GP Magazine aprile 2015



more No Comments maggio 6 2015 at 15:09


Federico Riccardo Rossi: “Sogno una carriera come quella di Johnny Depp”

federico rossi

Federico Riccardo Rossi è un nome da memorizzare subito, non solo perché il ragazzo finora ha visto giusto, ma anche perché promette scintille. E’ noto per aver girato gli spot del Mulino Bianco, accanto ad Antonio Banderas, e ha lavorato insieme a Sarah Jessica Parker.

di Silvia Giansanti

La sua vita è un frullato di impegni, di viaggi e di idee con molti obiettivi: laurearsi per terminare un determinato percorso e contemporaneamente portare avanti con successo la sua attività iniziata un po’ per caso. E’ stato proprio il lavoro a cercare lui e per giunta in una grande città come Milano. Il destino ha fatto la sua parte e adesso Federico Riccardo Rossi è pronto a girare un film come protagonista e a proseguire un discorso di spot televisivi accanto ad Antonio Banderas che lo apprezza molto. Tra una macina e un pan di stelle ci ha svelato anche le sue paure da attore novello, pur avendo già lavorato con nomi di grande calibro come Franco Nero e Sarah Jessica Parker. Riccioluto e con gli occhi azzurri, si presenta con i piedi ben puntati a terra e tanta voglia di costruire.

Federico, da dove sbuchi e chi eri fino a ieri?

“Dalla strada. Frequentavo l’Università Bocconi di Milano e un giorno andando a ripetizione di matematica, un tizio mi ha fermato per strada e mi ha proposto di andare a fare un provino. Non ci ho pensato due volte, ho detto di sì e da quel momento ho iniziato a lavorare con un’agenzia, prendendo il mio primo ruolo da co-protagonista accanto a Franco Nero. E’ stato da quel dì che mi sono innamorato di questo lavoro e ho deciso di approfondirne gli studi”.

Da bambino non avevi mai pensato di lavorare come attore?

“Avevo il sogno e ho fatto arte circense sempre a Milano, solo che non ho mai sviluppato questa passione e ho optato per una scelta più razionale come Economia”.

Da quello che emerge, sei stato super fortunato.

“Considerando che Milano non è piccola e non ha molto cinema, direi che iniziare con Franco Nero è stato un bel colpo”.

Hai dovuto sostenere molti provini una volta entrato nel giro?

“Sì, come tutti del resto”.

Quali sono i tuoi precisi obiettivi futuri?

“Continuare ad approfondire il mestiere, cercando di regalare sempre emozioni alle persone che mi seguono”.

Desideri una carriera come chi?

“Come Johnny Depp, perché no? Fantastichiamo”.

Hai miti di attori e attrici?

“Leonardo Di Caprio e Meryl Streep”.

Cosa significa per un giovane come te affacciarsi oggi in questo settore?

“Sicuramente non è il miglior momento per affrontare una professione così difficile, incerta e rischiosa. Quello che servono sono la resistenza e la perseveranza nonostante la competizione sia enorme. Inoltre, non bisogna mai montarsi la testa e continuare il percorso con occhi sbarrati verso l’obbiettivo, cercando di differenziarsi dalla massa di persone che svolgono questo mestiere”.

Hai le tue paure o sei un giovane sfrontato?

“Ne ho molte, sono pieno di insicurezze”.

Quali sono le tue passioni di vita?

“Le amicizie con le quali sono cresciuto. Inoltre mi piace guardare i film e ogni tanto suonare. Mi stuzzica anche l’imprenditoria, ho il pallino del produrre e magari un domani mi piacerebbe avere una società cinematografica tutta mia. Sarebbe anche un modo per contribuire”.

Segui la tv e che tipo?

“Che miri verso un prodotto che possa essere accessibile a livello internazionale, quindi format che possano diventare esportabili. Una tv che sappia spaziare dalla nuove tecnologie ai nuovi talenti. In generale sono per i talent, ma attenzione al mestiere delicato dell’attore. Prima di riuscire bisogna prendere tanti schiaffi in faccia”.

Come hai vissuto l’esperienza degli spot accanto ad Antonio Banderas?

“E’ stata una magnifica esperienza. Non mi aspettavo di piacergli molto, tanto da farmi girare più di uno spot. Lui è fantastico, un signore e molto umile”.

Hai reclamizzato prodotti che fanno venire l’acquolina in bocca. Sei un goloso?

(Ride) “Tantissimo”.

Invece che effetto ti ha fatto lavorare con Sarah Jessica Parker?

“E’ stata un’esperienza breve ma molto intensa. Di lei ho il ricordo di una persona gentilissima e molto umile, ciò l’ho percepito fin dalla prima volta in cui ci siamo parlati. Una splendida persona che mi ha concesso anche una foto insieme che le avevo chiesto”.

Qual è la situazione ideale in cui riesci a dare il meglio di te?

“Dove c’è il lavoro di gruppo. E’ qui che si riesce a creare un prodotto che ha successo”.

Chi vorresti incrociare durante il tuo cammino artistico?

“Tutti i grandi nomi”.

Che genere di cinema vorresti che ti proponessero?

“Un cinema molto in stile immaginario e fantasy. Ho un pallino del romantico a livello di interpretazione. Poi tutto dipende dalla regia e dalla storia”.

Da chi sogni di essere diretto un domani?

“Da Alejandro Gonzalez e da tanti altri. Tra i miei registi preferiti c’è anche Carlo Carlei”.

So che sei in giro per il mondo, vero?

“Sì sono stato di recente in Corea e a Budapest. Adoro viaggiare e incontrare culture diverse dalla nostra, tutto questo non solo si sposa perfettamente con il mio mestiere, ma mi aiuta ad aprire la mente ed è quello che continuerò a fare”.

 

CHI E’ FEDERICO RICCARDO ROSSI

Federico Riccardo Rossi è nato a Milano il 24 aprile del 1990 sotto il segno del Toro con ascendente Bilancia. Si definisce introverso. Tifa per l’Inter, adora la carbonara e ha come hobby il calcio. Al momento non possiede animali domestici. E’ alla ricerca di una persona intrigante. Lo scorso 2014 è stato il suo anno positivo. Attualmente vive tra Milano e Roma e gli piacerebbe trasferirsi a New York. La sua carriera è partita da un colpo di fortuna e, tra i suoi primi film di questi ultimi anni, citiamo “New Order” con Franco Nero, “Ghost Finders”, “All roads lead to Rome” con Sarah Jessica Parker, “Evil Souls” e “Ma io non sono”. Ha girato anche spot per Ikea, Pocket Coffee, Nutella e per il Mulino Bianco con Antonio Banderas. Per la televisione lo ricordiamo in “Non uccidere”, “Un passo dal cielo 3” e “All Stars”.



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Rosanna Lambertucci: “E sono corsa da te”

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E’ uscito il nuovo libro di Rosanna Lambertucci, ma questa volta si cambia filone. “E sono corsa da te” è incentrato su una storia vera vissuta sulla sua pelle per due lunghi anni.

di Silvia Giansanti

Finché le cose scorrono nel verso giusto, non ci rendiamo conto che la vita in quel momento ci sta sorridendo e magari imprechiamo anche per le minime cose. Vivere una malattia di un caro, è sicuramente una delle esperienze più faticose  della nostra esistenza, ma è anche una prova di coraggio e di amore verso il prossimo. Rosanna, presa coscienza della grave situazione di salute in cui ha versato improvvisamente il suo ex marito, non ci ha pensato due volte ad accantonare momentaneamente tutto per gettarsi a capofitto accanto a lui, accompagnandolo dolcemente sulla via del tramonto. Da questo vissuto è nata una lettera racchiusa in un libro. Questa volta nessun viaggio dimagrante, ma una profonda dedizione e un gesto di cui Rosanna deve andare fiera. “Ho seguito l’istinto, quello che il cuore mi dettava e non ho sbagliato”.

Rosanna, ti potremmo definire multitasking. Sei giornalista, conduttrice tv e scrittrice. Se tu dovessi fare un bilancio, direi che la carriera è andata a gonfie vele.

“Sono stata fortunata nell’aver trovato la mia strada. Non avrei neanche immaginato che ‘Più sani più belli’ avesse tanto riscontro, sono stata illuminata da un filone che mi era più congeniale. Il filo conduttore di tutta la mia vita professionale”.

Hai all’attivo tanti libri che trattano di salute e benessere. In tutti questi anni hai avuto riscontri di lettori riguardo a loro concreti risultati?

“Non solo ho avuto tante testimonianze, ma ho avuto una grande soddisfazione di assistere a manifestazioni di affetto e fiducia. Questo mi fa capire di aver scelto il cammino giusto”.

Hai cambiato rotta con questo tuo ultimo libro. Sappiamo che hai vissuto gli ultimi due anni più difficili della tua vita.

“Mi è capitata una cosa che non potevo immaginare. Ho toccato con mano il dolore e ho capito cosa significa stare vicino ad una persona che soffre e che deve andare via. Quando ho deciso di pubblicare questo libro, ho trovato giusto anche fornire dei consigli utili per cercare di dare un po’ di sollievo a tutti coloro che si trovano in queste situazioni”.

Si è trattato in un certo senso di una ricongiunzione con Alberto Amodei, il tuo ex marito?

“Credo che in realtà non ci sia mai stata una separazione, altrimenti non avremmo mai potuto ritrovarci in questa maniera. E’ vero che ci siamo persi per molti anni anche per motivi di lavoro, ma non c’è stata mai cattiveria tra di noi”.

Com’è stato il vostro rapporto quando eravate insieme?

“All’inizio è stato un colpo di fulmine, ma poi con il corso degli anni le nostre strade si sono divise. Credo che il signore abbia voluto rimettermi sulla sua via nel momento in cui lui ha avuto un grave malore. Ricordo che quel giorno non mi rispondeva al telefono e io mi sono subito precipitata a casa sua, trovandolo immobile sul letto in condizioni molto gravi e da quel momento non l’ho lasciato più”.

Da dove hai avuto l’input per scrivere il libro?

“Più che libro, la definirei una lunga lettera ad Alberto. La Mondadori ha trovato interessante l’idea e ha deciso di pubblicare il tutto. Dentro si possono trovare anche suggerimenti utili dal punto di vista alimentare durante la fase della chemioterapia”.

Come definisci questa storia?

“Una grande storia di dolore profondo e di dolcezza senza eguali”.

Quanto hai impiegato per stilarlo?

“Ho iniziato a scriverlo la scorsa estate. Non è stata una cosa molto lunga, in un mese lo avevo già scritto”.

Sei credente?

“Lo sono stata ma in maniera più distratta e superficiale. Oggi non posso avere dubbi perché ho avuto prove concrete persino dell’esistenza dell’aldilà e nel libro lo racconto molto bene”.

Chi ti è stato vicino in questi due anni?

“Mia figlia Angelica è stata fondamentale. Anche il mio compagno è stato di grande sostegno e non ha provato assolutamente fastidio riguardo alla mia dedizione. Mi ha lasciata libera di vivere questa vicenda come io sentivo di fare”.

A chi è devoluto il ricavato?

“Al reparto di radioncologia pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Qui le stanze bunker per la radioterapia dei bambini, sono state trasformate in una sorta di acquario e la macchina in un sommergibile dove il bimbo entra pensando di essere Capitan Nemo. Ci sono foto e video su internet ed è un’iniziativa molto importante per i più piccoli e per i loro genitori”.

C’è qualche professore che vuoi ringraziare per avervi seguito?

“Il professor Vincenzo Valentini. Mi è stato vicino durante la malattia, così come quando Alberto è andato via, suggerendomi di tenerlo a casa. Trovo che sia stato il consiglio più intelligente che potesse darmi”.



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Gabriele Rossi: Studio e voglia di fare per questo giovane attore

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Gabriele Rossi è giovane e questo lo sappiamo e lo vediamo. È un giovane talento del nostro mondo artistico, un ragazzo con un grande voglia di fare e di raggiungere l’impossibile. Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo attraverso la sua partecipazione alla serie di Rai Uno “Un Passo dal Cielo” al fianco di Terence Hill.

di Simone Mori

Nella nostra conversazione ho percepito un artista che sa quello che vuole e sa bene che lo studio, la voglia di fare sono le forze motrici del suo mestiere. La fortuna? Anche lei ma per Gabriele è solo una minima parte.

Il tuo primo incontro con l’arte è stato con la danza. 

“Con la danza ho iniziato quando avevo solo 7 anni. Da li non ho mai smesso , studiando e perfezionandomi in varie scuole posso essere orgoglioso del mio percorso come ballerino. La recitazione è arrivata nel 2008 accanto alla grande Margherita Buy, nella miniserie mediaset Amiche mie. Un’esperienza che non scorderò mai”.

Qual è la filosofia di lavoro di Gabriele Rossi?

“Intanto quella di darsi da fare tanto. Non sarò simpatico alla folla dicendo che secondo me il lavoro in Italia non manca, siamo noi troppo drastici e negativi. Non si vive solo di fortuna ma che di studio e di voglia di emergere”.

Ti piaceva andare al cinema da bambino? Ti immaginavi di essere tu il protagonista? 

“Andavo spesso con la mia famiglia, però non pensavo mai di intraprendere la via della recitazione”.

Il tuo personaggio di “Un Passo dal Cielo”, Giorgio, ha un caratterino bello tosto. Sei così anche nella vita di tutti i giorni?

“No. Sono l’opposto. Vale a dire gentile e accomodante. Penso di essere un ragazzo come tanti”.

A cosa pensi sia dovuto il successo di “Un Passo dal  Cielo”?

“C’è sintonia tra i personaggi. Il commissario ed Huber, Terence Hill che è amatissimo da rutti noi, i registi. È una fiction fatta bene e con le persone giuste”.

Nessuna tensione sul set allora?

“Assolutamente no. Ripeto, un clima bello in un posto paradisiaco”.

In passato hai fatto parte del talent show di Milly Carlucci, “Altrimenti ci arrabbiamo”. Che esperienza è stata?

“Divertente. Mi sono messo in gioco serenamente in discipline che conoscevo a malapena. Questi talent mi piacciono e poi Milly mi ha trasmesso tutta la sua energia. Lo rifarei sicuramente”.

Cosa vorrebbe fare nel futuro Gabriele?

“I sogni sono tanti. Innanzitutto essere più riflessivo e meno impulsivo. Tendo sempre a riflettere poco ,invece voglio imparare a prendere il giusto tempo prima di una decisone importante. Poi vorrei che ci sia poi spazio per i giovani in tutti i settori dello spettacolo. Mi piacerebbe che i grandi, si fidassero di piu di noi. Non tradiremo questa eventuale fiducia ne sono sicurissimo”.

Ricordiamo che Gabriele Rossi, collabora con la Fondazione Devlata, una realtà rara nel panorama italiano che sponsorizza e produce progetti di interesse artistico e culturale.



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Silvia Perugini: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Silvia che continuiamo la nostra avventura: la numero ventisei. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Silvia, benvenuta a “Una giornata speciale”. Presentati ai nostri lettori. 

“Ciao a tutti, sono una ragazza di 26 anni, vivo a Roma e mi ritengo una persona estremamente semplice. Sono sempre stata attratta dal mondo della fotografia e della mmoda ma non ho mai avuto l’opportunità di viverlo in prima persona, fino a quando non ho conosciuto Adriana Soares che mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco in maniera spiritosa”.

Cosa ti ha spinto ad accettare di partecipare a questo concept? 

“La voglia di mettermi in gioco e di testarmi in situazioni che mai pensavo potessero riguardarmi da vicino. Mi sono divertita molto e ho saputo apprezzarmi ancora di più a seguito del lavoro svolto da Adriana”.

Ti piaci come sei o cambieresti qualcosa? Parlami di te…

“Sono introversa, tanti pregi ma anche tanti difetti. Dovrei, forse, acquisire piuù sicurezza in me stessa e nelle mie potenzialità. Questa esperienza mi è servita anche a questo oltre che ad aver rappresentato un’occasione di puro divertimento e fatica. Ma mi ha insegnato ad apprezzarmi di più e a vedermi in versioni diverse, in cui mai avrei immaginato di trovarmi”.

Qual è il tuo rapporto con la moda?

“Non ho un vero e proprio rapporto con la moda, sono una ragazza che la vive in maniera molto semplice e naturale senza esserne ossessionata, credo che debba essere vissuta in tale maniera, consapevole!”.

Quali sono i tuoi interessi oltre al lavoro? 

“Dedicarmi al volontariato, fare sport all’aria aperta e grandi passeggiate in mezzo alla natura, leggere libri e vedere film”.

Dopo questa esperienza, cosa ti aspetti? La consiglieresti? 

“Consiglierei a tutti questa esperienza, non mi aspetto nulla ma se qualcosa arriva ben venga!”.

Se tornassi indeitro rifaresti le stesse scelte lavorative?

“Sì”.

Cosa salvi e cosa butti degli anni zero?

“Va bene così. Non salvo nullla e né butto niente. Si costruisce pian piano e tutto fa parte del piano”.

Qual era il tuo sogno da bambina e quali sono invece le tue attuali aspettative future?

“Avere una famiglia, avere un buon rapporto con me stessa ed una posizione lavorativa certa”.



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Federico Leoni: “Starry Night” un libro da non perdere

federico leoni

Federico Leoni è un giornalista di SkyTg24. Ha pubblicato per edizioni Ensemble il suo primo romanzo, Starry Night.

di Simone Mori

Amante delle letteratura americana e di tutto quello che riguarda gli USA, Federico mette serietà e passione in tutto quello che fa. Conosciamolo meglio.

Come nasce il titolo del libro?

“Nasce durante la stesura del libro stesso. Mentre raccoglievo idee per il libro mi è capitato di vedere il quadro Starry Night di Van Gogh. L’unica cosa che mi frenava era l’uso dell’inglese, ma consultandomi anche con la casa editrice abbiamo deciso per questa soluzione”.

Questo romanzo è attualità assoluta. Affronta il mondo degli adolescenti ci sono esperienze tue personali nel libro?

“Ci sono degli aneddoti che hanno vissuto persone accanto a me. Nel libro ci sono alternative diverse. Il mondo elitario e il mondo dello spaccio, della criminalità. In generale ho privilegiato una mistura di entrambi i mondi che poi parliamoci chiaro, il mondo dei giovani è così: ci sono i figli di e quali della strada che reciprocamente si possono incrociare”.

Leggendo il libro ho notato, positivamente, che ogni nuovo capitolo raccoglieva pathos per farti immediatamente continuare la lettura.

“Era un mio obiettivo. Io sono un lettore onnivoro anche di libri commerciali. Ammiro di questi la capacita di tenere il lettore attaccato pagina dopo pagina. Se sono riuscito a far sì che il lettore possa rimanere incuriosito con l’avanzata del libro, non posso che esserne orgoglioso”.

Nel libro c’è un rapporto importante tra nonno e nipote. Inizialmente fatto di riverenza ma poi cresciuto ed esploso. Come nasce questa parte?

“Un rapporto molto maschile. Di amore maschile che trova difficoltà ad esprimersi a parole ma che entrambi però sanno di provare l’uno per l’altro. In più c’è la differenza generazionale. Oggi è molto più difficile trovare la propria strada. Ho voluto mettere in evidenza le differenze emotive tra i due che poi alla fine sono molto simili”.

C’è la storia tra Filippo e Greta. Secondo me poteva essere sviluppata maggiormente. Tu che dici?

“Non volevo andare troppo sulla storia d’amore. Il timore era che passasse l’idea del romanzo d’amore e basta. Invece ho cercato anche di analizzare la figura fragile e schiva di Greta, un ragazza piena di problemi ma con un coraggio impressionante”.

C’è molta musica nel libro. Tantissime  citazioni che ci fanno capire la tua conoscenza molto  importante del panorama musicale. 

“Sai, nella stesura del libro immaginavo in sottofondo questa musica. Una cosa che mi piacerebbe facesse il lettore è quella di leggere il libro con queste canzoni. Sarebbe una bella soddisfazione per me”.

Ti piacerebbe che Starry Night possa diventare un prodotto cinematografico o televisivo? Saresti geloso di eventuali cambiamenti?

“Mi piacerebbe certamente. Quando uno sceneggiatore si prende una storia ne fa qualcosa di diverso. Lo scrittore deve fare un passo indietro perché il libro rimarrà sempre il libro mentre la sceneggiatura può avere ulteriori spunti. Spero possa avvenire una cosa del genere”.

Passiamo al tuo lavoro primario, quello del giornalismo. Lavori ormai da anni a Skytg24. È il mio tg preferito. Lo è anche per te?

“Ovviamente sí. Non potrei rispondere diversamente”.

Tu sei nel coordinamento di messa in onda del telegiornale, ma sappiamo bene la tua passione per gli Usa.  Spesso ti sei occupato della politica americana.

“La mia passione per gli States nasce dalla letteratura americana e poi si è evoluta verso la cultura in generale e grazie a Carelli e a Sarah Varetto ho avuto la chance di seguire gli eventi politici americani”.

Aspiri ad avere ruoli differenti all’interno del Tg?

Quello che faccio mi piace. Poi chissà andando avanti potrebbero esserci delle novità”.

Come sei diventato giornalista?

“Quando da ragazzo sentivo gli accadimenti in televisione, avevo una voglia di andare a seguirli sul campo. Ovviamente non potevo peró la scelta è ricaduta sul giornalismo proprio per questa voglia di andare a fondo nei fatti quotidiani”.



more No Comments maggio 6 2015 at 14:38


U-Man: Ritmo, magia, emozioni

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Si intitola “Someone’s ready” il primo singolo degli U-MAN. Un pezzo che ti resta intrappolato nella mente sin dal primo ascolto e non se ne va, (chi scrive, lo confesso, mentre lo ascoltava in redazione lo ha ballato più di una volta insieme ai colleghi, ndr), un crescendo di musica e emozioni: il suono parte leggero e delicato come una carezza, poi sale fino a diventare incalzante, un ritmo serrato, esplosivo che ti sorprende per energia, determinazione e grinta.

di Francesca Ceci

Quella di 4 ragazzi (Jacopo Di Giuseppe, voce – Luca Fareri, batteria – Sebastian Marino, pianoforte – Stefano Santoni, basso), amici, che hanno realizzato il loro sogno: cantare. Più di una canzone, insomma, una storia, la loro (bella) storia, come sempre bella e coraggiosa è la storia di chi non si arrende e viaggia dritto nella direzione dei propri sogni, con 7 note in tasca e nel cuore a dare ritmo alla vita.

“Someone’s ready”, anche per questo, è una dichiarazione di intenti che suona come una promessa per il futuro, una promessa d’amore in musica di chi viene per restare: “Ci siamo, siamo pronti e non ce ne andiamo”. Abbiamo intervistato Jacopo, voce del gruppo, ecco quello che ci ha detto. In bocca al lupo ragazzi, siamo sicuri che sentiremo parlare di voi.

Jacopo, la prima domanda è di rito: fai gli onori di casa e ci presenti gruppo?

“Noi siamo U-MAN, un gruppo di amici, siamo cresciuti insieme, sono passati degli anni, poi abbiamo deciso di rincontrarci per seguire quello che era il nostro sogno nel cassetto sin da bambini. Abbiamo deciso di cambiare le rotte delle nostre vite per mettere su questo progetto. Facciamo una musica che ci piace sperando che possa emozionare chi ci ascolta nello stesso modo in cui ci emozioniamo noi”.

Il nome del gruppo U-MAN, un gioco di parole voluto tra pronuncia e scritto?

“Sì, è proprio questa l’idea, mi fa piacere che tu l’abbia colta. Quello che noi cantiamo sono esperienze, emozioni, situazioni di vita, racconti, tutto ciò che a che fare con la vita di tutti i giorni. Non necessariamente temi grandi, ma semplici storie di vita quotidiana, qualcosa, insomma, di molto umano. L’idea nasce dalla volontà di ritornare alle origini, a volte, la tecnologia, i messaggi che passano oggi ci spingono a pensare che bisogna essere immuni alla sofferenza, allontanarsi dai sentimenti, ma noi siamo fatti di sentimenti, per questo bisogna tornare alle origini”.

All’inizio della nostra chiacchierata mi hai detto che ad un certo punto avete deciso di cambiare la rotta delle vostre vite.  Quanto coraggio ci vuole oggi per credere in un sogno? 

“Ci vuole molto coraggio perché non ti nascondo che comunque la paura di prendere una decisione del genere c’è stata. Alla fine ha prevalso un ragionamento che abbiamo fatto tutti e cioè che per noi la paura era grande, ma l’idea di arrivare a una certa età e non aver tentato era più grande ancora, anzi, quello sarebbe stato un vero e proprio incubo. Allora ci siamo fatti coraggio, abbiamo unito le forze e come una squadra ci siamo messi in gioco”.

E’ uscito il singolo “Someone’s ready”: “Ci siamo, siamo pronti, eccoci, ci si perde, ci si ritrova”. Cosa c’è dietro al pezzo?

“Dietro ci siamo noi, c’è esattamente quel che ci è successo nel formare la band. Nella canzone c’è  il nostro processo, il nostro percorso, le paure, le speranze, quello che sentivamo in quel periodo, è stato difficile fino a che ci siamo detto siamo pronti. Per questo è la prima canzone, perché è il nostro l’inizio. Inoltre, c’è anche un altro messaggio, perché non solo volevamo dire che noi eravamo pronti, ma  Il messaggio che volevamo dare era che, nonostante i momenti bui, le difficoltà, bisogna trovare la forza di seguire ciò che amiamo. E questo vale per tutti”.

Ci sono  musicisti che vi hanno influenzato  in modo particolare?

“A livello musicale noi siamo figli degli anni ’70 ’80, della musica americana e inglese di quel periodo, U2, Pink Floid, Beatles anche se epoca diversa dalla nostra, Led Zeppelin, perciò cerchiamo di ritrovare quelle atmosfere lì, poi siamo figli del nostro tempo quindi vestiamo le canzoni  in modo diverso, il nostro modo che è di questo tempo”.

Giochino: avete a disposizione 15 minuti di grandissima popolarità per potervi esibire nel concerto dei vostri sogni. Dove siete? Con chi duettate? 

“Se me la metti così, siamo al Wembley Stadium con i Queen, siamo a ‘casa loro’, questa è la cornice”.

Guardiamo ancora al futuro: stadio pienissimo, gente che vi acclama. Il minuto prima di salire sul palco, quello in cui siete soli e pensate “Ce l’abbiamo fatto grazie a…?”

“Una persona alla quale tutti noi dobbiamo dire un grande grazie è il nostro attuale manager, nonché nostro grandissimo amico, Felice Longo, perché ha creduto in noi per primo, mettendoci la faccia. Lui tra l’altro ha un grande peso artistico  perché è autore dei nostri testi,  le scelte di arrangiamento, per noi è stato non solo il nostro primo fan ma il primo che ha creduto in noi  e ha scommesso su di noi. Per noi è importante averlo con noi, oggi e per il futuro. A livello personale, dico grazie a una persona speciale, Veronica, la mia compagna, mi ha aiutato e mi è stata sempre accanto”.



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Fabrizio Mazzotta: Voce e anima del doppiaggio italiano

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Fabrizio Mazzotta, segni particolari: voce inconfondibile del doppiaggio italiano. Ha dato anima a Krusty il clown, Eros di Pollon, Puffo tontolone e molti altri. Oggi è un affermato direttore di doppiaggio.

di Marina Marini

Fabrizio sei ormai una figura di riferimento del doppiaggio italiano. Quale personaggio ti ha entusiasmato di più?

“Ricordo un grandissimo entusiasmo quando aprendo la porta della sala di doppiaggio scoprii di dover doppiare la serie de ‘I Puffi’, personaggi che leggevo fin da quando ero piccolo! (e non ho mai smesso di farlo!) Ma è stato divertente anche doppiare Eros  il Dio dell’amore nella serie di ‘Pollon’, così buffo e brontolone”!

Oggi i Simpson sono una serie di culto ma negli anni ‘80 erano una scommessa. Con che spirito hai iniziato questa avventura? 

“All’epoca io già avevo sentito parlare di questa nuova serie di cartoni animati trasgressiva e dalle tematiche inusuali per un programma per ragazzi. Perciò dopo aver sostenuto un lungo provino e averlo vinto ero davvero fiero di far parte del cast di doppiaggio de ‘I Simpson’. E lo sono tutt’ora! Inoltre sono una delle pochissime voci mai cambiate nel corso dei ventisei anni della serie tv”.

Il doppiatore dà l’anima al personaggio molto di più rispetto all’attore. Come interpreti questo assunto?

“Diciamo che per sua natura in questa professione bisogna donarsi il doppio, rispetto a un normale attore. Infatti l’attore-doppiatore deve saper rifare le stesse intonazioni della controparte originale, deve comunicare emozioni solo con l’ausilio della propria voce, senza una mimica facciale o un corpo.  Consideriamo  che magari  l’attore originale ha lavorato a un film per un anno o più mentre l’attore-doppiatore deve farlo in pochi giorni”.

Di cosa ti occupi adesso?

“Ho appena finito di dirigere il doppiaggio di un  film, una tipica commedia Americana. E ne ho anche curato l’adattamento italiano. Inoltre, a breve,  inizierò a doppiare la 26esima stagione de ‘I Simpson’ ” .



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