GP Magazine dicembre 2016



more No Comments gennaio 10 2017 at 16:03


Paola Torrente: cover story

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Anche il web sta impazzendo per questa ragazzona alta 1,80 tutta curve, che si è classificata seconda a Miss Italia. Paola è un nuovo e meraviglioso esempio che va ad aggiungersi  alle “filiformi” in passerella. Moda e canto sono le sue passioni. Sogna un futuro da modella curvy

di Silvia Giansanti

La riconosceresti anche in mezzo a mille persone per via del suo naturale portamento stile Beyoncé, che è anche la sua artista preferita. Ma a differenza di questa star inavvicinabile, Paola è una ragazza molto semplice e umile, che riscuote successo soprattutto nelle donne, tendenti di solito ad essere invidiose tra di loro. Una volta entrata nell’ambiente, ha subito familiarizzato con molte vip che hanno accolto con piacere questa ragazza che porta serenità e simpatia. Proviene da Salerno, una città che nel periodo natalizio si trasforma magicamente grazie alle ‘luci d’artista’. Qualcuno, rivedendo rigidi clichè, l’ha premiata e grazie a questa soddisfazione, adesso Paola si ritrova sommersa di impegni. Davvero un bel problema per una come lei che più ha compiti da svolgere, più diventa svogliata, tant’è vero che ha dovuto accantonare momentaneamente i sui studi in Ingegneria Gestionale per far fronte alla mole di lavoro che all’improvviso si è presentata. Un piacevole pranzetto presso Spartito, una raffinata location situata all’Auditorium Parco della Musica, ci ha confermato tutto questo. Un luogo che Paola ama e dove tanti amici famosi e non, le hanno organizzato a novembre una festa a sorpresa per il suo compleanno.

Paola, da quanto tempo avevi in mente di affacciarti in questo mondo dorato?

“Pensavo di entrare tramite la musica, visto che la mia passione è il canto. Di partecipare a Miss Italia, a dir la verità, non mi è mai passato per la mente, soprattutto per via della mia taglia ‘over size’. Il tutto è partito come una casualità, sono andata e mi sono divertita. E’ nato tutto per gioco”.

Cosa ti attrae maggiormente di questo settore?

“In questo momento è la novità, l’approcciarsi con una consapevolezza diversa”.

Una Miss Italia nella storia che hai ammirato?

“Ce ne sono diverse, tra cui Roberta Capua e Cristina Chiabotto”.

Ti sei aggiudicata in un certo senso la corona, anche se sei arrivata seconda, perché sei stata la prima Miss Italia curvy della storia. Che effetto ti sta facendo tutto questo?

“Sono felice perché in un certo senso è avvenuta una rivoluzione, semplicemente un’aggiunta di un altro modello di donna. Questo messaggio si sta diffondendo anche in Italia, anche se ancora non è stato sdoganato del tutto”.

Infatti il web sta impazzendo per te, è ora di rivedere i canoni di bellezza!

“Sì, anche perché in tutto il mondo è già accaduto e quindi è ora che avvenga totalmente anche in Italia”.

Cosa pensano in famiglia di questo cambiamento che è avvenuto nella tua vita?

“Sono contenti, però essendo un mondo nuovo, spaventa un pochino, ma l’importante è restare con i piedi ben piantati a terra. Essendo molto giovane, la famiglia teme sempre un cambio di personalità. Devo dire che i miei sono molto apprensivi e mi fanno anche da bodyguard”.

Che tipo di fisico femminile preferisci?

“L’importante è che ci siano le proporzioni. Amo comunque il tipo mediterraneo a clessidra alla Sophia Loren e alla Monica Bellucci. Sono una ragazza figlia degli anni ’90 e sono cresciuta anche con i tipi filiformi”.

Ti sei mai messa in discussione?

“Un po’ quando ero più giovane e quindi più vulnerabile. Crescendo acquisti maggiore consapevolezza personale, valorizzandoti. Inizi così a conoscere meglio il tuo corpo, scegliendo anche l’abbigliamento più indicato che lo abbellisca”.

Visto che abbiamo nominato due attrici famose, quali sono i tuoi miti del mondo del cinema?

“Proprio loro due”.

E della musica?

“Sono cresciuta con miti come Mina e Mia Martini, anche se attualmente la mia preferita è Beyoncé, che considero una donna completa”.

Un messaggio che vuoi rivolgere alle ragazze?

“Amarsi innanzitutto, stando anche attente all’alimentazione. Curarsi sia interiormente che esteriormente. Personalmente mi reco in palestra e mangio un po’ di tutto in maniera equilibrata”.

Fai qualche peccato di gola?

(Ride) “Ovvio! Al sud abbiamo dolci fantastici. E’ strano che ami la moda e mangi i dolci. E’ un mix davvero particolare”.

Credi che dopo questa tua partecipazione al concorso di bellezza più famoso in Italia, ci saranno meno ragazze anoressiche sulle passerelle?

“Lo spero anche se realmente credo sia difficile. Ci sono tante case di moda che stanno cercando di inserire questo modello di donna curvy. Qualcosa si sta muovendo”.

Hai in pedi qualche progetto a riguardo?

“Sì, stiamo cercando di mettere in piedi un blog dedicato proprio al mondo delle curvy. Sarà un diario personale in cui racconterò la mia vita giorno dopo giorno. Inoltre c’è un disco in preparazione con un gruppo di lavoro molto forte, studiato sulla mia personalità. Un altro progetto è una web serie tv, sempre su misura per me. A gennaio ho preso un impegno con una grande casa di moda che mi ha ingaggiata come testimonial. E non è finita qui. C’è da dire che l’inizio del 2017 sarà un bel tour de force e una fatica per le persone che mi stanno intorno”.

CHI E’ PAOLA TORRENTE

Paola Torrente è nata a Gragnano (Napoli) il 17 novembre del 1993 sotto il segno dello Scorpione. Caratterialmente si definisce generosa, vendicativa e svogliata. Ha come hobby l’ascolto della musica e il gioco con i suoi animali. Tifa per il Napoli e adora la parmigiana di melanzane. Le piacerebbe vivere a Miami. Possiede tre cani, un gatto, cavalli e altro. Ritiene il 2016 l’anno fortunato della sua vita. E’innamorata ma non vuole svelare nulla. E’ arrivata seconda all’elezione di Miss Italia, facendo rivedere clichè rigidi sulle taglie.



more No Comments gennaio 10 2017 at 15:40


Leo Gullotta: “A settant’anni sono ancora curioso come un bambino”

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Riceve il riconoscimento alla carriera “Dino Verde” nel corso della XXI edizione del Premio Penisola Sorrentina, e si racconta: Leo Gullotta a 70 anni è ancora un ragazzino. Terribilmente curioso e innamorato della vita e del suo lavoro

di Biagio Verdicchio

Con Leo Gullotta è bello parlare di tutto. Attore sensibile, persona curiosa, non si tira indietro. È nato in teatro, è passato dal cinema d’autore alla tv, col Bagaglino una tv molto, troppo pop. L’avevo incontrato la prima volta due anni fa, nel corso del Social World Film Festival di Vico Equense. Si era rivolto ai giovani giurati di quel festival di corti a finalità sociale, con un fare e moniti da padre. Lo ritrovo protagonista assoluto della XXI ed. del premio Penisola Sorrentina-Arturo Esposito (Piano di Sorrento), dove ritira il premio alla carriera in memoria di Dino Verde, storico autore televisivo. E a 70 anni, in questo 2016 agli sgoccioli, è tornato a vivere una nuova primavera, con i successi a teatro (Spirito allegro di Noel Coward, regia di Fabio Grossi) e in televisione (la serie tv Catturandi, in onda a inizio autunno su Raiuno).

Ancora una volta un premio, ancora una volta ritorna al sud.

Ma guarda che io mica vengo da Bolzano! (sorride) Il sud sono le mie radici… Ogni volta che vengo al sud per me è un ritornare alle origini, riassaporare sapori, dalla pasta alla frutta al dolce, è sempre un piacere, a parte il fatto che qui c’è vita e accoglienglienza, due bellissime parole che dovremo imparare a riscoprire”.

Un premio quello che ha ricevuto, dedicato alla memoria di un grande uomo.

“Innanzitutto onorato di ricevere questo premio… Dino Verde è stato un grande autore di cinema, televisione, teatro. E poi la musica: ‘Resta Cu mme’, ‘Piove’, ‘Ciao ciao bambina’ sono tutte sue, oltre alla vastità di spettacoli televisivi che forse non i più giovani, ma le mamme e i nonni hanno nel cuore, quella televisione in bianco e nero così piena di qualità, un autore di quelli con la A maiuscola”.

Che oggi non ne esistono più…

“Di quelli che sapevano scrivere, di quelli che avevano il senso anche dell’umorismo. Che però nel sorriso evidenziavano il graffio sociale, e quindi una particolarità esclusiva. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui – non molto, a dire il vero – ma abbiamo lavorato insieme. Un onore”.

Quello che va a concludersi è stato un anno straordinario per lei. Ricco di successi. Dal teatro, alla fiction che ha segnato un ritorno all’amata tv.

“Io questo mestiere faccio. L’attore, quindi l’interprete. Vivo altre vite, al cinema, a teatro, in televisione. Il mio lavoro lo faccio da 54 anni e ne ho 70”.

Settant’anni: c’è un aggettivo che le viene sempre affibiato e che mi piace assai. Viene definita e si definisce una persona estremamente curiosa.

“Sono una persona curiosa fin da bambino e da grande mi sento ancora un po’ bambino, un aspetto che voglio conservare. Ma allo stesso tempo sono una persona curiosa – guai a non esserlo – che cerca di guardare oltre, l’orizzonte, guardare oltre e di capire soprattutto. Sono una persona anche fortunata, perchè mi hanno insegnato la qualità professionale che bisogna avere non soltanto nel mio lavoro. La qualità professionale conta, conta tantissimo, si costruisce”.

Molti giovani, invece, questa curiosità l’hanno persa.

“Stiamo attraversando un momento molto strano, molto particolare e quindi agli amici a casa dico sempre uscite! Non è che per forza dovete stare a casa con questi benedetti facebook e quant’altro… Fatelo ma ogni tanto: uscite, respirate, state con gli altri. Stare con gli altri significa capire meglio cose anche semplici a cui magari non ci eravamo avvicinati”.

 

© foto esclusive

di Diego Ambruoso



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Roberta Salvati: La forza dell’amore

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Mamma e figlia: due storie che hanno commosso il web. Un diario quotidiano per sfogarsi e per non sentirsi sola. Un amore raccontato anche in un libro

di Alessandro Cerreoni

La sua è una lezione di vita e di amore. Conoscerla è stato un privilegio. Un dono. Il bello di Facebook. La malattia condivisa sulla sua pagina DajeRobs. Un mostro da sconfiggere con la forza e il coraggio. Perché il male non deve vincere mai sul bene. Lei è Roberta Salvati, una dolcissima ragazza umbra. Semplice e determinata. Una ragazza come tante altre. Piena di sogni e di progetti. Un contratto di lavoro appena firmato. L’idea del matrimonio con il suo fidanzato di sempre. Poi, una mattina spunta una pallina dura sul collo e tutto si fa nero. La vita perde i suoi colori. La disperazione e la rabbia. Ma prevale la voglia di non mollare e di lottare per aggrapparsi a questa vita e continuare a viverla. Il destino è ancora più tremendo e le riserva un’altra prova difficile da superare. Quasi impossibile per chi come lei ha già giorni maledettamente complicati da affrontare. Anche sua mamma è malata. Praticamente le restano pochi mesi di vita. Roberta si fa forza e cerca con tutta se stessa di non rendere amare le giornate insieme alla sua adorata mammina, come la chiama affettuosamente lei in questo difficile percorso. Davanti a lei non si fa vedere né triste e né sofferente. Si sfoga di nascosto. Prima della terapia, il personale medico e infermieristico, con dolcezza e sensibilità la lasciano un attimo piangere. Ha bisogno di far scendere quelle lacrime. Trattenerle è impossibile. Poi c’è Facebook, una pagina che le ha consentito di trovare tante persone che le vogliono bene. Ed è qui che anch’io ho conosciuto Roberta. E da lei ricevo ogni giorno lezioni di amore e di vita. Grazie.

Ciao Roberta, si dice che nella vita “nulla accade per caso”. Trovi un motivo in tutto quello che è successo nella tua vita in quest’ultimo anno?

“Potrei perdere ore a cercare affannosamente un motivo in tutto ciò che mi è successo nell’ultimo anno. Perderei solo tempo.Questa è la vita, le cose accadono e basta. E’ il motivo con cui si affrontano che invece fa la differenza. Stare a fossilizzarsi nella ricerca di un perché non servirebbe a nulla purtroppo. Sta a noi dare il giusto senso a tutto”.

Questa domanda apre le porte ad un’altra. Parliamo del tuo libro, nel quale racconti la tua storia, il percorso della tua malattia. Un’opera che darà forza e coraggio a chi si trova ad affrontare una battaglia quotidiana. Con che spirito l’hai scritto?

“Questo libro è la risposta a come io ho deciso di vivere il mio cancro. Come ti dicevo prima, la differenza sta nel come si affrontano situazioni tragiche e che senso si decide di dargli”.

Ci ricordi a quale associazione verrà devoluto l’incasso del libro?

“Trasformando il mio diario di bordo in un libro, ho deciso di trasformare tanto dolore in qualcosa di positivo. Tutto il ricavato andrà al Comitato per la vita ‘Daniele Chianelli’ e servirà a finanziare la ricerca contro questa brutta bestia e a sostenere le famiglie che arrivano a Perugia per curare i propri bambini dalla leucemia”.

Riavvolgiamo il nastro. Com’era la tua vita prima di tutto questo? Chi era Roberta, cosa faceva e quali erano i suoi sogni nel cassetto?

“Roberta era una ragazza come tante, che non aveva forse il senso del tempo che scorre, una ragazza che credeva sempre ci fosse tempo per tutto, come fosse investita da una sorta di immortalità. Avevo appena firmato il mio primo contratto di lavoro come operatrice museale nei bellissimi musei della mia Umbria e lavoravo alla mia tesi per la laurea magistrale in Giurisprudenza. Fidanzata da 12 anni, pensavamo al matrimonio e a tutto ciò che di bello può cominciare quando compi 30 anni”.

Ad un certo punto che è successo? Come hai scoperto la malattia? 

“Una mattina, mentre mi preparavo per andare a lavoro, mentre stavo per iniziare a truccarmi, mi accorsi di una pallina dura che era spuntata dal nulla al lato sinistro del mio collo…”.

Hai scelto di affrontare questo difficile percorso condividendolo sui social. Quanto è stato importante per te avere tantissimi amici veri e virtuali con cui affrontare insieme giorno dopo giorno la tua malattia?

“La mia pagina Facebook (DajeRobs ndr) mi ha salvata dal fondo più buio. Mia madre non ha mai saputo di essere malata terminale, io fingevo sorrisi splendenti con lei, le facevo forza e cercavo di farla a me. Poi tornavo nella mia stanza e se non avessi avuto tutta quella gente a sostenermi e con cui sfogarmi non ce l’avrei mai fatta”.

La tua storia quotidiana raccontata su Facebook ha dato coraggio anche ad altre persone che, come te, si sono trovate e si trovano tutt’ora ad affrontare la battaglia per la propria vita. Cosa provi a sapere che sei diventata importante e un grande punto di riferimento per tutte queste persone e non solo?

“Non sono io che sono diventata importante ma la condivisione di un dolore. Ci facciamo forza tutti a vicenda. La pagina è un punto di incontro e un grido a non mollare mai, perché se ce l’ho fatta io, in mezzo a tutto il mio casino, può farcela chiunque”.

Da cosa è scaturita la scelta di condividere tutto?

“La scelta è nata inizialmente per esorcizzare la paura, per incontrare altri che avevano affrontato o stavano affrontando il mio stesso percorso, poi la necessità successiva di non sentirmi sola e di creare una sorta di manuale di guerra per chi ci si fosse trovato dopo di me”.

Il destino con te è stato ancora più crudele; non hai avuto da pensare solo alla tua guarigione ma ad un certo punto la terribile scoperta che anche tua mamma aveva un tumore. Dovevi pensare a te ma anche a lei. Come hai fatto? Dove hai trovato il coraggio e la forza per affrontare anche questa battaglia “aggiuntiva”?

“La forza l’ho trovata nel profondo amore che mia madre mi ha sempre donato. Nel momento in cui venni a conoscenza che mia madre non avrebbe avuto più sei mesi di vita, decisi che avrei fatto di tutto per renderglieli meno pesanti possibili. Quindi niente lamenti, niente pianti, lei doveva vedermi forte così da essere forte anche lei”.

In tutto questo raccontaci di tuo papà: la compagna di una vita e la sua “bambina” unite da un unico beffardo destino.

“Mio papà è stato un uomo incredibile in questa vicenda assurda. Lui e mia madre insieme dalla quinta elementare e io, una figlia arrivata dopo dieci anni di tentativi. Una famiglia chioccia la nostra, dove nessuno faceva un passo senza l’altro. Mio padre ha fatto di tutto per rendere meno pesante questi otto mesi a mia madre, sempre col sorriso sulle labbra, mai una lacrima, sempre allegro, mentre dentro di lui urlava”.

Nel momento in cui stavi per vedere la luce in fondo al tunnel, tua mamma viene a mancare. La luce e il buio. La speranza e la disperazione. La gioia e la tristezza. In quel momento la tua vita è stata messa a dura prova. Come se ne esce? 

“Mi mancavano tre radio quando mia mamma stremata mi ha lasciata. Se n’è andata tra le mie braccia mentre il mio petto era ancora infuocato dalla seduta di radioterapia che avevo fatto poche ore prima. Non so se se ne esca mai del tutto, però so che si può affrontare, si deve affrontare in nome di tutta la lotta che c’è stata dietro”.

Hai un ricordo dolce e bello di tua mamma nei mesi difficili che avete condiviso?

“Ricordo le nostre colazioni insieme, ridendo sulle mille pillole che ognuna ricordava all’altra di prendere. Le notti a dormire abbracciate, le tante prove culinarie che facevamo insieme per non pensare ai malesseri delle chemio, le risate, gli abbracci infiniti per farci coraggio, le lacrime che urlavano la paura di doverci separare. Le domeniche a prendere il gelato, i suoi progetti e l’amore infinito che mi ha donato sino al suo ultimo respiro”.

Sei sulla strada della guarigione completa. Pian piano stai rimettendo insieme i cocci della tua vita. Quale Roberta rinascerà da tutto ciò?

“Rinascerà una Roberta consapevole che la vita è un dono inimmaginabile e che non va sprecato neanche un attimo di quelli che ci vengono concessi ogni giorno”.

I sogni che vuoi coltivare sono sempre quelli che avevi prima della malattia o nel frattempo se ne sono aggiunti degli altri?

“Di sogni ce ne sono tanti, ma ora ancora devo riorganizzare la mente e disintossicarmi da tanto dolore. Piano piano tutto riprenderà forma”.

Possiamo dire che la vita ti ha fatto toccare il fondo. Come si vede la vita da laggiù? Ti senti più forte o più provata? 

“Senza dubbio mi sento più forte. E’ come se avessi indossato una grande corazza. Dal fondo, la vita si vede in maniera meravigliosa perché riesci ad apprezzarne ogni cosa che ne fa parte e non desideri null’altro se non risalire e prenderla a morsi”.

Un messaggio che vuoi mandare a chi ti legge.

“Il mio messaggio è quello di amare se stessi più di ogni altra cosa al mondo, di ricercare sempre la propria felicità sopra ogni cosa, di lottare per i propri sogni e di curare i propri affetti. La vita è una e irripetibile e dovremmo tutti ricordarcelo più spesso”.



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Una giornata speciale: Jacqueline Lara

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E’ con la bellissima Jacqueline che continuiamo la nostra avventura: la numero quarantaquattro. Noi di GP Magazine, insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda

di Adriana Soares

 Jacqueline parlami un po di te.

“Studio Arti e Scienza dello spettacolo con direzione cinematografica. Sto preparando la mia tesi e in contemporanea continuo a scrivere visto che è quello che mi appassiona veramente: scrivere e dirigere. Recentemente sono stata all’estero in qualità di coach di una nuova conduttrice (sempre di lingua spagnola) per una nuova produzione televisiva; il programma si rivolge ad un pubblico latino americano”.

Sei una ragazza splendida. Per te quanto conta la bellezza?

“Indiscutibilmente è il primo dono che la natura ci ha donato. Confondiamo molto il termine di bellezza con gusto o piacere e più erroneamente generalizziamo la bellezza con canoni prestabiliti. Se mi chiedi che tipo di bellezza prediligo, ti posso rispondere che sono come un Picasso diverso e contorto, che piace solo a certi ambienti di artisti ed estimatori”.

Successo: capacità o fortuna?

“La capacità ti dà la prontezza di cogliere il momento giusto nel modo giusto. La capacità e la preparazione ti fanno cercare in modo preciso la fortuna, perché credo che alle volte la fortuna vada favorita ricercandola e riconoscendola”.

Segui la moda?

“Sì. Tendenzialmente seguo solo i colori. La moda dovrebbe essere conoscere il proprio stile e capire cosa ci sta bene e cosa può valorizzarci. Non si può seguire  la moda  senza conoscere se stessi”.

Hai una modella di riferimento?

“Erin O’Connor e Pat Cleveland sono le mie due modelle preferite, sono quel tipo di bellezza non convenzionale ma decisamente artistica”.

Aspirazioni?

“Riuscire a combattere lo stereotipo popolare della donna. Mostrare che esistono donne molto diverse rispetto a quelle che vediamo nei programmi televisivi: ci sono donne che vogliono creare, donne artiste ed intelligenti. Ce ne sono altre che scrivono libri, altre ancora che dirigono film. Il mio obiettivo è far alzare la voce a queste donne”.

Progetti per il futuro? 

“Da buona venezuelana non sono una che si esprime molto circa i suoi progetti, per scaramanzia. Però sono una con piccole pretese. Nella mia vita vorrei solo essere felice”.



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Firme ruggenti: Federico Leardini

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Giornalista di Sky, si occupa di Economia e di Borse mondiali. Ne è scaturita un’intervista tutta da leggere

di Simone Mori

Nato a Venezia il 18 settembre 1979, si trasferisce a Milano nel 2000 e qui consegue una laurea in scienze politiche e un master in relazioni internazionali. Dal 2011 è a Sky dove, la mattina, gestisce la cronaca delle Borse mondiali. Oltre al giornalismo, ha tre grandi passioni: sollevare pesi in palestra, cucinare e inventare favole per far addormentare con un sorriso la sua bambina.

Ciao Federico, ci parli innanzitutto di te e di come hai iniziato nel mondo del giornalismo?

“Ciao! Ho iniziato a Class Cnbc più o meno dieci anni fa, dopo una carriera di studi in relazioni internazionali e un’interessantissima esperienza lavorativa a Bruxelles. Ho scelto l’economia e soprattutto la finanza perché ritengo siano due campi vivi, che determinano concretamente il corso degli eventi del nostro mondo contemporaneo”.

Quali sono state le maggiori difficoltà?

“Vedo due grandi difficoltà, nel mio mestiere: la prima è il cercare di essere sempre aggiornato su tutti i fronti, dal mercato internazionale (che siano Stati Uniti o Giappone, Arabia Saudita o Sudafrica) a quello locale, perché da qualsiasi fronte può derivare una storia che avrà impatto su scala globale. Il secondo è trasferire al pubblico queste notizie: dal renderle comprensibili a chi non è avvezzo al linguaggio tecnico della finanza, all’analizzare i possibili effetti che avranno concretamente sulla nostra vita. Sono sfide a volte complesse, ma estremamente stimolanti e intellettualmente sfidanti. Perciò, le migliori”.

Ti occupi di economia e finanza. Ti basta o vorresti di più? Nel caso, cosa ti piacerebbe fare?

“Mi piace moltissimo e non vorrei dedicarmi ad altro, anzi… mi piacerebbe fosse dato più spazio ai nostri temi e all’educazione finanziaria nella comunicazione dei media, perché, come detto, ritengo siano assolutamente centrali nello scenario complessivo ed una maggior familiarità del pubblico a questi argomenti aprirebbe gli occhi su molte dinamiche che, altrimenti, divengono esclusiva pertinenza di pochi ‘sapienti’ (o presunti tali), che possono manovrare a loro piacimento l’informazione”.

Hai raccontato tante vicende delicate, specialmente per i nostri portafogli. Quale sono quelle che ti sono rimaste più impresse?

Il settembre del 2008 è stato epico. Nei giorni del fallimento di Lehman Brothers il mondo finanziario era in ginocchio. Si raccontavano crolli (veri: del 20-30%, non quelli del 5% che vediamo oggi) di banche multimiliardarie. La tensione era palpabile a migliaia di km di distanza. Si lavorava 12 ore senza fatica, perchè ogni minuto succedeva qualcosa. Epico. Poi ci sono stati i giorni dello Spread a 500 punti. Anche lì adrenalina alle stelle e massima attenzione verso il ‘mio’ mondo. Anche se mi ha un po’ disturbato il tentativo di strumentalizzazione politica delle vicende, con l’affondo contro le agenzie di rating e il dito puntato contro gli speculatori. La finanza è speculazione, basata sulla realtà. Nessuno si accanisce contro qualcuno per cattiveria… Semplicemente si cerca di trarre profitto da situazioni giudicate vantaggiose. Se lo Spread era a 500 punti, la colpa non era certo dei mercati”.

L’Europa si dice che esista solo per far cassa. Puoi aiutarci a capire?

“Sull’Europa si dicono tante cose, perlopiu dettate da interesse politico. L’Unione europea è nata come progetto di cooperazione ed integrazione per superare la tragedia della seconda guerra mondiale. Si è cavalcata l’integrazione economica perchè era il mezzo immediatamente sensibile nella quotidianità. Da lì sarebbe dovuta derivare un’integrazione politica e, infine, il senso comune di appartenenza. Ci siamo fermati all’euro. Ma il progetto è talmente ambizioso che non dev’essere messo in dubbio dalle prime difficoltà: qualsiasi società deve affrontare delle crisi per strutturarsi e maturare, siamo solo a una crisi, ne usciremo più forti ed uniti”.

Le banche italiane sono sane? Rischiamo qualcosa noi semplici correntisti? 

“Generalizzare, sul tema banche italiane, è impossibile. Lo scenario è talmente variegato da non potersi, realisticamente, accomunare la situazione di alcuni istituti ad altri. Ci sono casi (e la cronaca li riporta costantemente) di pessima gestione e di rischi concreti ed altri che rappresentano assolute eccellenze a livello internazionale. Di fondo c’è la necessità di consolidare un settore troppo frammentato e di ricondurre alle migliori pratiche gli istituti che se ne sono allontanate. Un risparmiatore deve sapere che, per certe banche, il rischio di fallimento è presente e che si deve essere attenti e informati, sempre”.

Quali sono gli investimenti più sicuri per i nostri risparmi? 

“L’investimento ‘sicuro’ non rende più nulla, ed è per questo che molti piccoli investitori assumono rischi eccessivi. Sicuro è fra virgolette perché nessun investimento è comunque sicuro al 100 per cento: collegato al ritorno economico in termini d’interessi c’è sempre una (pur minima) assunzione di rischio.  Questo è un elemento essenziale da capire. Ogni investitore, prima d’investire, deve scegliere quanto vorrebbe guadagnare, quanto è disposto a rischiare e che scadenza temporale vuol dare al suo investimento. Su queste basi sceglierà l’investimento. Il tanto e subito non esiste e chi lo propone vi sta truffando”.

Il filosofo Diego Fusaro sostiene che populista è chiunque non difenda gli interessi delle élite economico-finanziarie dominanti.  Cosa ne pensi?

“Sono in totale disaccordo. Populista, secondo me, è chi specula sul minimo comun denominatore del sentimento umano: che sia la paura, la rabbia, la fame. Senza però costruire su un ideale la base di evoluzione dei suoi seguaci. Il comunismo o il socialismo si opponevano alle elite economico- finanziarie (con dignità ed efficacia enormemente maggiore di quanto facciano i movimenti contemporanei ) ma ponevano alla base del loro pensiero il riscatto sociale dei lavoratori o delle classi ‘inferiori’. Nessuno cerca questo riscatto, oggi. Ora c’è solo pancia e desiderio di distruzione. Ed è per questo che, a mio avviso, non hanno futuro”.

Krugman che ha iniziato a parlare male dell’Euro. Qual è la tua opinione sulla nostra moneta unica?

“L’euro è la più grande sfida che l’Europa moderna abbia accettato. Titanica al di sopra delle apparenze perchè richiede, per funzionare, una sincronizzazione di molti piu elementi di quelli puramente finanziari. Dalle politiche fiscali alla gestione della spesa pubblica, al coordinamento delle politiche di sviluppo alla gestione dei flussi di persone. E nuove sfide si aggiungono in continuazione, dettate dalla contingenza: pensiamo al dramma dei migranti, in pochi l’avrebbero previsto e nessuno era in grado di fronteggiarlo. Così ci siamo trovati gravati da nuovi oneri, ma con l’obbligo morale di dar risposta a queste invocazioni. E i riflessi si vedono, in ultima analisi, proprio su quello che è il solo pilastro concreto dell’Unione: l’euro. Comunque io credo in questo progetto e credo che, maturata l’esperienza di gestione necessaria, la politica europea sarà in grado di farlo funzionare”.

Puoi consigliarci dei libri per avvicinarsi al mondo dell’economia?

“Qui vi stupirò: secondo me, uno dei migliori testi per avvicinarsi al mondo della finanza (e dell’economia in genere) è la collaborazione fra Disney e Il Sole24ore con le storie di Paperon de Paperoni sulla borsa e gli investimenti. E’ un piccolo capolavoro: in modo semplice e immediato tratta temi complessi, approfondendoli poi in sezioni a margine. A mio avviso, per un primo approccio, è davvero l’ideale. Poi ci sono biografie interessanti, come quelle di Warren Buffett, che aiutano a capire come ragiona l’alta finanza e rappresentano un buon investimento in termini di tempo speso per avvicinarsi a questo mondo”.



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Marta Lock: La scrittrice dell’anima

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La scrittura è un suo talento naturale. Ha dato alle stampe cinque libri e a marzo uscirà il suo nuovo romanzo “Dimenticando Santorini”

di Laura Gorini

Marta, qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare scrittrice?

“E’ stata una strada lunga quella che mi ha fatta giungere alla scrittura, una strada fatta di scelte coraggiose seguendo quella voce interiore che mi ha indotta a lasciare la mia città natale all’età di ventotto anni, una città di provincia che mi calzava troppo stretta, perché la mia curiosità e il mio desiderio di misurarmi con me stessa mi spingevano ad andare oltre ciò che conoscevo, per scoprire un mondo che se non avessi fatto quella scelta non avrei mai scoperto. Ho vissuto due anni all’estero facendo animazione nei villaggi della Veratour, entrando in contatto non solo con turisti provenienti da ogni zona d’Italia ma anche con culture molto diverse, se non opposte, alla nostra; è stato un momento di crescita importantissimo quello perché mi ha permesso di mettermi in discussione, di capire quanta molteplicità c’è nel pensiero, nel modo di essere, negli usi e costumi di ogni luogo. Ho appreso il vero significato della parola empatia, il comprendere l’altro uscendo dal mio punto di vista e spostarmi verso il suo, senza giudizio, senza chiusura, senza preconcetto, semplicemente accettando la diversità come una realtà innegabile e non come un qualcosa da combattere o contro cui andare. Poi sono tornata in Italia, a Rimini, e infine a Milano. Quarant’anni di vita piena piena, di eventi, di luoghi, di persone conosciute, di esperienze assaporate e respirate, di emozioni vissute in pieno; tutto ciò probabilmente ha contribuito alla mia crescita interiore e a maturare l’impulso, fino a poco prima assolutamente inconsapevole, che nel 2010 è diventato irresistibile spinta a scrivere un libro. Da lì in poi si è aperta una diga di parole, sentimenti, emozioni, romanzi, aforismi, articoli, saggi che ormai mi rende incomprensibile come possa aver vissuto la mia vita precedente, senza questo canale energetico che mi rende completamente felice”.

Che cosa significa essere scrittori al giorno d’oggi?

“Essere scrittori oggi, almeno per il mio punto di vista che potrebbe essere diverso da quello di altri miei colleghi, significa stare al passo con i tempi, adeguarsi al linguaggio che le persone parlano abitualmente, ovviamente senza scivolare nelle volgarità o negli eccessi a tutti i costi, per riuscire a catturare la loro emotività senza che debbano azionare la razionalità, necessaria a comprendere un linguaggio più complicato e termini poco comuni, a scapito del coinvolgimento nella storia”.

Quando hai capito che questa era la tua strada?

“Ho semplicemente seguito l’impulso di mettermi a scrivere, dopodiché tutto è successo talmente tanto velocemente da non essermi quasi resa conto. O meglio, dal momento in cui ‘Notte Tunisina’, il primo romanzo, ha visto la sua stesura definitiva, ho capito immediatamente che quello era ciò che volevo fare, senza dubbi, senza perplessità, senza indecisioni, da quel momento ero una scrittrice e ho costruito, mattone dopo mattone, passo dopo passo, il mio personaggio”.

Che tipo di scrittrice pensi di essere?

“Sono un’autrice emozionale, scavo sempre nella psicologia dei personaggi, nel loro percorso di cambiamento che li porta a essere, alla fine del romanzo, molto più evoluti, maturi e consapevoli di quanto lo fossero all’inizio, questo perché sono sempre convinta che la vita sia questo, sia una continua palestra che ci porta a perfezionare la conoscenza di noi, di chi siamo, di cosa vogliamo e di dove scegliamo di andare. Amo la semplicità, sia di sentimenti che di esposizione, perché fermamente convinta che è solo attraverso di essa che si possa condurre per mano il lettore fino alle profondità più intense”.

Fino ad ora quali testi hai dato alle stampe?

“Il romanzo d’esordio, che attualmente non è disponibile in quanto in fase di ristampa, è ‘Notte Tunisina’, ambientato a Djerba, uno dei luoghi in cui ho lavorato, poi ‘Quell’anno a Cuba’, una bellissima storia solare di una donna che rinuncia a tutto per inseguire il suo sogno finché non scopre che può anche non rinunciare a niente, ‘Ritrovarsi a Parigi’, vincitore di tre premi letterari, una saga familiare in cui intrecciano razzismo, pregiudizi, risvolti psicologici, segreti di famiglia, la saggezza di un nonno che racconta se stesso alla nipote, ‘Miami Diaries’, vincitore di due premi letterari che racconta, per riallacciarmi a quanto detto poco fa, di come ci si possa rialzare dopo una caduta, tre amici che da ricchissimi devono rimboccarsi le maniche a seguito di un crac finanziario e contemporaneamente scoprono l’importanza di valori più profondi, e ‘La sabbia del Messico’, la rinascita di una donna dopo un trauma emotivo che l’ha segnata profondamente, la difficoltà di ritrovare la propria forza e la fiducia negli altri”.

Ora un saggio ma presto – se non erro- tornerai alla pubblicazione di un romanzo… Ce ne vuoi parlare?

“Molto volentieri. Il romanzo in uscita tra fine febbraio e i primi di marzo del 2017 si intitola ‘Dimenticando Santorini’, è una storia in cui il destino è molto forte, molto presente, a volte amico, a volte ostile e beffardo ma comunque qualcosa di inevitabile. Jade e Damian, si conoscono e si innamorano da adolescenti nella splendida isola greca ma la vita li costringe a separarsi… Il libro sarà pubblicato da Talos Edizioni, avrà la prestigiosa prefazione di Massimo Pedroni, autore radio-televisivo, scrittore, critico letterario ed ex consigliere del Teatro Argentino di Roma mentre la copertina, bellissima, è stata realizzata dalla bravissima pittrice Katia Malizia, anche lei di Roma. Il lancio nazionale avrà luogo il 15 marzo alle ore 18.30 alla Palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia a Milano, con il patrocinio della Comunità Ellenica di Milano per cui ringrazio la presidentessa Sofia Zafiropuolou per sostenere con grande entusiasmo me e il mio romanzo che parla della sua terra, paese di grande storia e di grandi filosofi”.

Tu sei anche molto legata al sociale. Ultimamente sei stata protagonista di un evento molto importante in tale direzione.

“Sì, la sera del 15 dicembre ho organizzato con la presidentessa del Lions Club di Milano Brera, una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore delle popolazioni colpite dai recenti sismi del Centro Italia. Sono nata a Terni perciò molte delle zone distrutte le conoscevo, fanno parte dei ricordi della mia infanzia – attraverso la mia raccolta di aforismi e quadri di pittori contemporanei emergenti, Pensieri per l’Arte. Il libro, i cui 10 euro a copia sono stati totalmente devoluti, era compreso nel costo totale della cena perciò i commensali si sono portati a casa una raccolta preziosa che associa arte figurativa ad arte scrittoria, un libro quasi magico da aprire a caso per ricevere la frase che si ha bisogno di leggere”.

E ora che cosa dobbiamo aspettarci da te?

“Sicuramente un nuovo tour in giro per l’Italia, alcuni progetti che, a causa dei moltissimi impegni ho dovuto riporre nel cassetto come quello del personaggio dei fumetti a cui tengo molto ma di cui non sono ancora riuscita a occuparmi come il mio impulso creativo voleva fare, poi il romanzo del 2018 già finito, ‘Gente di Rio’, e il nuovo che sto scrivendo, che probabilmente sarà una trilogia, ispirato alla storia del ramo veneziano della mia famiglia, che inizialmente è ambientato nei primi del Novecento per arrivare fino a oggi”.



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Lucia Benedetta Taiana

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Quella volta nel 2009 nel video di Madonna

Se questi occhi vi dicono qualcosa, sappiate che non vi sbagliate. Sono quelli di Diana, co-protagonista dei “Cesaroni”. Oppure sono quelli che avrete visto affiancati ad una celebre marca di cioccolata calda. O, ancora, sono quelli che spuntavano nel videoclip “Celebration” di Madonna. D’altronde, occhi così se ne trovano una volta su un milione. E pensare che Lucia Benedetta Taiana, 25 anni e un futuro tutto da scoprire, ha iniziato a 14 anni puntando sulla voce. Lavorava in Radio, affascinata fin da giovane dalla musica e dal sound. Poi, col passare del tempo, si è lanciata nel mondo della tv, delle pubblicità, dei videoclip e del teatro. Con un primato: quello di essere stata una delle prime youtuber veejay. Se ve la ricordate, sarà merito (o colpa…) dei suoi occhi.

Iniziamo dai Cesaroni? Lucia Benedetta Taiana era Diana…

“Ovvero la ragazza ‘estiva’ di Marco, un intermezzo nella sua vita sentimentale nell’edizione 2011 della fiction. Sono state esperienze bellissime, nelle quali ho lavorato con figure professionali che mi hanno permesso di crescere e migliorare. E, naturalmente, anche di farmi conoscere”.

Perché sul piccolo schermo sei stata anche…

“Ho fatto parte del cast di ‘Terapia d’urgenza’, ‘Le donne della mia vita”‘ e nel 2014 ho preso parte agli sketch comici ‘Uno di troppo’ con Angelo e Katia. Insomma le mie soddisfazioni me le sono tolte.

Ma per raggiungere certi traguardi, c’è da lavorare.

“O per meglio dire… da studiare! Ho seguito corsi di recitazione, ho frequentato dizione e recitazione cinematografica con Barbara Enrichi, ho seguito un Workshop di teatro-danza-canto con Lara Franceschetti ed ho frequentato un Intensive course of Acting teather con ‘Hollywood Acting coach’ Michael Rodgers. Chi dice che sia solo frutto del caso o dei casting si sbaglia di grosso”.

La tua passione è la musica, il tuo grande sogno è il grande schermo.

“È così, sono work in progress e mi piace pensare che sto costruendo la mia carriera tassello dopo tassello. D’altronde, nel mio bagaglio ho già unito la mia passione al mio lavoro”.

Torniamo indietro nel tempo: era il 2009…

“Ed è successo qualcosa di straordinario! Ho lavorato con Madonna nel videoclip ‘Celebration’ girato nel 2009 a Barcellona per la regia di Ackerlund. Esperienza fantastica. Ma sono stata anche nei videoclip dei Finley, band At Work, e di Mondo Marcio, Tutto a posto. Certo è che lavorare con Madonna è qualcosa di unico”.

Tutto dipende dai tuoi occhi.

“Sono azzurri, intensi, grandi, espressivi. I brand che mi hanno scelto per rappresentarli, hanno sempre considerato questo elemento come un valore aggiunto”.

E anche in questo caso, le tue collaborazioni sono tutte di prestigio.

“Qualche nome? Levissima, Vodafone, Crodino, Birra Moretti, Poste Click Italia, Giovanni Rana, salumi Principe, Cameo Ciobar, Banca Unicredit, Deutche Bank”.

Detto così, sembri la star degli spot.

“Ed invece sono la ragazza acqua e sapone che gira in jeans, sneaker e magliettina sportiva. Ma non lo dico tanto per dirlo: è così e resterò così. Non ho geni nel dna che mi portano a dovermi atteggiare. Ho raggiunto dei traguardi pazzeschi che neppure io mi sarei sognato di agguantare. Ma non cambia il mio modo d’essere”.

Eppure tutto nasce dalla musica.

“È la mia ragion d’essere. Ho iniziato a lavorare in radio a 14 anni, poi per due anni sono stata in TeamWorld.Tv lavorando in diretta con news e interviste musicali, sono stata una delle prime youtuber veejay. Il mondo della musica, insieme a quello del cinema, lo sento davvero mio”.

Ma se qualcosa dovesse andare storto?

“Ho sempre il mio Piano B. Parlo cinque lingue, d’altronde con una nonna russa e una inglese non potrebbe essere altrimenti. Ho sempre coltivato la passione per l’arte e per il bello, frequento Psicologia e non vedo l’ora di laurearmi. Ho una mentalità americana, sono open mind e bado al sodo. Altro che gossip, qui c’è un mondo tutto da conquistare”.

Quale resta il sogno?

“I grandi del cinema americano! Ho avuto la fortuna di aver già lavorato due volte negli States, dove tutto è inarrivabile, anche se in Italia tutto è sempre organizzato nel dettaglio quando si lavora ad alti livelli. Però mi sbilancio e dico: mi piacerebbe vivere a Los Angeles, restare la ragazza semplice che sono e coltivare la passione per la musica. E, lavorativamente parlando, essere fianco a fianco con i registi che hanno segnato la storia mondiale della cinematografia. D’altronde mi ispiro ai Queen, Madonna e Rihanna per la loro capacità di innovarsi e sperimentare. Quindi, perché pormi limiti?”.



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Cesare Caccia: Il modello che ha lavorato con Monica Bellucci e Manuela Arcuri

Cesare Caccia

La sua carriera ha avuto la svolta decisiva dopo che si è trasferito a Milano posando per grandi firme come Dolce e Gabbana, Diesel, Philip Morris e per riviste internazionali

di Francesco Fusco

Chi è Cesare Caccia? Quando hai cominciato ad affacciarti al mondo della moda?

“Cesare Caccia è un ragazzo che iniziato a lavorare nella moda dopo aver fatto tantissimi sacrifici. Già da piccolo ho cominciato a lavorare con mio padre facendo tantissime cose e in contemporanea studiavo per diplomarmi. In quel periodo sono stato notato da un talent scout di moda a Reggio Emilia, dove vivevo, che mi ha chiesto di partecipare ad una sfilata per un evento e mi ha subito inserito nella sua agenzia. Prima di fare ciò, lavoravo come animatore nelle discoteche, l’immagine la usavo per altre cose. Ho cominciato con questa agenzia, mi sono trovato molti clienti e poi mi sono trasferito a Milano per poi arrivare a posare per grandi firme come Dolce e Gabbana, Diesel, Philip Morris e per riviste internazionali quali Vogue e For Men. Per fortuna ho sempre avuto la testa sulle spalle e mi sono saputo gestire da solo in un mondo non molto facile, infatti ho cominciato ad ottenere risultati dopo una lunga gavetta”.

Il mondo della moda è cambiato. Negli ultimi anni in passerella sfilano modelle e modelli sempre più magri e soprattutto stranieri. Che ne pensi di questa cosa?

“Il mondo della moda è cambiato nel senso che cambiano i tempi, gli stili, sennò non si chiamerebbe tale. La moda è definita cambiamento. Per quanto riguarda i modelli magri si adattano al mercato dei magri, si adattano al mercato dei redazionali, però va bene lo stesso perché la moda è bella per questo. Secondo me è giusto che lavorino tutti, stranieri ed italiani… c’è una spietata concorrenza in un mondo che ti affascina ma il bello è proprio questo. Devo dire che sono stato fortunato perché sono riuscito a lavorare per oltre undici anni con successo per campagne nazionali ed internazionali”.

Che difficoltà hai riscontrato durante il tuo percorso professionale?

“Le difficoltà ci sono sempre quando vuoi fare una cosa bene nella vita ed ambisci ad arrivare ad alti livelli. Infatti, continuo ad andare avanti senza problemi ‘il corpo regge’ (ride). Nel lavoro ci sono state all’inizio, soprattutto quando dovevo farmi conoscere, ma poi sono riuscito a fare tante cose e ad ottenere buoni risultati. Devo dire che non mi posso lamentare,  anche perché sono riuscito a fare anche la bella vita. Un’altra difficoltà è stata quella di dovermi trasferire a Milano perché è una città che amo  tanto, di notte è piena di vita e mi ha dato la possibilità di cominciare a fare questo mestiere, ma, essendo nato nel profondo sud amo le città soleggiate. Devo dire, però, che non mi posso lamentare, anche perché sono riuscito a fare la bella vita”.

Abbiamo letto su alcuni articoli del web che ti occupi anche di musica… Parlaci di questo tuo nuovo impegno.

“Beh, la musica è entità che si rivela e quando inizi ad andare un po’ giù, ti fa risalire. E’ un’immagine colorata, ogni vibrazione ha un suo perché. La musica è magica, il mio obiettivo è fare musica e il genere che amo è l’house. Ho già avuto molti consensi ed essendo anche una persona molto riflessiva, a seconda degli stati d’animo riesco a creare vari generi. Attualmente sto collaborando con Frascky (producer). Amo i suoni caldi, ascolto la Deep House che ha questo ritmo statico (molto di pensiero) per arrivare alla techno house. Quando creo musica parto da un basso per poi arrivare ai suoni forti paragonando tutto ciò alla vita che ti regala momenti belli e altrettanti brutti. La musica in realtà rispecchia l’andamento della nostra vita. Mi sto rendendo conto che sto facendo grandi cose, infatti il mio obiettivo è di poter realizzare un disco, ma ci sto lavorando”.

Quale è il tuo prossimo obiettivo? E la tv?

“Essendo un Gemelli, mi ritengo un fantasioso e creativo ed ho iniziato a capire che negli ultimi anni riesco a fare tante cose, la televisione perché no! Ho lavorato nella moda, per diversi spot pubblicitari internazionali come Dolce&Gabbana dove ho avuto il piacere di lavorare con Monica Bellucci. Inoltre, sono stato affiancato a Manuela Arcuri per la campagna di moda e ultimamente mi stanno proponendo dei casting importanti, ma non parlo finché non ho firmato nulla”.



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Giancarlo Germani: Quando le solitudini si fanno compagnia

giancarlo germani

Avvocato, da anni si batte per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia

di Marisa Iacopino

“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.” Così recita il Siracide, uno dei libri Sapienziali nell’Antico Testamento. La saggezza antica sembra collidere con il pensiero dell’uomo d’oggi, ingabbiato in ritmi frenetici, in impegni incalzanti che non lasciano spazio al sacrificio e alla cura dei propri vecchi. Così, l’attenzione e la dedizione vengono spesso demandate a chi, per necessità e inclinazione, non senza sacrifici e profonde privazioni, ha scelto di dedicarsi all’assistenza di persone non più autosufficienti nel difficile percorso senile. “Badanti romene ambasciatrici d’amore”, uscito per Viola Editrice, nasce proprio dal desiderio di Giancarlo Germani e Alexandra Cristina Grigorescu di far conoscere questa realtà, solo apparentemente nota nel nostro paese. Con argomentazioni esaustive, e toccanti testimonianze, le pagine ci parlano di queste ‘figure invisibili’ che pure intersecano l’esistenza di molti. Lo scopo del libro è quello di mettere in luce il ruolo sociale svolto dalle badanti romene nelle case dei nostri padri. Sollecitati dagli autori, entriamo così in empatia con queste donne, sfatando luoghi comuni e pregiudizi. Abbiamo incontrato l’avvocato Germani che da anni si batte, come recita la sua biografia, per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia.

“Sono esperto in diritto del lavoro e commerciale, ho 56 anni, vivo e lavoro a Roma. Da 15 anni sono sposato con Mihaela che gode di doppia cittadinanza, come nostro figlio Andrea Gino”.

Cosa l’ha spinta a scrivere il libro?

Il mio lavoro di avvocato, il matrimonio con una cittadina romena e la conoscenza della lingua mi hanno spinto ad avvicinarmi a questa realtà. Aver poi condotto, dal 2012 al 2014 , ‘l’Avvocato della comunità’,  un programma in diretta  sull’emittente italiana Romit Tv,  con il sindacalista romeno Iulian Manta e la giurista Alexandra Cristina Grigorescu, ci ha fatto entrare nelle case dove queste donne vivono e lavorano. I loro sfoghi sono stati uno spaccato della sofferenza di chi è costretto a emigrare, come successe anche a noi tanti anni fa. In Romania esiste ancora una comunità italiana costituita dai nipoti degli stradini veneti che nei primi del ‘900 andarono lì a costruire le strade”.

Pensa che la tradizione culturale che faceva leva sulla solidarietà famigliare sia ancora presente tra gli italiani?

“Credo che il modello famigliare in Italia negli ultimi decenni sia entrato in crisi. La solidarietà che lo contraddistingueva non esiste più, e spesso gli anziani sono abbandonati ad anni di solitudine che condividono con le loro badanti. In tante case esistono due solitudini che si tengono compagnia, e il rapporto anziano–badante va inquadrato anche in questa ottica sociale positiva, dove si vive insieme un pezzo di vita facendosi reciprocamente coraggio”.

Lo scorso luglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma cosiddetta “anti-badanti” introdotta nel sistema previdenziale italiano circa cinque anni fa, secondo cui si applicava una decurtazione percentuale sulla pensione di reversibilità. Questo perché, dice la sentenza, ognuno deve essere lasciato libero di vivere i propri affetti. Non crede che in tal modo l’anziano sposo rischi di andare incontro a ‘truffe del cuore’, o comunque di esser messo al centro di una diatriba tra il parentado e la giovane sposa? 

“Il problema vero è quello della solitudine dei nostri anziani, spesso abbandonati dalle famiglie. In quei casi, l’anziano stesso preferisce appoggiarsi alla badante e offrirgli l’ultimo suo tesoro, che comunque non potrebbe lasciare ad altri parenti: la sua pensione. Spesso davanti a queste proposte le più spaventate sono proprio le badanti, che preferirebbero avere un salario mensile più adeguato che essere sposate dalla persona che accudiscono. Ma a volte nascono anche autentiche storie di affetto che bisogna rispettare. Credo sia giusto che la Corte Costituzionale abbia espresso il principio che queste storie non possono essere classificate automaticamente truffaldine, ma che si debba presumere un rapporto affettivo sino a prova contraria”.

A conclusione dell’interessante chiacchierata, chiediamo all’avvocato Germani di spiegarci chi sono gli orfani bianchi…

“Gli orfani bianchi sono i figli della badanti rimasti da soli in Romania, cresciuti con i nonni e con un perenne senso di lontananza e di abbandono. Molti non hanno retto e si sono tolti la vita, e molti altri saranno segnati per sempre da una infanzia passata senza l’affetto materno. Per questo credo che le donne che lasciano le loro case per guadagnare un po’ di benessere per le famiglie, vadano comprese e rispettate. Non a caso, il libro è dedicato a tutte le donne che in ogni tempo e in ogni luogo hanno trovato il coraggio di emigrare. Perché si tratta di una scelta che richiede amore e coraggio”.



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