GP Magazine ottobre 2013



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Alessandra Amoroso: “Il mio pubblico è la mia grande famiglia”

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L’amore puro di una ragazza semplice come Alessandra Amoroso, è raccontato
attraverso il nuovo disco di inediti prodotto da Tiziano Ferro. C’è grande attesa per il suo tour. Intanto sono disponibili le prime date: il 3 dicembre al Mediolanum forum di Milano e il 5 al Palalottomatica di Roma

di Silvia Giansanti

La passione per la sua terra d’origine, per il suo cane, l’amore puro per le cose semplici, è questo in breve il ritratto di Alessandra Amoroso, una delle artiste di punta della nostra musica. Il bello è stato che il successo ha cercato lei, ha bussato alla porta di una comune commessa di un negozio di abbigliamento, che avrebbe continuato tranquillamente a cantare tramite il karaoke o qualche esibizione locale. In pochi anni le sue vendite sono state vertiginose, così come le sue scalate in classifica, alle quali però non sembra dare più di tanta importanza. Solare, simpatica e pazzerella, Alessandra si prepara ad affrontare un periodo lavorativo piuttosto intenso a seguito della pubblicazione dell’ultimo disco “Amore puro”.
Alessandra, come stanno procedendo i “festeggiamenti” per questo nuovo lavoro?
“Si procede. Intanto questo è un periodo intenso per la promozione del disco, direi piuttosto sfiancante”.
Quindi si preannuncia per te un fine anno ricco d’impegni.
“Oh mio Dio! Non me lo ricordare. Sono felice, ma le mie energie sono al momento tutte risucchiate. Sono strizzata come una spugna dal mio pubblico”.
In breve tempo sei diventata una delle voci di punta del panorama musicale italiano. Ti è mai capitato di darti un pizzicotto e dire “sogno o son desta”?
“A dir la verità non ho cercato a tutti costi questo lavoro. Sono semplicemente una persona che fa il suo e che guarda gli occhi della gente, dai quali posso capire se vado bene o meno”.
Quindi non sei affetta da sindrome da classifica e simili?
“No, assolutamente. Né di classifiche, né di invidie e né di gelosie varie, non me ne può fregare di meno”.
Quando hai iniziato questo lavoro, come ti vedevi proiettata nel futuro?
“Non mi vedevo. Tutto ciò che mi è successo, lo vedevo molto lontano da me e dalla mia persona e quindi non avrei mai immaginato una cosa del genere”.
Oltre a Maria De Filippi a chi devi dire grazie?
“Alla famiglia, ad ‘Amici’ e al mio pubblico ovviamente”.
Se non fossero esistiti i talent scout e ti fossi trovata in un altro momento storico-artistico, come ti saresti mossa?
“Stavo benissimo anche a lavorare come commessa in un negozio di abbigliamento e avrei continuato a fare il karaoke. Come già detto non dovevo riuscirci ad ogni costo”.
Un cantante che hai nel cuore.
“E’ difficile fare un nome solo, visto che il mio cuore è aperto a tutti. Diciamo allora per gli italiani Jovanotti  e per la musica internazionale Beyoncè”.
Che tipo di pubblico assiste ai tuoi concerti?
“Adesso che sono cresciuta, è cambiato di conseguenza anche il mio pubblico. E’ misto, va dai piccoli alla nonnina e tutto questo è molto bello. Cresco io e cresce anche il mio pubblico”.
Sei legata alla tua terra d’origine?
“Sono morbosa, ce l’ho sempre sulla bocca e mi piacerebbe tornarci a vivere. Mi mancano troppe cose”.
Parliamo del nuovo lavoro. Quanto tempo hai impiegato per partorire questo nuovo disco?
“Proprio come un bimbo, quasi un anno. Sono stata divisa tra Roma, Milano e Los Angeles, dove abbiamo ultimato il disco. Rispetto ai lavori precedenti, ho avuto modo di scegliere i pezzi, maturarli e captarli e sono stata quindi più tranquilla sotto questo punto di vista”.
Cosa intendi per “Amore puro”?
“L’amore per il mio cane, per il mio fidanzato. E’ un amore vero, sincero e pulito verso tutte le cose più belle che ci possano essere”.
Credi che esista ancora al giorno d’oggi?
“Assolutamente sì, io ci credo”.
Sei pronta per un nuovo tour a supporto del nuovo disco?
“Non vedo l’ora di risalire sul palco. Sono stata per troppo tempo ferma a pulire casa. Intanto sono pronte due date, quella del 3 dicembre al Mediolanum Forum di Milano e del 5 al Palalottomatica di Roma”.
Dopo Tiziano Ferro con chi sogni di avere una collaborazione futura?
“Magari proprio con Jovanotti”.
Qualche fan ha mai fatto pazzie per te?
“Sempre, ogni giorno. Del resto ogni fan rispecchia l’artista. Comunque non mi piace chiamarli fan, loro per me sono una specie di ‘big family’”.
Hai qualche rimedio naturale per la voce?
“Gridare al mio cane, mi fa fare i vocalizzi”.
Come sei nella vita di tutti giorni?
“Una persona assolutamente semplice, non sono cambiata”.
Hai notato qualche invidia da parte di amici o conoscenti?
“Queste cose ci sono sempre in tutti i campi lavorativi, c’è da dire che forse in questo settore le cose vengono amplificate. Ma andiamo avanti nella maniera più giusta, senza curarsene troppo”.

CHI E’ ALESSANDRA AMOROSO

Alessandra Amoroso è nata a Galatina (Lecce) il 12 agosto del 1986 sotto il segno del Leone con ascendente Scorpione. Caratterialmente si definisce solare ed estroversa. E’ molto attaccata alla sua terra d’origine e le piacerebbe tornare a vivere a casa. Tifa per il Lecce  e il suo piatto preferito è la pasta alla puttanesca. Ha molti hobby tra cui spicca lo zumba. Possiede un cane di nome Buddy al quale è molto legata e attualmente è fidanzata e innamorata. Sin da giovanissima ha partecipato a competizioni a livello locale ed è venuta fuori nel 2009 grazie alla partecipazione e alla vittoria nel talent show “Amici” di Maria De Filippi. Finora è riuscita a vendere molto e ad ottenere prestigiosi riconoscimenti. Dopo il lancio del primo singolo “Immobile”, è stata la volta del secondo singolo intitolato “Stupida” che ha ottenuto uno straordinario successo, anche grazie allo “Stupida Tour”. Nello stesso anno si è esibita nel concerto di beneficenza “Amiche per l’Abruzzo” allo stadio San Siro di Milano. A seguire è uscito anche il primo album della cantante “Senza nuvole”, anticipato dal singolo “Estranei a partire da ieri”. Il secondo estratto portante il titolo dell’album, è stata la colonna sonora di “Amore 14”, un film di Federico Moccia. Nel 2010 è stata la volta del nuovo cd “Il mondo in un secondo”, trainato dai pezzi “La mia storia con te” e “Urlo e non mi senti” e un grande risultato: triplo disco di platino. L’anno seguente è arrivata la pubblicazione di “Cinque passi in più”, un album live e numerose partecipazioni ed esibizioni in trasmissioni tv ed eventi vari. Attualmente è uscito con la produzione di Tiziano Ferro, “Amore puro”.



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Irene Cao: Il fenomeno editoriale dell’anno

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E’ l’autrice della trilogia erotica “Io ti guardo”, “Io ti sento”  e “Io ti voglio” che tanto sta spopolando nel nostro Paese. In questa intervista ci racconta come è nato questo successo editoriale. Alla base di tutto c’è questa giovane scrittrice molto preparata e ben motivata. Quella scritta da lei è una storia di arte, sentimenti, sesso, passione e cucina
tra Elena e Leonardo…

di Alessandro Cerreoni

Metti una giovane scrittrice a Caneva, un tranquillo paese nella provincia di Pordenone, e dopo nove mesi partorisce una bella creatura. Anzi tre. Il numero perfetto. Il numero dell’amore. E non è un caso che questa “gestazione” sia durata proprio nove mesi. Anche questo è il frutto dell’amore. Del suo amore per la scrittura. Lei è Irene Cao e la sua creatura porta tre nomi: “Io ti guardo”, “Io ti sento”, “Io ti voglio”. E’ il successo editoriale di quest’estate. Un successo che continua. Una trilogia erotica, edita da Rizzoli, di cui Irene ne è la genitrice. L’autrice. E’ lei che ha dato vita ai suoi personaggi. Elena e Leonardo su tutti, che, in preda a passione e sentimenti, si lasciano andare ad una storia che si snoda tra Venezia, Roma e Stromboli. Irene racconta la storia d’amore di Elena e Leonardo come se questi due esistessero veramente. Come se ce li avesse davanti agli occhi e spiasse anche i loro momenti più intimi.
Che la letteratura erotica fosse ormai liberata dal perbenismo e dal pudore è cosa ormai risaputa da tanto tempo. La conferma è arrivata con la trilogia di E.L. James e le sue “50 Sfumature” ma questa di Irene Cao e della Rizzoli non è solo la risposta italiana. E’ una storia diversa, decisamente più umana e in un certo senso anche meno “spudorata”, pur mantenendo alti i picchi di passione e di erotismo. Un viaggio attraverso i sensi raccontato in maniera sublime dall’autrice.
E così una giovane ragazza della provincia di Pordenone si è ritrovata nel pieno del successo letterario. Era il suo sogno. Non ha mai mollato e ce l’ha fatta. Questa è un’altra bella storia da raccontare.
Irene Cao, un nome sconosciuto al pubblico italiano che al suo esordio letterario ottiene un grande successo. Raccontaci qualcosa di te per iniziare a conoscerti meglio.
“Sono nata a Pordenone e vivo in provincia di Pordenone. Il mio percorso formativo passa attraverso il Liceo Classico, una laurea in Lettere Classiche e un dottorato di Ricerca di Storia Antica, insomma mi sono nutrita di cultura classica. E questa mia formazione la si nota soprattutto nella parte iniziale della trilogia. Dopo il dottorato ho fatto tanti lavori precari. Quando è arrivata la proposta della Rizzoli facevo la commessa in una profumeria”.
In genere gli scrittori quando devono creare si isolano. Qual è il luogo dove ti sei “ritirata” per scrivere la storia?
“L’ho scritta a Caneva, un paese della provincia di Pordenone situato vicino a Treviso. Mi sono ritirata qui per nove mesi…”.
Come è nata l’idea della trilogia?
“In un anno e mezzo scrissi un primo romanzo, dal quale poi è nata la trilogia. Era il 2008. Spedii il manoscritto a varie case editrici dopo un’accurata selezione, in quanto non volevo che il mio lavoro andasse svilito in una di quelle tante piccole realtà che chiedono soldi agli autori per stampare. Inizialmente era una storia d’amore con due scene di sesso. Finì in mano alla Rizzoli: lo scorso arrivò la proposta di partire da quel nucleo e tirare fuori una trilogia. Abbiamo viaggiato insieme. Loro avevano capito che ’50 Sfumature’ aveva avuto successo e che in Italia mancava un qualcosa del genere. Così da ottobre scorso in nove mesi ho scritto la trilogia. Alla fine ero alla frutta: scrivevo dalle dieci alle dodici ore al giorno!”.
Alla fine sei stata premiata. La tua trilogia, oltre che in Italia, ha avuto successo anche all’estero.
“E’ stata venduta in dieci Paesi ed è già stata pubblicata in Spagna, dove sta ottenendo un ottimo riscontro”.
Ritieni che la storia che racconti sia in un certo senso quella che tutte le donne sognano di vivere?
“Credo di sì. Riescono ad identificarsi con la protagonista e questo me lo raccontano molte lettrici. E’ una storia che può capitare a chiunque. Una storia molto vicina alla realtà. E in questo penso risieda la chiave del suo successo”.
Una curiosità. Che significato ha per te il melograno visto che il punto di incontro tra i due protagonisti della storia è legato proprio a questo frutto?
“E’ andata in maniera casuale. Quando ho iniziato a scrivere la storia era autunno e questo frutto era maturato da poco. Qui in collina dove vivo ce ne sono tanti e li vedevo durante le passeggiate che facevo per distrarmi un attimo dalla scrittura”.
E perché la scelta del personaggio maschile è caduta su quella dello chef?
“Leonardo non poteva che fare lo chef. Ha un rapporto diretto con la terra e con le sue mani crea vere opere d’arte. Elena perde la testa per lui quando lo vede all’opera, intento a creare piatti favolosi. Grazie a Leonardo, Elena inizia e fa un percorso attraverso i sensi”.
Se dovessero realizzare un film ispirato a questa trilogia, quale attore vedresti bene per interpretare Leonardo e quale attrice Elena?
“In ambito italiano ci vedrei bene Marco Bocci (il commissario Scialoja nella serie ‘Romanzo Criminale’, ndr), così come ci vedrei bene un attore straniero come Javier Bardem. Filippo, un altro personaggio maschile della storia, lo vedrei interpretato da Giorgio Pasotti. Ad interpretare Elena vedrei molto bene Ana Caterina Morariu, una delle protagoniste di ‘Squadra antimafia’ ”.
Questa trilogia ha riscosso molto successo tra le donne. Pensi che possa piacere anche agli uomini?
“Secondo me sì. Non è il classico romanzo rosa. C’è anche il punto di vista degli uomini. E poi, ci tengo a dirlo, non ci sono scene volgari, né sadomaso”.
Perché libri di questo genere, metto anche “50 Sfumature”, riscuotono un grande successo quasi esclusivamente tra il pubblico femminile?
“Potremmo dire che le donne leggono per evadere dalla grigia quotidianità e forse cercano nei libri qualcosa per distrarsi e per divertirsi. Un altro motivo è determinato dal fatto che le donne leggono di più degli uomini”.
Secondo te perché i romanzi erotici se scritti da donne ottengono un successo maggiore?
“Credo che le donne riescano a descrivere meglio queste storie. Gli uomini, forse, sono più meccanici e in questo tipo di romanzi serve un elevato grado di sensibilità. Quella sensibilità che serve per creare la psicologia dei personaggi, i sentimenti e il lieto fine”.
Ormai la letteratura erotica è pressoché sdoganata. Credi ad un successo sempre più crescente di questo genere o pensi che a lungo andare si possa correre il rischio di rasentare la ripetitività e la noia?
“Questo rischio l’ho corso anch’io. Mi sono trovata in mezzo e all’inizio ero scettica sulla riuscita di quest’impresa letteraria. Pensavo dentro di me che la gente fosse esausta. Poi ho capito che il successo di un libro è nel come si racconta la storia”.
Nella letteratura erotica femminile è ricorrente la scelta del personaggio donna basata su figure semplici che nel corso della storia si evolvono fino a diventare diverse, più forti e più sicure di sé. Perché avviene questo?
“Per quanto mi riguarda volevo trovare un personaggio semplice, una donna con tutti i suoi difetti. Una donna vera. Elena è una ragazza di oggi e a me piaceva il fatto di poter dare l’idea del cambiamento. Nel prossimo libro, invece, ci sarà il percorso inverso. Partirò da una donna affermata, una super donna…”.
Il primo volume della trilogia è ambientato a Venezia. Il secondo a Roma e il terzo a Stromboli. Qual è il motivo di questa scelta?
“Ci tenevo tantissimo a dare un’idea corale dell’Italia. Venezia la conosco molto bene. E’ la mia Venezia: una Venezia vera, reale, dei giovani e classica. Roma la conosco abbastanza e mi ci sento molto legata e ne sono innamorata. Stromboli è la terra di Leonardo ed è questo ritorno alle origini che aiuterà Elena a guarire”.
Il tuo prossimo lavoro letterario? Ci hai appena accennato a qualcosa…
“Non sarà del genere erotico, ma non mi allontanerò dai sentimenti”.



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Cecilia Quadrenni: “Ho un rapporto intimo con la musica”

Simona Atzori

E’ una giovane artista nata in Italia e che ha avuto la possibilità di esibirsi live a Londra. Ha appena pubblicato l’EP “To Summer”, il cui singolo “It’s Just Rain” è in rotazione radiofonica. Parlare con lei di musica vuol dire uscire dagli stereotipi della musica commerciale per entrare in un mondo intimo fatto di sperimentazioni
e di emozioni

E’ nata ad Arezzo e ha sempre coltivato la passione per il songwriting e per l’arte come cultura e ricerca. Infatti, fin da bambina, ha studiato violino, mimo e recitazione e ha viaggiato tra l’Italia e la Francia. Il desiderio di sperimentare la porta ad abbracciare orizzonti musicali sconfinati mettendosi continuamente alla prova. E’ reduce dall’EP “To summer” ed è in rotazione radiofonica con il singolo “It’s Just Rain”. Un ottimo momento artistico per lei.
Cecilia parlaci di questo nuovo singolo “It’s Just Rain”. Come nasce?
“Questa canzone è nata a Londra, in un’estate piovosa molto diversa dall’estate torrida italiana. Mi sono resa conto di come certe emozioni si possano nascondere grazie alla pioggia, che sembra a volte venirti in aiuto per camuffare i sentimenti. E’ stato un modo per ringraziarla”.
Lo definisci un singolo “intimistico”, che cosa intendi con questa definizione?
“Tutto il rapporto con la musica è per me molto intimo. L’ho sempre vissuta di nascosto perché sono convinta che le emozioni più forti e profonde non si debbano urlare ma sussurrare. E così ‘It’s Just Rain’ vocalmente si avvicina la mio modo di esprimere le emozioni più nascoste e quindi intime, intoccabili, da ascoltare ad occhi chiusi. Quelle emozioni delicate che finita la canzone si vuole negare di aver provato. Intimo come un atto erotico in cui la voce si fonde con il suono”.
“It’s Just Rain” è contenuto in un EP che contiene altri pezzi, ce ne vuoi parlare?
“Nell’EP ‘To Summer’, composto da tre brani inediti più una cover del brano irlandese ‘Scarborough Fair’, ogni inedito è dedicato ad una manifestazione della natura: l’estate in ‘To Summer’, la pioggia in ‘It’s Just Rain’ e il vento primaverile che ci avvisa dei cambiamenti che stanno arrivando nella nostra vita in ‘New Wind’. Se ci facciamo caso ogni cosa che ci succede può essere ritrovata nella natura. D’estate abbiamo voglia di fuggire ed il sole e il caldo ci forniscono l’energia giusta per farlo, ogni cambiamento che è in noi possiamo ritrovarlo nel cosmo e nella terra. E la natura ci fornisce tutto ciò che ci serve per affrontare i nostri stati d’animo”.
Com’è avvenuta la scintilla che ti ha fatto innamorare della musica?
“A questo è difficile rispondere perché credo di esserci nata. Credo che tutti, in realtà, nascano con l’amore verso la musica ma alcuni, per motivi ignoti, decidono di percorrere proprio questo cammino per comunicare con il mondo. C’è anche chi, dopo poco, lo abbandona. Io sono tra quelli che proseguono e voglio andare sempre più avanti”.
Nel 2011 hai avuto un tour nei migliori locali della musica live a Londra. Che cosa ha significato per te cantare dal vivo nella capitale della musica pop?
“Cantare per un pubblico molto diverso da quello italiano e di culture diverse è stato molto emozionante e anche costruttivo perché mi ha messo alla prova e mi ha fatto crescere. Però, il fatto che il mio progetto musicale sia stato apprezzato mi ha anche dato molto coraggio, quello che spesso mi è mancato, per portare avanti la mia musica anche e soprattutto nella mia terra che è l’Italia”.
Come ti sei formata musicalmente parlando?
“Ho suonato il violino da bambina e seguito corsi di teatro e mimo. Tutto ciò che era arte aveva per me un interesse fondamentale anche se ogni cosa che affrontavo la vivevo come una crescita per migliorarmi nel mio progetto di cantante. Seguendo poi il lavoro di arrangiamento in studio, ho anche imparato a capire quale fosse il giusto sound per i miei brani in relazione alla mia voce, la scelta degli strumenti… Ho imparato molto anche, e forse soprattutto, dai lavori finiti male. Per il resto ho sempre cercato di rimanere mantenere un certo distacco dall’intellettualismo che ruota attorno alla categorizzazione dei generi musicali. Prepararsi e migliorarsi va bene ma sempre facendo tutto di ‘pancia’ senza imbottirsi di nozioni e concetti che, a parer mio, nella musica non contano.
Caratterialmente che persona sei?
“E’ sempre difficile parlare di se stessi perché in noi vediamo solo i pregi, o comunque tendiamo a giustificarci, mentre negli altri i difetti. Posso solo dirti che quello che sono veramente lo si può scoprire nelle mie canzoni. Per il resto, sono quello che gli altri vogliono vedere. Mi piace la musica e la mia gatta ed il mio tempo lo trascorro sempre con loro”.
Sei nata in Toscana ma la musica ti porta a girare molto. Cosa ti porti dietro della tua regione ogni volta che ti sposti o ti esibisci?
“Vorrei portarmi sicuramente il cibo! A parte questo credo di aver ereditato dalla mia regione uno spirito un po’ malinconico, tipico delle nostre colline e una tendenza a ricercare la pace, quella che regna sovrana da queste parti”.
Ormai il web ha cambiato il modo e le abitudini di approcciare alla musica. Molti talenti contemporanei devono il proprio successo al web. Per te cosa rappresenta?
“Credo che prestissimo il web supererà ogni altra forma di comunicazione, comprese le radio e la stampa. Basti vedere come Youtube ha messo in crisi i canali musicali della televisione. Nel web l’artista abbandona ogni sovrastruttura e punta dritto al proprio talento. Questa è una grande rivoluzione e non solo per la musica”.
Che idea hai del panorama della musica in Italia, un mondo dove ormai si è raggiunto il massimo oppure di una realtà che può ancora essere soggetta a “stravolgimenti”?
“Purtroppo credo che ci sia stata una grande ‘crisi di non identità’. Credo che ci sia tanto da scoprire e che si possa dare molto di più, anche per quanto riguarda i nomi più grandi del panorama musicale. Si può continuare a fare musica anche a 80 anni, basta che non si diventi la caricatura di se stessi”.
Hai messo in cantiere progetti da sviluppare a breve e a medio termine?
“Sì, adesso sto pensando al mio album che conterrà gli inediti di ‘To Summer’ e altri brani che sto realizzando, anche in altre lingue. Continuo a lavorare sul live per avere sempre più occasioni per condividere la mia musica con il pubblico”.



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Federica Quaglieri: Comico si nasce

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Ha finito da poco di girare il film “Un’estate da leoni”, una commedia dove si ride molto. La comicità è nel suo dna e di questo dice che non “si insegna ma si può solo affinare”. Ha scritto anche un libro e in radio conduce una trasmissione dedicata alla cucina

E’ una giovane attrice con una grande vena comica. E’ nata a Jesi. “Una ridente cittadina – perché poi si dica così non l’ho mai capito – in provincia di Ancona”, dice. Lei è Federica Quaglieri. “Jesi – continua – oltre ad aver dato i natali a molti dei nostri sportivi noti a livello nazionale, li ha dati anche a Valeria Moriconi e Virna Lisi. Perciò l’aria di quelle campagne  dovrebbe portarmi fortuna… spero!”.
E’ dotata di ironia e di autoironia. E’ caparbia, combattiva e si ritiene innamorata della vita. Ma per conoscerla meglio vi consigliamo di leggere questa intervista.
Federica, hai da poco finito di girare “Un’estate da leoni”, a fianco di Floriana Secondi, Mirko Alivernini, Ennio Drovandi e altri bravi attori. Di cosa parla questo film e qual è il tuo ruolo?
“Si tratta di una commedia fresca e divertente. E’ l’estate di cinque ragazzi molto diversi tra loro che, per fatalità, si troveranno a trascorrere insieme una vacanza che cambierà, per ognuno in modo diverso, le loro vite. Si ride molto, questo è sicuro, perché ci sono tantissime gag e avventure. Io sono una dei cinque protagonisti del film e interpreto Lucrezia, una ragazza di Milano snob e fissata con la moda. Assolutamente comica suo malgrado”.
Quale è stata la tua formazione artistica?
“Quando si è trattato di scegliere dove studiare, perché sono convinta che lo si debba fare come per gli altri lavori, ho avuto due madrine d’eccezione che mi hanno guidata: Valeria Moriconi e Mariangela Melato. Valeria era un’amica di famiglia che conoscendo la mia vis comica mi consigliò la Scuola di Teatro di Bologna. Un’Accademia, tra quelle riconosciute a livello nazionale, che aveva il merito di formare attori con questa prerogativa. Mi disse: ‘il comico non lo si può insegnare. I tempi, il ritmo che il comico richiede, o li si possiedono e in una scuola possono essere guidati, o se non si hanno, ci si deve accontentare di essere solo attori drammatici. Se un attore ha talento comico, il drammatico lo fa ad occhi chiusi. Non il contrario’. Parole che mi sono rimaste incise dentro, le sue. Poi, incontrai Mariangela. Sarebbe lungo qui raccontare come e cosa significò per me quel nostro primo incontro. Lei è stata, ed è, il mio ideale di attrice. Versatile, come pochissime sono state in grado di essere. Un talento vero. Ad ogni modo, anche lei mi sconsigliò la più conosciuta scuola Silvio D’Amico, troppo ‘accademica’ appunto, date le mie corde ambivalenti. Così, piena di timori, feci il provino per entrare a Bologna e mi presero. Poi studiai a Praga, a Parigi e vinsi una borsa di studio per la recitazione cinematografica alla New York  Film Academy. Ma la formazione non finisce mai e come posso faccio stage”.
Nasci come attrice comica; come avviene il passaggio alla recitazione drammatica?
“Il passaggio al drammatico non avviene. E’ contestuale e naturale. La difficoltà, come dicevo prima, non sta nell’imparare il drammatico, ma il comico. Il comico si può affinare, si può imparare a veicolare i tempi per la risata ma non si insegna. Diversamente, il drammatico si impara. Per chi ha la fortuna di avere talento comico, il drammatico è una passeggiata di salute”.
Il teatro è senz’altro il tuo primo amore. Che esperienza è stata quella del cabaret?
“Avevo sempre desiderato di fare cabaret. Poi, ho incontrato Stefano Vigilante – che per la verità seguivo da tempo nella speranza di poterci lavorare un giorno – e quest’incontro è stato determinante. Ho imparato e imparo moltissimo da lui. Abbiamo cominciato a lavorare insieme e non ci siamo più lasciati. In questo periodo, stiamo riportando in scena, sia nei teatri che in spazi più familiari al cabaret, uno spettacolo che ha avuto enorme successo: ‘Romanacci Tua’. Si tratta di uno spettacolo nato su improvvisazione e tratto da il libro omonimo scritto proprio da Stefano e che vede in scena con noi anche Saverio Raimondo, giovane comico e autore straordinario”.
Quando scegli un film da andare a vedere al cinema, come si orienta la tua scelta? Scegli in base al genere, al regista o agli attori?
“Scelgo in base ad un mix di fattori. Regia e cast artistico, senza dubbio. Ma anche stato d’animo e storia. Leggo le recensioni, sento il parere delle persone e cerco di vedere i trailer. La fotografia per me è tra i fattori che mi conquistano. E’ fondamentale in un film, credo. Ti porta nell’atmosfera della storia”.
Nel 2012 è uscito il tuo libro intitolato “Gocce di pensieri sull’Albero della Vita”. Di cosa parla e che riscontri ha avuto?
“Ho sempre scritto, in realtà per me. Poi sono arrivate le prime sceneggiature. Una su tutte ‘Sciocchezze da Stagnari’ scritta a quattro mani con Nicola Paduano. Abbiamo scritto e interpretato questo cortometraggio, per la Regia di Daniele Ciferri che sta vincendo anche dei premi. Poi è nato  il mio primo libro ‘Gocce di pensieri sull’Albero della Vita’. Un libro d’arte, in realtà, fatto di pensieri e immagini. Mai avrei creduto che sarebbe stato distribuito in circuiti nazionali come Feltrinelli e internazionali come Amazon. Eppure ha avuto ottimi riscontri e per la presentazione ufficiale ho avuto l’appoggio di Roma Capitale. Grazie al loro sostegno ho avuto uno spazio prestigioso per la mia presentazione”.
Attualmente stai portando a teatro uno spettacolo sul tema del femminicidio. Come si può trasportare su un palco un argomento così delicato?
“Si può portare in scena con il massimo del rispetto per il problema, quasi del tutto made in Italy tra l’altro. Noi non facciamo speculazione del dolore e non abbiamo alcuna intenzione di sfruttare un argomento così delicato. Anzi. Le storie che portiamo in scena sono nate da uno studio di oltre 200 casi avvenuti negli ultimi tempi, fatti dall’autrice Betta Cianchini”.
Dalla tua biografia emerge che sei un’appassionata di cucina e che conduci una rubrica radiofonica intitolata “Spadelliamo”. Abbiamo in mente varie trasmissioni televisive che parlano di cucina ma in radio come si può trattare questo ambito visto che non ci sono le immagini?
“Spadelliamo nasce da questa mia passione per il cibo. Assolutamente una forma d’arte di tutto rispetto. E’ vero, non ci sono immagini, ma ci sono io, la mia personalità, le mie ricette e tante gag comiche. E’ una trasmissione fresca divertente dove si parla di cucina a tutto tondo e da massaia. Non sono certo uno chef ma adoro stare ai fornelli e sperimentare. Ascoltemi e vi divertirete!”
Giochiamo un po’. Parlando di cucina, quale potrebbe essere un piatto ideale da gustare mentre si guarda un film comico?
“D’istinto dico fagioli all’uccelletta”.
Ed uno adatto per guardare un film drammatico?
“Cappelletti in brodo”.
Hai un sogno?
“Sì ma non lo divulgherei nemmeno sotto tortura. Se le cose le dici, si rovinano”.



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Ivan Donev: Talento made in Italy

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E’ nato in Bulgaria ma si è formato stilista nel nostro Paese. Possiede una grande cultura e vanta già tantissime esperienze

di Adriana Soares

Ivan Donev è uno stilista emergente del Made in Italy con origine bulgara. Diplomato in didattica della musica nella sua città natale Plovdiv in Bulgaria. Contemporaniamente ai studi lavora con la Camera Nazionale della Moda Bulgara, fa parte del Parlamento Europeo dei Giovani, partecipa concorsi e meeting internazionali di natura diversa. Il debutto internazionale di Ivan Donev è a Parigi nella Bottega di Pablo Picasso e nel centro della Cultura Bulgara in Francia. Subito dopo il diploma  si recò in Italia, ed è stato ammesso alla Università per Stranieri di Perugia, dove ha studiato lingua italiana, letteratura e la cultura italiana. Nel 2011 si diploma come stilista di moda a Roma in Accademia Intarnazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume KOEFIA e presenta la sua tesi nella rappresentazione del Parlamento Europeo in Italia. Nel 2012 prende il suo Master in STILISTA DI MODA RISPONSABILE DEL PRODOTTO preso KOEFIA. Nel luglio del 2012 fa il suo debutto sulle paserelle di AltaRoma AltaModa, durante il final work di Accademia Koefia, dove ha anche ricevuto i complimenti di Santo Versace . Ivan Donev è invitato a partecipare alla  Fashion Week di Istanbul,  chiude la sua sfilata il più famoso del mondo il modello androgeno Andrej Pejic. Dopo numerosi successi sulle passerelle e riviste, MILLENNIUM MAGAZINE di  New York pubblica 8 pagine con i  suoi lavori. Fotografia del già famoso coprispalle di piume è esposta nel Museo MAXXI: Museo delle Arti del XXI , lo scatto fa parte della mostra THE WHITE GALLERY della fotografa Manuela Kalì. Il suo viaggio sulle strade della moda continua con appuntamento durante il Carnival of Luxury in Portogallo. Un suo modello è stato esposto nelle splendide sale di Hotel St. Regis vicino ai capolavori a più grandi stilisti della couture italiana per “Onlus Donna donna”. Giugno partecipa all’evento benefico per la ricerca di TeleThon “hOpe’n Art”. Le pubblicazioni e le interviste continuano su magazine nazionali e mondiali come “Climber Fashion XY” Internazionale, “BURDA” Italia, “IMimage” New York, “24Ore” Bulgaria, “HAUTE COUTURE” Paris – Roma. Passo dopo passo il desiderio più grande di Ivan Donev si sta realizzando, continuando a credere in se stesso e lavorare con persone di grande professionalità.



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