GP Magazine luglio 2016



more No Comments agosto 10 2016 at 16:00


Catena Fiorello racconta l’amore

Catena Fiorello 1a colori

È uscito il nuovo romanzo della bravissima scrittrice siciliana, “L’amore a due passi”, arricchito da una copertina tutta estiva e che racconta l’amore tra due persone adulte. La storia è ambientata nel Salento, terra che Catena ama

di Silvia Giansanti

La vena creativa e soprattutto la grande fantasia di Catena sono inarrestabili, è vero quel che si dice che più si crea, più escono fuori le idee. Da un po’ di tempo ci sta viziando con i suoi romanzi, sfornandone uno l’anno. Puntuali ad immergerci nei capitoli del suo nuovo libro, viaggiando con la mente e questa volta in una splendida terra che è il Salento, dove protagonista è l’amore che all’improvviso sboccia tra due persone stanche e deluse da questo argomento. Notti insonni e litri di caffé sono stati nuovamente i compagni di Catena in questi ultimi mesi, per produrre la nuova fatica letteraria. A tal proposito l’abbiamo incontrata ancora una volta. Voce calda, ironia sempre a portata di mano, una vita da trottola, qualche minuto libero per difendersi dai leoni da tastiera e un numero che la insegue da sempre, l’8.

Catena, un libro l’anno e non è poco. Non mi dire che nel frattempo ti frullano altre idee per la stesura di una nuova opera.

“Giusto, un libro l’anno non è affatto poco. Scrivo per mesi e nei restanti faccio le presentazioni in giro. Ho già idee per il futuro romanzo che verrà ambientato in una Sicilia dei primi del ‘900 e che racconterà un amore fuori del tempo. Sarà dedicato a mia nonna Catena, una donna forte e molto coraggiosa”.

Parliamo dell’attuale che è dedicato invece a tua mamma.

“Mia mamma è stata la prima lettrice delle mie bozze ed è stata proprio lei ad apprezzare con sentimento ciò che avevo scritto. E’ rimasta incantata da questa relazione che ho raccontato. Mia madre è rimasta sola dopo la morte di mio padre, ma non per scelta ma per percorso naturale”.

Dov’è ambientata a storia?

“Nel Salento, una terra che conosco bene e che somiglia molto alla Sicilia. Mi faceva piacere cambiare regione, non sono campanilista”.

E’ vero che potrebbe diventare anche un film?

“A dir la verità avrei anche gli attori ideali e cioè Lina Sastri e Giancarlo Giannini. Secondo me sarebbero perfetti, perché rappresentano quello che sono Orlando e Marilena, i due protagonisti del libro. Due persone molto riservate e discrete e allo stesso tempo con una carica di sensualità e di eleganza incredibili”.

Da dove hai tratto ispirazione per costruire questa storia?

“Un giorno, l’8 agosto di due anni fa, siccome sono rimasta a Roma, ho notato davanti alla buca della posta due attempati vicini di casa che si salutavano a malapena. Ho avvertito che erano due persone tristi e scontente di essere sole lì in quel posto e in quel periodo. E quindi ho pensato di dare loro un’altra chance, creando un’altra esistenza parallela un po’ come nel film ‘Sliding Doors’. Leggendo questo libro, si dimentica anche l’età, qui l’amore è più forte di ogni cosa. E’ interessante anche a cinquanta o sessant’anni. Il feedback che sto ricevendo dai lettori è talmente grande che mi sono resa conto che la gente la pensa esattamente come me”.

Queste due persone che esistono realmente nel tuo condominio, sanno che sono state fonte d’ispirazione?

“Ancora no, sono all’oscuro di tutto, ma appena tornerò a Roma a casa, le metterò al corrente”.

In questo libro si racconta l’amore scoppiato tra vicini di casa e quindi hai voluto mettere in rilievo il bell’aspetto del condominio, visto che le liti tra vicini sono all’ordine del giorno.

“No, ho messo in rilievo l’amore a due passi, il fatto che non ci si rende conto di avere persone a portata di mano che ci potrebbero riempire la vita di emozioni. Il condominio è solo un pretesto”.

A chi vuoi che arrivi questo romanzo?

“A quelle persone che hanno chiuso relazioni importanti e che non credono più nell’amore, mettendo così una barricata a nuove esperienze di vita. Anche non avere qualcuno al proprio fianco, fa male tanto quanto avere qualcuno che fa soffrire. Avere il coraggio di provarci fino in fondo è il messaggio del libro”.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:37


Margherita Vicario

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È attrice, cantautrice e compositrice. La recitazione l’ha vista protagonista in alcune tra le più seguite serie tv e in alcuni lavori cinematografici. Possiede anche un notevole talento musicale e il 14 luglio è stata applaudita al Parco del Celio

di Marisa Iacopino

Il mondo dello spettacolo italiano propone talenti autentici. Uno di questi si chiama Margherita Vicario. Lei è un’artista poliedrica: attrice, cantautrice e compositrice. In tv il pubblico ha potuto ammirarla in alcune serie molto seguite, tra cui “I Cesaroni” e “Ris Roma 2 – Delitti Imperfetti”. Di recente è stata applauditissima al Parco del Celio insieme a Gian Marco Ciampa con “Leggermente Classica”. Il 30 settembre si esibirà alle Terrazze del Vittoriano all’interno della rassegna “Appuntamenti d’arte e Musica”. Conosciamola meglio attraverso questa intervista.

Ciao Margherita, porti il nome di un bellissimo fiore. Ti ritrovi in esso?

“Ciao! Sì mi ci ritrovo abbastanza, è un fiore essenziale e questo mi piace”.

Parlaci di te, presentati ai nostri lettori.

“Ho 28 anni, vivo a Roma, vado in giro solo in motorino e mi piace andare a teatro. Sono un’attrice e cantautrice, in questo momento sono felice, e abbiamo fatto anche la rima”.

La recitazione è stata per te un amore sbocciato all’improvviso da giovanissima o ce l’hai nel tuo dna?

“No è un amore che ho scoperto mentre facevo il liceo: mi piaceva moltissimo la letteratura latina e greca, mi incantava la loro cultura intrisa di teatro. Il teatro era centrale per la loro società, ho inziato ad andarci anche io da adolescente, accompagnavo mia nonna e da lì mi sono appassionata e ho capito che avrei voluto fare l’attrice o comuqnue impegnarmi in questo ambito, quello della condivisione e delle storie raccontate al pubblico”.

Qual è stata la tua formazione?

“Liceo Classico prima, Accademia Europea d’Arte Drammatica dopo. Sono stata a fare dei seminari alla LAMDA di Londra, ma ripeto la formazione più importante è quella da spettatrice a teatro”.

E la musica come è arrivata nella tua vita visto che sei anche cantante?

“C’è sempre stata. La musica fa parte di tutte le famiglie credo, ognuno ha dei ricordi bellissimi in macchina insieme ai fratelli, zii o anche solo agli amici. La musica c’è sempre. Nel mio caso ho iniziato a suonare verso i 18 anni, ho imparato i primi accordi poi in Accademia mi sono concentrata sulla chitarra perchè mi sembrava un ottimo mezzo per raccontare delle cose, e ho inziato a scrivere canzoni”.

Sin da piccola hai frequentato il set cinematografico. In quali film hai preso parte e in che età?

“Ma veramente non ho frequentato nessun set da piccola, il primo film che ho girato è stato a Malta per la regia di Lamberto Bava, avevo 21 anni”.

Sei reduce da un’esperienza importante al cinema con il film “Sempre meglio che lavorare” e con “Cristian e Palletta contro tutti”. Ce ne puoi parlare?

“Si sono entrambi film molto liberi, commedie direi d’autore. Il film dei ‘The Pills’ è una specie di affresco molto sincero sulla situazione dei trentenni precari, ma talentuosi italiani, sui loro genitori e i cambiamenti della società. Mentre ‘Cristian e Palletta’ è un film surreale, a metà tra una pièce di Beckett e un cartoon messicano, scritto dalla penna geniale di Antonio Manzini, il creatore del famosissimo Vicequestore Rocco Schiavone, di cui io sono schiava”.

Parliamo di attualità. Sei appena stata sul set della fiction di Canale 5 “House husbands”. Quale personaggio interpreti e quando andrà in onda?

“Non so ancora quando andrà in onda, dopo l’estate o l’inizio dell’anno nuovo, non so. Io interpreto Chiara una giovanissima capocantiere che lavora molto insieme al padre Luigi (Emilio Solfrizzi) e ha delle storie d’amore che non sa bene come gestire. E’ una maschiaccia, sempre in cantiere in mezzo agli operai, un po’ brusca ma sotto sotto molto dolce”.

Il 14 luglio hai debuttato al Parco del Celio insieme a Gian Marco Ciampa con lo spettacolo “Leggermente Classica”, che a febbraio ha fatto sold out al Parco della Musica. Come si articola lo spettacolo?

“Lo spettacolo questa volta è stato in versione deluxe: connoi sul palco ci sarà l’Orchetra Giovanile di Roma diretta da Vincenzo di Benedetto. 52 elementi sul palco con noi per un viaggio attraverso brani del repertorio classico (Vivaldi, Mendelssohn, Rossini) e cover d’autore riarrangiate per orchestra e in stile classico (SIlvestri, Battisti, Beatles) non sono mancati anche dei miei brani, presi dal primo album, riarrangiati per Orchestra! E un ospite d’eccezione il cantautore Wrongonyou che ha portato nello spettacolo un altro modo ancora di vivere e comporre musica”.

Sei soddisfatta della tua carriera fin qui condotta?

“Sì, mi guardo indietro e son contenta, ci guardo pochissimo, quindi sono ancora più contenta”.

Progetti in cantiere?

“Sto finendo di scrivere il secondo album. Vorrei fare tanti concerti l’anno prossimo, e se capita qualche bel film per il cinema”.

In che maniera coltivi il rapporto con i tuoi amici?

“Andiamo insieme ai concerti, alle serate a ballare, ai festival d’estate. Sosteniamo gli amici artisti che si esibiscono, ci scriviamo messaggini d’affetto per ricordarci sempre che ci vogliamo bene e che è bello essere amici. Sono una smielatona romanticona”.

Pensi che l’amore si possa sacrificare per una bella ed appagante carriera o può vivere parallelamente alla carriera stessa?

“Deve vivere parallelamente: può mischiarsi, fondersi, ma se viene sacrificato qualcosa del proprio percorso, della propria ricerca, del proprio lavoro, significa che non è vero amore. L’amore è una forza creativa, propulsiva, non limitante. Olè!”.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:34


Eleonora Cuccu

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Il suo grande sogno è vincere un domani il David di Donatello. Per arrivarci sta studiando recitazione e non trascura i minimi particolari

di Marisa Iacopino

Su di lei abbiamo scommesso per una brillante carriera nel mondo della moda e del cinema. Sta facendo passi da gigante in questo mondo. Oltre al Liceo Classico, studia recitazione e viaggia molto tra Roma e Milano per sottoporsi ai provini. Recentemente ha stretto una collaborazione con il famoso casting director Franco Alberto Cucchini. Lei, Eleonora Cuccu, non ha tempo da perdere e vuole bruciare le tappe.

Eleonora, è cambiato qualcosa nel tuo percorso dalla volta scorsa in cui abbiamo fatto la tua prima intervista con GP?

“Ciao, è con piacere aggiornarvi e fare sapere a voi e ai vostri lettori ciò che sto facendo. Dopo l’ultimo nostro incontro, il mio percorso cresce con una serie di incontri, per mia fortuna, molto positivi. In questi due anni della mia attività professionale e visti risultati credo di aver intrapreso la strada giusta, fatta di soddisfazioni, anche se ancora lunga da percorrere”.

Hai avuto un’esperienza al Giffoni Film Festival. Ti va di parlarne?

“Della mia esperienza al Giffoni ci siamo concentrati nei settori cinema e moda, che sono i due che intendo portare avanti”.

Ci puoi parlare delle recenti tappe che ti hanno riguardato?

“A settembre dell’anno scorso ho avuto l’onore di essere una delle modelle al 75º anniversario della maison Carnevali, alla presenza del presidente Andrea Carnevali e tutto lo staff, che ringrazio per avermi scelto. Nei mesi scorsi abbiamo concluso  un accordo a Milano con la società Aelle Press Production. con il titolare Armando Limoni e l’account manager Federico Chiaborelli, per il settore moda, testimonial e fashion blogger”.

Sei testimonial di Brumode Paris, un abbinamento che prosegue con successo.

“Il mio rapporto con l’azienda Brumode Paris si va sempre più consolidando, sia dal punto di vista professionale che umano. Sono sempre più affascinata dalle loro collezioni e fiera di indossarle e di essere la loro testimonial”.

In questa tua crescita quanto è importante la presenza di Corrado Pinci, fotografo preparato e cresciuto nella scuola di Angelo Frontoni?

“Sicuramente la sua esperienza in questo bellissimo mondo, ma difficile mi ha aiutato ad affrontare tutto con la massima serenità, e giorno per giorno, ha fatto crescere sempre di più la passione in me per il mondo dello spettacolo, e per questo sono fiera di averlo al mio fianco e lo ringrazio per aver creduto in me”.

La tua grande ambizione è il cinema e cosa sogni in questo ambito?

“Come già detto in un’altra intervista sogno di vincere il David di Donatello. Intanto, con grande soddisfazione posso dire che  abbiamo concluso un accordo con uno dei più importanti casting director del cinema italiano: Franco Alberto Cucchini. Mi auguro che questa sia la collaborazione giusta per iniziare l’avventura in questo mondo e… arrivare all’ambito premio”.

Cosa fai nella vita di tutti i giorni?

“Da settembre frequenterò il quinto anno del liceo classico ‘Eliano-Luzzatti’ di Palestrina. Dopo l’impegno scolastico, mi dedico alla mia professione: frequento un corso di recitazione, studiando e valutando sceneggiature di film, faccio incontri con vari registi e vari provini viaggiando tra Roma e Milano, e poso per i servizi fotografici delle collezioni Brumode Paris”.

Per concludere chi vorresti salutare?

“Un caro saluto al direttore Alessandro Cerreoni, a tutta la redazione di GP Magazine e a tutti i lettori”.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:32


Il violino di Andrea Casta

Andrea Casta_Dubai_viol on the creek_mar16_ph Mohamad Badr

È un talento molto apprezzato all’estero. Lo scorso 2 giugno, l’Ambasciata d’Italia del Turkmenistan l’ha voluto come special guest per i 70 anni della Repubblica Italiana. Suona il violino elettrico e ha una band legata alla storia del rock

di Alessandro Cerreoni

“Sono un ‘ragazzo fortunato’, sono riuscito a trasformare le mie passioni in lavoro fin da giovanissimo e questo mi ha permesso di affrontare un cammino entusiasmante; sono nato a Brescia ma vivo a Roma da tanti anni, giro il mondo con il mio violino, suonando e cantando e scoprendo grazie alla musica e al palcoscenico luoghi e persone sempre nuove. Sono animato da una grande curiosità unita a tanta immaginazione: direi che queste sono le due energie che mi fanno alzare ogni mattina”. Lui è Andrea Casta, professione musicista, anzi… violinista. Con una particolarità: suonatore di violino elettrico.

Sei cantante, violinista e showman. Tre in uno. Un personaggio poliedrico ha una marcia in più in quest’epoca dove c’è un’elevata uniformità, sei d’accordo?

“In realtà il potersi esprimere con più mezzi significa dover studiare molto, regala grandi prospettive ma ha avuto bisogno di più tempo per la “messa a fuoco” di me stesso come artista; la riconoscibilità è molto importante nella musica e nello spettacolo, perciò non nego che negli anni qualche crisi di identità mi abbia colto, ma poi una volta scoperto davvero chi era Andrea Casta ho potuto lavorare su tutti i fronti sfruttandone le potenzialità ed è quello che continuo a fare quotidianamente”.

Cosa apprezza maggiormente in te il tuo pubblico?

“Se dovessi individuare tre parole che la maggior parte delle volte mi sento rivolte o dedicate direi: l’energia, l’eleganza e la generosità”.

Come ti sei formato?

“E’ inziato tutto con il violino, prima con studi privati da quando avevo 5 anni poi al conservatorio, grazie al quale si sono aggiunti il pianoforte e il canto che poi mi hanno permesso di passare dagli studi classici al pop e al rock da adolescente. Il musical, il teatro e la tv mi hanno permesso poi di completare la mia formazione extra-musicale ‘sul campo’. Ma posso dire che non si finisce mai di studiare, soprattutto il violino…”.

Leggiamo dalla tua biografia che hai preso il volo alle spalle di maestri come David Bowie, Prince,  Ryuichi Sakamoto, Steve Winwood, Alan Parson Project… Cosa ha significato ciò, al di là del fatto di aver reinterpretato i più grandi successi di queste star?

“Tre anni fa grazie al percorso fatto con Sergio Cossu (ex tastierista e autore dei Matia Bazar ndr) ho inciso l’album di cover ‘ROOM 80’ in cui appunto sono presenti le star che hai citato. Alcune, come Bowie, sono un punto di riferimento vocale e espressivo, altri, come Sakamoto, per quanto riguarda l’emotività e i colori della musica. Ognuno di questi artisti comunque mi ha offerto un mondo da esplorare dove ho raccolto a piene mani gli elementi con cui ho elaborato e tuttora elaboro il mio stile”.

La tua peculiarità di violinista è essere suonatore di un violino elettrico; come funziona in termini brevi e semplici il violino elettrico, che tipo di suono e che differenze salienti ci sono con il violino “classico”?

“In realtà lo strumento è uguale ad un violino classico, almeno come tecnica strumentistica; contrariamente al violino acustico però c’è tutta una parte di elaborazione e personalizzazione del suono attraverso gli effetti che si avvicina all’esperienza di un chitarrista elettrico, questo mi permette di lavorare ancora una volta sulla riconoscibilità. Chi di voi, anche non appassionati, non saprebbe distinguere Santana da Jimi Hendrix? Ecco l’obiettivo è ottenere sempre di più un suono di violino che sia solo il mio”.

Nel 2015 sei partito con un progetto insieme alla tua band legato alla storia del rock. Ne vogliamo parlare?

“Fin dal 2003 ho avuto una band che mi accompagna, ma lo scorso anno grazie ad un gruppo di nuovi musicisti abbiamo conquistato un sound pop-rock maturo che ha preso forma in ‘Andrea Casta & the Heroes’; lo spettacolo è l’espressione di questo sound: con gli Heroes ci siamo divertiti a trovare i grandi successi che dagli anni 60 ad oggi hanno segnato la storia del rock internazionale, ovviamente scegliendo le canzoni che ci hanno segnato e quelle che ci vengono meglio; così è nato Rock Tribute.

In occasione della Festa Nazionale del 2 giugno, l’Ambasciata d’Italia del Turkmenistan ti ha voluto come special guest della celebrazione dei 70 anni della Repubblica Italiana. Cosa ha significato ciò per te?

“Mi ha riempito di orgoglio, tra l’altro pochi giorni dopo sono arrivati anche i ringraziamenti ufficiali dell’Ambasciatore. Diciamo che ho avuto molte esperienze all’estero ma questa, con la sua componente ‘patriottica’, mi ha portato in un paese molto particolare al cospetto di un pubblico ancora più eterogeneo del solito, lasciandomi grande soddisfazione nel vedere quanto la musica, in questo caso italiana, sia comunque sempre pronta a parlare a tutti senza distinzioni”.

Come e dove ti collochi nel panorama della musica italiana?

“L’Italia a migliaia di cantanti, per tutti i gusti e generi. Io ho la fortuna di abbinare in maniera inedità voce e violino nel pop; questo, nonostante sia principalmente un cantante di cover, mi favorisce e permette di essere non solo seguito dal pubblico ma anche apprezzato dai colleghi sia del circuito discografico che di quello principalmente live”.

Hai avuto diverse esibizioni all’estero. Che riscontri hai avuto? E secondo te perché gli artisti musicali italiani – alcuni – sono particolarmente apprezzati oltreconfine?

“Beh, se ci pensi anche noi in Italia ascoltiamo il 70 per cento di musica non italiana: l’esterofilia nella musica vale per noi come per tanti altri popoli, anche e soprattutto in quei paesi dove solo negli ultimi decenni l’apertura dei confini e una nuova curiosità verso il mondo gli ha permesso di scoprire la nostra musica e gli artisti italiani: noi comunque abbiamo una lingua che suona molto bene, una capacità melodica che ci portiamo avanti dai compositori classici e, per quanto riguarda il live, una bella faccia tosta che sul palco non guasta mai”.

Progetti a breve termine?

“L’estate è stata e sarà ricca di concerti e anche di perfomance con i dj, una delle frontiere più in espansione nella mia attività e che mi sta portando anche parecchio all’estero. Poi con la mia band, gli Heroes, abbiamo scritto un po’ di materiale inedito e la prima di queste canzoni dovrebbe uscire a breve. Il ritmo è davvero alto, perciò continuate a seguirmi!”.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:29


Marco Monti e la musica antica

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Vi parliamo di un genere musicale particolare che nasce con la passione per il Medioevo. Un viaggio nel tempo alla scoperta di quelli che sono gli strumenti adatti e cosa hanno rappresentato all’epoca questi suoni che continuano a riecheggiare

di Marisa Iacopino

La musica è da sempre considerata un collante potentissimo, patrimonio universale che ha il potere di legare assieme mondi e culture diverse. Talvolta, la magia delle note e del canto può addirittura fungere da macchina del tempo, trasportandoci per incanto nell’atmosfera di armonie e melodie risalenti a centinaia se non migliaia di anni fa. Sull’argomento, abbiamo incontrato Marco Monti, che dal 1996 suona regolarmente in Ensembles dedite alla ricerca e alla esecuzione di musica ‘antica’, segnatamente medievale e rinascimentale.

Da dove nasce la passione per la musica antica? 

“Nasce con la passione per il medioevo e proviene da suggestioni dell’infanzia. Ho infatti trascorso lunghi periodi estivi in Umbria, in un casolare di campagna contornato da fitti boschi, senza luce elettrica. La sera si usava il lumino a carburo per illuminare, e lo spasso per i ‘grandi’ era il gioco delle carte. Noi ‘piccoli’ invece avevamo le favole che una nonna ci raccontava davanti al camino. Le orecchie erano spalancate verso quei mondi, ma i miei occhi seguivano il gioco degli adulti, e sul vecchio tavolo vedevo materializzarsi fanti, cavalieri e re di cui le favole erano piene. Penso che in quelle lunghe notti sia nata la passione per quel mondo antico, che poi crescendo si è rivolta soprattutto all’ambito musicale”.

Cosa si intende esattamente per musica antica?

“Può considerarsi tale la musica europea che va dal Medioevo al primo Barocco, passando per il Rinascimento. Più propriamente, va annoverato un repertorio che non ha trovato nella cultura musicale accademica novecentesca spazio di approfondimento. Solo dagli anni ’70, è iniziato un serio processo di ricerca, soprattutto in area anglosassone, basato sulle fonti originali, l’utilizzo dell’iconografia e lo studio della prassi esecutiva tramandataci dai trattati rinascimentali, oltre al contributo fornito da artigiani e liutai nella fedele ricostruzione degli strumenti. Tutto ciò ha finalmente posto generazioni di musicisti nella condizione di affrontare lo studio e l’esecuzione di questo genere musicale con un discreto margine di fedeltà”.

Quali strumenti suona e quali sono quelli maggiormente in uso nella musica antica?

“Ho seguito stages e corsi di specializzazione in strumenti a fiato antichi, dal flauto dolce dritto e traverso, alle cialamelle, alle bombarde. Accanto a questi, aggiungerei i Salteri, le Vielle, le Ribeche, le Arpe, gli Organi Portativi, i Liuti, le Tiorbe, le Citole, i Tamburi e tantissimi altri strumenti a percussione, le Cornamuse, l’Organistrum e le sue evoluzioni nel tempo: la Symphònia, la Ghironda”.

Ci sono strumenti andati perduti, e poi ricostruiti per recuperare le armonie e le sonorità dell’epoca?

“Moltissimi. Un esempio su tutti la ricostruzione della Viola da braccio – strumento ad arco rinascimentale evoluzione della viella trecentesca – operata grazie all’attenta osservazione dei dipinti di alcuni artisti del Rinascimento che l’hanno ritratta in maniera direi ‘fotografica’. E’ chiaro che più lo strumento si avvicina all’originale, più le melodie e armonie riprodotte sono simili al tipo di sonorità dell’epoca”.

Da diversi anni collabora con diverse Ensemble. Oltre alla passione per questo tipo di musica, cos’è che vi tiene insieme?

“Oggi la mia Ensemble di riferimento è ‘Il Rondello’ (il nome deriva dall’omonima danza medievale che nel tempo si è trasformata nel più famoso Rondò) nata nel 2010 anche su mia iniziativa. Inoltre collaboro con la Compagnia Gratulantes e con Il Gregge di Titiro (mio primo gruppo del 1996). Ci unisce prima di tutto la comune passione, ma è indubbio che il tempo trascorso insieme fra ricerche, prove, concerti, cene post-concerto e pernottamenti crea un legame basato sul rispetto e la stima reciproci che non ho problemi a definire amicizia”.

Quanto è importante conoscere il contesto storico di riferimento, per comprendere la musica antica?

“Direi fondamentale. La storia, il costume, le tradizioni influenzano gli artisti e il modo di interpretare il loro tempo. Ad esempio, quando ci chiedono di fare un ‘concerto di musica medievale’ non nascondiamo un certo disagio, perché per tutto il medioevo la forma concerto non esisteva. La musica era quasi sempre di commento ad un evento, che si trattasse di una fiera, di un matrimonio, di una festa. La musica scritta da artisti riconosciuti come Magister Piero, Guillaume di Machaut, Francesco Landini era molto intimista, complessa, di contenuti alti ed esaltava le qualità del singolo autore. Il concerto come lo immaginiamo oggi, fatto di ensembles che si esibiscono seduti davanti ad una platea, appartiene più propriamente allo sviluppo delle Corti, e quindi il Rinascimento ne costituisce la culla”.

Crede che la musica abbia contribuito alla rinascita dell’uomo dopo la lunga oscurità, sebbene ormai si sia propensi a considerare il Medioevo non solo come periodo di tenebre ma di fermento per eventi futuri?

“La musica come tutte le arti ha certamente contribuito alla rinascita umana. Mi permetto di dire che dalla notte dei tempi, da quando l’uomo ha provato gusto nel sentire il suono che scaturiva dal suo soffiare nella tibia dell’animale ucciso per nutrirsi, non abbia mai cessato di svolgere questa funzione.

Per finire, una domanda avulsa dal contesto. Un profumo, o un colore con cui definirebbe la musica antica… 

“A me la ‘musica antica’ ricorda il profumo di pane e di legna bruciata che hanno le vecchie case di campagna”.

Appuntamenti: 16-20 agosto 2016, ‘Il Rondello’ al Templaria Festival di Castignano.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:22


Anthony Peth

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Sardo di nascita e romano di adozione, Anthony è un brillante conduttore televisivo e presentatore di eventi. E’ attivo nel mondo della solidarietà attraverso varie realtà benefiche, tra cui la Sorridendo Onlus. Inoltre, è impegnato a valorizzare le eccellenze italiane nel Mondo, come l’agricola di Gaetano Astuto un vero e proprio maestro di alta qualità.

di Daniela Chessa

In questi anni abbiamo assistito ad un’importante crescita professionale, guardandoti indietro quali sono secondo te le tappe più importanti?

“Non ci sono tappe più o meno importanti nel mio percorso artistico, credo  invece che ogni incontro, ogni esperienza siano stati tasselli essenziali della mia crescita. Sicuramente la conduzione di programmi sempre diversi mi ha permesso di misurarmi con me stesso e confrontarmi, ho avuto la fortuna di lottare contro grandi delusioni uscendone sempre più forte, e di vivere gradi soddisfazioni ed emozioni, i veri carburanti per andare avanti”.

Hai sempre fatto emergere il personaggio e poco la persona, come sei nella tua quotidianità?

“Sono una persona molto impegnata, adrenalinica e troppo spesso sveglio… Dormo pochissimo, gli impegni sono tanti e sono alla continua ricerca di esperienze nuove e progetti da realizzare, da buon sardo con la testa dura, fino al compimento di ogni singolo progetto mi impunto fino a quando non lo vedo realizzato. Che dire, per il resto sono quello che vedete, un sardo sempre sorridente, sorriso che è diventato la mia filosofia di vita: senza un sorriso e una buona dose di positività non si esce mai di casa! Gli amici e la famiglia, quanto hanno influito queste due importanti presenze nella tua vita lavorativa e privata? La mia famiglia inizialmente non appoggiava le mie scelte e devo dire la verità è stata dura. Poi con il tempo ho capito che grazie al rigore e all’educazione di due genitori formidabili, l’avermi lasciato fare quello che volevo e muovere i primi passi senza il loro aiuto o complimenti mi è servito a fortificarmi. Gli amici storici della Sardegna li sento poco, per via dei tanti impegni, idem quelli di Roma, ma come posso non manca occasione per stare tutti insieme davanti ad una buona cena a ridere e scherzare. Dedico al lavoro praticamente tutto il mio tempo, sono spesso da una parte all’altra dell’Italia per la conduzione di eventi”.

La Sardegna è la tua terra madre e Roma quella di adozione. Dove ti senti davvero a casa?

“Posso essere sincero? Mi adatto ovunque! Ma mai rinnegare le origini, la Sardegna fa parte di me, già dal modo in cui conduco, non ho mai voluto eliminare definitivamente l’accento proprio perché io sono questo e il pubblico che merita rispetto deve vedermi per quello che sono senza filtri e schemi. Ma Roma è Roma, sicuramente dopo la Sardegna è la città dove mi sento a casa”.

Anthony Peth e l’amore, c’è qualcuno di importante nella tua vita in questo momento?

“Non cerco l’amore, penso che quando sarà il momento giusto arriverà. Sono single, credo che i tanti impegni siano la motivazione principale per cui per il momento non riesco a legarmi a nessuno. Ma mai dire mai, ripeto credo che quando arriverà la donna della mia vita sarà il mio cuore il primo ad accorgermene, sarei un folle a lasciarla scappare, magari sta proprio dietro l’angolo e ancora non me ne sono accorto”.

Quest’anno ti abbiamo spesso visto impegnato a valorizzare le nostre eccellenze italiane, tra food, moda e designer, nel mondo. Quanto è importante per te questa promozione, parte integrante del tuo ruolo istituzionale?

“Per me il Made in Italy è il fiore all’occhiello della bella Italia, quella sana, ricca di cultura e di tradizioni. Oltre al tour promozionale in tutto il mondo, spesso mi trovo a conoscere direttamente la storia di tante aziende e tutti coloro che ne fanno parte e quasi sempre si creano forti sinergie, in questi anni infatti sono stato scelto in diverse occasioni anche come testimonial di campagne pubblicitarie legate alle loro eccellenze. Di recente, durante un viaggio di lavoro in Sicilia, dopo aver realizzato un servizio pubblicitario sui pomodori ciliegino, ho conosciuto il proprietario Gaetano Astuto, un vero e proprio maestro di alta qualità. L’amore per la terra accompagna il lavoro di questa famiglia che oggi è diventata un gruppo importante e una realtà nel panorama dell’Orticoltura che include nel proprio assetto interno, ben tre Aziende Agricole, garantendo una filiera che cura il prodotto dalla produzione, alla trasformazione sino alla sua commercializzazione. Con lui ho capito che l’Italia ha ancora tante storie da far conoscere, queste storie sono le nostre eccellenze e il nostro vanto in tutto il Mondo”.

Oltre al lavoro in tv sei tanto impegnato sul sociale, quanto secondo te è importante aiutare il prossimo?

“Quando vivi delle gravi difficoltà, risolvendole ti accorgi di essere fortunato e soprattutto che c’è gente che sta peggio di te, in quel momento ti rendi conto che bisogna fare qualcosa. Spesso anche con i piccoli gesti si può aiutare il prossimo. Sono legato a tante realtà benefiche, soprattutto con la Sorridendo Onlus, che in poco tempo è riuscita a realizzare grandi ed importanti cause a favore soprattutto dei bambini. Il presidente della Sorridendo Onlus Mary Calvi, in collaborazione con Dario Rolfi, ha donato lo scorso anno un pulmino attrezzato a dei ragazzi diversamente abili, quest’anno una nuova importante causa, la costruzione del primo maneggio di ippoterapia gratuita all’interno della casa famiglia del colonnello Ultimo. Davanti a queste grandi cause ci si accorge che non si fa mai abbastanza, bisogna impegnarsi tanto e se si fa col cuore vale il doppio!”.

Prima di lasciarci vogliamo chiederti: quali saranno i tuoi prossimi impegni?

“Potete continuare a seguirmi su Sky per tutto l’estate con ‘Top Music Estate’ prodotto da Carmosina s.r.l. e scritto da Stefano Delle Cave. Un format divertente e dinamico. Dopo il successo di tutta la stagione, arriva la versione estiva che, settimana dopo settimana, ci fa riscoprire quali sono le Hit del momento. Ma non è l’unico impegno tv. Grazie alla Camera Nazionale della Moda e Costume e di Luca Conti Taguali, continua il tour da me condotto di ‘Elegance World’, un format di spessore alla scoperta della vera bellezza della Moda e dell’Eleganza, e poi ancora tanti altri tour che mi portano a viaggiare ancora tanto. Poi ancora ‘Passerella da Sogno’ ideato da Daniela Valenzi, dove si vedranno in sfida tanti stilisti emergenti. Di talenti italiani ce ne sono veramente tanti, non solo nella Moda ma anche nel canto, nella recitazione, nella danza e in tante altre discipline, col premio ‘Musa d’Argento’ di Lucia Aparo, ho potuto presentare e conoscere tanti di questi talenti e quando parlo di emozioni, parlo di condivisione di arte e spesso di energie che mi stimolano tutti i giorni e che mi fanno capire che in questo lavoro attraverso gli altri si può imparare veramente tanto. Ringrazio GP Magazine per questa intervista, vi saluto ricordandovi ‘Italia Solidale, Italia più bella’”.

 



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Luca Franco: Faccio teatro per amore

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Protagonista con la sua compagnia, i Mercanti di Stelle, di recente ha dato vita ad un progetto importante: la nascita della sala Massimo Troisi a Ostia

di Alessia Bimonte

Come ti sei avvicinato a quest’arte?

“Ho iniziato a fare teatro nel 1999 per gioco, poi la scuola mi ha chiesto di tenere un corso di teatro e sceneggiatura.  In seguito ho deciso di creare una mia compagnia, i Mercanti di Stelle. Con loro ho girato un sacco, e da piccola compagnia ci siamo ingranditi, diventando da amatoriale e professionista.  Si è unita a noi, con immenso piacere, Roberta Scardola; con lei abbiamo girato l’Italia, da Milano a Firenze, a Parma, Roma.  Negli anni di esperienze ho anche fatto cartelloni più piccoli, come ad Ischia e a Civitavecchia, con due spettacoli della mia commedia ‘Prendo in prestito tua moglie’”.

Insieme ad Antonia Di Francesco hai dato vita alla sala Massimo Troisi.  Ci racconti come è andata?

“Conosco Antonia Di Francesco da ben 15 anni, e qualche tempo fa mi ha chiesto di darle una mano ad aprire un teatro ad Ostia, un’idea innovativa. Inizialmente ero un po’ titubante, ho già una compagni da seguire, gestisco un ristorante, sono assorbito molto da questi impegni. Ma la voglia e la passione per questo lavoro non mi hanno permesso di rinunciare. Nasce così la sala Massimo Troisi. L’idea mia e di Antonia è quella di creare un teatro OFF ad Ostia. Stiamo cercando di portare questi spettacoli anche per vedere come la gente reagisce a queste iniziative.  Alcuni teatri locali ci stanno supportando, altri meno, in questo campo l’invidia si fa sentire”.

Come mai proprio Massimo Troisi?

“La dedica a Massimo Troisi nasce da una mia passione per lui, che per me rappresenta l’arte a 360 gradi. Morto ad Ostia, ma poco ricordato sul territorio. Ho anche avuto modo di conoscere la famiglia, di parlare con loro della sala e devo dire di  aver avuto un riscontro positivo”.

Ci dai qualche anticipazione degli spettacoli in abbonamento da te curati?

“La parte della stagione a me affidata è quella degli spettacoli in abbonamento. Sono riuscito a portare grandi artisti che hanno accettato la mia proposta perché si fidano di me e soprattutto sanno come lavoro.  Questo mi fa un grande piacere perché vuol dire che si parla bene di me e gli artisti che mi conoscono hanno rinunciato a qualcosa per poter collaborare al progetto. Gli spettacoli sono tanti e andranno in scena dal giovedì alla domenica, con sabato e domenica doppia. Gli spettacoli previsti sono in tutto 22, di cui due o tre drammatici, tra cui ‘Niente, più niente al mondo’, mette in evidenza i problemi tra una madre e una figlia. In scena andrà anche lo spettacolo ‘Ti amo, non mi ami viceversa’ già portato sia ad Ostia che a Roma; il palco sarà diviso in due, da una parte il tempo va in avanti, dall’altra indietro. Due storie d’amore parallele. Per quanto riguarda gli spettacoli comici ci saranno Gianluca Fubelli direttamente da Colorado e Alberto Farina. Tornerà in scena anche Gianfranco Phino, dopo un fermo di vari anni. Uno spettacolo interessante sulla grande Anna Magnani vedrà protagoniste Milena Miconi e Francesca Nunzi. Ci sarà anche uno spettacolo scritto da Simone Cristicchi con la regia di Nicola Pistoia. E ci sarà anche un mio spettacolo e uno di Antonia”.

Davvero da non perdere questa stagione teatrale della sala Massimo Troisi, uno spettacolo diverso ogni settimana. Si debutta il 22 settembre e si chiuderà alla fine di maggio.



more No Comments agosto 10 2016 at 15:15


Antonia Di Francesco e il suo teatro

antonia di francesco - antonia bracknell

Insieme a Luca Franco, dirige artisticamente la sala Massimo Troisi. Si occupa del cartellone “fuori abbonamento” e degli spettacoli per bambini. Un’esperienza importante per lei che da trentadue anni vive per il teatro

di Alessia Bimonte

Ha studiato presso la scuola di teatro “la Scaletta” con i maestri Gianni Diotaiuti e Antonio Pierfederici. Laureata in lettere con una tesi  in metodologia dello spettacolo.

Da quanto tempo ti occupi di teatro?

“Sono ormai 32 anni che mi adopero per il teatro sul territorio di Ostia, da quando non esisteva niente. Inizio a fare formazione nel 1990, poi nel 1993 fondo quello che poi prenderà il nome di Teatro Pegaso. Attrice, insegnante, adattatrice di testi. Mi piace poter fare un po’ di tutto, ma ora mi dedico  quasi interamente all’insegnamento, ma dico sempre che il maestro è il palcoscenico.

Hai provato a fare altro oltre al teatro?

“Poco cinema, qualcosa in televisione e tanto doppiaggio. È un lavoro che ti impegna tanto, ad un certo punto bisogna scegliere, ed io ho scelto il teatro, o meglio il teatro ha scelto me, così è più poetico!”

Cosa prevede il Teatro Pegaso? 

“Il teatro prevede anche una parte formativa dedicata ad adulti, giovani e bambini. Un’altra iniziativa è il teatro integrato con i ragazzi con abilità diverse. Il tutto viene fatto senza alcun aiuto economico. Sarebbe il caso di avere qualche fondo per non sgravare sulle famiglie, ma vedremo cosa si può fare”.

La sala Massimo Troisi ha presentato la nuova stagione teatrale. Tu insieme a Luca Franco sarete i direttori artistici. Nello specifico qual è il tuo ruolo?

“La nuova stagione è divisa in due parti: quella di cui mi sono personalmente occupata in qualità di direttore artistico è il cartellone fuori abbonamento e il teatro bambini. Il fuori abbonamento sono tutte quelle compagnie teatrali conosciute sul territorio ma meno sponsorizzate. Compagnie piccole, ma che portano in scena spettacoli di qualità. Lo scopo è quello di dare spazio e visibilità a giovani attori e registi. Una possibilità per sperimentarsi e farsi conoscere. Purtroppo per i romani Ostia rimane periferia, solo d’inverno però, perché d’estate si riempie di bagnanti. Bisognerebbe riportarla in vita per 365 giorni l’anno. Il teatro dei bambini è una compagnia che gira anche per le scuole. Oltre alla sala Massimo Troisi, toccherà altri teatri, quali il Marconi, il teatro dell’Angelo, saremo poi ad Ariccia, a Velletri; e a nostra volta ospiteremo altre piccole compagnie. Sarà una stagione ricca di appuntamenti, 22 spettacoli. Insieme a Luca Franco, farò anche io uno spettacolo, in veste di attrice però.”

Ammirevole iniziativa quella di coinvolgere nel cartellone anche le piccole compagnie territoriali…

“Faccio questo tipo di lavoro da anni e il bello è creare uno scambio. Con Luca abbiamo voluto dare proprio questo significato alla sala, quello di essere un polo culturale.

Le piccole compagnie non possono crescere rimanendo nel piccolo. Il nostro, è proprio un modo per aprirci al mondo esterno.

“Il nostro proposito è quello di creare un teatro OFF ad Ostia, un luogo che possa offrire rappresentazioni di livello. Quello che manca è il connubio tra teatro nel senso stretto della parola e piccole compagnie, secondo me insieme sarebbe una carta vincente!”.

Altri progetti in cantiere?

“Dal prossimo anno, insieme a Luca Franco, vorremmo creare un’Accademia mirata ad entrare nel mondo lavorativo teatrale. Insegnamento professionale, con possibilità di stage con personaggi di spessore che possano arricchire gli studenti. Il nome sarà ‘Accademia del mercante’. Si distingue dalla scuola, che prevede un corso base ed uno avanzato per amanti del teatro, appassionati. L’Accademia avrà dei costi più alti, ma sempre accessibili, ed avrà la durata di tre anni, per poi mettere gli allievi in condizione di poter lavorare. Consiglio vivamente il teatro, è un passatempo sano che non solo ti mette in relazione con gli altri, ma anche e soprattutto con te stesso”.



more 1 Comment agosto 10 2016 at 15:13


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