GP Magazine maggio 2014



more No Comments giugno 14 2014 at 14:44


Giorgia Wurth: Una brava attrice prestata alla scrittura

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E’ un’attrice di successo ed è tornata in libreria con “L’accarezzatrice” che affronta con determinazione un tema delicato: il rapporto tra sesso e malattia. A fine estate tornerà sul set di “Le Tre Rose di Eva” ed è una delle protagoniste del film “Oro Verde”

di Silvia Giansanti

La potremmo definire coraggiosa, poiché Giorgia Wurth ha deciso di affrontare nel suo ultimo romanzo “L’accarezzatrice” un tema particolare e quasi del tutto sconosciuto nel nostro Paese. Il suo ultimo romanzo improntato sul tabù legato al rapporto tra sesso e malattia sta già facendo discutere. Si è trattato di un lungo e meticoloso lavoro di ricerca che ha appassionato per molto tempo la nostra attrice e che le ha permesso di entrare a contatto con un determinato mondo, traendo un’esperienza più che positiva. Giorgia non è nuova alle pubblicazioni; ha all’attivo un precedente racconto, “Tutta da rifare”, sulla dipendenza dalla chirurgia estetica.
Come e quando nasce artisticamente Giorgia Wurth?
“In realtà sono nata artisticamente un po’ tardi, perché pensavo di fare tutto un altro percorso. Inizialmente volevo fare la giornalista, ma poi mi sono disamorata di quel lavoro. Ho lasciato il giornalismo ma non la scrittura che come ben sai l’ho trasferita sui libri che ho pubblicato e su un mio blog. Così ho iniziato a fare l’Accademia e a studiare recitazione e da quel momento è partito tutto”.
La spinta per la recitazione da dove l’hai avuta?
“In realtà già da piccola avevo questa fissa e durante il liceo ho fatto anche dei corsi di teatro”.
Cosa ricordi dei bei tempi andati della ‘Signorina Buonasera’?
“Sono stati cinque lunghi anni dal 2003 al 2008. Il mio sogno era quello di trasferirmi a Roma e, grazie a quel lavoro, si è avverato. Ero molto contenta e ho potuto iniziare anche a studiare teatro. Per il resto non ho ricordi entusiasmanti, perché credo che l’epoca delle ‘Signorine Buonasera’ sia finita già da un pezzo”.
Torniamo al presente. Hai appena sfornato il libro dal titolo “L’accarezzatrice”. L’idea è originale, dove hai preso lo spunto?
“L’idea mi è venuta cinque anni fa quando mi trovavo in Svizzera da mio padre, mi è capitato di leggere un articolo che riguardava questa particolare figura professionale dell’assistente sessuale. Non ne avevo mai sentito parlare e sono rimasta molto colpita da questa cosa, tanto che ho deciso di approfondire allo scopo di capirne qualcosa di più. Ho iniziato così un lungo lavoro di ricerca, mettendomi in contatto con assistenti sociali, con persone diversamente abili e le loro famiglie. Devo dire grazie a questo libro che mi ha permesso di fare incontri meravigliosi, facendomi aprire la mente. Nel momento in cui mi sono sentita preparata e pronta, allora ho inventato anche una storia per scrivere un romanzo in un contesto molto realistico”.
Pensi che in Italia un racconto del genere faccia discutere?
“Certo, già si sono accesi dibattiti interessanti su web o anche quando rilascio interviste. Questo deriva da parte di quelle persone che hanno pregiudizi nei confronti di questo tipo di professione, ma quando si mettono in ascolto e capiscono di cosa si tratta, devo dire che rimangono colpite. Sono soddisfatta di ciò, in quanto sono assolutamente favorevole all’assistenza sessuale. Nel mio piccolo vorrei fare di tutto, affinché questa figura possa essere sdoganata anche nel nostro Paese pieno di pregiudizi e luoghi comuni. Abbiamo esempi positivi in altri Paesi”.
Non è facile.
“C’è da dire che purtroppo siamo governati da politici che sono così bravi a predicare la moralità, mentre nel privato fanno diversamente e di tutti i colori”.
Prendendo spunto invece dal tuo primo romanzo “Tutta da rifare”, come ti comporterai un domani con il tuo corpo?
“Sono una che ha rifiutato il ricovero dopo che con un incidente mi sono rotta il naso, figurati se  cercassi un intervento. Ci sono talmente tanti problemi nella vita che trovo assurdo mettersi a ricorrere agli interventi chirurgici”.
Hai fatto parte del cast di “Le Tre Rose di Eva”. Sei pronta per tornare di nuovo sul set?
“Sì, a fine estate. Ormai siamo tutti legati, è un bel cast e mi ci trovo molto bene”.
Invece hai girato il film “Oro verde” che al momento è uscito solo in Svizzera.
“Uscirà anche in Italia ed è una commedia molto carina che affronta il tema della crisi. Si narra di un gruppo di ragazzi che ha perso il lavoro e che allora decide di fare il colpaccio, sequestrando un carico di marijuana”.
Illustraci il tuo ruolo in questo film.
“Sono Clara, la moglie di un attore bravissimo e che organizzerà tutto a sua insaputa. Alla fine però anche lei per amore in un certo senso diventerà sua complice”.
Qual è stata la parte che ti è piaciuta interpretare di più finora?
“Mi sono divertita tantissimo nel film ‘Moana’ ad interpretare Cicciolina, un personaggio totalmente diverso da me. Mi sono trovata davanti ad una tela bianca da inventare, cercando di azzerare me stessa. Preferisco infatti imbattermi in cose lontane da me per avere sempre lo stimolo giusto nel mestiere di attrice”.
Sai se Ilona Staller ha apprezzato il risultato?
“Non credo, perché era contraria a questo progetto fin dall’inizio”.
E’ vero che sei una ritardataria di natura?
“Di natura sono in realtà molto puntuale, essendo mezza svizzera. Quando mi sono trasferita a Roma, arrivare troppo puntuale mi faceva sentire a disagio visto che gli altri portavano sempre ritardo e così mi sono adeguata”.
Quanto hai apprezzato il film Oscar “La Grande Bellezza”?
“Penso che Sorrentino possa fare tutto, compreso inquadrare una tavoletta del water con risultati divini. La sua regia è fantastica. A livello estetico ho trovato il film bellissimo”.
Qual è la tua citazione preferita?
“E’ un po’ complicata. Non è ciò che tu sei che ti frena, ma è ciò che pensi di non essere”.

CHI E’  GIORGIA WURTH

Giorgia Wurth è nata a Genova da mamma ligure e papà svizzero, il 5 giugno sotto il segno dei Gemelli con ascendente Bilancia. Caratterialmente si definisce curiosa di tutto, lunatica e disponibile. Adora gli gnocchi alla sorrentina, tifa per l’Udinese e le piace giocare a Burraco. Losanna è una città dove andrebbe a  vivere. Al momento non possiede animali ed è single. Il 2002 è stato l’anno fortunato della sua vita. Ha iniziato facendo la modella e la giornalista e poi si è messa a studiare recitazione. Nel 1998 è cominciato il suo percorso come conduttrice su Disney Channel. Dal 2003 al 2008 è stata una delle “Signorine Buonasera” su Rai Tre. Nel frattempo ha intrapreso anche la carriera di attrice e ha scritto racconti. Nel 2009 è apparsa nella miniserie tv “Il bene e il male”, successivamente è stata in “Un medico in famiglia”, è figurata tra le protagoniste di “Ex”, il noto film di Fausto Brizzi e ha interpretato Cicciolina nel film “Moana”. Nel 2010 è uscito nelle librerie il suo primo romanzo “Tutta da rifare”. Sempre tra le sue esperienze salienti, da segnalare che è stata nel cast di “Maschi contro Femmine” e “Femmine contro Maschi”. Nel 2012 è stata tra i protagonisti della fiction “Le Tre Rose di Eva”. Ha anche girato alcuni videoclip e tra le sue esperienze teatrali del passato la ricordiamo tra gli altri in “Antigone”, “Cecità”, “Un marziano a Roma” e “La Festa”. Prossimamente sarà di nuovo sul set di “Le Tre Rose di Eva”, ha girato il film “Oro Verde” ed ha appena pubblicato il suo nuovo libro “L’accarezzatrice”.



more No Comments giugno 13 2014 at 12:53


Andrea Amadei: “Cresciuto nella cucina di mia nonna”

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Ex modello, è stato il giudice dell’ultima edizione della “Prova Del Cuoco” e lavora a Radio 2 nella trasmissione “Decanter”. In questa intervista parla di programmi televisivi dedicati alla cucina e di alimentazione

di Simone Mori

Andrea Amadei nasce a Lodi nel giorno di San Valentino del 1987. È stato giudice della “Prova Del Cuoco” per tutti i mercoledì dell’edizione appena terminata, scrive per il portale “agrodolce.it” e lavora a Radio 2 nella trasmissione “Decanter” insieme a Fede e Tinto. Bello sì, ma anche pieno di interessi e voglia di migliorarsi. Ecco cosa ha raccontato a noi di GP Magazine.
Chi è Andrea Amadei in pochissime parole?
“Un ragazzo semplicissimo cresciuto nell’oratorio di quartiere e nella cucina della nonna”.
Dei nonni che ti hanno trasmesso la passione per la cucina, per i prodotti della natura…
“E la campagna, l’avventura, la scoperta e le cose belle. Il babbo m’ha insegnato a essere determinato, la mamma ad essere positivo e allegro”.
Come hai fatto a portare questi insegnamenti nella tua quotidianità? È stato complicato?
“Per quanto riguardo la passione per la cucina, è stato facile visto che sono perennemente affamato. Per la natura, anche lì è un richiamo, devo passare un po’ di tempo all’aria aperta ogni settimana altrimenti appassisco. Per l’arte ogni tanto si va a fare qualche weekend in città italiane con la mia ragazza. E poi ho determinazione e positività nell’approccio a qualsiasi avversità”.
Perennemente affamato ma con un fisico statuario. Come sono stati gli anni nella moda?
“Divertenti. Un giorno potevi non essere nessuno, potevi essere a terra perché la concorrenza ai casting era sempre ferocissima, ma quando ti prendono per un lavoro ti senti al settimo cielo. Di contro negli ultimi tempi mi stava stretto. Il successo non dipendeva da te, non potevi escogitare un metodo per riuscire, lavoravi con l’aspetto e quello c’è a priori ma che va inevitabilmente svanendo con il passare del tempo. Sentivo il bisogno di costruirmi una carriera che dipendesse dalle mie capacità”.
E la tua tenacia sembra dare frutti. Sei a “Decanter” su Radio2  con Fede e Tinto, alla “Prova Del Cuoco” con la Clerici, ammiriamo i tuoi splendidi reportage su “agrodolce.it”. Emozionante, no?
“Sì molto. All’inizio sembrano fatiche insormontabili, ti chiedi se sarai all’altezza oppure no, ma poi ti fai coraggio e ti butti. Lo studio sta alla base di tutto. Mi rende più sicuro di me”.
Mi vorrei soffermare un attimo sulla “Prova Del Cuoco”. Sei giudice di una gara tra semplici mortali e uno chef. Hai mai assaggiato qualcosa di veramente immangiabile?
“Sì. Una volta delle concorrenti, confondendo il sale con lo zucchero, hanno preparato un dolce stomachevole. Per il resto è difficile che qualcosa sia davvero immangiabile, c’è sempre una buona selezione di ingredienti a monte perché i concorrenti ci tengono a fare bella figura”.
Oscar Farinetti, patron di Eataly, è stato durissimo con le trasmissioni culinarie della tv, in special modo con la “Prova Del Cuoco”, definendola pornografia culinaria. Ha esagerato?
“Se lo ha detto in modo negativo si è sbagliato. E’ cultura popolare. Io stesso da ragazzino ho imparato molto guardando la ‘Prova Del Cuoco’ con mia nonna. Provavamo le ricette assieme, sperimentavamo, e sperimentando s’impara sempre. I cuochi che vi partecipano sono molto bravi. Trovo sia un ottimo modo per imparare basi e trucchetti culinari. Chiaro che uno non diventa Massimo Bottura guardando la questa trasmissione ma bisogna sempre considerare il target di riferimento del programma”.
Hai ancora molti sogni nel cassetto ovviamente, ma la strada è quella giusta. Svelaci almeno uno di questi sogni pero…
“Ne ho uno solo fin da quando ero piccolo: avere un programma mio che racconti le culture alimentari del mondo, in modo semplice e diretto”.
Un sogno non da poco e non banale.
“In effetti, quando da piccolo ti ponevano la classica domanda, cosa vuoi fare da grande, i miei amici rispondevano il calciatore o l’astronauta, io rispondevo sempre il conduttore di ‘Linea Verde’, suscitando le risate dei presenti”.
C’è qualcosa che Andrea Amadei non mangia?
“Junk food in generale. Il pesce confezionato e surgelato che si trova al supermercato e che che t’impesta il freezer di cattivo odore. Penso che sia giusto stare ben attenti a quello che immettiamo nel nostro corpo. Il cibo può essere semplice ma deve essere di qualità. E’ una forma di rispetto verso se stessi”.
Il pranzo ideale,compreso di vino per i lettori di GP Magazine?
“Pisarei e fasò della nonna e lambrusco Storchi o uno spaghetto alle telline: peperoncino, olio buono, uno spicchio d’aglio e scorza di limone nel soffritto, prezzemolata violenta alla fine. Cosa si può volere di più? Pasta ben al dente, è ovvio”.
Il vino italiano è il migliore al mondo?
“Dipende da vino e vino. Sicuramente l’Italia è il Paese vinicolo con più potenzialità per la ricchezza di vitigni autoctoni e microclimi unici”.
L’emozione lavorativa più bella che hai avuto fino ad oggi?
“Parlare con Aimo Moroni a ‘Identità Golose’. Insieme a sua moglie Nadia ha fatto la storia della cucina italiana ma mantiene semplicità e umiltà nel parlare, ha idee chiare e piene di speranza. Arriva al cuore. Mi ha commosso”.
Il vegetarismo. Una moda passeggera?
“Sai non è giudicabile. Il rapporto con ciò che mangiamo è talmente intimo che solo ognuno di noi può comprendere perché si avvicina a uno stile di vita alimentare piuttosto che un’altro. Per me è come la religione. Si segue ciò che si sente e non s’impone. Mai”.
Quali sono le eccellenze italiane?
“Sono i prodotti che raccontano un territorio, una storia. Sono fatti con passione e rispetto verso le tradizione. In Italia le eccellenze non si contano, grazie alla varietà dei nostri territori ai microclimi della nostra penisola possiamo contare su una biodiversità ampissima. Molti prodotti sono stati scoperti altri sono ancora nascosti da produzioni limitate consumate solo nei luoghi di produzione”.
I tuoi hobby?
“Giardinaggio e il calcetto con gli amici, beach tennis, beach volley, tennis”.



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Toni Malco: La musica che suona emozioni e vibrazioni

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Il cantautore romano esce con un nuovo singolo intitolato “La migliore”. Una canzone molto significativa e importante. In questa intervista ricorda anche il suo grande amico Rino Gaetano, scomparso 33 anni fa

di Alessandro Cerreoni

Appartiene alla grande famiglia dei cantautori romani. La sua musica è autentica poesia. Riesce a trasmettere emozioni come pochi. Lui è Toni Malco. E’ cresciuto con Rino Gaetano, suo grande amico di quartiere, con il quale affinò la vena compositiva e condivise gran parte delle sue registrazioni assistendolo in studio.
La sua passione per il calcio e per la sua squadra del cuore, la Lazio, lo ha portato 32 anni fa ad incidere l’inno “Vola Lazio Vola”, capace di vendere 1 milione di copie in Italia e nel mondo. Negli anni sono arrivati altri brani dedicati alla squadra biancoceleste, tanto di diventare amato e apprezzatissimo dai tifosi laziali.
All’attivo ha quattro album e sei singoli. La sua bravura era già nota alla fine degli anni ’70, tant’è che nel 1978 si aggiudicò la statuetta del Telegatto di “Sorrisi e Canzoni” vincendo il Festival di Centocittà. Adora e predilige esibirsi dal vivo con la sua band. Ha girato l’Europa: Spagna, Germania, Russia, Romania, Grecia e Kazakistan, sono alcuni dei Paesi nei quali è stato applaudito.
Oltre alla musica, lavora anche nel campo della recitazione partecipando come attore a diverse fiction. Da qualche anno conduce una trasmissione radiofonica di grande ascolto intitolata “Mi ritorni in mente”, una sorta di salotto dove grandi ospiti dello sport, del cinema e della discografia discutono amichevolmente rovistando tra i ricordi più profondi.
Mentre scrivo questa intervista (15 maggio ndr), Toni sta per pubblicare il suo nuovo singolo, dal titolo “La migliore”, una canzone che racconta la vittoria di un uomo sulla depressione.
Toni, il 2 giugno ricorre il 33esimo anniversario della scomparsa di Rino Gaetano, con cui avevi un rapporto speciale. Qualche parola per esprimere un ricordo?
“Dopo 33 anni, il ricordo del caro Rino rimane dentro di me indelebile e ancora più forte. Con lui ho imparato tante cose. Oggi avrebbe avuto 64 anni. Mi mancano tantissimo la sua compagnia, il suo essere amico scevro da qualsiasi interesse, la sua allegria e il nostro stare insieme”.
Sta per uscire il tuo nuovo singolo “La migliore”. Ce ne puoi parlare?
“E’ un brano scritto insieme al mio amico paroliere Mimmo Di Renzo. Racconta la depressione sconfitta da una grande compagna di vita del protagonista di questo testo. Si tratta di un messaggio positivo dove trionfa l’amore. Peccato che sia stato scartato al Festival di Sanremo. Questa canzone ha un suo perché molto importante”.
Seguirà un album?
“Non lo so ancora. Di materiale ce n’è tanto. Il momento storico che stiamo vivendo non suggerisce una produzione di un album intero ed è per questo che al momento esce solo il singolo”.
Sei soddisfatto della tua carriera? Hai qualche rimpianto?
“Non so se c’è qualche artista che possa dire di essere soddisfatto della propria carriera. Posso dirti che ho sempre lavorato con buon impegno e soprattutto con quella buonafede e autocritica che mi ha permesso di vedere le cose da più punti di vista. Sicuramente sono cresciuto e maturato per poter fare molto di più in fase compositiva. I grandi incontri con l’amico Piero Calabrese, Antonello De Sanctis, Franco Califano e con altri, mi hanno aiutato a crescere”.
Sei l’autore dell’inno della Lazio, “Vola Lazio Vola”, uno dei più longevi della storia del calcio… Erano i primi anni ’80. Come nacque l’idea all’epoca di coinvolgere Giordano, Manfredonia e D’Amico a cantare?
“Sono fiero di aver accompagnato in musica più di trent’anni di storia e le gesta della mia squadra del cuore, anche se poi questa cosa si è rivelata un’arma a doppio taglio. Soprattutto in Italia sono maestri ad attaccarti addosso certe etichette. Io continuo la mia avventura incurante di tutto e continuo a fare musica con l’entusiasmo di sempre. E’ come se lo dovessi a tutti quegli amici che mi hanno sempre sostenuto ed anche a quelli che non ci sono più, come: Rino, Massimo, Pino, Adriano e tantissimi altri che posso aver dimenticato. L’inno ‘Vola Lazio Vola’ sono più di trent’anni che viene distribuito. Ha venduto 1 milione di copie e non finirò mai di ringraziare tutto il popolo biancazzurro che ha decretato questo grande successo scritto insieme a Claudio Natili una notte di trentadue anni fa”.
E’ previsto qualche live prossimamente dove il pubblico potrà seguirti?
“Sicuramente arriveranno anche dei concerti live, che poi sono le situazioni che prediligo. L’incontro con la gente, il cantare dal vivo con la mia band, sono elementi vitali e rigeneranti che consiglierei a tutti. Emozioni, canzoni e vibrazioni compongono la vita di un artista e non ci potrei mai rinunciare”.



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Alexandra Camicia: una giornata speciale

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E’ con la bellissima quattordicenne Alexandra che continuiamo la nostra avventura: la quindicesima. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares abbiamo ideato un fashion contest volto a tutti i ragazzi e ragazze della porta accanto. Un modo speciale di realizzare il sogno di molti giovani che desiderano intraprendere la carriera di modelli o semplicemente passare una giornata speciale, dove i ragazzi si immergono in un contesto diverso, quello di uno shooting fotografico

di Adriana Soares

Cosa ti ha spinto a partecipare a questo concept?

“È sicuramente una bellissima esperienza, vedere il proprio volto su una rivista è qualcosa che fa molto piacere”.
Ti è piaciuta l’esperienza, essere preparata dal trucco ai capelli e poi essere ritratta?
“Personalmente mi è piaciuto molto, l’esperienza è sempre qualcosa che ha i suoi pro. Consiglierei a molti di provarla anche solo per avere un’idea di cosa si provi a essere una modella o un modello e magari distaccare l’idea di molti che non sia faticoso o altro. Inoltre, si possono imparare anche molte cose, altri ambiti, ti può far vedere anche nuovi mondi, darti alcuni spunti anche per la vita quotidiana. Un’esperienza decisamente bella”.
Normalmente come ti vesti?
“Di solito dipende sempre dall’ambiente in cui mi trovo, al clima e così via. Ho uno stile abbastanza al passo con la moda, adoro abbinare”.
Sei così giovane, cosa sogni? Pensi mai al tuo futuro?
“Non ho sempre un’ottima prospettiva del futuro, spero sempre per il meglio ma cerco comunque di vivere il momento. Quel che facciamo oggi è artefice del nostro futuro!”.
Pensi nell’eventualità di intraprendere una carriera artistica, nella moda o nello spettacolo? Ci pensi mai? Ti piacerebbe? O è stata una giornata speciale che non ripeteresti più?
“Da sempre ho avuto una passione in questo campo, mi interessa molto questo ambito insieme ai miei studi. È stata una giornata speciale che mi farebbe ovviamente piacere ripetere”.
Cosa ti piace fare, hai qualche hobby?
“Lo sport mi interessa particolarmente. Penso che aiuti a eliminare lo stress e sia anche un’ottimo modo di vivere in modo sano”.
Ti piace come sei o cambieresti qualcosa? Parlami di te…
“Fin da quando ero piccola cerco sempre di migliorare. Ho imparato molte cose come che il giudizio altrui è buono fino a un certo limite. Se qualcosa ti rende felice credo sempre che bisogna inseguirla e mai giudicare qualcuno”.
Dopo questa esperienza cosa ti aspetteresti che accadesse? La consiglieresti?
“La consiglierei ovviamente. Spero di fare altre foto e vivere nuove esperienze”.



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Andrea Torresani: l’artista della Videopoetika

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E’ autore, giornalista e attore, un personaggio poliedrico come pochi e ricco di talento. Scopriamo come è nata l’idea di questa monografia

di Paolo Paolacci

Andrea che cos’è la Videopoetika e come nasce questa Monografia delle opere a te dedicata, dall’Editoriale Giorgio Mondadori -  Edizioni Cairo?
“E’un lavoro che raccoglie  buona parte delle opere delle copertine del Corriere della Riviera e altre di alcuni libri che ho realizzato. In circa dieci anni di attività ho realizzato diversi lavori e mi sembrava  giusto, anche grazie all’interessamento dell’Editoriale Giorgio Mondadori, in particolare Carlo Motta responsabile editoriale, di  realizzare un’opera che raccogliesse alcune opere essenziali del mio percorso artistico. La ‘Videopoetika’ è quell’insieme d’immagine e testo che va a determinare una sintassi poetica con tutte le sue prerogative e sinergie dal punto di vista tematico”.
Cosa rappresenta per te questa pubblicazione?
“Da una parte una grande soddisfazione, un punto  fondamentale, dall’altra un rilancio della mia attività  per nuovi traguardi”.
Ma andiamo con ordine: dove nasci e come comincia il tuo cammino artistico come autore, giornalista e attore?
“Come autore è nato scrivendo poesie al liceo  e poi perfezionato negli anni ’90 attraverso il giornalismo. Al liceo scientifico  i professori non riuscivano a comprendere quel mio linguaggio un po’ troppo poetico che usavo nei temi, così non prendevo voti altissimi.  Dagli anni ’90 sono diventato corrispondente del  quotidiano il Nuovo Veronese e da lì sono arrivato ai  giorni nostri a dirigere il Corriere della Riviera. Come attore ho iniziato nella compagnia teatrale  del mio paese, Garda, e da lì ho proseguito attraverso soprattutto i  video su internet. In particolare con l’ ‘Uomo con il cappello’, un personaggio da me creato e interpretato, applico una tecnica  giornalistica ad una recitativa creando una  commistione di stili”.
Quanto del tuo tempo dedichi a queste attività? E costa fatica o è sempre e solo entusiasmo?
“Dedico diverso tempo e la fatica in  certi frangenti è notevole. Ma con l’entusiasmo sono riuscito a  superare diverse difficoltà  anche se il giornalismo è un mestiere tra i meno remunerati  e più rischiosi anche perché il sistema di potere lo teme”.
Cosa ci dici dei mostri sul Garda e delle tue pubblicazioni e documentari a tal proposito?
“Nel 2001 è nata l’idea di questa ricerca del mostro del Garda anche in base alla rivisitazione di un avvistamento degli anni ‘60. Da lì abbiamo realizzato diversi  filmati che hanno preso fama attraverso internet e in seguito ad una serie di avvistamenti  recenti.  grazie anche ai media nazionali (‘Mistero’ su Italia 1)  e tedeschi  (ZDF), il fatto ha assunto rilevanza europea. Al di là del mostro in carne e ossa, anche attraverso il libro ‘La vera storia dei cacciatori di mostri’ di Paul Dogerty Flyan (ebook  You can print) si è teso ad analizzare il fenomeno della mostruosità umana  che riconosce altri mostri ma raramente riconosce  la propria  ferina natura”.
Abbiamo visto il Festival di Sanremo, tu come hai partecipato, quando e con chi? Che idea ti sei fatto?
“Ho partecipato ai tempi di Baudo e Chiambretti  e devo dire che queste due personalità avevano ben altro spessore rispetto agli attuali presentatori. Sanremo allora era un evento nell’evento in cui lo sentivi dentro e fuori all’Ariston e vibrava  in tutto il Paese. Oggi è solo uno spettacolo televisivo che ha bisogno di alcune comparse per narrare il declino della canzone italiana piegatasi all’uso distorto che ne fa la televisione”.
Nel 2000 inventi il Premio Riviera – Premio Laurence Olivier e Premio Vivien Leigh  patrocinato dal Comune di Garda e poi  patrocinato da importanti enti tra cui: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Veneto, dalla Provincia di Verona, Comune  di  Torri  del Benaco, dalla Comunità del Garda, dalla Pro Loco Baldo Garda,“Fondazione Mariele Ventre di  Bologna” e del Centro Mondiale della poesia Giacomo Leopardi.  Come è nata l’idea e perché?
“E’ nata nel 2000 per ricordare i pluripremiati Premi Oscar, Laurence Olivier e Vivien Leigh che  soggiornavano a Garda paese in cui risiedo. Quest’anno siamo arrivati alla XV edizione con una manifestazione che raccoglie personaggi dello spettacolo e della cultura, premiati con i Laurence Olivier e Vivien Leigh, e un concorso nazionale letterario che ha scoperto diversi talenti”.
Sei sempre stato dalla parte della natura, dell’ecologia. Ci dici cosa si dovrebbe e potrebbe fare per esempio sul Garda? Hai pubblicato qualcosa mi sembra.
“Sì ho sempre combattuto campagne in difesa del territorio che risulta sempre più svilito. Ho rischiato per questo sempre di persona. Ma penso che se c’è un bene comune da difendere bisogna certo esporsi. Perché il male che domina l’Italia è sovente la corruzione che porta anche ad investire in scellerati piani speculativi sul territorio”.
Parlaci della tua esperienza con il dj Albertino, che anno era?
“Il  2008,  ed è stata un’esperienza  formidabile. Grazie all’autore  Giorgio Carpinteri e  a The Blog tv  è stato posto in piedi Blister su All Music che raccoglieva filmati dal web. Un programma antesignano che ha aperto  la strada ad altri programmi simili.
Con Albertino quando ci siamo incontrati sembrava  fossimo amici da sempre”.
Torniamo da dove siamo partiti: questa monografia che consta di ben 140 pagine e oltre 60 immagini possiamo definirla la tua storia, la tua rappresentazione del mondo?  
“Sì rappresenta una parte del mondo il resto deve ancora essere rappresentato. Da una parte c’è una mia biografia ma dall’altra sono le immagini  a parlare attraverso la pittura digitale che permette di narrare attraverso tesi multiple della storie, dei concetti filosofici e lo stupore che nasce nel vedere raffigurato quell’istante. Quando realizzo un’opera parto sempre da un’idea,  da un titolo  e  quell’opera deve realizzare compiutamente quel testo dando poi a cascata  altri significati profondi. E’ questa l’ambiguità del testo applicata alle immagini che ricomposte creano un unicum nuovo e suggestivo  facendo parlare l’opera e non lasciandola solo all’interpretazione di un dotto  critico d’arte”.
C’è certamente qualcosa di vulcanico in te: cosa hai in mente di proporre ancora? Quello che dice di te Felice Naalin che ha curato l’introduzione del libro “Tutti abbiamo la voglia di tornare bambini, nel ricordo del tempo in cui i sogni invadevano la quotidianità, nelle praterie del tempo
memorabile. Lui forse riesce ancora a restare in questa dimensione..”. Ti sorprende, ti stupisce, ti emoziona? E soprattutto è così?
“Sì Naalin  ha interpretato  un po’ la mia  figura forse quella dell’eterno bambino. In realtà  anche se il tempo  passa  per tutti  l’energia è una componente che fa parte del mio carattere e che permette di non fermarmi. D’altronde se non mi sono sposato c’è un motivo di fondo: il matrimonio segna una fase di vita di passaggio tra due età. La fanciullezza e la fase adulta. Quando passi quel limite è un punto  da cui difficilmente torni indietro per via degli effetti collaterali, e sacrificare  buona parte della mia libertà per detrarre della libertà ad  un’altra persona non mi sembra  giusto. Ovvero il matrimonio è una vocazione e al di là dei figli,  alla fine ne consegue pure una certa castità”.
Dove possono seguirti i nostri lettori e scegli tu come salutarli…
“Possono vedere i filmati che realizzo su ARTISAT4 (You Tube) o attraverso il sito del Corriere della Riviera (www.corrieredellariviera.it). Dall’altra  sempre su You Tube c’è il sito  L’uomo con il cappello,  alcuni  filmati su Benacus Tivu Channel televisione con cui collaboro. Ho inoltre alcune mie pagine su  face book (Andrea Torresani Garda, ecc). Dall’altra talune volte posso comparire in trasmissioni televisive nazionali. Infine sono spesso  in giro; e se qualcuno mi riconosce può anche salutarmi (!). Per adesso vi saluto io e grazie dell’ospitalità”.



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