GP Magazine gennaio 2015



more No Comments febbraio 13 2015 at 15:43


Manuela Gallo: La nuova regina delle notti di Ibiza

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E’ la nuova diva dei più grandi show di Ibiza. Si racconta nel suo lungo viaggio dall’Italia fino al successo nell’isola più cool della Spagna. I suoi sogni da bambina e le  emozioni che l’hanno accompagnata nel suo percorso e gli incontri che le hanno cambiato la vita fino ad essere una donna super sexy e molto richiesta nei locali più trendy di Ibiza, dove spesso si possono incontrare personaggi da Paris Hilton a Craig David.

di Cristiano De Masi

Manuela, tu sei la regina delle notti più spettacolari di Ibiza. Come ci si sente ad essere una vera e propria icona a soli 24 anni?

“La cosa è stata del tutto inaspettata. A 18 anni sono partita per Ibiza, tentando una semplice stagione estiva come cameriera. Mentre servivo ai tavoli, un direttore artistico di una delle più grandi e rinomate feste dell’isola mi notò, e sorpreso mi chiede perché non avessi mai pensato di esibirmi. Seduta stante mi propose di entrare a far parte del suo cast e, solo una settimana dopo, mi sono ritrovata ad esibirmi sul palco dell’Amnesia. Da lì fui assunta da altri cinque top party, con cui ho collaborato per quattro anni”.

Come nascono i tuoi show e i tuoi abiti da mille e una notte?

“I miei show si ispirano a quelli che per anni mi hanno fatto da scuola nella mia permanenza sull’isola spagnola, dove ho visto esibirsi grandissime performer come Dita Von Teese, uno dei miei idoli per l’appunto. Gli abiti vengono ideati da me con l’aiuto di una fashion stylist di fiducia che si occupa anche del confezionamento”.

Che rapporto hai con la tua forma fisica?

“Come ogni donna tendo ad essere molto autocritica, ma di base non ho reali insicurezze sul mio corpo. Amo le mie curve!”.

Noi tutti abbiamo notato che il tuo aspetto fisico fa sicuramente invidia a tantissime modelle celebrate da Victoria Secrets. Come si riesce ad ottenere tutto questo?

“Troppo gentile. (Ride) Sono molto attenta alla cura estetica del corpo ed una vita sana accompagnata da una costante attività fisica sono fondamentali. Ma ad un peccato di gola non rinuncio”.

Che consigli daresti alle donne?

“Alle donne consiglio sempre di esprimere senza timore la propria femminilità. La nostra consapevolezza come donne, ci fa sentire belle, sicure e desiderabili”.

Il tuo rapporto con il cibo com’e?

“Sono una buona forchetta. Alla cucina italiana e alle cene con gli amici proprio non posso rinunciare!”.

Come riesci a sedurre un uomo?

“Non mi sono mai impegnata troppo per sedurre qualcuno. Essere semplicemente me stessa, far cogliere la vera essenza di me è sempre stato il mio segreto di conquista”.

La parte più sexy del tuo corpo?

“Da sempre dicono il mio lato B. Ma secondo me, anche se sembra scontato, sono i miei occhi. Uno sguardo comunica emozioni e sensazioni che solo un bel corpo non potrebbe rendere così indimenticabili”.

In questo servizio sei stata ritratta all’ interno di un circo molto famoso come quello Medrano. Che ricordi avevi dello spettacolo circense da piccolina?

“Ho un ricordo meraviglioso. Per me il circo in città era un evento irrinunciabile. Sognavo ad occhi aperti ti di poter essere una di quelle bellissime e luccicanti ragazze che si esibivano in quello show così magico e nostalgico, che solo il circo può regalare”.

Quali attrazioni o animali preferivi?

“Le attrazioni che più preferivo erano gli scioccanti numeri degli illusionisti e i salti mortali dei trapezisti. Ma lo show con le tigri rimane il più suggestivo di tutti”.

Un tuo sogno che vorresti poter realizzare qual è?

“Il mio sogno è quello di poter affermare la mia più recente carriera di modella. Ma il mio vero sogno nel cassetto è una parte in un film di Ferzan Ozpetek”.

La tua vacanza ideale e perché ma sopratutto con chi?

“La mia vacanza ideale è un viaggio itinerante in qualche luogo esotico. Un soggiorno tra accentuate e relax con l’uomo che amo”.

Faresti un saluto a tutti i nostri lettori?

“Mando un bacino a tutti i lettori di GP Magazine”.



more No Comments febbraio 13 2015 at 15:28


Red Ronnie: Il mito del Roxy Bar

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Tra i personaggi che hanno fatto la storia della musica e della tv italiana, Red Ronnie occupa un posto speciale. Dagli anni Settanta con furore, questo artista poliedrico ha dato tanto alla musica e non solo con la sua creatività e il suo talento. Attualmente sta lavorando alla nuova edizione del roxy bar a cui è dedicato il suo sito  www.roxybar.tv ed è coinvolto in molti altri progetti.

di Marina Marini

 Red Ronnie, Dj radiofonico, presentatore televisivo e giornalista. Quale ruolo senti più tuo?

“Si tratta di ruoli concatenati. Iniziai da fotografo e ora amo stare dietro alla telecamera facendo il cameraman. Senza dubbio la radio è alla base di tutto, Cecchetto mi chiese di trasmettere roxy bar in radio e da lì è iniziato un percorso ricco di soddisfazioni”.

Cosa rappresenta il Roxy Bar per te?

“Partiamo dal presupposto che la musica è stata per me una compagna nella solitudine della mia adolescenza. Da ragazzo abitavo un po’ lontano dagli altri, così mettevo i dischi a tutto volume per farmi compagnia e, magicamente, dopo un po’ i miei amici si radunavano e venivano a casa mia. Sono grato alla musica per quello che mi ha dato ed il roxy bar è il concreto compimento di questo assunto”.

Cos’è cambiato nel panorama musicale degli ultimi trent’anni?

“Attualmente la musica ha perso il peso sociale e politico che aveva precedentemente. E’ stato scoperto che John Lennon fosse inseguito dalla CIA e questo testimonia come la musica abbia avuto per molto tempo un potere non controllabile trattando argomenti sociali molto alti come anche la guerra in Vietnam… oggi sono svaniti questi ideali e non è più possibile unire la musica a dei messaggi sociali di un certo tipo. I talent producono idoli vuoti come Paris Hilton. In questa società molti ragazzi adorano Fabrizio Corona e non i cantanti, vogliamo chiederci il motivo?”.

Che ruolo hanno i talent in tutto ciò?

“I ragazzi che escono fuori dai talent non sono liberi di potersi esprimere. Sono i più furbi a vincere i talent e non i più bravi. Anche gli inediti non sono scritti da loro ma ci sono edizioni musicali già apparecchiate. La personalità e i contenuti musicali vengono decisamente meno”.

Cosa proporrà la nuova edizione di Roxy Bar?

“La nuova edizione di Roxy Bar darà spazio alla musica, alla cultura e all’arte. Oggi c’è un bisogno urgente di tutto questo. Il Roxy Bar non è mai stato teatro di litigi tv o di discussioni torbide. La musica e la cultura la faranno da padroni”.

C’è stato qualche artista con cui hai lavorato che per te è stato particolarmente stimolante?

“Ce ne sono tanti, davvero tanti. Dovendo sceglierne uno mi sento di citare William Congdon, un pittore che ha avuto un illuminante modo di porsi, una lectio magistralis. Morì poco dopo ma lasciò in me un segno indelebile. Posso dire che quella fu per me l’intervista più bella che feci sebbene tutti credano che la più importante sia quella a Fidel Castro”.

Qualche anno fa ti sei lanciato nell’avventura politica. Ti candiderai di nuovo?

“Mai più. Ho già sperimentato il mondo politico ed è una parentesi che ho già chiuso”.

Cosa puoi dirci del rapporto della musica con internet?

“Tutti dicono che internet sia il futuro, ma, ciò che conta è l’attualità, raccontare il presente e viverlo”.



more No Comments febbraio 13 2015 at 15:25


Aurora Felici: Una giornata speciale

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Siamo arrivati alla ventitreesima “puntata” del concept “Una giornata speciale” e questo è davvero un appuntamento speciale. Abbiamo deciso di dedicarlo ad una delle mie modelle preferite, Aurora Felici. Appuntamento dedicato a lei, per il semplice motivo che è diventata mamma. Per molti l’idea di modella è quella di una dea che vive in un mondo di stelle e lustrini, qualcosa di quasi immortale. Invece, è una donna reale… Noi di GP Magazine, insieme ad Adriana Soares, dedichiamo questa uscita a lei. Ad una bellissima ragazza, modella e mamma.

di Adriana Soares

Aurora ho 26 anni, modella di professione, ha un compagno che ama ed è mamma di un bel bambino di 6 mesi che si chiama Leonardo. Ragazza solare, sognatrice, autoironica, ama viaggiare, adora circondarsi di gente positiva, ha tanti amici, e a 10 anni dall’inizio della sua carriera può dire che in parte ha realizzato il sua sogno nel cassetto.

Parlami della tua carriera. Per chi hai posato e sfilato? hai qualche aneddoto da raccontare?

“Ho iniziato a sfilare all’età di 16 anni, dopo un corso di portamento e fotografia, per me è stato come un gioco, all’epoca andavo a scuola e non mi sembrava vero che tre pomeriggi a settimana potevo dedicarli alla passione che avevo fin da bambina, che era quella di fare la modella. A 7 anni mi mettevo in posa davanti allo specchio quando avevo un vestitino nuovo, e a volte mia madre mi scattava delle fotografie… Guardavo programmi di moda, sfilate in TV, all’epoca c’era “Donna sotto le stelle” che mi appassionava molto, spesso seguivo le interviste a modelle famose, sognavo un giorno di farlo anche io. Crescendo avevo capito che questa era una professione che non tutte potevano fare, bisognava essere portate, avere un certo fisico, una certa classe, essere belle, non sapevo se ero adatta, ma ci speravo ugualmente, e quando sono stata presa al casting della mia prima sfilata, “Premio Margutta edizione 2005”, la mia gioia era immensa, non la scorderò mai, una gioia mista alla paura di poter sbagliare, magari inciampare, cadere, o camminare male, nonostante la scuola che avevo fatto. Lì ho conosciuto la regia, cosa c’è dietro le quinte, lo staff, i truccatori, i parrucchieri, i sarti che ti vestono, i fotografi, insomma, tutto ciò che gira intorno alla moda, con estrema velocità, il cambiarsi in tre minuti di abito. Tutto estremamente affascinante e suggestivo. Ricordo che prima di uscire in passerella telefonai a mia madre, che all’epoca mi seguiva perché ero minorenne, e le dissi, che avevo paura di inciampare e cadere c’erano delle scale da scendere, avevo la tremarella, paura che il lungo vestito da sposa mi finisse sotto le scarpe con i tacchi altissimi. Quando uscii sulla passerella l’emozione fu immensa, le luci su di me mi impedivano di vedere il pubblico, ho provato l’ebbrezza che da sentirsi osservata consapevole che il mio sogno si era avverato, ovviamente tutto andò benissimo, sfilai con tre abiti diversi, e da allora ho iniziato a sfilare per molti stilisti nell’Alta Moda, come Trussardi, Renato Balestra, Gattinoni, Camillo Bona, poi Marielle Dugher, Abed Mahfouz, Ram Al Alì, Jamal Taslaq, ho sfilato anche all’estero a New York e negli Emirati Arabi, ho fatto molti servizi fotografici per cataloghi di moda, ho partecipato anche ad alcune trasmissioni televisive e posato per fotografi di alto livello… bello”.

Il mondo della moda è tutta rosa e fiori? 

“Credo che per nessun mestiere sia tutto rosa e fiori, questo tra le altre cose, è un’ambiente dove si crea un immagine, dove si deve raggiungere la perfezione, a volte non è così, è molto duro e faticoso affermarsi, dimostrare la propria bravura e serietà, come in tutte le professioni c’è sempre chi è meglio di te o chi conosce qualcuno di influente”.

Come hanno reagito i clienti nel sapere della tua gravidanza?

“Ho sempre lavorato con un agenzia di modelle, e ho pochi rapporti con i clienti diretti, quei pochi clienti con cui collaboro da sempre sono stati molto felici per la mia maternità, anche se poi ironicamente mi hanno detto “adesso come facciamo, chi ti sostituisce?”.

Quali erano le tue paure? 

“La paura che ai primi tempi mi perseguitava era quella di non sfilare bene, di cadere, quella di sempre, se vogliamo chiamarla paura ma forse il termine più appropriato sarebbe delusione, è quella di non essere presa ai casting, siamo sempre centinaia di modelle. E c’è un certo standard che bisogna rispettare quello della taglia, a volte molto piccola, molte modelle straniere hanno un fisico molto esile e sono molto alte per costituzione. Per indossare alcuni abiti vanno meglio loro, fortunatamente non tutti gli stilisti vogliono modelle magrissime”.

Ora che sei mamma di Leonardo, cosa pensi di questo mondo in cui l’apparenza viene prima della sostanza?

“Quando lo scorso anno ho saputo di aspettare Leonardo, è stata un inaspettata sorpresa ma ero felice. Ovviamente il primo pensiero è stato per il lavoro, proprio perché è un lavoro d’immagine, ciò ho scelto di fare, consapevole delle sue esigenze. I primi mesi ho fatto ancora qualche lavoretto, a cinque mesi di gravidanza ho partecipato ad un evento di Bulgari dove cercavano anche una donna in stato interessante,  poi ho smesso del tutto, seguendo una dieta che mi aiutasse a non aumentare troppo di peso. Devo ammettere di esserci riuscita bene, perché dopo la sua nascita in qualche mese sono tornata quasi come prima”.

Sei giovanissima e sei una modella di successo. Come pensi di organizzare le tue giornate nel prossimo futuro, conciliare la maternità e il lavoro?

“Sì sono giovanissima, e già ne ho fatta di strada, ma per il mondo della moda inizio a essere grande. Oggi le modelle sfilano o fanno servizi fotografici già a 14 anni. Non ho problemi a lavorare anche da mamma, come tutte le mamme, anche se questo lavoro può portare a trasferte all’estero, sicuramente per lavorare in Italia non ho problemi, Leonardo ha splendide nonne che lo terrebbero volentieri. Per l’estero mi organizzerei per portarlo con me”.

Come decidi da che punto di vista guardare le cose?

“Sono una donna solare, quindi tendo a guardare sempre le cose positivamente, cerco di trovare il lato positivo in tutto. Se mi accade qualcosa, come impulso magari me la prendo, ma cerco subito di risolvere il problema, ovviamente se parliamo di problemi banali”.

Che cosa è per te il successo?

“Il successo è il culmine di una esperienza, il traguardo che ci si prefigge di raggiungere, anche se siamo noi che ci diamo il limite. Credo di essere sulla buona strada, ho avuto delle belle e gratificanti esperienze, questo lavoro fa girare il mondo, ho conosciuto molta gente, ho conosciuto altre culture nella moda, altri stili, il successo è tutto questo, anche se sento che il traguardo lo devo ancora raggiungere”.

La felicità è una scelta?

“Secondo me no, la felicità è qualcosa di interiore, è un’emozione, è qualcosa che si raggiunge quando si è sereni, quando si ha tutto ciò che si pensava si potesse avere nella vita, solidi affetti, un amore incondizionato. Ecco, per me Leonardo e il mio futuro marito sono la felicità”.

Progetti per il futuro?

“Spero presto di poter tornare a lavorare. Dopo oltre un anno di pausa, inizia a mancarmi l’emozione della passerella, quel trucco e parrucco, quegli scatti fotografici, le mie amicizie nel lavoro”.

Consigli alle ragazze che vorrebbero intraprendere la tua carriera?

“Un buon consiglio è; non dare niente per scontato. E’ vero che l’immagine conta molto, ma mai pensare che se si è belle si può fare le modelle, perché la strada è dura e c’è tanta concorrenza, certo avere determinazione è fondamentale, ma anche essere serie. Inoltre bisogna essere consapevoli che non è tutt’oro quello che luccica”.

Un aggettivo da definire il tuo lavoro ed uno per la tua vita privata…

“Il mio lavoro è un’incredibile emozione. La mia vita privata è poesia, è gioia, è un viaggio da percorrere insieme”.



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Enrico Ianniello: Un grande attore poliedrico ed ora anche scrittore

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Definirlo un grande del nostro panorama artistico sarebbe forse troppo poco perché Enrico Ianniello, casertano ma residente in Spagna, è un esempio di bravura e voglia di fare. Lo dimostra la sua versatilita: attore, autore, traduttore e da qualche giorno anche scrittore con un magnifico romanzo. Sarà a Roma dal 12 al 22 febbraio al Teatro Vascello con “I Giocatori”. Vediamo cosa ci ha detto.

di Simone Mori

Ciao Enrico, come hai iniziato la tua avventura nel mondo dello spettacolo?

“Intorno ai 10 anni mia madre mi insegnò a muovere la testa come Il grande Totò. Una sera feci la sua imitazione e da lì ho capito di avere la voglia e la capacità di poter percorrere una strada , quella della recitazione. Ho frequentato,per formarmi al meglio, la Bottega Teatrale di Vittorio Gasmann a Firenze. Dopodiché ho lavorato per anni con Toni Servillo crescendo artisticamente”.

Come è avvenuto l’approdo in tv dove da qualche anno interpreti il simpaticissimo commissario Nappi in “Un Passo Dal Cielo”?

“Mi hanno trovato a teatro! Quello che ho fatto è cercare di aggrapparmi con il cuore a questo personaggio. Un non furbacchione, un uomo del sud pieno di buoni valori e senza nessuna malizia. Professionale sul lavoro ma  ingenuo nella vita di tutti i giorni”.

Sul set hai avuto al tuo fianco molte belle donne sia nelle scorse stagioni sia in questa che sta andando in onda (Rocio Munoz Morales, Sara Zanier). Insomma, sei stato fortunatissimo! 

“Ovviamente sì, però il mio personaggio è troppo emotivo e con le donne non sa mai che pesci prendere. Rocio e Sara sono state una bellissima scoperta. Due professioniste di punta”.

Immaginavi che la serie alla sua terza stagione avesse ancora questo ascolti pazzeschi? 

“Lo speravamo. Evidentemente il pubblico si è affezionato a noi e questo non può che darmi una gioia immensa. Il fidanzamento con gli spettatori va a gonfie vele”.

Quarta serie nell’aria allora…

“Chissà. Speriamo!”.

Parlaci del teatro, la tua vera casa. Sei in scena con “I giocatori”.

“Sì, sono in giro per l’Italia con questo spettacolo che mi vede impegnato anche nella veste di regista. È un testo di Pau Mirò, drammaturgo catalano. Io l’ho tradotto e riadattato. 4 amici, un tavolo e delle sedie. Si ride e si riflette sulla vita. Maurizio Di Giovanni, scrittore partenopeo ci ha fatto un complimento bellissimo dopo essere venuto a vederci. Ha scritto: ‘Andatevelo a vedere e vi rifarete un’idea nuova di comicità’. Anche le varie critiche sono tutte buone. Non posso non essere soddisfatto perché lo sento come una mia creatura”.

La situazione attuale del teatro. Perché si investe poco in questo ambito?

“Ho una mia teoria. Il teatro, a differenza di altre forme d’arte, è contemporaneo. Vive nel momento nel quale si porta in scena lo spettacolo. Riflette molto della realtà che viviamo e questa realtà è complicata, brutta. Vogliamo non guardarci allo specchio per non scoprire la verità della nostra società odierna. Se passeremo questa crisi esistenziale, il teatro tornerà a fiorire e ad occupare un posto di prima linea”.

Hai appena fatto il tuo debutto da scrittore. Con Feltrinelli, hai pubblicato “La Vita Prodigiosa di Isidoro Sifflotin”. Un romanzo che provoca tante riflessioni.

“È’ un romanzo che parte come una favola per poi svilupparsi su svariati temi.Spero di aver fatto un buon lavoro e che questo libro possa toccare le corde del cuore di molte persone. Tra le altre cose lo presenterò a Roma il 18 febbraio alla libreria Feltrinelli di piazza Colonna. Venite numerosi”.

Insomma possiamo definirti un iPad! Sai fare tutto. Magari ti vedremo anche al cinema?

“Certo. Ad aprile dovrebbe uscire un film per la regia di Nanni Moretti. Detto questo spero di fare bene tutte queste cose. Sono severo con me stesso e cerco di migliorarmi ogni giorno nella speranza di riuscirci”.

Grazie Enrico e in bocca al lupo per tutto.

“Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di GP Magazine”.



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Michele Venitucci: “Non smettere mai di crederci”

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Pugliese DOC e grande amante della sua terra, Michele Venitucci nasce a Lecce nel 1974. Inizia la sua carriera al cinema e nella tv. Lo abbiamo visto per parecchie puntate protagonista di Ris Delitti Perfetti e lo scorso anno della stagione numero 9 di un Medico in Famiglia dove ha interpretato Stefano, un ragazzo pieno di sensibilità.

 

di Simone Mori

 

Ciao Michele, raccontaci innanzitutto qualcosa di te.

“Beh, difficile raccontarsi, preferisco siano gli altri a farlo… è più interessante, più divertente. So solo di essere un uomo curioso”.

Quando e come è arrivato il primo momento di svolta della tua carriera?

“Sicuramente uno dei momenti più significativi è stato il primo incontro con Sergio Rubini, il mio primo film per il cinema ‘Tutto l’amore che c’è’, quello è stato un momento speciale della mia vita. Ho anche scritto un breve racconto su quella giornata indimenticabile, ma quello è stato solo un episodio, la svolta era arrivata qualche anno prima, quando avevo deciso di muovermi dalla Puglia per trasferirmi a Roma per studiare in accademia e per inseguire il mio sogno, la mia passione, contro tutto e tutti”.

Sappiamo da altre tue interviste che ami molto viaggiare e conoscere nuove culture. Come nasce questa passione? Quali i posti più belli visti nei tuoi primi 40 anni?

“Si è verissimo, questa passione del viaggio è molto presente nella mia vita, forse lo è sempre stata sin da bambino, addirittura antecedente alla mia passione per la recitazione. Ho sempre fantasticato di oltrepassare confini e scoprire nuovi mondi, nuove culture. Quando sono in viaggio sono felice, attento, emozionato, aperto, mi sento semplicemente vivo. Il viaggio ci fa crescere. Questo ‘andare’ con il tempo si è trasformato in una vera e propria ricerca creativa, una sorta d’investimento fatto per crescere anche come artista oltre che come uomo, e adesso vorrei  trasformarlo in una vera attività lavorativa: i racconti di viaggio, reportage, documentari. Questo modo di raccontare mi sta appassionando tantissimo, a volte anche più del mio lavoro principale, visto che il cinema racconta sempre meno storie interessanti. L’estate passata mi sono dedicato a un progetto di viaggio molto personale nella mia terra nativa, in collaborazione con la rivista GQItalia e con la Puglia promozione. ‘Pellegrini di Puglia’ ‘ stato un viaggio a casa mia accompagnato da sei amici creativi, con mezzi diversi, bici, moto, treno, bus, macchina, ecc. E’ stato intenso e avvincente, direi rivelante: una svolta”.

Sei un artista versatile. Ad oggi sei stato sia a teatro che al cinema e sopratutto in tv. Ci puoi descrivere brevemente le differenti emozioni tra queste tue “specialità”?

“Credo che un attore debba cimentarsi con tutto ed essere il più versatile possibile. In teatro si lavora con la voce e con il corpo, conquistando padronanza con lo spazio scenico, ci si riconcilia con la ricerca e l’approfondimento del testo e dell’autore. Al cinema si fa una lavoro più intimo, introspettivo, spezzettato ma sempre in movimento. C’è bisogno di molta concentrazione, è una tecnica differente. In tv si acquisisce padronanza con il mezzo, è un’ottima palestra”.

 Ultimamente ti abbiamo visto in “Un Medico in Famiglia 9”. Il tuo personaggio era il rivale di Flavio Parenti. Nessuna rivalità?

“Sì, ‘Un Medico in Famiglia’ è stata una rivelazione, non credevo fosse così amato e seguito da un pubblico variegatissimo, Raccoglie la famiglia intera., dai nonni ai nipoti! E’ stata una bellissima esperienza. Ho amato molto il personaggio di Stefano, la sua dedizione all’amore, la sua pazienza, la sua sensibilità, mi hanno insegnato molto. E’ sempre bello portarsi qualcosa a casa quando lavori e scopri un personaggio. Il mio lavoro può essere catartico”.

Quali sono i tuoi obiettivi lavorativi per i prossimi anni? Dove vuole arrivare e a cosa aspira Michele Venitucci?

“Ultimamente sono diventato più pratico, senza mai smettere di alimentare i miei sogni, ma mi preoccupo meno del futuro o meglio ci penso in maniera differente. Appartengo a una generazione di precari, quindi pensare a troppi progetti o proiezioni futuristiche rischierei di scontrarmi con continue delusioni e frustrazioni, così provo a occuparmi del mio presente, di pensare giorno per giorno a cosa fare, cosa progettare e come migliorami. Il presente è l’unica cosa di cui mi posso occupare per migliorare il mio futuro, dal passato possono solo apprendere senza farmi intrappolare. Se tutti ci preoccupassimo meno del nostro futuro e ci occupassimo più del nostro presente, forse subiremo meno questa crisi, che io trovo soprattutto sociale e psicologica. Una piccola gabbia in cui ci si ostina a vivere pensando di essere liberi, di essere quelli che non siamo, smettendo di vedere e sentire quello che siamo e potremmo essere realmente”.

Cosa fai durante il tempo libero, viaggi a parte?

“Questa è la domanda che mi pongono quasi tutti quelli che fanno un lavoro ‘ordinario’. Nella precarietà e discontinuità di un lavoro artistico si soffre molto e se non si è attenti si potrebbe correre il rischio di perdersi. Io cerco di dedicarmi a tante cose e di conseguenza a me stesso. Scrivere è una cosa che occupa sempre di più il mio tempo, la mia testa e la mia coscienza”.

Una domanda provocatoria per chiudere. Perché vediamo troppo spesso le solite facce nelle parti più importanti delle fiction nostrane?

“Potrei dire mille cose a riguardo. Io, come altri colleghi, ogni volta che terminiamo un lavoro ricomincio da capo, come se tutto quello fatto, guadagnato sul campo negli anni, non avesse nessun valore per il sistema. Il sistema nel mio mondo in realtà non esiste, tutto è gestito da un piccolo gruppo che decide le sorti delle produzioni future, che si spartiscono tra loro. Basterebbe fare un piccolo cambio per dare una svolta: fare i provini.  Quando tutto viene già stabilito a monte, non c’è più gara, non c’è più confronto, non c’è più ricerca e creatività, non c’è più opportunità. Qui hanno smantellato completamente una professione! L’illusione della svolta è dietro l’angolo, le richieste professionali sono sempre più basse e superficiali. Tutti vogliono fare gli attori, le ballerine, le miss in questo Paese, senza nessuna distinzione. Del resto se uscendo da programmi come Non è la Rai, il Grande Fratello, Miss Italia, ecc., si accede in maniera diretta nel mondo della tv o addirittura nel mondo del cinema e del teatro, è anche lecito pensare che non vale la pena studiare anni per apprendere una professione. Nonostante tutto, non bisogna mai smettere di provarci e di crederci”.



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Katia Tasselli: Borse d’autore

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Katia Tasselli scultrice e pittrice, nata il 15 maggio 1972 a Treviso (Italia). Vive e lavora a Roma. Dopo aver conseguito il diploma di maestra d’arte e frequentato la facoltà di Architettura a Venezia, si è dedicata all’arte scultorea sotto la guida del maestro fusore Stefan Sidelio con la tecnica di fusione a cera persa. Nonostante la sua giovane età ha organizzato numerose mostre personali, e ha partecipato a mostre collettive, regionali, expo internazionali e biennali d’arte ottenendo successo dalla critica internazionale e giornalistica con numerose pubblicazioni. I suoi pezzi si trovano in collezioni private sia in Italia che all’estero. Attualmente collabora con armatori e architetti di importanti compagnie navali quali Costa Crociere Group, Carnival Corporation e cantieri che realizzano super yacht, per quanto riguarda l’arredamento artistico con le opere scultoree. Katia Tasselli: “…La scultura non è altro che l’imporsi di una realtà irreale in una realtà reale…”. Da un po’ di tempo ha “trasferito” le sue opere su un accessorio importante per le donne: le borse.

Come nasce la passione artistica per quello che fa?

“La mia passione artistica nasce fin da bambina. Avevo 6 anni quando mi fecero partecipare al mio primo concorso artistico. Crescendo, pure gli studi mi portarono a scegliere una scuola Artistica dando modo di approfondire cio’ che sentivo crescere dentro di me”.

Quali sono le tappe fondamentali che hanno caratterizzato la sua vita artistica?

“Successivamente casualmente conobbi una persona la quale aveva una fonderia artistica e fu proprio lui a consigliarmi di continuare la mia carriera dandomi la possibilità lavorando con lui di imparare la tecnica della fusione a cera persa del bronzo. A mia insaputa mi iscrisse al primo concorso internazionale. A cose fatte non potevo deludere il maestro per cui mi impegnai e come primo concorso su 500 persone arrivai terza. Poi la sfida con me stessa mi assalì e continuai a partecipare a expo biennali internazionali fino ad essere chiamata da importanti compagnie navali da crociera per gli arredamenti artistici con opere scultoree in bronzo”.

Per le sue opere da chi trae ispirazione?

“Sinceramente la mia espressione artistica deriva dalle sensazioni, dalle emozioni, dalle esperienze vissute, ecc.”.

Quando ha avuto l’intuizione di trasformare alcune delle sue opere da sculture in disegni per le sue creazioni di borse di grande fascino e appeal?

“E proprio guardando le mie opere che un giorno mi chiesi, io con le mie opere cosa voglio fare? Trovai subito una risposta nel voler rendere la mia arte dinamica e non statica trasmettendo le stesse emozioni da cui nasce una scultura o un quadro. Quindi, perché non farle indossare? Così pensai alle borse molto amate da noi donne”.

Fino ad ora quanti modelli ha realizzato?

“Per ora i modelli sono una decina ma le idee non finiscono qui!”.

Quanto è importante la famiglia nel suo modo di essere donna ed artista?

“Stare accanto ad un’artista non sempre è facile però fortunatamente ho accanto un marito che ha creduto sempre in me e il sostegno familiare è sempre stato fondamentale nella mia vita poi l’opera più bella è stata l’arrivo di mio figlio. Ora partiamo… sarà un’altra bella sfida con me stessa!”.

Info: 380.9005795 

Facebook: Katia Tasselli Expo Borse



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