GP Magazine settembre 2017



more No Comments ottobre 9 2017 at 15:16


Annalisa Favetti: Una riccia bionda fuori e dentro

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Fino al 15 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma è in scena con lo spettacolo “Odio Amleto”, per la regia di Alessandro Benvenuti, accanto a Gabriel Garko. A seguire reciterà in “A Natale divento gay” con Pino Ammendola, che l’ha scritturata anche per “Anima”, film che andrà a Cannes. Oltre al teatro, il suo amore naturale, Annalisa sta puntando molto sul cinema.

di Silvia Giansanti

Proviene dalla scuola di Gigi Proietti e di Alberto Sordi, cosa non per tutti. E’ nata nella notte delle streghe e non a caso è introspettiva e sensuale come i gatti che adora e che considera come figli. E’ attratta dalle tenebre e magari dopo uno spettacolo teatrale, nel cuore della notte, ama girare in macchina tutta la città eterna. Davanti a noi abbiamo una donna davvero speciale e unica nel suo genere. E’ sempre in continua evoluzione nel suo mestiere che ha scelto da quando era piccola. Annalisa Favetti trasmette tanto entusiasmo per la vita, un particolare brio che sta riversando anche nello spettacolo teatrale “Odio Amleto”, in scena al Teatro Sala Umberto di Roma. Nella sua carriera ha sostenuto molti ruoli importanti da perfetta trasformista. Ha spaziato nel campo, ma il mestiere di attrice è per lei una specie di malattia. Si sente molto selvaggia, vorrebbe vivere con tantissimi animali, è molto vicina a questo regno così puro e non a caso nel suo passato ha recitato per la tv in “Il destino ha quattro zampe”.

Annalisa, hai sempre puntato su questo lavoro?

“Totalmente. Provengo da una famiglia in cui si è sempre respirata aria di teatro. Ho iniziato con la scuola di Gigi Proietti, mi sono diplomata, ho lavorato con lui e poi ho spiccato il volo. Una carriera la mia che reputo anche fortunata e che spero abbia anche altre evoluzioni”.

Ricordi le emozioni di quegli attimi?

“Sì, ricordo anche l’incontro e la collaborazione con certe persone che mi hanno valorizzato. Qualche nome importante come Alessandro Benvenuti, Pino Ammendola e Attilio Corsini. Per me questo mestiere è una creazione. Non ho figli e per me i figli sono la creazione di questi progetti. Non sento l’esigenza di avere bambini, ma sento ogni volta la voglia di vivere una creazione. Ho sposato il mio lavoro e le emozioni che provo non si possono spiegare”.

Altri incontri interessanti sul tuo percorso?

“Senz’altro Carlo Verdone, con cui ho girato delle scene del film con Antonio Albanese ‘L’abbiamo fatta grossa’. Mi sono trovata a che fare con registi di altri tempi che ti seguono e dove il teatro, il cinema e la televisione non conoscono distinzione, ma c’è solo l’attore e il valore che dà il regista. La capacità di tirare fuori il meglio”.

Cosa c’è nel tuo presente professionale?

“Lo spettacolo teatrale ‘Io odio Amleto’ di Paul Rudnick con Gabriel Garko, Paola Gassman, Ugo Pagliai, Guglielmo Favilla e Claudia Tosoni, riadattato e diretto da Alessandro Benvenuti. Il mio è un ruolo brillante e molto divertente, che è il motore di quello che succede nella storia. Sono Felicia, (motto dello spettacolo Felicia rende tutti felici) una venditrice di appartamenti ma anche una medium e da qui si mettono in moto varie situazioni e incontri. Tra qualche mese farò anche uno spettacolo con Pino Ammendola, un’altra persona che stimo tantissimo. Si chiamerà ‘A Natale divento gay’ ed è una ripresa. Il ruolo sarà di una bigotta che avrà una grande trasformazione per amore. E proprio Pino mi ha chiamata per il suo prossimo film ‘Anima’, che andrà al Festival di Cannes. Inoltre, bollono in pentola cose inerenti a fiction, a progetti cinematografici e in piedi ci sono proposte varie. Ci terrei a ricordare che ho creato un progetto molto particolare con Edoardo Erba, che spero di attuare e che riguarda uno spettacolo che comprende l’acqua”.

A Proposito di Gabriel Garko, hai già avuto modo di lavorare con questo personaggio amatissimo dalle donne?

“No, è la prima volta”.

Hai mai subito il fascino fisico di qualche attore collega?

“Gabriel è bellissimo, è stata una sorpresa pazzesca. E’ una persona che mi ha stupito molto. E’ un ragazzo molto intelligente e in gamba e con grandi potenzialità”.

Qual è stata l’esperienza teatrale che ti ha divertito di più?

“Questo spettacolo, una bomba di energia. Siamo una compagnia affiatata, davvero un grande cast. Altri ruoli importanti che ricordo sono stati ‘Un passato da melodici moderni’ con Alessandro Benvenuti anche in scena. Un altro personaggio di rilievo l’ho avuto a fianco di Alessandro Gassman e Beppe Fiorello in ‘Delitto per delitto’”.

A chi devi parte del tuo successo?

“Alla mia tenacia e al mio grande amore per il mestiere. Ringrazio anche la mia famiglia che mi ha sempre incentivato e dato un bell’equilibrio”.

Non tutti hanno la fortuna di iniziare accanto a due maestri come Gigi Proietti ed Alberto Sordi. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

“Ricordo il nostro debutto a Palermo in ‘A me gli occhi bis’ con Gigi Proietti. Ero talmente emozionata che in un momento un cui dovevo scappare dietro le quinte, ho inciampato e sono caduta a terra. Mi sono ritrovata lunga sotto l’orchestra. Invece mi ricordo che quando finivamo le riprese, Albertone era solito darmi i puffetti sulla guancia per complimentarsi”.

A proposito di personaggi romani, quando preferisci goderti la città?

“Di notte. Amo il centro storico e giro come un gatto randagio. E’ il momento migliore per guardare Roma in macchina”.

CHI E’ ANNALISA FAVETTI

Annalisa Favetti è nata a Roma il 31 ottobre sotto il segno dello Scorpione con ascendente Leone. Caratterialmente si definisce ambiziosa, curiosa, piena di gioia di vivere e in continua ricerca. Tifa per la Nazionale, adora i dolci e il pesce e ha come hobby il disegno da sempre, nuoto, lo sci d’acqua e il canto. Le  piacerebbe vivere a Londra e a Barcellona. Ha tanti gatti neri e un cane. Attualmente ha un compagno. Questo è l’anno fortunato della sua vita. Annalisa ha debuttato nel film “Nestore, l’ultima corsa” del 1994 accanto ad Alberto Sordi. Successivamente si è diplomata presso il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, diretto da Gigi Proietti. Inoltre, ha studiato danza moderna. Ha lavorato prevalentemente in teatro, tra cui ricordiamo ruoli in “Delitto per delitto”, “Spirito Allegro”, “Coppie in multiproprietà”, “Un passato da melodici moderni”, “Le invasioni barbariche”, “Sesso e bugie”, “W la dinamite”, “L’arte della commedia” e altri. Per la tv ricordiamo qualche serie come: “La dottoressa Giò”, “Linda e il brigadiere”, “Turbo”, “La squadra”, “Il destino ha quattro zampe”, “Distretto di Polizia”, “Un papà quasi perfetto” e “Un posto al sole”. Ha avuto anche altre esperienze in campo cinematografico. Attualmente è in teatro con “Odio Amleto”, accanto a Gabriel Garko e prossimamente reciterà nella commedia “A Natale divento gay”.



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Marianna De Micheli: Da “Centovetrine” alla barca a vela

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Abbiamo incontrato Marianna De Micheli, l’attrice che per otto anni ha interpretato la perfida Carol Grimani nella soap opera di Canale 5 “Centovetrine”. Dopo l’improvvisa chiusura del programma, ha deciso di salpare in barca a vela e di compiere il giro d’Italia in solitaria. Un’avventura straordinaria raccontata nel suo libro di successo “Centoboline”

di Giulia Bertollini

Attraverso questa intervista, ci racconta il passaggio dalla tv a questa grande avventura.

Marianna, ti abbiamo lasciato nei panni di Carol Grimani e ora ti ritroviamo in quelli di una velista in solitaria. Come mai questa scelta? 

“Dopo la chiusura di Centovetrine, mi sono ritrovata disoccupata. In quel momento, non avevo voglia di trovarmi lavoro e così ho scelto di intraprendere un percorso differente. Aver recitato per tanti anni in una lunga serie, come nel caso di una soap opera, porta spesso il pubblico a identificare il tuo nome e il tuo volto con quello del personaggio che viene interpretato. Di conseguenza, è necessario del tempo perché i telespettatori possano abituarsi a vedermi in altri ruoli senza associarmi a Carol Grimani. Così, ho deciso di prendermi una pausa e di dedicarmi ad altre passioni, come la vela”.

Walt Whitman scriveva “Per me il mare è un continuo miracolo; i pesci che nuotano, le rocce, il moto delle onde, le navi, con gli uomini a bordo”. Per te invece cos’è il mare? 

“Bella domanda! E’ un luogo in cui mi sento bene e che mi fa entrare in contatto con la parte più profonda di me stessa nonostante non ce ne sia particolare bisogno (ride). Difatti, ho un carattere estremamente riflessivo. Pensare in mezzo al mare però è diverso che pensare sulla terraferma. Quando ti trovi su una barca non puoi permetterti di non agire. Devi preoccuparti di tante cose e non ti è concesso rimanere fermo a riflettere, diversamente da quando ti trovi a casa”.

Dalle esperienze che hai vissuto, compreso il periplo d’Italia, è nato un progetto editoriale: “Centoboline”. Che ricorda nel titolo la celebre soap che ti ha vista protagonista per molti anni.

“Sì, mi sono divertita a fare un giro di parole. Voglio innanzitutto precisare, per chi non lo sapesse, che la bolina è un’andatura velica. Nel libro parlo anche del mio ingresso a Centovetrine, del provino che ho dovuto sostenere per ottenere la parte, delle difficoltà dei primi tempi, in particolare a livello di memoria, fino ad arrivare all’epilogo della chiusura. Si tratta di un diario di un bordo in cui ho raccolto le mie esperienze, gli incontri, i viaggi avventurosi”.

Nel libro scrivi “Il vero coraggio non è affrontare il mare ma la solitudine. Tutto è partito dalla mia incapacità di stare sola”.  Sei riuscita a superare le tue paure? 

“Beh, io credo che paure di questo tipo non si superino mai però nel tempo sono riuscita a soffrirne meno, a conviverci senza lasciarmi travolgere da emozioni troppo forti quali la sensazione di sentirsi sperduti nell’universo, abbandonati. L’esperienza del giro d’Italia in barca a vela mi ha insegnato a guardare alla solitudine con occhi diversi: mi sento meno terrorizzata rispetto a prima e se ci penso non mi manca il fiato”.

Possiamo però confessare che durante queste avventure nautiche non sei proprio in solitaria. A tenerti compagnia infatti c’è il tuo gatto Jingjok.

“Sì è vero. Ho deciso di prendere un gatto quando mi trovavo in Thailandia. Dopo numerose ricerche, visto che cercavo una razza con l’indole simile a quella di un cane, ho trovato su Internet  il contatto di una signora che gestiva un allevamento amatoriale a Rimini. Questa m’informò che aveva una gatta incinta che avrebbe partorito a gennaio. Ebbene, Jingkok è venuto alla luce il 27 gennaio che è anche il compleanno di mio padre. Essendo nato sotto il segno dell’acquario, la barca non poteva che essere casa sua”.

La tua barca ha un nome molto particolare “Maipenrai”. Cosa significa? 

“E’ un termine thailandese e la migliore traduzione è nell’inglese ‘never mind’ nel senso di ‘non c’è problema, non importa, va bene così, fa niente’”.

Nel corso dei tuoi viaggi avrai sicuramente conosciuto tante persone. Qual è stato l’incontro più emozionante? 

“Ricordo ancora con piacere l’incontro con un signore in lavanderia. Mentre attendevo che il bucato fosse pronto, entra questo tizio e si mette accanto a me. Inizia così a raccontarmi un po’ della sua vita, che lui si recava ogni giorno in quel posto per difendersi dalla calura e che aveva viaggiato molto in compagnia della moglie che purtroppo era morta. Dalle sue parole, intuii che si era trattato di un amore intenso. Ne ebbi la conferma quando mi rivolsi a lui chiedendogli da quanto tempo sua moglie fosse venuta a mancare. La risposta fu da brividi. Venti anni. Ebbene, la storia di quest’uomo è uno dei ricordi più belli che conservo nel cuore e di cui ho anche parlato nel libro”.

Che progetti hai per il futuro? 

“Innanzitutto sto cercando di realizzare una trasposizione teatrale del libro. Non voglio rappresentarlo però soltanto nei teatri, ma mi piacerebbe utilizzare anche la mia barca come palcoscenico. E’ un progetto particolarmente lungo e impegnativo. Scrivere un libro è stato complicato, anche se ho sempre avuto una certa dimestichezza con la scrittura, ma scrivere per il teatro è totalmente diverso. Nonostante le difficoltà che sto incontrando, di una cosa tuttavia sono sicura: che voglio raggiungere anche questo obiettivo”.

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori che sperano in un tuo ritorno in tv?

“Al momento non mi precludo nessuna strada. L’importante è che si tratti di un buon prodotto che sia in tv, cinema o teatro. Incrociamo le dita”.



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Carlo Mucari racconta “er Gigante”

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Rappresentato in diversi teatri e location, ‘Er Gigante, la malinconia di un tempo piccolo’ é uno degli ultimi progetti del ‘cantattore’ romano Carlo Mucari, noto per le sue numerose interpretazioni cinematografiche e partecipazioni a programmi e fiction televisive.

di Donatella Lavizzari

Frutto e sintesi di anni di un attento studio, questo recital ci regala una particolare visione dell’opera di Franco Califano, della sua filosofia di vita e delle sue molteplici contraddizioni. Un nuovo modo di intenderlo, di suonarlo e di ‘viverlo’. Un lavoro estremamente ricco di elementi poetici, arricchito di svariate situazioni timbriche e musicali. Una freschezza d’ispirazione risalta in questa nuova avventura: una tavolozza dalle sfumature infinite che regala al pubblico un incantevole groviglio di emozioni, in un susseguirsi di brani e recitati per rendere omaggio alla spiccata personalità artistica del ‘Califfo’. Mucari ne è interprete intenso, dotato di una capacità unica di elaborare con virtuosismo, con vigoria e teatralità, un repertorio che spazia tra Minuetto, Una ragione di più, La mia libertà, La nevicata del ’56, E la chiamano estate, Un tempo piccolo e gli altri grandi successi del “Prevert di Trastevere”. Sul palco, ad accompagnare questo poliedrico artista vi è un quartetto dinamico composto da Claudia Tortorici (voce), Doriano Prati (fisarmonica), Bruno Ciarla (tastiere) e Marco Petriaggi (chitarra classica).

Ciao Carlo, quali sono gli elementi principali nell’ideazione di questo nuovo recital? 

“In tutta la mia carriera ho cercato di tener sempre presente due cose fondamentali per me: la libertà e l’emozione. Libertà di recitare, suonare o cantare quello che mi piace attraverso un’emozione che spero di riuscire a tradurre e trasmettere sempre. Con quest’ultimo spettacolo ho voluto rendere omaggio ad un grande artista, al ‘poeta maledetto, al poeta saltimbanco, al cantastorie’, raccontando il suo viaggio attraverso la sua poesia, la sua musica e i suoi monologhi”.

Il recital inizia con “La porta aperta”. Ce ne vuoi parlare? 

“Sì, inizio con questo brano perché mi sono domandato se, metaforicamente, la porta di Califano fosse aperta o chiusa mentre sentiva che la sua ‘musica’… era finita, mentre sentiva che il suo ‘tempo piccolo’ lo stava consegnando alla storia. Lui che ha sempre detto che sarebbe invecchiato cinque minuti prima di morire. Lui che andava a dormire cinque minuti dopo gli altri per avere cinque minuti in più da raccontare. Lui che diceva di essere un cantastorie, che raccoglieva pezzi di vita dalla strada e li raccontava poi a modo suo. Lui che per noi era semplicemente un artista, un artista che aveva scelto di vivere e combattere per difendere la sua libertà. Ha avuto molte donne ma soltanto una ha fatto sempre parte della sua vita: la solitudine. Franco diceva: ‘Nella solitudine che fai? Intanto impari a conoscerti, a stimarti, a non mentirti e soprattutto a farti compagnia… da solo’”.

Come hai conosciuto Califano? 

“Molti anni fa, erano i primi anni ottanta. Un mio amico press-agent sapendo della mia ammirazione per Califano me lo passò al telefono. Gli dissi che stavo provando a scrivere canzoni e lui mi invitò ad andarlo a trovare per fargli sentire qualcosa di mio. Abitava in via Sisto IV, a Prima Valle. Ascoltò i miei pezzi e alla fine disse: ‘Carlè te voglio bene però famo che ognuno se canta e cose sue e poi tu con quella faccia dovresti fà l’attore, appena giro un altro film te faccio fà na parte, che ne dici?’. Ha avuto ragione lui. Ho iniziato la mia carriera d’attore, ho proseguito per quella strada e, da qualche anno, in alcune serate mi travesto da cantattore”.

Oltre a questo recital, hai portato in scena anche Rino Gaetano. 

“Sì, ‘Uno spunto per la rivoluzione’ è uno spettacolo dedicato a Rino Gaetano, cantautore dissacrante che amo particolarmente, le cui opere sono pregne degli echi di Petrolini, Ionesco, Beckett e Majakovskij. Ripercorro la vita di Gaetano attraverso le sue canzoni, i suoi testi di prosa e i suoi riferimenti culturali e sociali”.

Cosa rende meraviglioso fare il tuo lavoro? 

“Ciò che rende meraviglioso fare il mio lavoro sono quegli attimi in cui sul palco si pulsa tutti con la stessa sensibilità, con ‘la stessa nota’. Sono momenti magici, dove non sono più io che sto facendo uno spettacolo, ma io e quelli che suonano e recitano con me ed il pubblico che assiste. Bisogna sempre avere la capacità di sentire se stessi ma anche e soprattutto di sentire gli altri”.



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Stefania Visconti: Una carriera in evoluzione

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Vi presentiamo una ragazza poliedrica e ricca di talento. E’ stata la protagonista dell’ultimo videoclip di “Pierre”, celebre brano cantato dai Pooh dopo la recente reunion

di Laura Gorini

È un’artista decisamente camaleontica Stefania Visconti. Modella glamour, raffinata ed elegante, si è imposta  ben presto anche come valente attrice sia al Cinema sia a Teatro, senza farsi nemmeno mancare esperienze nel mondo della musica a livello attoriale. Di recente l’abbiamo potuta ammirare come la protagonista del videoclip del  brano “Pierre” dei mitici Pooh.

Stefania, come sta procedendo la tua carriera?

“La mia carriera è in una fase evolutiva e di sperimentazione. Gli impegni maggiori sono su alcuni set cinematografici in quanto l’amore mio più grande è indubbiamente il Cinema. Provo però costantemente a cimentarmi in varie forme d’arte per capire i miei limiti e lavorare meglio su me stessa”.

Una domanda diciamo un po’ complessa Stefania; ti chiedo un tuo punto di vista, che disillusioni pensi che possa dare l’assaggio del primo vero mondo dello spettacolo per chi s’è avvicinato pensando ingenuamente che fare questo lavoro fosse un “divertimento pagato”, come si suol dire, unire l’utile al dilettevole?

“Lavorare nel Cinema, a Teatro e nello Spettacolo in genere può anche essere divertente ma richiede molto impegno e costante studio se si ha intenzione di farlo diventare un lavoro. Non si nasce attori pur magari partendo da un talento evidente. Ci sono tante persone che si improvvisano artisti non rendendosi conto minimamente del duro lavoro che deve essere dedicato a questa professione ogni giorno”.

Cosa consiglieresti tu a questo proposito?

“Io consiglio di tenere i piedi ben piantati a terra, avere tanta forza e determinazione per seguire questa strada tortuosa. Non è un lavoro facile e spesso sono più le delusioni che le gioie. Testa sulle spalle, nervi saldi e non abbattersi per le tantissime porte in faccia che si riceveranno”.

Tu Stefania, in quanto professionista, quali sono delle scene in cui non vorresti mai recitare, o che comunque preferiresti di no?

“Non ho mai pensato a delle scene nello specifico che potrebbero indurmi a rifiutare un lavoro. Credo che sia la storia del personaggio in se da valutare e non la singola scena che potrebbe essere comunque necessaria e funzionale al racconto”.

Credi che sia importante per un attore/attrice sapersi “auto-doppiare” da solo/sola visto che tutti prima o poi si vedranno costretti a recitare in inglese o comunque in una lingua straniera?

“Ho avuto alcune esperienze di questo tipo, nel senso che mi sono doppiata in alcuni film. Ovviamente non sono una doppiatrice ma è una cosa che mi piace e non ho avuto grandi difficoltà nel farlo. Credo di esserci portata abbastanza anche se è molto complesso tecnicamente come lavoro”.

Ci sono delle cose di cui è meglio diffidare specie quando si è agli inizi?

“Quando si inizia un mestiere non si conoscono molte dinamiche e  meccanismi che le regolano quindi si rischia di sbagliare a prendere le decisioni. Io mi sono sempre affidata al mio istinto e spesso ho fatto bene”.

Ma per  te com’è stato all’inizio?

“L’inizio della mia avventura artistica lo ricordo pieno di entusiasmo e carico di aspettative. Ero felice di fare anche piccole cose che mi regalavano esperienza”.

C’è qualche film in cui ti vedremo tra poco?

“Negli ultimi mesi ho partecipato ad alcuni film che mi hanno permesso di entrare in contatto con realtà artistiche anche internazionali. Esperienze formative molto importanti che hanno arricchito il mio percorso. Ho appena ultimato le riprese di un film ‘The house of murderers’ per la regia di Bruno Di Marcello interamente girato in lingua inglese e che mi vede come protagonista”.



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Ester Campese: L’artista dalle mille emozioni

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di Laura Gorini

È un’artista raffinata e una donna dolce Ester Campese in arte Campey, da anni acclamata  pittrice a livello internazionale. Le sue opere sono infatti esposte quasi in ogni Paese del mondo. Nonostante ciò è rimasta una persona semplice e alla mano con la quale è un vero piacere conversare. Vediamo di conoscerla meglio da vicino…

Chi è Ester Campese?

“Ester è una persona semplice che con un sorriso cerca di trasmettere una piccola emozione attraverso i quadri, così come quando è presente a qualche manifestazione o evento. In sostanza io provo a prendere ‘per mano’ per così dire ‘l’interlocutore’ e fargli considerare le cose da un punto di vista diverso o almeno a suggerirlo, se lo stesso ovviamente si pone nella disponibilità e nell’ascolto o meglio in osservazione e curiosità”.

Quando è nato il tuo soprannome Campey?

“Credo poco più di una decina di anni fa. Prima firmavo con il mio cognome, ma trascinandolo graficamente nella parte finale, avvicinandomi in qualche modo a quello che poi ho scelto come aka e che sottende un augurio riprendendolo dal ‘kanpai’ , brindisi giapponese, così come potrebbe essere il ‘prosit’ in latino per dire ‘sia utile, faccia bene’”.

Il momento clou della tua carriera? 

“A dire il vero non credo di averlo ancora raggiunto, e ne sono contenta. Mi sento ancora in cammino in una esplorazione oltre che artistica anche personale. Ci sono state diverse tappe importanti, ma non mi sento sicuramente arrivata, tutt’altro. Spero di mantenere la curiosità e la spinta a proseguire sempre questo percorso. Volendo posso rammentare alcune delle tappe più significative di questo scorso 2016 come ad esempio il premio ‘Monte Carlo’ per l’opera ‘Giustizia Lacerata’ o la mostra a cui ho partecipato in giugno nell’ambito del Festival dei due mondi a Spoleto in cui le sette opere esposte sono state direttamente scelte dal Prof Vittorio Sgarbi, oppure la personale fatta alla Milano Art Gallery a dicembre che ho preparato per un anno intero, o poco più”.

E della tua vita in generale? 

“E’ la stessa cosa, ci sono state molte cose importanti sia belle e anche qualcuna meno bella, ma tutte mi hanno insegnato qualcosa. Senza dubbio per me è importantissima la presenza nella mia vita di Riccardo Bramante che, con tantissima cura amorevole, mi segue ed è a tutti gli effetti mio consigliere e mentore, e sempre mi sprona a dare il meglio di me, prima di tutto come persona. Lui di me vive, come normale che sia, anche qualche momento di sconforto che non conoscono ovviamente gli altri, ma che condivido nel quotidiano della mia vita”.

Come ti prepari ad affrontare una nuova mostra? 

“Sempre, sempre con tantissimo rispetto, con un attento studio del tema e scelgo esattamente dove essere presente o per il concept che vuole rappresentare la mostra o per la stima delle persone che me la propongono che so con quale cura e professionalità preparano la stessa. Ma ho sempre tantissimo rispetto anche tutti gli altri artisti che partecipano e con cui mi piace soffermarmi a scambiare opinioni ed idee”.

In che situazioni nascono i tuoi quadri?  

“I miei quadri nascono dall’osservazione di ciò che sta intorno a me, e che mi colpisce in modo particolare, ma anche da una sorta di meditazione più intima. Il mix delle due cose fa scaturire il soggetto che mi sono prefissata sperando di riuscire anche a trasferirne le emozioni che sono arrivate a me”.

Con quali parole descriveresti il tuo stile e perché? 

“Direi che posso descrivermi come post impressionista e simbolista. Nel mio intento desidero infatti lasciare un’ impressione ma anche libera interpretazione a chi osserva i miei quadri, quindi non utilizzo un figurativo spinto all’esasperazione come ad esempio nell’iperrealismo, ma piuttosto una modalità più sussurrata, un mezzo espressivo che  riproduca una parte della realtà visibile, l’altra preferisco lasciarla all’immaginazione. Per questo nei miei quadri non è tutto dettagliato ma trovi molte sfumature e nell’astratto ancor di più in quanto li mi sento libera di utilizzare molti simboli in cui nascondo, ma nemmeno poi tanto, uno o più concetti che desidero e provo a comunicare”.

E te stessa? 

“Per me posso dirti di essere una persona certamente sensibile, e come detto prima, semplice. Amo pormi in modo spontaneo verso le altre persone. Apprezzo l’eleganza nelle sue varie forme espresse ad esempio nel linguaggio ma anche nei modi. Mi infastidiscono invece molto la volgarità e la sguaiatezza”.

Che cosa dobbiamo e possiamo aspettarci ora da te? 

“Non saprei, sono come sono, senza troppi filtri. Spero di mantenere questa freschezza nelle mie opere e nel dialogo delicato che sono riuscita, spero, ad instaurare ed intrattenere con mi segue artisticamente. Ho in animo diversi progetti artistici, un paio più importanti che spero di poter realizzare con altri amici artisti in questo 2017. Intanto prossimamente, a marzo, sarò presente ad una mostra a New York”.



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Claudia Moretto: Una modella a stelle e strisce

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Fotomodella e cantante, molto attiva sui social, di recente è stata ammirata sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia

A settembre è stata protagonista sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, ospite dei tanti eventi che rendono magico uno degli appuntamenti mondiali più attesi dell’anno. Per Claudia Moretto, il 2017 è stato un autentico trionfo. Lei, fotomodella e cantante, personaggio social e brand testimonial, di fermarsi non ha nessuna intenzione. Da Venezia, città che l’ha adottata, ha spiccato il volo tanto da diventare una modella a… stelle e strisce. Con servizi fotografici nel nuovo e nel vecchio continente si sta facendo largo da una parte all’altra dell’Oceano. Eppure, Venezia è sempre Venezia. Così, i fotografi ormai arrivano da tutto il mondo per fotografarla e immortalarla con i loro obbiettivi. D’altronde, a 25 anni di età e un fisico semplicemente da invidiare, è una delle fotomodelle più belle e simpatiche dello Stivale. E oltre al successo nel mondo della fotografia, Claudia si gusta un periodo d’oro anche in quello della musica. Perché oltre ad essere una fotomodella, è anche una “singer”. Date un’occhiata alla sua pagina Facebook (ClaudiaMorettoOfficial) per crederci…

Partiamo dal red carpet di Venezia.

“È stato qualcosa di davvero straordinario, come immergersi in un mondo speciale e vivere ore davvero indimenticabili. Grazie all’invito di una produzione ho potuto visitare la Mostra ed il backstage, assistere all’anteprima di Vittoria e Abdul e di Stephen Frears e partecipare ad alcuni dei party più esclusivi”.

Un’occasione che capita solo a chi se la merita…

“Diciamo che non ho mai avuto problemi a mettermi in gioco, a lavorare duramente per migliorare sempre me stessa. È successo così in ambito musicale e fotografico, così come nell’imparare a gestire corpo e tempi davanti alla telecamera. Certo, poi la Mostra di Venezia è la Mostra di Venezia”.

Che effetto ti ha fatto vivere quel mondo, seppur per qualche giorno?

“È stato bellissimo, vedere delle star mondiali da vicino lascia sempre senza parole. Non era la prima volta avendo già lavorato e vissuto a lungo a Los Angeles, ma quello che stupisce sempre è la semplicità di questi attori popolarissimi, la naturalezza con cui star internazionali possono stringerti la mano e condividere un cocktail con me! È più facile trovare disponibilità ed apertura in queste persone, piuttosto che da chi è agli esordi e si sente già arrivato”.

E Claudia Moretto, dopo tanti shooting e video musicali, dove la vedremo prossimamente?

“Mi viene da dire: sempre sugli stessi schermi, ma con personaggi diversi! Dunque, sarò ancora la protagonista di un video musicale nei panni della fotomodella, un progetto curioso e divertente. E poi si stanno aprendo tante nuove occasioni che mi riporteranno in giro per l’Italia e per il mondo. So già che ripartirò per Los Angeles dove mi aspettano progetti inediti da portare a termine, ma prima c’è l’Italia che chiama”.

Insomma, il mondo dello spettacolo continua a vederti assoluta protagonista.

“È il mio mondo, quello che vivo fin da quando ero giovanissima. Oltre al ruolo di fotomodella, continuo a coltivare quello di singer. Canto da quando ero bambina, a 12 anni ho seguito il primo corso a cui ne hanno fatto seguito molti altri per specializzarmi. Mi sono formata anche in America, ho imparato a suonare il pianoforte per potermi accompagnare durante le mie esibizioni. E il mio inedito, ‘Sotto la pelle’, è stato il coronamento di questo lavoro. La musica mi regala soddisfazioni enormi in qualunque circostanza: che io sia in casa o ad un concerto, la musica è gioia”.

Ma anche la fotografia non scherza.

“Ed in più ho la fortuna di vivere in Laguna. Venezia è davvero meravigliosa in ogni suo angolo, è la location ideale per uno shooting. Così, poche settimane fa, mi ha raggiunto proprio qui lo Studio VcPhotography, un fotografo olandese con cui abbiamo realizzato bellissimi scatti. E in estate sono arrivati dal Texas per realizzare un servizio fotografico. Diciamo che le proposte non mancano! Mi ha contattato anche Frederic Dargelas, un fotografo di Helsinki molto noto nel settore. Anche con lui avvierò una collaborazione”.



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