GP Magazine novembre 2016



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:40


Manila Nazzaro

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Da inviata della trasmissione tv “Mezzogiorno in famiglia” a conduttrice ufficiale. Per Manila Nazzaro si è realizzato un altro sogno, oltre a quello di diventare mamma di due bambini. Eppure a lei Paolo Fox lo aveva predetto!

di Silvia Giansanti

La vita l’ha sempre premiata. Quello che sognava è sempre arrivato, in qualche modo, per questo è grata all’universo e si ritiene molto fortunata. Il suo ottimismo e la sua caparbietà l’hanno aiutata, così come il suo modo di essere molto semplice da ragazza di provincia pugliese. Proviene, infatti, da quella splendida terra dove il profumo degli olivi e il colore smeraldo del mare la fanno da padrona. Manila però ha scelto una città grande piena di caos, ma con tutto a portata di mano, rispetto ad un paese dove la ricerca di qualcosa, magari diventa faticosa. Ma non aspettatevi di vederla la sera a scatenarsi in qualche storico locale della Capitale, la sua vita è molto casalinga e dedita alla famiglia. Del resto, come afferma lei stessa, un lavoro come il suo è già una bella valvola di sfogo. E’ una donna che ama comunicare con la gentilezza e con il cuore e queste sue caratteristiche la rendono molto amata dal pubblico.

Manila, come puoi giudicare i tuoi esordi?

“Si sono presentati in maniera molto naturale. Quando ho vinto il titolo di Miss Italia avevo vent’anni e provenivo da una città molto piccola come Foggia, che offriva poco, e da una famiglia molto semplice composta da una mamma casalinga e da un padre impiegato di banca. Quindi, il mio esordio è avvenuto in modo spontaneo e non forzato. Miss Italia è stato uno tzunami nella mia vita, un qualcosa che me l’ha sconvolta piacevolmente e che non mi aspettavo affatto”.

Sei stata davvero soddisfatta ed orgogliosa quando si è verificato cosa?

“Scegliere è difficile, ma ti posso dire che sono stata davvero orgogliosa per come ho condotto i due anni in veste di inviata di ‘Mezzogiorno in Famiglia’. Questo mi ha portato ad una promozione. Ho accettato quel piccolo ruolo, rispetto ad altre mie colleghe che lo avevano rifiutato, perché ci vedevo una potenzialità che, se fatto con intelligenza e professionalità, mi avrebbe fruttato qualcosa. Anche passare a condurre non me lo sarei mai aspettato. Ho raccolto i frutti di un lavoro faticoso a livello mentale e fisico, in quanto ho lasciato a casa fino a cinque giorni a settimana due bambini in balia delle baby sitter. Ho sacrificato molto nella mia vita per fare l’inviata, però ci ho creduto, è questo l’importante”.

Per quali tue caratteristiche pensi ti abbiano promosso alla conduzione del programma?

“Per l’impegno innanzitutto e per la solarità che ho mostrato verso la gente. Non ho mai messo la distanza tra me e loro, ma mi sono messa tra loro. Questo ruolo un po’ mi manca”.

Ricordi qualche episodio che ti è accaduto quando giravi per le piazze?

“Ne ho tantissimi. Ho condiviso anche tanto del mio lavoro con la gente di Amatrice. Ricordo in particolare una signora a Santhià, in provincia di Vercelli, di nome Maria che si è privata di un bracciale benedetto a Lourdes per regalarlo a me, in quanto sua figlia era affetta della stessa malattia che mi aveva colpita due anni prima. Questo atto di amore immenso mi ha davvero colpito e lo racconto sempre. Non è facile che un’inviata Rai, che si reca in un paese, venga considerata parte della famiglia”.

Sappiamo che hai avuto problemi alla tiroide. Hai risolto?

“Adesso va meglio e la testa mi ha aiutata molto. Una forma di autoguarigione”.

Qual è la parte della trasmissione, che adesso conduci, che ti affascina di più e perché?

“Sicuramente è quella dei collegamenti, non tanto per rimanere legata sempre alla stessa cosa, ma perché in studio ci divertiamo tanto. Inoltre, le nostre inviate raccontano tante cose meravigliose di un’Italia sconosciuta, piena di borghi e paesini”.

Seguivi il programma prima di diventare conduttrice?

“Sì con mia nonna e conosco tutta la storia e i conduttori che mi hanno preceduto. Una specie di sogno che ho seguito da fuori. Per questo mi ritengo molto fortunata, anche se ovviamente le mie difficoltà le ho incontrate tutte”.

Dato che lavori con Paolo Fox, hai approfondito con l’astrologia?

“Sì, ma ci credevo anche prima. Devo dire che Fox mi fa quasi paura per quanto ci azzecca. A febbraio scorso mi disse che nella primavera seguente avrei seminato e raccolto tanti frutti in autunno. Incredibile! Paolo mi ha portato fortuna con quel suo ‘Te l’avevo detto!’”.

Parliamo della tua vita di mamma. Hai ancora sufficienti energie con due bambini piccoli e una carriera?

“Dico sempre che le mamme non sono altro che delle ‘wonder woman’. Scopriamo di riuscire a fare cose che mai avremmo immaginato. Arriviamo a fine giornata completamente distrutte però con tutti i compiti fatti. Tutte le mamme del mondo sono così. Lavorando, ho dovuto affidare i miei due bambini alle baby sitter e non vedevo l’ora di finire per poterli riabbracciare. Tendenzialmente ho l’indole da mamma. Sono donna e anche mamma, sono mamma e anche donna”.

Un nome di un conduttore tv con cui sogni un giorno di poter lavorare insieme.

“Sarebbe meraviglioso poter lavorare con Simona Ventura”.

Quanto ti prende il teatro?

“Tanto. Il teatro è stata la mia valvola di sfogo dopo la parentesi di Miss Italia, quando in tv non c’era nulla per me. E’ una passione immensa che non è facile da seguire quando sei mamma perché il teatro ti porta fuori tutte le sere fino a tardi con eventuali le tournée e quindi nel momento in cui sono diventata mamma, ho mollato lentamente. Il teatro è medicina per la mente e per il cuore”.

Sei stata risucchiata dalla tecnologia fino a che punto?

“Faccio un uso moderato della tecnologia. Fino a qualche tempo fa non ero neanche sui social network. La tecnologia mi piace, ma deve essere lei al servizio mio e non il contrario. Metto un bel paletto perché essa tende a staccarmi dalla realtà. Per questo sono molto preoccupata per i bambini perché iniziano a farne tanto uso fin dalla tenera età”.

Dagli esordi ad oggi, cos’è cambiato dentro di te?

“Nulla perché quello che ero sono tutt’oggi. Ho notato solo la differenza quando sono diventata mamma, ho un altro modo di vedere la vita. Il punto di riferimento non sono più io ma i miei figli. Loro sono la mia ancora, sia di salvataggio, sia quelli che mi riportano con i piedi per terra. Oggi sono più realista e meno sognatrice. Resto comunque la ragazzotta di provincia pugliese che fa tutto con il cuore”.

 

CHI E’ MANILA NAZZARO

Manila Nazzaro è nata a Foggia il 10 ottobre del 1977 sotto il segno della Bilancia con ascendente Leone. Caratterialmente è positiva e affabile. Ha come hobby lo sport che considera l’antistress per eccellenza. Tifa per la Lazio, ama mangiare la torta di mele e ha un pincher da 14 anni. Le piace molto vivere a Roma e non la cambierebbe con nessuna città. Il 1999 è stato l’anno fortunato della sua vita. E’ sposata e ha due bambini: Nicolas di cinque anni e Francesco Pio di dieci. La sua storia è iniziata con l’elezione di miss Italia nel 1999. Successivamente è stata testimonial di alcune campagne pubblicitarie e ha studiato recitazione. Il suo primo amore è stato il teatro, recitando in alcuni spettacoli tra cui ricordiamo “Casa di bambola”, “Le tre sorelle”, “L’isola degli schiavi”, “Antigone”, “Il paradiso può attendere” e “Sex and Italy”. Per la tv ha condotto, tra gli altri, “Miss Italia Channel”, “Music Box Italia” e  “Oscar tv”. E’ stata inviata di trasmissioni come “La partita del cuore” (2010) e “Mezzogiorno in Famiglia” dal 2014 al 2016, di cui oggi è diventata conduttrice.



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:27


Pino Ammendola: Un attore per amico

pino ammendola con paolo conticini

Autore, regista, attore, doppiatore: non è facile attribuirgli una sola specializzazione visto che nei suoi 50 anni di carriera ha sperimentato davvero tutto

di Mara Fux

Pino, ultimamente ti dedichi tantissimo ai viaggi in barca a vela: sempre stato amante del mare?

“Amo moltissimo il mare! Sono nato in una casa da cui si vedevano Capri e il golfo; uno dei miei pochi rammarichi è di vivere in una città bellissima ma purtroppo senza mare! Mi piace dire che mi sento veramente cittadino di ‘quel paese straordinario e senza confini che è il mare’ e condivido pienamente la frase del poeta Juan Baladan Gadea ‘Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare’”.

Sei anche un bravissimo cuoco: ti piace cucinare per i tuoi amici?

“Beh, in cucina mi sento veramente un artista: la culinaria è quell’arte che ci permette di trasformare la materia bruta in qualcosa che diverrà parte dei nostri commensali, parte del loro corpo forse addirittura delle loro idee: cosa c’è di più creativo e allo stesso tempo appagante per i sensi”.

Hai lavorato tanto con uno degli attori più amati del cinema contemporaneo, Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer. Come lo ricordi?

“Mi sento un fortunato perché ho dei ricordi bellissimi del ‘sor Carlo’, come lo chiamavano affettuosamente i tecnici. Un uomo di rara gentilezza e signorilità: quel corpo possente che esprimeva tanta forza conteneva un’anima delicata che lo rendeva una persona di straordinaria generosità sia sul lavoro che nella vita privata, il tutto accompagnato da una grande dose d’ironia e di buon umore. Insomma un vecchio gentiluomo napoletano nella migliore accezione del termine. Inoltre era un bravissimo giocatore di poker ed sono stato spesso invitato al suo tavolo: ne aveva uno costruito apposta per lui che faceva sempre portare sui set. Pensate, ritrovarsi testa a testa con il panno verde coperto di fiches e guardare fisso negli occhi il grande Bud, per cercare di capire se bleffa: meglio di un  film!”.

Teatro, cinema, televisione: hai una preferenza?

“Il mio mestiere è raccontare storie e tutte le opportunità che mi si presentano per farlo sono vitali. Sono mezzi espressivi diversi, il cinema in qualche modo ferma il tempo e ha la magia di durare per sempre; la magia del teatro risiede invece proprio nella sua caducità, nel fatto di durare solo per quella sera; la televisione forse è meno magica ma ti fa arrivare al cuore di tutti; che dire?  amo tutti e tre i mezzi ma forse il teatro è quello che mi da maggiormente l’idea di fare il mio mestiere d’attore, il mestiere più bello del mondo!”.

Nel 2013 hai pubblicato con le Edizioni Teke la raccolta “Scarpe diem” mentre è più recente la pubblicazione di “Anonimo romano” che hai firmato assieme al Maestro Stelvio Cipriani e a Rosario Montesanti. Di che si tratta?

“É la biografia di quel fantastico artigiano della musica che è Stelvio Cipriani, un grande compositore che tutto il mondo ci invidia! Una vita veramente straordinaria, raccontata a sei mani con grande leggerezza. É stata una esperienza unica perchè Stelvio è un artista molto prodico della sua musica e quindi mentre ci raccontava gli aneddoti salienti della sua vita, ci deliziava suonando ininterrittamente al piano tutte le sue composizioni! Un concerto durato alcuni mesi, che solo io e il regista Rosario Montesanti, l’altro coautore, possiamo vantarci di aver ascoltato”.

A breve tornerai sul set per la settima serie di “Provaci ancora Proff”: la tua poliedricità non si stanca davanti alla serialità di un personaggio di fiction?

“In verità la logica del sequel cozza un po’ col mio modo di vivere: vorrei fare sempre cose nuove e il personaggio che mi affascina di più è quello che non ho ancora interpretato; ma l’ispettore Torre di ‘Provaci ancora Proff’ è così amato dal pubblico che ormai per me è una seconda pelle e sono grato alla Rai e alla Endemol di continuare a farlo vivere. Poi questo personaggio mi dato tantissimo, in termini di popolarità, e quindi si è innescato un curioso quanto paradossale meccanismo di riconoscenza: non posso certo tradirlo!”.

Un cast che lavora assieme da tanto tempo diventa come una grande famiglia?

“Assolutamente sì, in più noi della ‘Prof’ siamo una famiglia davvero fortunata: niente liti e (cosa rara) nessuna forma di competizione,  nè tantomeno quei piccoli sgambetti tanto cari all’ambiente! A questo si aggiunge il fatto che sul set interpreto il ruolo di confidente ed amico dell’ispettore Berardi, interpretato da Paolo Conticini, che nella vita è davvero diventato il mio migliore amico… quindi lavorare insieme è una vera festa! Certe volte arriviamo a temere che i produttori possano ridurci la paga  scoprendo quanto per noi il divertimento superi sempre la fatica”.

E’ vero che sul set spesso tra colleghi ci si fa scherzi? 

“Oramai i nostri fans sui social aspettano quotidianamente i filmati degli scherzi sul set: io e Paolo ne combiniamo di tutti i colori”.

Hai un figlio che ha intrapreso la tua stessa carriera: qual è stato il primo consiglio che gli hai dato da professionista e quale da padre?

“Gli stessi consigli che ho ricevuto io da mio padre che valgono allo stesso modo nella vita e nel lavoro: cercare a tutti i costi di essere sempre se stessi, ricordarsi che dietro ogni cosa bella c’è la fatica e il sacrificio di qualcuno, impegnarsi sempre al massimo ma con il sorriso sul volto e non dimenticare mai che la vita è di per sé un privilegio”.

Molti dei nostri lettori sono adolescenti che frequentano ancora il liceo, l’università o sono alle prime prese con il lavoro: ti senti di dar loro un suggerimento per camminare a testa alta verso il futuro?

“Più che un consiglio gli racconterei una cosa accaduta a mio zio tanti anni fa. Si era nei primi anni del fascimo e lui giovane studente, andò con dei colleghi da Benedetto Croce per chiedere quali azioni potessero intraprendere per combattere il dilagare del fascismo. Il filosofo rispose loro: ‘studiate guagliù, studiate!’. Crescere e migliorarsi costantemente è sicuramente il modo migliore per andare verso il futuro ma fatelo senza mai dimenticare di sorridere!”.



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Chiara Boni

CHIARA BONI : LA PETITE ROBE SPRING 2017 SHOW

La moda è fatta di grandi personalità. Ci vuole carisma e curiosità per riuscire ad emergere e dimostrare il proprio valore. La moda è sicuramente una delle eccellenze italiane che ci viene riconosciuta a livello mondiale

di Adriana Soares

La grandezza italiana deriva anche da un processo votato all’eccellenza in tutte le fasi che portano alla creazione del capo di moda, che prevede ancora moltissima manualità e un approccio artigianale, da bottega. La moda, infatti, coinvolge moltissime, diverse professionalità: dietro al famoso stilista, oltre alle indossatrici, ci sono sarti, esperti di filati e tessuti, figurinisti. La sfilata e la campagna pubblicitaria coinvolgono ancora altre professioni, come i registi delle sfilate, i modelli, i truccatori e i parrucchieri che li preparano, i fotografi di moda, grafici. Speriamo che scoprire queste eccellenze possa aiutare gli studenti e capire che dietro al successo di un grande marchio c’è sempre un lavoro corale fatto di cura per i dettagli, attenzione maniacale e soprattutto grande passione. Ho avuto la possibilità di respirare il grande carisma di Chiara Boni, una donna dal fascino sofisticato, che con   straordinaria grinta crea qualcosa di unico. La sua prima linea, ovviamente da lei disegnata, fu “You Tarzan Me Jane”. Erano gli anni Settanta, tempi in cui essere alla moda significava osare e trasgredire. Dall’esperienza di Chiara Boni, nasce nel 2007 il travel chic de La Petite Robe. Capi innovativi progettati per incontrare le esigenze di una donna dinamica, continuamente in viaggio. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Abiti di elegante praticità. L’ideale per la valigia. La Petite Robe esalta un’idea della moda che, al di là della necessità quotidiana, rende l’abito un piacere declinato al femminile.

Chiara Boni, occhi azzurri lucenti e brillanti, elegante, gentile, raffinata e delicata. Secondo Ines de la Fressange: “l’eleganza è un’idea semplice” e di conseguenza la moda deve essere pura, chiara, unica”.

Lei afferma “Le rose sono come le donne, rifioriscono sempre”. Lei agisce tra innovazione e semplice eleganza, quale è la sua idea di femminilità?

“La femminilità è dolcezza. Sboccia nell’animo di una donna e inonda di profumo tutto attorno. Una primavera permanente di sguardi, gesti e atteggiamenti”.

Ho amato una sua affermazione sulle donne: “raffinate, sognatrici e divertenti, qualità che sono tutte forme della seduzione”. Quindi per lei le donne in fondo sono tutte uguali? Come dovrebbe essere la donna? Com’è cambiata nel tempo?

“Le donne sono straordinariamente diverse. Raffinate, sognatrici e divertenti, sì, ma ciascuna a modo proprio, ognuna accesa da una sfumatura intensa di personalità. Le donne sono continuamene in evoluzione, il modo di vivere cambia e loro tengono il passo”.

Coco Chanel affermava che “La moda non è solo un problema di vestiti. La moda è nell’aria e nasce dal vento. Si intuisce. E’ nel cielo e per la strada”. Cosa ne pensa? Quali sono gli elementi da cui prende ispirazione?

“Sono d’accordo con Coco Chanel, la Moda quasi si respira. E’ stando seduta su una panchina, al bordo di una strada affollata, che prendo ispirazione. Mi ispira la silhouette di una coda di cavallo, il movimento sinuoso che fa il corpo in una gonna, mi ispira la varia umanità femminile che popola un supermercato”.

Su Downtown Magazine lei è “La ragazza con la valigia”. Racconta di come la sua necessità di viaggiare l’abbia spinta a cercare una soluzione adatta a tutte le donne moderne. Per cui, come deve essere il guardaroba della donna moderna? 

“Un guardaroba flessibile, versatile e personalizzabile. La Petite Robe nasce proprio dalle esigenze di una donna moderna che non può concedersi il tempo di cambi d’abito durante la giornata, che in valigia ha poco spazio e che una volta arrivata in albergo non ha modo di farsi stirare un vestito”.

Veste molte donne di classe. Cosa, secondo lei, non deve mai mancare in un guardaroba femminile?

“Nell’armadio di una donna non deve mai mancare lo specchio a figura intera. Marylin Monroe diceva ‘l’unico modo per non dimenticare mai chi sono’.  Il superfluo è volgare ma non esiste una ‘misura’ unica che valga per tutte le donne. Il segreto sta nel buon senso e… in quello specchio”.

Il suo lavoro la porta spesso negli USA. Come si riflettono la cultura e il gusto delle donne americane nel vestire rispetto a quello delle donne italiane?

“Le americane, come le italiane, apprezzano la vestibilità e la versatilità ma adottano un abbigliamento più professional. Sono da poco rientrata da un nuovo tour negli USA e mi ha colpito molto il caso Alabama. E’un paese piccolo, ma il quinto In America per vendibilità di abiti. La comunità femminile richiede la formalità in un abito per andare in chiesa, a teatro e perfino al ristorante”.

“Indossare con piacere per vivere meglio.” Cosa ne pensa?

“E’ la filosofia del mio brand. L’unica vera cosa che conta, per me, è sentirsi a proprio agio in ciò che si indossa. Mi piace pensare che la mia Moda renda la vita delle donne più facile senza rinunciare a farle sentire belle”.

Cosa mi dice sul “giovanilismo” per forza? Armani afferma che si diventa “grottesche” nel perseverarlo. Per lei? Una donna che non accetta il passare degli anni cercando ogni forma di rimedio è da criticare?

“Trovo anche io che sia grottesco. La società di oggi, data l’aspettativa di vita più elevata, sembra pretendere una donna sempre giovane ma è una questione di misura e di armonia. Ad esempio, nelle loro scelte estetiche, Sharon Stone e Susan Sarandon esprimono leggerezza, Meg Ryan il contrario”.

Viviamo in un’epoca in cui l’omologazione è d’obbligo, se non altro per i più giovani. Cosa ne pensa? Cosa dovremmo fare per correre ai ripari e salvaguardare l’unicità, qualità rara e meravigliosa?

“L’omologazione è un iter necessario per la scoperta dell’unicità. Qualsiasi giovane si sente debole fuori dal coro, preferisce rintanarsi nel gruppo e sentirsi al sicuro. Nella crescita però si distingue ed acquisisce un proprio modo di essere ed anche di vestirsi. Una donna matura non cede al ricatto delle tendenze, rielabora la ‘moda a suo modo’ consapevole di quello che più si addice al proprio fisico ed alla propria personalità. Libera di concedersi qualche frivolezza”.

Essere classici oggi è anacronistico o è un segno distintivo? Cosa chiedono le donne oggi? Cosa è cambiato nel tempo?

“Non c’è niente di anacronistico nell’adottare uno stile classico. Si sceglie quello che più si addice al proprio carattere. In fondo le donne chiedono quello che hanno sempre chiesto: che gli stilisti le facciano sentire belle”.

Quanto è importante per lei la cultura nella moda?

“La moda è lo specchio dei tempi. Quando ci si occupa di moda sapere di moda è importante. Conoscere la storia, anche nel mio campo d’azione, aiuta a guardare in modo consapevole il presente e il futuro.  La cultura arricchisce il bagaglio immaginativo”.

Qual è il momento più bello della sua vita? Cosa le emoziona di più?

“Per fortuna ce ne sono stati tanti, sceglierne uno solo è difficile. Mi emoziona la vita”.

Lei ritiene che la moda sia essa stessa una forma d’arte?

“Sicuramente sì se penso a tutti i talenti meravigliosi che lavorano in questo settore. Da chi crea i tessuti, a chi disegna i modelli, a chi imbastisce le idee. Sono tutte mani d’artista!”.

La passione da sola non basta come chiave del successo. Cosa affianchereste a quest’aggettivo tanto sfruttato?

“Determinazione, pazienza, impegno e… un pizzico di ironia”.

Si può creare moda oggi rimanendo fedeli alle proprie passioni?

“Sì! Rapportarsi alla realtà del mercato però è necessario affinché la propria impresa risulti un’impresa di successo”.

Lei ha reso omaggio ai giardini della sua infanzia traducendoli in sensazioni olfattive tramite la creazione del suo “Eau de Parfum Chiara Boni”. Vi è stato un motivo particolare per aver desiderato render eterno il profumo della sua infanzia? Ci potrebbe descrivere quel momento unico che per cause inspiegabili ci portiamo con noi per sempre?

“E’ il giardino fiabesco coltivato dall’amore di mia madre. Per lei, ho scelto di tradurre le suggestioni del passato in una fragranza moderna. Vaporizzo ‘Chiara Boni – Eau de Parfum’ e mia madre torna a guidarmi per mano, in questo giardino, alla scoperta di un angolo di grazia”.

Viviamo in un momento in cui seguire i propri sogni è un lusso. Cosa consiglia ai giovani stilisti?

“Ai giovani suggerisco molto spirito di sacrificio. Spesso quando si esce dalle scuole, dopo un buon saggio finale, si pensa di sapere già molto del mestiere. La verità è che non si finisce mai di imparare”.

Lei è molto presente sui social e riesce ad avere una parola per tutti coloro che la seguono e le pongono domande. Non tutti i suoi colleghi hanno lo stesso rapporto con i social. Cosa rappresenta per lei questo strumento e quale importanza riveste nella sua vita personale e professionale? 

“I Social Network costituiscono la migliore pubblicità per un brand se gestiti con attenzione. Mi sono iscritta a Fb nel 2009 con un profilo personale che ad oggi conta 5000 amici ed un ugual numero di richieste di amicizia oltre che di seguaci. L’idea iniziale era quella di avvicinarmi alle persone che mi conoscevano e che mi seguivano.  Quel ‘rapporto’ dura fino ad oggi ed è diventato un vero e prorio strumento di comunicazione rivolto ad un bacino di utenti più ampio ed internazionale attarverso gli account Fb-Twitter-Instagram-Pinterest-YouTube e Google PLus de La Petite Robe.  Naturalmente un team che mi supporta nell’Area Digital. Social Network vuol dire interazione, senza di questa è inutile avviare progetti personali aziendali ‘sotto il segno del web’”.

La moda rientra, alla stregua di tanti altri comparti produttivi del made in italy, tra le eccellenze italiane nel mondo che tutti ci invidiano e ci richiedono. Lei contribuisce con le sue creazioni a questa idea di eccellenza italiana nel mondo. Questa realtà del nostro Paese può secondo lei continuare a creare ricchezza e lavoro alle nostre aziende?

“Il mercato è ovviamente cambiato dall’inizio della mia carriera ad oggi ma la mia idea di prêt-à-porter ha sempre tenuto conto dei diktat della vendibilità. Oggi bisogna esser capaci di realizzare prodotti adatti alla qualità ed al prezzo del lavoro italiano perché il Made In Italy è ancora un’arma vincente”.

La delocalizzazione produttiva in paesi dove le condizioni sono più vantaggiose, potrebbe correre il rischio di abbassare la qualità della nostra manifattura? 

“Dare il proprio contributo alla moda italiana vuol dire produrre un Made in Italy al 100 per cento, diversamente non sarebbe più tale”.

Vorrebbe condividere con noi qualche aneddoto della sua vita importante per le sue scelte professionali che non ha mai raccontato prima d’ora?

“Non è un aneddoto nuovo e neppure un episodio, ma un periodo della mia vita: quello di Londra, quando tra Londra e tutto il resto del mondo c’era una differenza abissale. Lì, a diciotto anni, ho imparato a pensare e immaginare ‘senza rete’.  E’stato dopo l’immersione nelle suggestioni avveniristiche della Swinging London, che ho dato vita a ‘You Tarzan, Me Jane’, la mia risposta ribelle alla Moda Italiana che, negli Anni ’70, imponeva rigore e formalismo”.

Obiettivi per il futuro?

“Continuare a crescere con La Petite Robe ampliando la proposta stilistica con linee di accessori affermate quanto gli abiti”.

Come si immagina la moda fra 10 anni?

“Sempre più tecnologica. La vera nuova ‘rivoluzione’ della Moda avverrà quando potremo vestirci di un tessuto impalpabile capace di non farci sentire freddo con dieci gradi sotto lo zero e caldo nel pieno dell’estate. La nostra vita procede inarrestabile in direzione del ‘risparmio’ di Spazio e di Tempo”.

Chiudendo, potrebbe descriversi come donna. Chi è Chiara?

“Una donna dalle molteplici sfumature, quelle delle esperienze vissute. Una donna dalle molteplici risorse, proiettata sempre al futuro”.



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Stella Manente: Una modella nel firmamento italiano

STELLA MANENTE

Gli atelier di moda, gli showroom dei grandi marchi. Ma anche la televisione, con un reality che l’ha recentemente vista protagonista. E poi, ancora, i concorsi di bellezza, le finali di Miss Italia e i servizi fotografici che l’hanno portata a girare mezzo mondo

di Alberto Terraneo

Stella Manente non è ragazza abituata a star ferma. Dal suo Veneto si è trasferita a Milano come scelta di lavoro, “perché qui è il centro della moda”, e da qui è ripartita centinaia di volte per mettere la sua immagine a disposizione di vestiti, moda mare, pigiami, intimi, articoli sportivi. “Chi semina raccoglie, e il mondo della moda non fa eccezione” racconta con quel sorriso che non manca mai. Capello biondo, occhi color del mare, 183 centimetri di altezza. Insomma, una ragazza così, come potrebbe non svettare in questo mondo…

E difatti a breve sarai…

“La madrina ufficiale del festival del cinema di Capri, affiancata da Pascal Vicedomini, presidente del festival del cinema di Holliwood. A fine ottobre invece sono stata la presentatrice della fiera sposi di Napoli. Insomma, è un momento importante della mia vita”.

E tu, a 24 anni, sei sempre più sulla cresta dell’onda.

“Ho iniziato da piccola: prima i concorsi di bellezza, poi le fotografie, i cataloghi, le sfilate e da qualche anno gli spot pubblicitari e il cinema. Il segreto è essere imprenditrici di se stesse.  Il fisico, però, è dalla tua parte. A volte mi consigliano di sembrare più stupida perché in questo mondo, a volte, essere troppo intelligenti e sveglie gioca a sfavore. La Moda è un teatro e, come sul palco di un vero teatro, bisogna imparare a recitare! Senza cervello non si va lontani”.

E tu di strada ne hai fatta. Partiamo dalla tv.

“Ho presenziato a numerosi programmi nazionali, condotto trasmissioni a livello locale, sono stata intervistata per tante iniziative che mi hanno vista protagonista. E poi ancora: pubblicità di prestigio con Wella o Chateau d’Ax e con tante altre aziende italiane”.

Ma il feeling con lo schermo rimane.

“Da ultima, pochi mesi fa, un reality su un network nazionale dopo aver conquistato la prima serata di Rai e Mediaset per alcuni degli spot girati. Attualmente sto studiando teatro al Centro Teatro Attivo di Milano, con una grande artista dal nome Nicoletta Ramorino. Ecco, anche il teatro mi piace tantissimo”.

Passo successivo: la moda.

“Ho lavorato negli show room di Elena Miro, Motivi, Over, Luisa Viola, For You by Krizia, Diana Welsh, Luisa Viola e Fiorella Rubino. Vogue mi ha dedicato un servizio. Insomma, anche qui tanta carne al fuoco”.

E infine l’ambito fotografico.

“Dal 2011 ad oggi, ho realizzato decine di shootings professionali. Ho avuto l’onore di lavorare con aziende del calibro di Vogue, Framesi, Risskio Italia, Rosy Garbo sposa, Venetian Beauties, Espritnouveausposa, collaborando poi con fotografi di livello internazionale”.

Ci sarebbe da ricordare anche qualche concorso di bellezza che ti ha visto protagonista!

“Oltre a Miss Italia, mi sono classificata nelle prime posizioni di Miss mondo Italy, Miss Universo, Miss Padania, Miss Nord Est, Miss Alpe Adria”.

Ma Miss Italia… è Miss Italia!

“Miss Italia non fa guadagnare, ma crea una rete di contatti davvero straordinaria e permette di superare il panico da pubblico! Certo, tutto ha un suo tempo, ma sulla passerella dei concorsi ho imparato a sfilare per davvero. Insomma, se volete fare le modelle o le fotomodelle, lasciate perdere Facebook, puntate una città come Milano e datevi da fare”.

Una carriera che ti sei sudata.

“Ho lavorato dopo essermi diplomata in Fashion Designer, mi sono rimboccata le maniche! Sono stata per alcuni mesi in uno show-room di alta moda a prendere le misure ai clienti e a progettare su carta un abito pronto per le loro esigenze, ma anche a rispondere al telefono e a scopare per terra i fili! Ma qualcosa non andava perché mi rendevo conto, dentro di me, che stavo lavorando per beneficenza e non stavo crescendo né economicamente né professionalmente”.

Eppure la passione per la moda ti spinge a guardare il futuro in un modo diverso.

“Il mio sogno è sempre stato quello di realizzarmi come stilista, per cui da anni ho deciso che fosse il caso di smetterla di lavorare per qualcuno e di impegnarmi a produrre i fondi per aprire la mia casa di moda a mio nome. Ecco, questo è il mio sogno”.

Detto da te, che di bellezza ed eleganza te ne intendi.

“Diciamo che ho un armadio infinito, mi piace osare quando scendo per strada e di sicuro non passo inosservata. Odio i jeans e le scarpe da ginnastica, penso che tutto debba essere ricercato. Se trovo un capo di abbigliamento che mi colpisce lo prendo, poi decido con cosa abbinarlo”.

Fatiche arricchite da tante soddisfazioni, dove alla base c’è il sacrificio per avere il tuo fisico.

“Un sacrifico che è diventato, ahimè, il mio stile di vita. Mangio sano, faccio sport, bevo molto e mi curo ogni giorno capelli, unghie e pelle. Questo aumenta l’autostima e ci fa sentire bene con noi stesse. Essere trascurate e lasciarsi andare è una strada che porta fuori binario. Non serve stare a digiuno o fare 3 ore di palestra, basta amarsi e rispettarsi”.

Guardiamo oltre: dove ti vedi tra dieci anni?

“Difficile dirlo, azzardo due ipotesi. O a capo di un’azienda, mamma di un figlio, con un’equipe di sarti e modellisti che portano avanti il mio marchio. Oppure dipende tutto dalla scuola di Recitazione che sto seguendo! È una grande esperienza che spero possa portarmi in ambiti finora inesplorati e chi lo sa? Magari a girare un film ad Holliwood. Del resto si sa, sognare rimane sempre una poesia”



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“Tu buuks is mej che uan!”

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Quattro chiacchiere con Elisa Trodella e Loretta Tarducci autrici di due libri di successo: “Scusa ma ti amo troppo” e “Imperfetti innamorati”

di Mara Fux

A un anno dal loro primo romanzo ecco che tra gli scaffali delle librerie compare quello che ha già l’aria di diventare il libro più venduto delle feste natalizie. Eppure tutto è capitato per caso o sbaglio?

L: “Sì, è stato proprio il caso che ci ha catapultate in questa meravigliosa avventura. Mi ero appena trasferita a Roma e, al di là del ragazzo che frequentavo, non conoscevo nessuno. Dopo aver inviato tanti curriculum alla ricerca di un lavoro, mi contattarono da una boutique ai Parioli, dove, oltre alle mansioni di routine, mi informarono che ne avrei tenuto l’intera gestione. Mi spiegarono che avrei dovuto sostituire una ragazza che a breve si sarebbe trasferita in un’altra città e aggiunsero di non preoccuparmi perché lei mi avrebbe insegnato tutto. Aprii la porta di quel mondo nuovo e mi trovai davanti Elisa”.

In molte vostre interviste raccontate di una cena piena di gente seria come primo momento di vera intesa? 

E: “Vero: due pesci fuori dall’acqua. Una tavolata in cui non ci volle molto per ‘trovarci’ e ‘riconoscerci’. Bastò una parola di troppo e scoppiammo a ridere con le lacrime agli occhi senza riuscire a smettere”.

Da amicizia a impresa di scrittura: cosa vi ha fatto pensare che il vostro rapporto potesse prendere una via differente?

L: “Ci conosciamo da tanti anni e penso che la nostra forte complicità ci abbia trasformato da amiche a socie. Il caso poi volle che ci trovammo “a spasso” nello stesso momento: un altro segno del destino da non trascurare. Così, una sera di settembre davanti a un bicchiere di vino, Eli la sparò bella grossa: ‘Che ne dici di scrivere un libro insieme?’. All’inizio pensai che fosse pazza poi però pensai: ‘Che figata!’. Ed eccoci qui”.

Vi siete, in qualche modo, suddivise il lavoro?

E: “Certo, in ogni modo possibile; suddiviso, condiviso, raccontato, recitato. Al telefono, per mail, sedute a un bar, passeggiando per Roma, a chilometri di distanza o gomito a gomito. E abbiamo riso, pianto, sognato, vissuto nella testa e nel cuore dei protagonisti dei nostri romanzi”.

Una curiosità cui sicuramente avrete già risposto mille volte: in Giulio e Alessandro, protagonisti maschili del primo romanzo, quanto c’è degli uomini che avete conosciuto o amato?

L: “Purtroppo di persone come Alessandro ne è pieno il mondo e non è stato difficile per me raccontarlo. Egocentrismo, ipocrisia, superficialità, caratteristiche comuni in certi uomini. E poi  Giulio. Per lui vale un discorso diverso, diciamo che rispecchia la mia idea di uomo perfetto”.

E: “Per me c’è moltissimo di entrambi. Alessandro è l’uomo che in principio ti fa perdere la testa, per il solo fatto di essere bello e dannato e poi, con la stessa velocità, te la fa ritrovare. E quando la ritrovi non la perdi più. Giulio è l’uomo che alla lunga ti fa battere il cuore e, quando accade, non capisci più niente; impossibile interromperne il fracasso”.

“Scusa ma ti amo troppo”: mai utilizzata o subita a motivazione di un addio?

L: “Né l’ una né l’altra ma  tengo a precisare una cosa: questo titolo non vuole sottolineare per forza una rottura, bensì il contrario”.

E: “Vero! Sarebbe come dire: Scusami se ti amo troppo, se mi reputi un perdente perché non so vivere senza te. Scusami se in questa dichiarazione sincera non vedi mistero, il mistero che ti serve al fine di scoprirmi interessante. Scusami se desiderandoti così tanto non faccio leva sulle tue insicurezze e rischio di perdere ai tuoi occhi ogni forma di fascino. Scusami se scegliendoti così fermamente insinuo in te la sensazione di non poter aspirare a nulla di più. ‘Scusa ma ti amo’ troppo vuole stravolgere il luogo comune che vede vincente chi fugge, celebrando al contrario chi in amore ha il coraggio di restare. Per me non vi è nulla di più sexi di un uomo che ti desidera. Ed è esattamente questo il messaggio che ho voluto trasferire nel romanzo”.

Nuovo anno, nuovo romanzo: leggendone la sinossi, “Imperfetti innamorati” è palesemente il sequel del primo libro per quanto, anziché esserne la mera prosecuzione, è in realtà il punto di partenza per nuove considerazioni sul rapporto di coppia. Da che tipologia di famiglia provenite?

L: “Una comune, come tante; certo, non è sempre tutto rose e fiori ma ogni volta che torno a casa sono felice”.

E: “Hai ragione, ‘Imperfetti Innamorati’ è un sequel, ma vuole raccontarci un amore differente, perché si sa, vi sono tanti tipi di amore, e nessuno è migliore. ‘Imperfetti Innamorati’ celebra chi in amore ha il coraggio di osare, nonostante tutto”.

Siete giovani e molto impegnate: nella vostra prospettiva avete idea  di “mettere su famiglia”? 

L: “Se penso a come sarò da ‘grande’ mi vedo intenta a portare i miei figli all’asilo, quindi sì”.

E: “Assolutamente sì: altrimenti tutto questo amore dove andrebbe a perdersi?”.

L’avventura a quattro mani in cui vi siete imbattute con successo, pensate che avrà seguito con un terzo romanzo?

L: “Beh sì, dobbiamo chiudere un cerchio ma per ora non sveliamo nulla”.

E: “Esatto! Non c’è due senza tre”.



more No Comments dicembre 6 2016 at 15:07


Nicola Coletta: Dalla moda al set

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Un ragazzo fermo, deciso, determinato e con una grande passione per il mondo dello spettacolo. 23 anni, originario di Giugliano in Campania, giovane modello e attore napoletano, sta scalando rapidamente le vette del successo rimanendo sempre con i piedi a terra e con la testa sulle spalle

di Cristiano D’Addio

Questi i suoi connotati: capelli castani, alto 1,88, taglia 46/48, un ottimo portamento, un bel viso, tanta professionalità, ma, quello che conta di più, un ragazzo ben educato, serio e galante. E’ sicuramente tra i modelli più richiesti e sta iniziando anche a fare delle piccole esperienze nel mondo del cinema e delle fiction. Una strada tutta in ascesa.

Come comincia il tuo percorso nella moda?

“La moda  è sempre stata la mia passione, fin da bambino, ricordo che sfogliavo cataloghi, guardavo le sfilate in tv mi incantavo, sognavo di diventare protagonista di quel mondo. Ho iniziato a lavorare all’età di 17anni, con varie esperienze. Ho mosso i primi passi tra shooting, concorsi e varie sfilate. Poi ho posato per vari cataloghi, fino ad essere testimonial di molti brand importanti e prestigiosi a livello nazionale e internazionale”.

Pur giovanissimo hai già un ottimo curriculum…

“Sì, è vero, vanto numerose esperienze nel mondo del fashion e del cinema, sfilate in tanti Expo e concorsi, shooting, spot pubblicitari, video musicali e apparizioni in film come ‘Effetti indesiderati’, prodotto da Easycinema, per la regia Claudio Insegno con Biagio Izzo, ‘Il ricordo di una lacrima’, sono stato il Testimonial del Pompei Cinema Festival ed ho premiato tanti mostri sacri dello spettacolo come Liliana de Curtis, Renato Scarpa, Giacomo Rizzo, Corrado Taranto, Alessandro Cecchi Paone, Alvaro Vitali e tante Autorità come il Console Americano, il Console Francese ed il capitano Vince Starks, medico del presidente degli Usa, Obama. Devo ringraziare Alfonso Somma, della Moda Gold, agenzia specializzata in cinema, moda, spettacoli ed eventi, che mi sta consigliando e supportando”.

Le ultime esperienze che ricordi con piacere?

“Sono da un paio di anni il testimonial dello spot ufficiale della kermesse ‘Ti Sposo’, sto sfilando in tante manifestazioni ed eventi specializzati, sto facendo campagne pubblicitarie, cataloghi, calendari, scatti artistici, piccoli ruoli in fiction e film”.

Che caratteristiche deve avere un ragazzo per intraprendere la carriera di modello?

“Oltre alla bellezza ci vogliono altre qualità: determinazione, serietà, professionalità, disciplina, ma anche umiltà, semplicità ed educazione. Oggi ci sono superficialità e improvvisazione, bisogna studiare, io ho fatto un corso di portamento, poi mi sono specializzato nella posa fotografica, e, lavoro dopo lavoro, cerco di perfezionarmi sempre di più per comunicare qualcosa”.

Come ti descriveresti?

“Bella domanda! Come tutti ho pregi e difetti. Partendo dai difetti sono abbastanza impulsivo, lunatico e rompiscatole, voglio essere preciso su tutto. Invece, per i pregi, sono solare, sensibile, altruista, curioso, determinato, schietto, amo strappare sorrisi e aiutare chi ne ha bisogno”.

I tuoi hobby?

“Quando sono libero, mi piace fare lunghe passeggiate, stare con amici fidati, leggere, andare in palestra, nuotare e, appena possibile, viaggiare”.

Dalla moda al cinema?

“Per ora conciliamo tutti e due i settori. Tutto è nato dal Pompei Cinema Festival, alla serata c’erano vari registi e produttori come ospiti, che mi invitarono a fare alcuni casting, ora studiando alla Action Academy a Roma, accademia italiana in cui si incontrano formazione per TV, Fiction e Cinema, fondata e diretta da Nando Moscariello in collaborazione con Maria Grazia Cucinotta. Sono al secondo anno, mi sta piacendo molto questa nuova esperienza, abbiamo dei docenti eccezionali, ho avuto la possibilità di partecipare a ‘L’Onore e il Rispetto 5’ e a ‘Il bello delle donne’ qualche anno dopo, inoltre ho girato un bel corto, è dura, ma sono carico e felice delle mie scelte. I set, anche alle prime esperienze, sono bombe di emozioni, si respira un’aria forte, magica, si forma una grossa squadra, sul set lavorano tante persone, e non è roba da poco”.

Sei attivo e seguito sui social network, ti reputi un fashion influencer?

“No, non esageriamo, mi fa piacere essere seguito, grazie al pubblico e ai fan noi esistiamo. Infatti, ogni loro commento, ogni loro gesto, per me è segno di affetto, di appoggio e sono veramente felice di rispondere e condividere con loro tutti i miei momenti. Ho un mio profilo, privato e pubblico, Facebook e sono molto attivo su Instagram”.



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Giochi di Lola

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Tenete bene a mente questo curioso e simpatico nome, ne sentirete parlare molto. Una band fatta da tre sconosciuti che sta destando interesse

di Silvia Giansanti

Una storia, la loro, particolare, proprio come il loro nome. Hanno preso il via da Roma nel 2006, quando le strade dei tre componenti si sono intrecciate e fuse attraverso un noto giornale di annunci della Capitale. Non è la prima vola che si parte in questa maniera verso il successo. Due membri provengono dalle due isole maggiori del mar Mediterraneo e così tra armadi da vendere e camere da affittare, Davide, Massimiliano e Marco  si sono ritrovati in un box in affitto. Guidati da Lola, la loro musa ispiratrice, la loro musica è una potente mistura di rock, pop e funky. Il loro anno di debutto è stato il 2015 con la cover de “La Bambola” di Patty Pravo e per loro non sono tardati ad arrivare riconoscimenti, interesse per questa nuova band e varie partecipazioni in radio e tv, oltre che live sul palco. A seguire in ordine di pubblicazione c’è stato l’inedito “Crisi isteriche del lunedì”, con cui per ben sei settimane hanno militato nella Euro Indie Music Chart. Ultimamente hanno pubblicato il loro primo EP “L’alternanza”, da cui hanno estratto l’omonimo singolo e il cui interessante video è stato girato nel quartiere romano di Labaro. Tra i loro passaggi di rilievo c’è stata la partecipazione a Sanremo D.O.C. e al MEI (Meeting Etichette Indipendenti).

Da dove nasce l’idea di formare questa band e da chi è partita?

“Più che un’idea è una necessità. La necessità di condividere quello che riusciamo a creare con i nostri rispettivi strumenti, plasmare, forgiare e fondere note ed emozioni senza mai dimenticare di divertirci. Non per niente ci chiamiamo Giochi Di Lola”.

Il perché della scelta di questo nome?

“Questa è una domanda ricorrente alla quale segue quasi sempre un sorriso malizioso dell’intervistatore. In realtà Giochi di Lola è il vero cuore del nostro progetto musicale. La fusione artistica tra noi è molto forte e spesso il feeling musicale sembra derivare da una comune musa ispiratrice. Lola, l’abbiamo chiamata così”.

A chi vi ispirate?

“Lola non ha un’ispirazione comune. Ognuno ha il suo background musicale e a volte, deliberatamente, decidiamo di fondere le nostre diverse influenze musicali. Siamo in parte funky, siamo in parte pop e siamo avidi di groove! Viene fuori un magico miscuglio di generi che speriamo ambiziosamente non somigli a niente di già sentito”.

Dove volete che vi porti la vostra bussola?

“Per ora la bussola è orientata verso il nostro pubblico e i nostri fans. Senza di loro non ci sarebbe alcun viaggio interessante. Chissà, magari possiamo salire presto tutti sul palco più importante e popolare della musica leggera italiana”.

Come mai la scelta di una cover è caduta proprio su “La bambola”?

“Scegliere una cover è sempre difficile data l’enorme vastità di canzoni bellissime da poter reinterpretare. Possiamo dire che ‘La bambola’ dei Giochi Di Lola è un concetto carino”.

Mai titolo più indovinato di “Crisi isteriche del lunedì”. Questo però vale per chi svolge lavori comuni. Per il settore artistico senza orari e sosta, quale potrebbe essere un titolo appropriato?

“C’è sempre un “Lunedì” nella vita di ognuno di noi. Per l’innamorato è l’attimo successivo alla fine di un amore; per l’atleta il giorno dopo quello di una gara vinta contro ogni aspettativa; per il sognatore il momento stesso del risveglio. L’importante è non lasciarsi sopraffare dalle crisi, ma trovare le motivazioni e la forza per arrivare al prossimo fine settimana”.

Qual è la vostra filosofia?

“Riuscire a trovare il giusto compromesso tra la musica che vorremmo suonare come musicisti e quella che vorremmo ascoltare da fruitori, riuscendo a mantenerci in equilibrio sulla fune della semplicità senza cadere nel vuoto della banalità. Può sembrare un paradosso ma non è semplice riuscire ad essere semplici”.

Come siete arrivati a Sanremo D.O.C.?

“Tramite la nostra etichetta GR Musica. Respirare un po’ di aria sanremese nella settimana del festival è stata una proposta troppo golosa per Lola. Il riscontro positivo delle esibizioni live e l’inserimento di ‘Crisi Isteriche Del Lunedì’ come traccia d’apertura della compilation Sanremo D.O.C. è stata la ciliegina sulla torta”.

Invece come siete arrivati al MEI?

“Il MEI, soprattutto per chi non viaggia nella corrente mainstream, rappresenta un importante porto in cui far scalo data la grande partecipazione di pubblico, artisti emergenti ed etichette discografiche indipendenti. Vi siamo approdati tramite Roccalling, un concorso collegato alla Rete dei Festival del MEI”.

Si ringrazia: Dylan, produttore artistico e ufficio stampa



more No Comments dicembre 6 2016 at 14:57


Romina Diana: Il brutto anatroccolo è diventata una Miss

romina diana - SELEZIONE MISS FROCIAROLA LAZIO

Il suo sogno era diventare una modella ma il suo fisico non la favoriva. Non si è persa d’animo ed oggi è una modella “plus size” di successo. Ha vinto tanti premi e ha ideato il concorso Miss Bella in Carne.

Ciao Romina, parlaci di te.

“Mi presento, mi chiamo Romina Diana e sono nata a Roma 39 anni fa.  Sono ragioniera presso un noto studio di commercialisti a Roma. Da 5 anni a questa parte sono anche una modella, ma non una modella qualunque, sono una modella Curvy, anzi, se proprio devo, mi considero una modella plus size”.

Come è nata l’idea di diventare modella?

“Questa passione per la moda l’ho sempre avuta fin da piccola, ma avendo un papà molto geloso e fidanzandomi in giovane età, ho accantonato ben presto questo sogno. Fino a quando, arrivando alla soglia dei 30 anni, quando pensavo che sarebbe arrivato il momento di metter su famiglia, il mio fidanzato storico mi lascia lasciandomi in un mare di lacrime e disperazione. E da qui parte veramente tutta la mia meravigliosa storia e avventura o, come dico io, la mia seconda vita. Da quel dolore rinasce una nuova me, volevo mettermi in mostra a tutti i costi, farmi valere e volevo rispolverare quei sogni nel cassetto assopiti da tempo. Però c’è un ma in tutto questo: quel dolore dell’abbandono mi aveva lasciata nel giro di un anno con i miei primi 30 chili in più che poi divennero 40 fino ad arrivare a 50”.

E poi?

“Andiamo per gradi.Volevo fare a modella ma vedendomi mi resi conto che ero troppo grossa, troppo abbondante e che non mi avrebbero mai presa. Così cercai un po’ sul web e appena digitai la parole ‘modella in carne’, mi uscì fuori il mondo… un mondo sconosciuto a me quanto a molte persone! Mi iscrissi subito a un concorso per donne di un certo peso, Miss Cicciona. Non dissi nulla ai miei, tanto ero convinta che non mi avrebbero mai preso e invece venni contattata. Evvai era fatta! Però i miei erano contrari, avevano paura che venissi derisa e che sarei diventata un ‘fenomeno da baraccone’. Invece, dissi a loro che sarei andata comunque e che mi sarei fatta valere per la mia bravura senza cadere nel ridicolo.  Insomma volevo provarci! In fondo non avevo più 16 anni e a 33 anni non mi avrebbe fermato nessuno. Così andai… Ricordo ancora quella sera l’adrenalina alle stelle, feci la mia bella figura e sfilai su quella passerella come se l’avessi sempre fatto. Non per modestia ma fu un successone, tant’è che alla fine della serata mi portò una bella fascia di Miss Trop Model”.

Complimenti, una bella e inaspettata soddisfazione.

“Sì io che non avevo mai vinto nulla avevo vinto un premio. Volevo volare, mi contattarono quasi subito varie redazioni televisive. Divenni la madrina della mia contrada, la Polveriera. Insomma, da donna grasso e insignificante, il brutto anatroccolo per intenderci, stavo diventando un personaggio”.

Dopo che è successo?

“Volevo a tutti i costi calcare una passerella e nel gennaio 2012 incontrai una stilista di Lingery Over size, che mi diede questa possibilità e fui la sua prima modella Over size, un successone! Tutte queste cose mi portarono ad avere molta più autostima in me e anche se ero una ‘donnona’ di 130 chili, riuscivo a farmi portare rispetto da tutti a non avere paura a mostrarmi in tutte le mie forme molto generose e a prendere di petto tutti quelli che osavano prendere in giro le persone obese e non solo. Così sono diventata anche la paladina dei più deboli.Decisi di donare tutta questa mia forza anche a tutte quelle donne o uomini che come me all’inizio non si accettavano. Quindi fondai l’Associazione Amarsi Un Po’, in collaborazione con altre ragazze. Presa dallo spunto di creare un evento per la mia contrada, diedi il via alla prima edizione del concorso per ragazze in carne, Miss Bella in Carne. La prima edizione fu fatta proprio all’interno della festa della mia contrada Polveriera”.

Un evento che poi è diventato itinerante, giusto?

“Negli anni successiva fu portato prima a Tor San Lorenzo, vicino Roma, e l’anno dopo al Roma Vintage. Successivamente a Mondofitness e per ultimo presso il Roma Latin Village. Insomma una bel successone. In queste edizioni hanno calcato la passerella più di 100 ragazze e alla maggior parte di loro è nata una grandissima voglia di amarsi di più e di volersi bene. Sono soddisfatta, ho fatto proprio un buon lavoro”.

E nel frattempo?

In questi anni ho anche continuato a partecipare ad altri concorsi, mettendomi in gioco. Sono diventata Miss Madre Natura 2013, Miss pin Up over 35 e per ultimo ho calcato il palcoscenico del Gay Village, diventando la nuova Miss Frociarola 2016, sì perché io mi batto contro tutti i tipi di bullismo e discriminazione, sia che si tratti di aspetto fisico sia di tendenze sessuali. Nessuno deve più soffrire per le persone cattive come è successo a me. Devo dire che nel corso degli anni ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato: la mia amica ed ex mia stilista Isa D’Oglia, Mauriziano Carannante, tutti i fotografi che mi hanno voluta nei loro shooting, Marino Festuccia e il mio fotografo ufficiale Vincenzo Toccaceli, tutte le mie amiche più care Mary, Bonaria, Valeria, Paola, Donatella e alla fine anche i miei genitori. Un grosso caro abbraccio lo mando a Francesco Cuscusa, Francesco Bovino e Alfredo Giovagnoli, perché sono stati i primi a credere nelle mie potenzialità nel 2007. All’epoca non c’erano le luci di una passerella ma di un palco dove mi esibivo come la prima cubista Curvy di Roma. In quel momento ormai la mia strada era scritta…”.



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Giuseppe Romeo: Un’altra storia, altri racconti

giuseppe romeo libri 1

Se la mente umana è in grado d’immaginare mondi altri ed entità aliene, l’autore di fantascienza è colui che attraverso le parole sa intessere storie riferite a siffatte alienità, rendendo plausibili condizioni, organismi e strutture che vanno ben oltre i confini dell’immaginabile

di Marisa Iacopino

Giuseppe Romeo, architetto e consulente informatico, questo oltre ce lo descrive nel libro: ‘Un’altra Storia e altri racconti’ uscito per Viola Editrice. Narrazioni in cui la vita è presente in tutte le forme conosciute fino a quelle fantasticate – mondi paralleli, sogni, vite sospese, ucronie. Un filo rosso lega i racconti: la curiosità che anima i protagonisti alla scoperta dei tanti misteri inesplorati. Così, gli spazi siderali e il tempo noto perdono l’umana definizione per divenire ipotesi d’un tempo futuro spesso inquietante, ma che non perde mai la speranza.

Da cosa nasce la passione per la fantascienza?

“La scintilla è scoccata casualmente, dalla lettura di alcuni romanzi di Urania. Storie di mondi immaginari, tecnologie futuristiche e vicende fantastiche che hanno dato spinta alla fantasia. Successivamente, l’interesse per diversi aspetti della ricerca scientifica, dalla paleontologia alla fisica quantistica, mi ha permesso d’acquisire una discreta conoscenza per scrivere di fantascienza senza cadere nel fantasy”.

Che libri consiglieresti agli amanti del genere? Quando si parla di fantascienza, non si può prescindere da Asimov.

“Sicuramente la trilogia del ‘Ciclo delle Fondazioni’, un’opera che da sola regge l’essenza della fantascienza. Asimov è stato il mio ‘maestro’. Lui era anche un valente scienziato”.

Puoi dirci qualcosa del tuo libro? 

“Si tratta di racconti scritti nell’arco di un paio di anni. Vengono trattati temi classici per la fantascienza, come l’incontro con entità aliene, un possibile mondo futuro, ma anche ‘difficili’ e che vanno oltre la fantascienza, come l‘aldilà o il tema della natura dell’anima. Altri, invece, si basano su fatti reali da cui prendono vita vicende di fantasia”.

Nel racconto che dà titolo al libro, a un certo punto dici: “La tecnologia li aveva liberati dall’obbligo di uccidere altri esseri viventi per nutrirsi…” Non pensi che una tecnologia evoluta possa anche essere usata per dominare, se non addirittura sopprimere, con più intelligenza?

“La questione non è se la tecnologia sia buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Continuo a credere che l’evoluzione tecnologica e quella umanistica non siano andate con la stessa velocità. In certi casi, purtroppo, non c’è gran differenza tra un Neanderthal e un uomo moderno. Nel racconto, invece, l’evoluzione tecnologica è andata di pari passo con quella spirituale e morale degli esseri descritti che si preoccupano di rispettare ogni forma di vita, anche quella aliena. Ma proprio per questo, si tratta di ‘Un’altra Storia’…”.

La fantascienza può venire in aiuto nella comprensione di quel non tempo che chiamiamo morte. E ancora di quel non spazio che la fantasia popolare chiama aldilà. Tu lo chiami “Altrove”, il titolo di uno dei tuoi racconti. Parafrasandoti, la vita come la conosciamo è “un dove e un quando”. Credi che potrebbe esistere un sistema cosciente di ‘essere al di fuori del nostro spazio-tempo’?

“Credo di sì e forse non è neanche necessario dover ‘passare a miglior vita’ per sperimentarlo. La fisica quantistica sta illuminando orizzonti che fanno intravedere scoperte sensazionali, oltre l’essenza materiale del mondo. Una ricerca di frontiera teorizza l’esistenza della cosiddetta ‘coscienza collettiva’ o ‘universale’, quella dimensione in cui si forma il pensiero che non sarebbe, quindi, creato dal nostro cervello, ma appartenente a una realtà che esiste al disotto di quella tridimensionale. In poche parole, al disotto della più piccola dimensione possibile – conosciuta come lunghezza di Plank, sotto la quale non ha più senso parlare di misure – non ci sarebbe il nulla, ma si entrerebbe in una realtà fatta non più di materia, bensì di pensiero, energia, e che quindi sarebbe ovunque. Si tratta di un tema estremamente affascinante e suggestivo che può aprire opportunità scientifiche immense”.

Tra scrittore e lettore si stabilisce sempre un patto, un rapporto di reciproco rispetto. Se per caso questo patto si rompesse, ne andrebbe della credibilità dello scrittore. Quando scrivi, hai sempre in considerazione il lettore, fruitore finale del tuo elaborato artistico? 

“Assolutamente. Infatti, il mio primo lettore e critico, sono io stesso. Voglio che chi legge dimentichi ciò che ha intorno; che entri nel racconto, vivendolo in prima persona come lo vivo io.  Deve dimenticare lo scorrere del tempo, e possibilmente leggere tutto d’un fiato. Oltre che curare il ritmo del racconto, mi preoccupo anche di stimolare qualche ‘corda’ emotiva, perché rimanga qualcosa in quei luoghi intimi che chiamiamo emozioni”.

Qual è il tuo prossimo progetto, pensi di passare a un romanzo?

“Un romanzo è già scritto e tratta proprio della ‘Coscienza collettiva’ cui accennavo prima. Non so se diventerà mai un libro edito. Continuo inoltre a scrivere racconti di fantascienza e ormai ne avrei abbastanza per un’altra pubblicazione. Inoltre mi diletto anche con racconti non propriamente di fantascienza, ma più ‘emozionali’, se mi si concede il termine”.

Di cosa odora “Un’altra Storia e altri racconti”?

“Di emozioni, appunto. Quelle che provo quando mi confronto con determinate circostanze o tematiche. Spero si tratti di buon odore o, meglio, di un profumo”.



more No Comments dicembre 6 2016 at 14:45


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