GP Magazine marzo 2015



more No Comments aprile 13 2015 at 10:27


Maria Letizia Gorga: “Esiste una capacità rivoluzionaria dentro di noi”

maria letizia gorga

E’ un’attrice e cantante di elevato spessore, pronta a riportare in scena lo spettacolo “Todo Cambia”. Ricordiamo anche il suo impegno nella Poesia.

di Silvia Giansanti

Maria Letizia è una donna a cui piace vivere d’assalto. E’ sempre aperta a nuovi orizzonti, vive raccontando storie attraverso il canto, interpretando con la massima serietà i suoi personaggi. Prossimamente sarà di nuovo in giro con lo spettacolo “Todo cambia”. Ha sempre interessanti progetti teatrali. Le piace molto collaborare a corsi di formazione professionale per studenti che si avvicinano al mondo del teatro e della musica. Fa parte come docente della Nuova Officina Pasolini diretta da Massimo Venturiello. Determinata e instancabile, se vi avanza un po’ di tempo, magari potreste regalarlo a lei, vista la sua intensa attività.

Maria Letizia, a che età hai deciso di entrare a far parte di questo mondo?

“Fatti il conto, era il 1989, quindi poco più che ventenne. Ho sempre nutrito una profonda passione per questo mestiere, ma l’ho iniziato casualmente in quanto mi ero iscritta a Medicina e credevo di compiere un percorso diverso. Una compagnia di amici che facevano teatro per hobby, un bel giorno mi ha chiamato per fare una sostituzione e da lì è partito tutto”.

Sei anche un’ottima cantante. Hai fatto prima canto e poi attrice o viceversa?

“Sono prima di tutto attrice. Ho fatto l’accademia drammatica di Alessandro Fersen; mi sono specializzata a Mosca con il maestro Vassiliev e poi mi sono dedicata anche al canto, prestato ai miei racconti in musica”.

Quante rinunce hai dovuto fare per esercitare al meglio la tua attività, in quanto professionista seria e scrupolosa?

“Non credo nella politica delle rinunce, bensì in quella delle scelte. Ti posso dire che non ho scelto di avere figli perché non era conciliabile con il mio tipo di lavoro a tempo pieno e sempre in giro per il mondo. Questa mancanza, in qualche modo la recupero occupandomi molto di teatro per le scuole. E’ come stare sempre in mezzo ai ragazzi, come se fossero tutti figli miei”.

Cosa ti carica particolarmente del tuo lavoro?

“Mi fa piacere raccontare delle storie. Questo mi carica e ancor di più farlo attraverso il canto. E’ un racconto dell’anima che giunge all’anima degli spettatori. La musica è un veicolo privilegiato”.

Come si è sviluppata in te la passione per il canto?

“Sono figlia di una pianista e quindi la musica ha sempre abitato a casa mia. Diciamo che ho avuto una serie di incontri fortunati nella vita che mi hanno permesso di approfondire questa cosa. Il primo grande approccio è avvenuto grazie al maestro Roberto De Simone, il quale mi ha fortemente voluto nella sua ‘Gatta Cenerentola’, un capolavoro che mi ha portata due anni in tour. Da allora mi sono specializzata nel racconto in musica, ho lavorato con nomi importanti come Piovani, Barra e Mazzocchetti”.

Da quale genere musicale sei stata più attratta?

“Dalla musica etnica, dalla musica di inizio novecento. Non a caso lo spettacolo ‘Avec le temps  Dalida’, basato sulla storia di questa grande cantante, mi ha dato soddisfazioni per più di dieci anni”.

Segui anche qualcosa di contemporaneo?

“Certo e da sempre adoro Renato Zero. Sono una sorcina e lo considero uno dei più grandi attori della canzone”.

Sei un’artista impegnata su più fronti. C’è qualcosa che ti manca?

(Ride) “Sì, il tempo, faccio troppe cose. Vivo d’assalto”.

A teatro porti in scena diversi tipi di donne. Che tipo di donna sei realmente?

“Sono entusiasta della vita. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Sono frenetica, vulcanica e passionale. Qualsiasi cosa io faccia, ci metto tanto amore. Inoltre, sono molto selettiva, specie nelle amicizie vere che scelgo accuratamente”.

Un lavoro teatrale del passato che riporteresti in scena altre mille volte?

“Tutti i miei spettacoli sono continuamente nel mio repertorio. Sono molto legata a ‘Gatta Cenerentola’, un lavoro che mi ha segnato nel cuore. Lo definisco un viaggio iniziatico”.

Un altro lavoro che è andato molto bene è stato “Uscirò dalla tua vita in taxi”. Ecco, come sei uscita in passato dalla vita di qualcuno?

“Elegantemente. Non mi piacciono le rotture definitive, esco solo dalla relazione privata, ma tendo a mantenere i rapporti. Le persone che ho amato sono sempre nella mia vita. Solo una volta ho chiuso per sempre”.

Quale insegnamento, invece, hai tratto da uno spettacolo impegnativo come “Todo Cambia”?

“Come recita il testo ‘Tutto cambia e se non cambia tende a peggiorare’. Dobbiamo sempre pensare che esiste una capacità rivoluzionaria dentro di noi e che sia anche contagiosa. Siamo gli artefici del nostro destino e dobbiamo pensare che possiamo sempre migliorare le nostre condizioni e quelle di chi ci vive intorno. Ho fatto uno spettacolo civile e sociale. Attraverso il nostro lavoro di attori, dobbiamo dar voce a chi non ne ha, questo è il messaggio di Mercedes Sosa che cantava la libertà del suo popolo”.

Come vivi i cambiamenti nella tua vita, specie quelli radicali?

“Considero la vita come un insieme di viaggi quindi è come se avessi una grande valigia in cui dolcemente scivolo verso altre situazioni. Ci sono piccole e grandi rivoluzioni che servono per crescere e migliorare. E’ affascinante mettersi continuamente in gioco”.

In “Quaranta anni e sono ancora mia”, hai avuto modo di compiere un viaggio interessante dal 1968 ai nostri giorni. Secondo te, quante maniche le donne si dovranno rimboccare prima di arrivare a conquiste definitive?

“Tante. Ancora non è accaduto un pieno riconoscimento del mondo femminile. Con la rivoluzione sessuale del ’68, la donna ha acquistato la sua parziale emancipazione, ma tutto ciò ha terrorizzato di più l’uomo. Da qui l’inasprimento dei femminicidi, la donna la si vede come un potenziale pericolo”.

Hai trattato un altro fenomeno sociale, quello dell’infanticidio in ‘L’altra madre”. Quale malessere sociale spinge a questo terribile atto?

“Veri disagi sociali. Ci sono una serie di cause che andrebbero scoperte prima di condannare queste donne che vengono viste come una specie di mostri. Bisogna ascoltare il grido disperato di queste madri che uccidendo i propri figli, uccidono anche loro stesse”.

In cosa non ti riconosci nel mondo di oggi?

“Non mi riconosco nell’egoismo, nella mancanza di solidarietà. Sopratutto non mi riconosco in Italia nella grande disattenzione che c’è riguardo alla cultura rispetto agli altri Paese europei, dove c’è rispetto e investimento. Per questo da anni combatto una battaglia per la difesa e la diffusione della Poesia, ‘unico strumento clandestino di resistenza’, come diceva Maria Luisa Spaziani contro le barbarie dei nostri tempi”.

Come hai vissuto dentro di te i recenti fatti relativi al terrorismo islamico?

“Li ho vissuti pensando che c’è una grande strumentalizzazione di tutto questo e chi paga chiaramente sono sempre i civili. Condanno ovviamente questa modalità mostruosa e spietata con cui si agisce, ma vorrei anche in quel caso cercare di capirne meglio le cause. Non dimentichiamoci che questa gente sta subendo da sempre una guerra infinita. Non c’è via d’uscita, c’è sempre qualche motivo per fare guerra e questo nasce da una forte esasperazione. Anche lì c’è un grido disperato”.

CHI E’ MARIA LETIZIA GORGA

Maria Letizia Gorga è nata a Roma il 23 luglio del 1966 sotto il segno del Leone con ascendente Bilancia. Caratterialmente si definisce leale e determinata. Ha l’hobby dei viaggi, tifa Juventus e adora la parmigiana di melanzane. Al momento non possiede animali domestici, è fidanzata da anni con Pino Ammendola. Le piacerebbe vivere a Parigi e l’anno fortunato della sua vita è stato il 1989, momento in cui è partita la sua avventura. Diplomatasi presso la Scuola Internazionale dell’Attore diretta da Alessandro Fersen, ha studiato anche canto. Ha lavorato principalmente in teatro in lavori come “La gatta Cenerentola”, “Don Giovanni”, “Memorie di Adriano” , “L’opera da tre soldi”, “Avec le temps Dalida”, “Caligola”, “Uscirò dalla tua vita in taxi”, “Todo Cambia”, “Quaranta anni e sono ancora mia” e “L’altra madre”. Per il cinema la ricordiamo tra gli altri in “Stregati dalla luna”, “La rivincita” e “Passannante”. In tv ha recitato in serie come “Un medico in famiglia”, “Provaci ancora prof”, “Il bello delle donne”, “Una donna per amico”, “Rodolfo Valentino – La leggenda” e “Furore – il vento della speranza”.



more No Comments aprile 13 2015 at 09:56


Samuel Peron: Dottore in “danzando le emozioni”

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“Ho iniziato gli studi universitari anni fa. Avevo fatto molti esami alla facoltà di Scienze Motorie di Padova e me ne mancavano otto per laurearmi. Per motivi lavorativi non sono riuscito a concludere questo ciclo. Qualche tempo fa ho trovato una facoltà multimediale, la San Raffaele, che mi ha permesso di poter studiare da casa o in giro mentre stavo lavorando. Solo gli esami, ovviamente, erano in sede. Con questa metodologia le cose si sono potute concludere bene ed è arrivata la laurea”.

di Simone Mori

Ci parli della tua tesi ?

“Un po’ sociologica e un po’ pedagogica. Il titolo della tesi è ‘Danzando le Emozioni’. Ho portato molto materiale che poteva essere utile in qualsiasi ambito per emozionare. Tipo la danza nella pubblicità o uno studio pilota di un progetto sul sociale che comprende un’associazione. Quest’associazione si chiama ‘Sballando Ballando’ ed è nata principalmente per cercare di educare i giovani ad  avere delle alternative alle stragi del sabato sera che nella mia zona, il Triveneto, sono purtroppo frequenti. Abbiamo pensato, perché non aiutare i ragazzi ad avere delle scelte diverse alla droga o all’alcol? La risposta è stata enorme. Si creano rapporti bellissimi tra i giovani e il ballo diventa aggregazione anche tra persone con disabilità. Vi invito a visitare il sito  www.sballandoballando.it per farvi un’idea. La cosa che vorrei chiedere al Ministro dell’Istruzione è di poter inserire questo tipo di metodologia educativa anche nelle scuole. L’arte aiuta  a crescere e ad essere  uomini sociali. Anche gli antichi greci tentavano nuove strade. Un messaggio lo vorrei mandare anche agli insegnanti: abbiamo bisogno di maggiore interattività tra insegnante e studente. Deve esserci collaborazione che accresca entrambi”.

Tu hai detto una frase secondo me è importantissima: “Non smettete mai di essere curiosi e non rinunciate mai alla conoscenza”. Puoi ampliare il concetto?

“Io lo vedo sulla mia disciplina che è il ballo. Molti miei colleghi e maestri non smettono mai di ampliare la loro interazione. Io ad esempio scopro ogni volta una danza diversa e mi butto nella sua conoscenza. Dobbiamo sempre cercare di andare oltre. Ad esempio ho una miriade di libri sulla danza che non ho ancora letto ma che con calma farò. La conoscenza è fondamentale e bisogna ogni giorno imparare qualcosa di più”.

Parliamo di “Ballando Con Le Stelle” che da nove edizioni ti vede tra i protagonisti. Solo la Titova ne ha fatte più di te. Quali sono state le sfide maggiori e le partner che più hai nel cuore?

“Con tutte le donne con le quali ho lavorato mi sono trovato bene. In sala prove ci sono stati momenti di tensione ma è normale perché si sta lavorando. Quella che mi sorprese di più fu Maria Elena Vandone con la quale vinsi la quarta edizione del programma. Positivamente stupito anche da Loredana Cannata, Anna Oxa e Dayane Mello.  In ogni caso sono rimasto in buoni rapporti con tutte le mie partner ma anche con altri concorrenti. Il clima è quasi sempre leggero e molto cordiale.

Sei anche scrittore! Questo ci era sfuggito…

“Mi hanno spesso chiesto di fare un’autobiografia ma io mi sono rifiutato perché secondo me a 32 anni non c’è moltissimo da dire. Allora è nato un libro intitolato ‘Racconti Senza Tempo’ insieme a Maria Grazia Gomena. Da un suo malessere interiore è  nato il tutto. Le dissi di scrivere pensieri su questo momento particolare e lei mi disse di sì ma con il mio supporto. Da lì abbiamo interagito mandandoci racconti tramite email finchè lei non ha raccolto il tutto e abbiamo  avuto la fortuna di vedere il nostro lavoro pubblicato. Sono brevi racconti alcuni gioiosi ed altri malinconici come lo è la vita”.

Ultimissima domanda. La giuria di Ballando. Mai pensato di picchiarli?

“Ma no! Alla fine sono più buoni di quello che vogliono sembrare”.



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Vinicio Marchioni: Gentile, umile e bravo

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Il curriculum di Vinicio Marchioni è ricco. Come ricca è stata la chiacchierata che abbiamo avuto tra le strade di Tivoli. Appena uscito da un incontro con i ragazzi della scuola Beat Generation, Vinicio mi ha accolto con enorme semplicità e l’intervista è partita condita da tanti argomenti diversi.

di Simone Mori

Nel frattempo non si risparmiava nel rilasciare autografi e foto ai tanti fans. Ho avuto occasione di conoscere così un artista che ama il suo mestiere e che con gentilezza e umiltà si è fatto conoscere in questo nostro scambio di battute.

Cosa pensi di della scuola Beat Generation di Tivoli? 

“È stata la mia prima volta in una scuola di teatro, di danza, insomma una scuola che insegna e produce arte. Sono stato invitato da Max Malatesta che è il direttore artistico  del Beat. Un varo amico e un collega bravissimo. Devo dire che è una realtà bellissima. È incredibile l’entusiasmo che ho visto oggi, il tipo di movimento che c’è intorno a questa scuola e in un centro come Tivoli, avere una realtà così con professionisti seri e preparati che insegnano è qualcosa di veramente molto importante anche perché l’arte diventa anche un centro di aggregazione”.

Quanto è importante per te che ormai sei diventato un attore affermato, aiutare i giovani in un momento storico che li vede in difficoltà culturale e sociale tramite incontri formativi come quello avuto nella scuola tiburtina?

“È fondamentale ed è per questo che voglio sottolineare quanto straordinaria sia questa scuola Beat Generation. Ci sono bambini dai 4 anni in su che con un entusiasmo  si affacciano all’arte. Avete una bellissima realtà a Tivoli e grandi insegnanti pronti a dare il loro contributo”.

Vinicio, raccontaci l’emozione che hai avuto quando è arrivato il successo stratosferico della serie tv “Romanzo Criminale”.  Ci sono state anche polemiche perché si pensava potesse arrivare un messaggio troppo violento da questo prodotto.

“È arrivata un’esplosione di successo che mi ha colto impreparato. Si impara piano piano ad ammortizzarlo, a viverlo e a conviverci. Bisogna essere preparati sia nel bene che nel male.  Riguardo al messaggio che qualcuno ha voluto far passare riguardo alla possibilità che i giovani potessero emulare le gesta dei protagonisti di Romanzo Criminale, devo dire che dipende tutto dai filtri che uno ha per scegliere.  Un conto è mettersi una maglietta con il personaggio della serie, un conto andare in giro con pistola o coltello. Lì non è colpa della fiction. Bisogna che ognuno si prenda le proprie responsabilità: Le famiglie, la scuola, la società . In ogni caso viviamo tempi violenti e dobbiamo rintracciare i veri valori. Tornando ad essere in auge quelli, i miti negativi spariranno”.

Dopo questo boom, è arrivato il cinema, il teatro, ancora tanta fiction in tv. Addirittura Woody Allen!

“ ‘To Rome with Love’ mi ha permesso di trovarmi di fronte un mostro sacro come Woody Allen. La mia era poco più di una comparsa. Ho conosciuto anche Roberto Benigni che mi ha fatto i complimenti per la mia parte nel film 20 Sigarette. È stato un onore perché erano complimenti sinceri e ragionati sulla mia interpretazione”.

In questi giorni è uscito al cinema Third Person, film che ti ha visto lavorare con i premi Oscar Paul Haggis e Adrien Brody e altre stelle internazionali. Che esperienza è stata?

“Finalmente dopo tanto tempo è uscito. Sono molto felice di questo film. Essere diretto da Haggis e lavorare accanto a Brody ti permette di captare segreti e imparare molto. Vi invito a vederlo nelle sale perché ne vale la pena. La storia è intensa e particolare. Non aggiungo altro”.

Poche settimane fa è andata in onda “L’Oriana”,  un miniserie Tv sulla vita di Oriana Fallaci con Vittoria Puccini. Tu hai vestito i panni di Alexandros Panagulis, il rivoluzionario greco grande amore della Fallaci. 

! ‘L’Oriana’ è stata un’esperienza difficile e nel contempo una bella sfida. Scoprire un personaggio così controverso ma così  forte  ti impegna tanto. Un prodotto come questo deve permettere allo spettatore di iniziare solamente a farsi un’idea sulla Fallaci. Sta poi ad ognuno di noi approfondire questa figura,grande madrina della libertà  intellettuale. Le critiche poi ci saranno sempre”.

Ti senti uno dei migliori attori del nostro panorama cinematografico? Insomma di te si parla quasi sempre in maniera eccelsa.

“Non mi sento il migliore. Mi sento un attore che ad ogni  ciak  deve dimostrare di essere all’ altezza del ruolo che gli è stato affidato. Certo mi fa piacere ricevere complimenti ma il mio pensiero primario é che un attore scrive sempre sulla sabbia: una volta che passa l’onda devi riscrivere rutto. Un attore non deve mai perdere il contatto con la realtà. Amo incontrare ed interagire con le persone anche se un po’ di privacy non guasta mai, perché sono un essere umano come tutti”.

Il mondo della fiction è spesso troppo simile a se stesso. Sempre i soliti temi e spesso sempre gli stessi attori. Perché?

“È un discorso complicato. La voglia di affrontare nuovi temi c’è, ma la crisi che ha colto il mondo dello spettacolo quasi obbliga i produttori ad andare sul prodotto sicuro e alla scelta dei soliti nomi. Dovremmo prendere spunto dalla Francia che investe in prodotti diversificati e con temi moderni e con attori anche sconosciuti”.

L’intervista termina qui perché Vinicio deve entrare al Teatro Giuseppetti. Sta per iniziare “La Gatta Sul Tetto Che Scotta”. Lo terrà impegnato in giro per l’Italia fino alla fine del mese di aprile.

“Sto lavorando spesso con Vittoria Puccini, professionista e lavoratrice infaticabile. Siamo a teatro con la ‘Gatta Sul Tetto Che Scotta’ e mi trovo in grande sintonia con lei”.



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Veronica Biancaniello: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Veronica che continuiamo la nostra avventura: la numero venticinque. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Benvenuta ad “Una giornata speciale”. ti potresti presentare ai nostri lettori?

“Mi chiamo Veronica, ho 23 anni e sono di Roma. Mi reputo una ragazza forte, che non si è mai lasciata scoraggiare dai vari ostacoli che ha incontrato (e fidatevi ne ho avuti molti!). Sono molto solare e cerco di dare positività a chi non la ha. Mi piace molto viaggiare, conoscere posti, persone, usanze e costumi nuovi”.

Cosa ti ha spinto ad accettare di partecipare a questo concept?

“Ho accettato di partecipare a questo concept perché la moda mi ha aiutato molto. Mi ha reso più sicura di me stessa, meno timida e diciamo più vanitosa. Mi piace “giocare” con l’obiettivo e lavorare con Adriana è stato fantastico. Mi sono sentita subito a mio agio ed il risultato è stato ottimo!”.

Ti piaci come sei o cambieresti qualcosa? 

“Credo che nessuno di noi sia perfetto ed analizzandoci cambieremmo tutti qualcosa. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, io per esempio odio le mie occhiaie ed una minuscola gobbetta che ho sul naso. Per quanto riguarda il carattere sono molto impulsiva e testarda. Per non parlare dell’ansia che mi tiene compagnia 24 ore al giorno”.

Sei una modella professionista, ti piace il tuo lavoro? Perchè? Cambieresti qualcosa?

“Io amo questo lavoro anche se dietro una passerella di 20 secondi o una foto ci sono un grande impegno e fatica, che spesso la gente non riesce a comprendere. Molte volte quando ero piccola mi prendevano in giro per la mia altezza e quando tornavo triste a casa, mia madre mi rispondeva: ‘Quando sarai più grande capirai. È solo invidia!’. E crescendo ho iniziato ad apprezzarmi sempre di più. Mi piace essere al centro dell’attenzione e dare un ‘significato’ al vestito che indosso”.

Qual è il tuo rapporto con la moda?

“La moda è semplicemente il mio modo di essere, seguo le ultime tendenze, curo gli abbinamenti, mi soffermo sui colori, è parte integrante della mia vita. I miei soldi, nella maggior parte dei casi finiscono tutti in abiti e borse. È più forte di me”.

Il tuo rapporto col cibo? Segui qualche dieta?

“Assolutamente no. Si vive una volta sola ed io sono troppo golosa per rinunciare ai dolci”.

Dopo questa esperienza cosa ti aspetteresti che accadesse? La consiglieresti?

“Sì, la consiglierei! Mi sono molto divertita, non ho avuto problemi ad esporre il mio parere ed i miei gusti (anche se con Adriana c’è poco da voler cambiare! Ha un gran gusto!) e alla fine del lavoro sono rimasta molto soddisfatta. Spero in futuro di poter collaborare nuovamente con lei”.

Qual era il tuo sogno da bambina e quali sono invece le tue attuali aspettative future?

“Appena ho iniziato a capire che la mia altezza non era un difetto ma bensì un pregio, ho cominciato ad appassionarmi alla moda. Sfogliavo riviste, guardavo sfilate e sognavo ad occhi aperti: “chissà se un giorno anch’io mi ritroverò a calpestare quelle passerelle o a vedere le mie foto sui giornali”.



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Kutso: Dai Castelli Romani a Sanremo con successo

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Sono un gruppo nato nel 2006 nei Castelli Romani ed in breve tempo sono arrivati al concertone del primo maggio a Roma e ad aprire i concerti di Caparezza negli Usa. Loro sono i Kutso: Matteo Gabbianelli alla voce, Donatello Giorgi alla chitarra, Luca Amendola al basso e Simone Bravi alla batteria.

di Marina Marini

Reduci da Sanremo, dove sono arrivati secondi tra le nuove proposte, per molti sono loro i veri vincitori della manifestazione, proponendo uno stile unico ed anticonformista. Matteo Gabbianelli, cantante del gruppo, risponde alla nostra intervista.

Sta per partire il tour “musica per persone sensibili”. Come mai avete scelto un nome così particolare per il vostro album?

“Noi proponiamo musica da un altro punto di vista. Ci permettiamo di proporre cose divertenti, piacevoli e inopportune. E’ il nostro stile. Proponiamo un mix di energia a 360 gradi”.

Com’è nata l’idea del genere “teatro-canzone”?

“Non è stato nulla di studiato a tavolino. Noi saliamo sul palco con l’idea di fare ciò che ci pare senza l’intenzione di fare una musica teatrale. Il risultato di uno spettacolo sia uditivo che visivo è del tutto spontaneo. Potremmo definire il nostro genere come “fare musica come ci pare”, unendo Michael Jackson ai Beatles, a Totò o al filosofo Nietzsche”.

Cosa vi ha portato l’esperienza sanremese?

“Da Sanremo abbiamo portato con noi la consapevolezza di stare facendo bene. Agli inizi della nostra carriera nel 2006 ci dicevano che il nostro nome non andava bene, che fosse troppo provocatorio, strano, e che non saremmo potuti andare in radio. Siamo un gruppo di ragazzi che suonano insieme da tantissimi anni come realtà nazionale, Sanremo è stato un bel giro di boa. Sostanzialmente adesso ci sentiamo un po’ più arroganti di prima, ci siamo tolti delle soddisfazioni. Siamo un gruppo indipendente un po’ più noto rispetto a prima e abbiamo constatato che questo ci ha dato più rispetto da parte degli altri e senza dubbio più richiesta”.

Avete qualche rimpianto per la vittoria sfumata? In molti ritengono che siate stati voi i veri trionfatori.

“Noi non eravamo andati al Festival per vincere, pensavamo piuttosto che fosse un’utile occasione per divulgare il nostro progetto musicale con uno spettacolo d’impatto. Non riteniamo di essere stati sconfitti, anzi, per noi è stata una grande vittoria arrivare fino alla fine e riscontrare gli apprezzamenti del pubblico e di chi ci ha televotato da casa”.

Ripetereste l’esperienza del palco dell’Ariston con la categoria “big”?

“Ce lo auguriamo. Sarebbe bellissimo per noi esibirci nuovamente al Festival tra i “big””.

Perché bisognerebbe comprare il disco dei Kutso?

“Perché siamo l’unica vera novità del panorama musicale in Italia. Non siamo un’anticaglia. L’ho già detto che ci sentiamo più arroganti”? (ride).

Qual è il tuo brano preferito all’interno dell’album?

“La mia canzone preferita è “spray nasale”! Mi piace sia il testo che la melodia”.

Quali sono i vostri progetti attuali?

“Stiamo lavorando intorno al disco. Partiremo subito con il tour che ci porterà in giro per l’Italia e subito inizieremo a lavorare al prossimo album”.



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