in cinque fratelli… Condividi con me e con i lettori di GP Magazine cosa vuol dire crescere in una famiglia numerosa? 

“Essere cinque fratelli è per me una cosa bellissima! È bellissimo sapere di avere delle persone sempre pronte ad aiutarti, a farti divertire nei momenti di noia o a non farti sentire sola nei momenti di solitudine. Con ogni fratello ho un rapporto speciale e unico. Con mia sorella più grande, Viktorija, ho un rapporto speciale, è per me come una migliore amica, riesce a darmi i migliori consigli, mi dà forza. Quando ho bisogno di parlare, lei è la prima persona che mi viene in mente, è sincera, schietta, dice le cose come sono realmente, e a volte mi fa aprire gli occhi su molte cose. Per questo non smetterò mai di ringraziarla per tutto ciò che ha fatto e che continua a fare per me ogni giorno. Dopo mia sorella ci sono io e dopo ci sono i miei tre fratelli maschi: Miroslav, Dusan e Nikolas. Ognuno è speciale a modo suo. Miroslav è dolce, buono, bravo a scuola, ama il calcio, è quasi un figlio perfetto. Dusan è il più furbetto dei tre, è anche quello più indipendente, anche lui gioca a calcio. E diciamo che non ama molto la scuola! E poi c’e Nikolas, il più coccolato da tutti, è dolcissimo e amo passare del tempo con lui, giocarci insieme e aiutarlo a fare i compiti. Amo i bambini e per questo vorrei tanto che rimanesse un bambino per sempre. E non finisce qui! Ho anche due cagnolini: Tiffany e Nutella. Insomma, mi sento davvero fortunata di far parte di una famiglia numerosa come la mia, perché nelle famiglie numerose si comprendono cose che nelle famiglie piccole, forse, non si possono capire”.

Sei figlia del grande Siniša Mihajlovic e della bellissima, Arianna Rapaccioni. Quanto pesa la notorietà dei tuoi genitori nella tua quotidianità?

“Devo essere sincera. La notorietà, nella mia quotidianità, non mi pesa affatto. Anzi, sono solamente orgogliosa di avere una mamma bellissima e un papà guerriero! Mia mamma è bellissima, è dolce, comprensiva. Mio papà è per me un punto di riferimento, lo ammiro, perché ha un carattere molto forte ma allo stesso tempo è dolce e sensibile. Sono due grandi esempi per me, per la mia vita. E non avrò mai abbastanza ‘grazie’ da dire a loro per tutto quello che fanno per me e per i miei fratelli, per l’educazione che ci hanno insegnato e per l’amore e l’affetto di tutti i giorni”.

Hai una mamma bellissima, che rapporto hai con lei? Spesso il rapporto tra madre e figlia in età adolescenziale non è sempre semplice. 

“Con mia mamma ho un rapporto bello, sincero. Ma è vero che in età adolescenziale non è sempre semplice. Il nostro rapporto è di base molto forte, anche se non mancano mai le litigate fra di noi. La sua bellezza è per me solamente orgoglio. Quando vedo le sue foto non faccio altro che essere orgogliosa di avere una mamma come lei, semplice ma bellissima, giovane, simpatica, socievole, solare. E sono felicissima di avere una mamma così giovane, capace di capirmi e capace di darmi degli ottimi consigli”.

Parlando di cose più frivole: la moda. Ti piace? Fino a quanto ti condiziona l’essere alla moda?

“Adoro la moda e adoro tutto ciò che gira intorno ad essa. L’anno prossimo vorrei andare a studiare a Londra, vorrei studiare Moda, per entrare ancora di più nel mondo in cui vorrei lavorare da grande, entrare nel dettaglio, scoprire di più. E magari riuscire ad appassionarmi ancora di più di questo mondo che mi incuriosisce. Mi piace la moda, mi piace vestirmi e adoro fare shopping, sbizzarrirmi ‘L’essere alla moda’ non mi condiziona e poi devono essere gli altri a poterlo dire di me. Non smetterò mai di ‘impegnarmi’ nel vestirmi perché abbinare i vari capi d’abbigliamento mi diverte e allo stesso tempo scopre la mia personalità”.

Come ti vesti? 

“Mi vesto in base alle occasioni. A scuola indosso quotidianamente la tuta, che alle 7 del mattino, indossarla credo che sia la miglior cosa da fare. Amo i jeans, per questo li indosso spessissimo. Mi diverte scegliere cosa indossare il weekend o cosa indossare nelle feste di compleanno o nelle cene speciali. In queste occasioni solitamente metto vestitini colorati con stivaletti o pantaloni a zampa che adoro per qualsiasi occasione. Insomma, mi vesto semplice ma allo stesso tempo ci metto gusto e passione”.

Parlami del rapporto che hai con le tue amiche. Cos’è per te l’amicizia?

“L’amicizia è me per me una delle cose insieme più importanti della vita, insieme all’amore. La parola amicizia può essere affiancata alla parola ‘sorellanza’, perché dopo aver condiviso tanto con una persona, questa persona diventa più che una semplice amica, quasi come una sorella. L’amicizia è molte volte falsa. Proprio per questo condivido la frase ‘le vere amiche si contano sulle dita di una mano’. Con il tempo ho imparato a fidarmi di poche persone, e forse è proprio questo che dovrebbero imparare tutti: fidarsi di poche persone. Nonostante ciò posso dire di essere fortunata, amo l’amicizia, sono socievole e ho un rapporto speciale con la mia migliore amica, che oramai credo sia diventata parte della mia famiglia”.

Sei giovanissima. Pensi al tuo futuro e ai tuoi progetti? 

“Al mio futuro ci penso spesso, ma vivo molto alla giornata. Questo può essere sbagliato sotto alcuni punti di vista ma giusto sotto altri. Per ora so solamente di andare a studiare moda, e poi, finiti gli studi, lavorare in questo mondo che fin da piccola ho sognato di studiare. Amo i bambini e per questo vorrei una famiglia numerosa come la mia”.

La giornata dello shooting con me è stata lunga e faticosa. La preparazione e poi il servizio vero e proprio sono momenti belli ma stancanti. Come è stato per te? La rifaresti?

“La giornata dello shooting è stata divertentissima! La fatica si sente poco quando fai qualcosa che ti piace e ti diverte, e poi con la fotografa giusta.. Sono stati bei momenti. È stata una giornata che consiglierei a chiunque e la rifarei altre cento volte! Sono rimasta affascinata dalla semplicità e facilità con cui una fotografa professionista riesca, con solo ‘click’, a creare uno scatto così perfetto. Grazie alla giornata dello shooting sono riuscita anche a capire che molte volte il mio lato timido del carattere può essere ‘sconfitto’ quando mi trovo davanti a un qualcosa che mi piace fare”.

Se dovessi fare un augurio o esprimere un desiderio chiudendo gli occhi, cosa esprimeresti? 

“Se dovessi esprimere un desiderio chiudendo gli occhi, non penserei a ricchezza o potere, vorrei che si avverassero tutti i miei sogni: quello di avere una famiglia e di riuscire sempre a vedere le cose con positività”.



more No Comments febbraio 11 2016 at 13:50


Paola Lavini: “Sono un vulcano che ha cuore ed entusiasmo”

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È un’attrice determinata e testarda. La sua caratteristica è la versatilità. Ha preso parte a vari lavori  cinematografici e televisivi. Si è formata all’Accademia D’Arte Drammatica della Calabria e alla Scuola Americana di Musical BSMT di Bologna. È anche una brava cantante.

di Simone Mori

Innanzitutto vogliamo sapere qualcosa di te, chi é Paola Lavini donna e Paola Lavini attrice.

“La donna… non racconto pubblicamente molto di me ma ora ne ho voglia. Sono una donna dolcemente complicata, donna molto presto nella vita e quindi forte per necessità, necessità di andare via, essere indipendente anche dalla mia famiglia e fare le mie scelte autonomamente molto presto. Ho origini contadine, quindi amo davvero le cose semplici, i rapporti semplici, sono felice con poco, ma quel poco ci deve essere, soprattutto lo stare insieme, vedere gli amici, prendere un caffè, ‘toccare’, non mi accontento del virtuale in generale. Sono sincera, a volte anche cruda, ma vera, questo sì. Affronto tutto! Dei contadini ho l’orgoglio del ‘potercela fare’, con fatica ma con molta dignità. A testa alta. Sono una donna che ha ancora molta voglia di giocare, di stupirsi e di stupire, un vulcano, che ha ancora molta gioia nel cuore ed entusiasmo. Credo nella vita e mi accorgo degli altri. Mi interessa e preme il sociale, la società. Piango, molto… da sempre. Fragilità, ma credo anche che sia una forza. Vivo i sentimenti fino in fondo. Paola Lavini attrice racchiude le caratteristiche di cui sopra, le usa per dare una verità a tutto quello che fa. Oltre allo studio che ovviamente applico, compresi i dialetti a me così consoni, le lingue straniere, attingo sempre alla mia storia, alla mia sofferenza o alla mia gioia, ai miei lutti, a tutto ciò che ho vissuto per essere credibile. Mi diverto quando sono sui set o in teatro. Sto bene con i colleghi. Mi dicono che ‘non sembro’ un’attrice. Credo sia un complimento. La vivo molto bene. Sono così come sono anche lì. Non mento nemmeno sui red carpet”.

Tu hai un bagaglio di lavoro veramente corposo ed invidiabile. Qual è l’ambiente dove ti trovi meglio? Io credo il teatro.

“Ovunque. Giuro. Mi piace tutto quello che faccio in tutte le sue forme. Mi sento a mio agio ora”.

Ad oggi, la soddisfazione più bella dove l’hai ottenuta?

“Deve ancora venire lo so, lo sento. Ma vincere un qualsiasi provino è stupendo. Ogni avventura per me è soddisfacente”.

Una delle tue caratteristiche principali è la tua versatilità. Sei capace di calarti in ruoli diametralmente opposti tra loro. Sei cosciente che non siete in tante ad essere così brave?

“Ti ringrazio. Sì oggi con il sorriso, non con superbia, ammetto di sì. Me lo ha appena detto anche una regista americana. Ho tanti talenti ma che ho la capacità e la volontà di coltivare, scoprire, migliorare sempre di più. Sono una lavoratrice e curiosa, ancora molto. Ancora non lo sa il mondo intero però! Anzi, forse solo una piccola fetta. Per questo urge in me la voglia di dimostrare tutto quello che c’è in me. Vorrei fare tutto. Mettermi alla prova. Ma con la naturalezza. Oggi queste ‘forme’ diverse mi vengono naturali. Lo urliamo a tutti?”.

La musica, il canto fanno parte integrante di te. Quali generi segui e fare un disco ti piacerebbe?

“Ho sempre cantato anche con i miei fratelli, fin dalla parrocchia, un po’ come Whitney Houston che nasce nel Gospel. Infatti lei è la prima che ho ‘imitato’, l’ho adorata, tanto da piangere quando ci ha lasciati. Amo Mina, Barbra Streisand. Ecco lei è un connubio tra attrice, cantante, naso e bellezza conquistata in cui mi ritrovo molto. Ma amo anche la musica latino-americana, la ballo, la musica etnica  che canto anche, la musica africana che mi riporta al contatto primordiale con la natura. Nel panorama italiano odierno Malika Ayane, nella Pausini amo la sua sincerità di paese. Adoro Damien Rice. Elton John non mi delude mai”.

Cosa dovrebbe cambiare e cosa invece no nel mondo del cinema e della TV italiana?

“Mi piacerebbe ci fosse più coraggio. Rischio d’impresa. Non sono produttrice ancora. Ma mi piacerebbe che laddove si guadagna in storie o programmi ‘mediocri’, lo stesso produttore potesse e volesse investire poi in storie o programmi meno mediocri, con il rischio di fare meno ‘share’ ovviamente ma con il rischio anche di essere più ‘grandi’. Da una parte si guadagna, dall’altra si perde, questo è il vero produttore/imprenditore. Pensare solo al soldo subito ed immediato non mi sembra una buona capacità imprenditoriale. Ecco mi auspico un ritorno alla vera imprenditoria. Più competenza. Meno improvvisazione. Se poi ci fosse più meritocrazia e più chiarezza chiederei troppo? Mi piace il nostro cinema, lo vado a vedere tutto, sono filoitaliana. Ci sono autori straordinari ma che non possono soffrire sempre così tanto con budget risicati. Questo vale anche per molti attori. Intendo quelli veri. Soffrono troppo. Ma ce ne sono alcuni che sono straordinari. Il mondo fuori dall’Italia ci stima. La televisione credo stia diventando un mega reality di tutto e su tutto, addirittura doppiamo reality stranieri. Questo no, non mi piace. Crea molti mostri che in nome della notorietà farebbero di tutto. Il trash non lo amo. Neppure certi programmi che vivono in maniera spasmodica di cronaca nera fatta gossip, li trovo volgari ed è sciacallaggio. Ci sono però show e conduttori elegantissimi. Penso a Carlo Conti, a Milly Carlucci… la loro televisione ha un decoro, un’etica, che funzionano: amo il varietà. Nel cuore Pippo Baudo. Anche la De Filippi in alcuni suoi programmi riesce a fare un buon varietà. Raffaella Carrà e Mina sono state le mie  soubrette adorate, che facevano tutto ed erano all’avanguardia ed io le imitavo davanti allo specchio da piccola”.

Quali sogni vuole realizzare Paola?

“L’amore, un film con Almodovar ed uno con Clint Eastwood, produrre, un disco, un mondo senza diversità, libero e aiutare i poveri. E poi impersonare la Callas ed Evita Peron”.

Progetti e novità per questo 2016?

“Escono due film a cui ho preso parte, ‘All roads lead to Rome’ con Sarah Jessica Parker, e ‘The young Messiah’, che è un film americano. C’è un progetto sempre internazionale in corso. Sono Tiziana nella fiction ‘Non uccidere’ di Giuseppe Gagliardi”.

Adesso facciamo un gioco: devi scegliere tra questi attori. Gassman o Sordi? Magnani o Loren? Audrey o Bette Davis?

“Gioco diabolico, essendo io affezionata a tutti quelli citati! Ed essendo una che ‘fa tutto’. Diciamo che non ho ancora fatto ruoli da ‘bella’ e lo vorrei molto, mettermi alla prova anche lì, anche con più leggerezza ed allora Loren e Audrey. Ma dentro forti in me sono scolpite la Magnani e Bette Davis: che rughe, che caratteri, che facce, che nasi!”.

Infine, un messaggio per tutti i giovani che vogliono provare la carriera cinematografica?

“Studiate e siate curiosi. Non mentite. Siate sicuri che sia il vostro mestiere. Non pensate di fare i soldi con questo lavoro, pensate prima alla passione: ce ne vuole tanta insieme alla tenacia perché non è affatto il mestiere in cui tutti non facciamo niente, guadagniamo tanto e viviamo sempre felici. Siate forti, anche fisicamente e psicologicamente. E’ un mestiere duro”.



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Giovanna Nosarti: Per una poesia dei sapori

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Giovanna Nosarti ci prende per mano e ci conduce in un mondo dove poesia e cibo si incontrano con emozione

di Marisa Iacopino

Parole e cibo, un connubio atavico. Attraverso la letteratura è stato talvolta possibile risalire alle abitudini alimentari di civiltà remote, recuperando gusti antichi o sconosciuti. In un percorso poetico-culinario, ci accostiamo ai versi di Giovanna Nosarti. Il suo libro “Soffriggono allegramente i fiaschetti”,  edito da Manni,  è un originale menù letterario; tripudio di odori colori e sapori mediterranei dove passato e presente si coniugano in ricette da veri gourmet.

Abbiamo incontrato l’autrice, in occasione della presentazione della sua raccolta a Più libri più liberi 2015.

Queste poesie sono un canto alla terra di Puglia, cucina della memoria che rinfranca il corpo e lo spirito. La tradizione culinaria ha contribuito alla formazione di Giovanna, cultrice della parola? 

“Da bambina amavo osservare le mani di mia madre e di mia nonna che preparavano pietanze semplici o prelibate. Ho così interiorizzato gesti, tecniche, sapori, colori che si sono trasformati in intuizioni poetiche, racconti, emozioni. L’osservazione arricchiva la fantasia, nutriva la mia capacità di decifrare la vita, amplificando la percezione della realtà. Col tempo sono riaffiorate esperienze sensoriali che hanno ispirato sia le mie mani in cucina che la vena poetica nella pratica letteraria”.

In una poesia, “Purè di zucca e mele”, il ricordo si fa rimpianto. La malinconia è donna che ricorda la bambina. Quanto la poesia si nutre del passato?

“La poesia fa di continuo la spola dal passato al presente, in un gioco di specchi che incanta e commuove, rapisce e confonde, ma che riflette sempre la voglia di proiettarsi nel futuro. Il passato è di volta in volta un’ombra o un rimpianto, un viaggio nel piacere o nella felicità già goduta, oppure nel conforto d’un ricordo. La memoria diviene recupero di frammenti e colori che aiutano a decifrare il presente o ad arricchirlo di sfumature, anche malinconiche. Anche a tavola il passato ci nutre: ogni volta che nel piatto si riaccende una memoria, mangiamo i nostri ricordi, l’intensità di un gusto che ci rassicura come un abbraccio consolatorio”.

Sono state le ricette avite a chiedere la parola, o è stata la volontà della poetessa di riordinarle con gli occhi e il metro dei suoi versi? 

“Le ricette di famiglia erano nella mia testa e nel cuore come in uno scrigno: a un tratto hanno bussato e le ho recuperate, pescando in esperienze sensoriali, ludiche e affettive che reclamavano di essere riordinate con uno sguardo poetico che le rendesse attuali. E’ stato un modo per far parlare il passato, in componimenti che alternano narrazioni, descrizioni e riflessioni. Le ricette di famiglia, inoltre, mi mantengono in contatto con le mie radici, e come in una “celeste corrispondenza d’amorosi sensi”, anche con chi non c’è più ma continua ad aleggiare intorno a me nella sacralità di antichi riti”.

Queste ricette preannunciano piatti prelibati da gustare con tutti i sensi, in un banchetto per bocche affamate imbandito tra felicità e addii, nella malinconia di nostalgie o nella festosità di nuove aspettative. Qual è la funzione del poeta?

“Il poeta è il cantore di un realismo magico, di uno straniamento misterioso quanto una magia, capace di proporci esperienze straordinarie. Il poeta, uomo fra gli uomini, cerca la verità nel quotidiano, con un linguaggio semplice perché la poesia deve avere la stessa spontaneità del respiro. Cerca le emozioni legate all’interiorità perché, come nella pittura di Casorati, le cose, le forme, i colori vanno oltre la tavola e rimandano ai cibi dell’anima”.

In “Soffriggono allegramente i Fiaschetti”, la poetessa dei nostri giorni reclama parole per sfamare i propri figli, o per alleggerirsi del fardello del vivere. La poesia può salvarci dalla routine?

“La poesia, in quanto dono che dà senso al presente, alleggerisce il fardello del vivere, accende la favilla divina custodita in ogni uomo e lo salva dal destino in cui la società della globalizzazione lo ingabbia, trasformandolo in mero accumulatore di oggetti e risultati. La poesia scardina le logiche che disumanizzano e ricompone l’unitarietà del reale. I giovani, affamati di ‘parole nuove’ più di chiunque altro, comprendono il significato eversivo della poesia che libera dal peso insopportabile e mortificante della routine, proponendosi come nostalgia del vero”.

Nella parte conclusiva del libro, l’attenzione va alle tante specie botaniche che ci regalano delizie. “Niente veleni nel mio giardino” è un grido verso chi si mostra nemico della natura. Coltivare la tradizione della terra significare anche essere più sensibile verso l’ambiente?

“Fra le esperienze più piacevoli e istruttive dell’infanzia colloco le passeggiate in campagna con mia nonna Lucia. Seguivamo sentieri e stradicciole, senza un disegno preciso, almeno così mi pareva, guidate dalla bellezza del cielo, dei campi coltivati, dei boschi, dei prati, camminando per ore, spesso in silenzio. Raccoglievamo fiori di campo, erbe officinali, erbette da cuocere, frutti, e tornavamo a casa sazie di vita. Da allora amo la natura di un amore viscerale, fino a soffrirne fisicamente quando non posso bearmene come vorrei. Durante quelle esplorazioni del paesaggio e dell’anima, ho compreso che la felicità si nutre di linfe, aromi, colori, e di prodotti salutari della terra”.

Ci congediamo da Giovanna Nosarti, tenendo ben stretto il suo prezioso ricettario. “Soffriggono Allegramente i Fiaschetti”, manuale in versi per piatti emotivi al profumo di ricordi,  di nostalgia, di sensualità, d’amore.



more No Comments febbraio 11 2016 at 13:44


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