GP Magazine agosto 2016



more No Comments settembre 9 2016 at 15:21


Tiziana Buldini

tiziana buldini 10

Parliamo di un’attrice che punta molto in alto. Prepariamoci a vederla diretta da registi di fama internazionale, accanto a miti del cinema. Attualmente sta girando la serie “Immaturi” e sarà protagonista in una puntata di “Squadra Mobile 2”

di Silvia Giansanti

Una brava attrice deve saper metter da parte la sua innata timidezza, e Tiziana Buldini ci riesce alla perfezione, mutando come un camaleonte sul set, abbandonando quindi rossori e pudicizie varie. Proviene da una gradevole città circondata dalle sue mura come Rieti, tanto cara a Lucio Battisti e ad altri personaggi storici. Una carriera quella di Tiziana frutto di uno ‘Sliding Doors’; nella vita infatti basta davvero un attimo per cambiare la nostra trama. Molto decisa e caparbia, all’inizio era sola contro tutti, ma la sua determinazione la sta ampiamente ripagando.

Leggendo la tua biografia, da giovanissima volevi aprire un’agenzia di viaggi perché ami molto viaggiare. In seguito però la vita ti ha dirottato altrove. Cos’è successo?

“E’ successo che vivevo a Lucca e volevo aprire un’agenzia di viaggi insieme al mio fidanzato livornese di allora. Mi sono però lasciata a causa di una serie di eventi, tornando così a Rieti. Nella sfortuna ho avuto fortuna, altrimenti non avrei avuto questa chance attuale. Non volevo stare nella mia città e così ho iniziato a mandare alcune mail per tentare il percorso artistico”.

Per arrivare a spedire le mail, devo supporre che avevi già un desiderio intrinseco.

“La vita artistica mi incuriosiva molto. Quindi un fondo di passione c’era fin da piccola”.

Quando hai scoperto velleità artistiche?

“Da quando ho girato per ‘Romanzo Criminale’. Il primo giorno di set mi sono accorta che dovevo fare questo mestiere sperando che fosse per tutta la vita. Sono sensazioni momentanee difficili da spiegare”.

Qualcuno ti ha incoraggiata all’inizio ad intraprendere questo lavoro?

“No, assolutamente. Sono stata sola contro tutto il mondo. I miei volevano un lavoro più stabile e meno duro e invece mi sono messa a studiare recitazione”.

Il tuo attore preferito e perché?

“Mastroianni. La prima volta che l’ho visto sullo schermo sono rimasta incantata a bocca aperta”.

Che tipo di strada hai avuto finora, in discesa o in salita?

“A dir la verità ho trovato tante difficoltà e periodi di scoraggiamento. Magari mollavo e due giorni dopo ero più carica e decisa più di prima a continuare tra provini e studio. Ho fatto anche alcune rinunce per costruire seriamente la mia carriera”.

Quali sono i tuoi obiettivi precisi?

“Vorrei tanto andare a Los Angeles a lavorare in ambito internazionale. Sono una grande sognatrice e forse non ci credo neanche io, però punto in alto a fare grandi film”.

Vorresti che un domani la gente si ricordasse di te per quale motivo?

“Per la bravura”.

Sei legata alla tua città d’origine?

“Sì”.

Cosa trovi di particolarmente affascinante a Rieti?

“La familiarità, la semplicità, le piccole cose e le persone. Più passa il tempo e più mi accorgo di essere legata. Invece da piccola volevo scappare. Quando ci torno provo un gran piacere”.

Qual è stata l’esperienza lavorativa che ti ha segnata di più?

“Nel cuore mi porto l’esperienza con Pupi Avati e adesso mi sto divertendo molto a girare la serie ‘Immaturi’, che vedremo prossimamente”.

Un regista da cui sogni di essere diretta?

“Continuo a puntare in alto e dico Woody Allen”.

E un attore o un’attrice con cui sogni di poter condividere il set?

“Meryl Streep, è un mito, c’è poco da fare”.

So che sei timida. Hai provato imbarazzo quando ti hanno chiesto di posare per Playboy?

“Tantissimo, volevo morire. La notte ho avuto anche gli incubi su ciò che avevo fatto, ma sul lavoro mi trasformo”.

Progetti di vita futura?

“Oggi, rispetto a ieri, penso molto anche ad una famiglia, forse perché ho incontrato l’uomo che sognavo. Lavorativamente mi auguro di fare tante cose e soprattutto in modo continuativo”.

Come deve essere il tuo fan ideale?

“Non deve essere uno stalker”.

Vivi a Roma, non trovi che bisognerebbe dare più spazio alla cultura e alle iniziative legate ad essa?

“Certo, basterebbe poco per fare tante cose carine”.

Hai un angolo segreto nella tua città?

“Lago di Paterno che è situato vicino Rieti e dove andavo fin da piccola, trascorrendo lì tantissimi momenti”.

Ci torni ogni tanto?

“Sì, ho una specie di richiamo”.

I tuoi impegni attuali?

“Sto girando la serie tv ‘Immaturi’, dove mi hanno affidato un ruolo molto carino e divertente e poi sarò protagonista di una puntata di ‘Squadra Mobile 2”, che andrà in onda a novembre. Per il resto si stanno sviluppando tanti progetti che andranno in porto l’anno nuovo”.

Com’è stata la tua estate?

“Mista tra lavoro e una pausa in America con il mio fidanzato. Los Angeles è stata una tappa obbligatoria”.

CHI E’ TIZIANA BULDINI

E’ nata a Rieti il 18 maggio del 1982 sotto il segno del Toro con ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce lunatica, orgogliosa, determinata e timida. Tifa per il Milan, ama mangiare le fettuccine al tartufo bianco e ha come hobby lo sport. Le piacerebbe vivere a Los Angeles. Ora risiede a Roma per lavoro. Possiede un coniglio nano di 8 anni. Questo è il suo anno fortunato. Attualmente è fidanzata. Dopo una serie di eventi inattesi, ha iniziato a partecipare per gioco al programma tv “Uomini e Donne” e in seguito si è ritrovata a lavorare con grandi nomi del cinema italiano come Pupi Avati, Carlo Vanzina, Federico Moccia e Vincenzo Salemme. Nel 2008 ha recitato in “Romanzo Criminale” e successivamente in “Scusa ma ti voglio sposare” e “No problem”. Nel 2010 è stata scelta per posare su Playboy. Una delle sue esperienze più significative è stata sempre nel 2010 nel “Figlio più piccolo” di Pupi Avati, che in seguito le ha affidato ruoli nelle commedie: “Il cuore grande delle ragazze”, “Il ragazzo d’oro” e “Il sole negli occhi”. Nel 2011 ha lavorato nel film “Anche se è amore non si vede” e in “Immaturi”. L’anno successivo è stata la volta dei film “Il tempo delle mimose” e nel 2013 “Universitari”. Ha recitato anche a livello internazionale in “Tale of Tales”. Numerose sono state le sue apparizioni televisive. Adesso è al lavoro per la serie tv “Immaturi” e sarà protagonista di una puntata di “Squadra Mobile 2”.



more No Comments settembre 9 2016 at 15:09


Antonio Monda

Monda 2

Direttore Artistico della Festa del Cinema di Roma

di Paolo Paolacci

Abbiamo avuto il piacere e la possibilità di intervistare, in un breve spazio temporale, il direttore artistico dela Festa del Cinema di Roma Antonio Monda  (13- 23 ottobre) e qui ne riportiamo il messaggio. L’impressione è di avere a che fare con un poliedrico uomo italiano, che vive da 21 anni in America, che con serietà e stile, porta avanti il suo talento in molti campi artistici. Dal  cinema  – insegna regia alla New York University – alla  letteratura e al giornalismo – è critico letterario di Repubblica e qui, nell’allegato del sabato, “D” (primo numero di luglio), Federico Rampini gli ha dedicato la sua rubrica con il titolo esemplare: “Il neworkese perfetto e le sue nove vite in una”.

E’ un piacere intervistarti, e ci sarebbero un’infinità di argomenti. Cominciamo dall’ultimo libro: “L’indegno”. Come è nato e perché è nato?

Innanzitutto è il quarto titolo di una saga americana newyorkese, stiamo per definire un unico libro in dieci volumi. In questa saga, ognuna per un decennio diverso della storia americana, ricorrono dei personaggi: “L’indegno” padre Abram Singer, figlio di Maria la protagonista dell’America progressista/nordista. In questo libro mi interesso a guardare il tormento interiore di uomo e di prete sinceramente convinto della verità di Cristo ma anche sinceramente innamorato di una donna.

Quindi hai intenzione di arrivare a dieci libri, è così?

Sto scrivendo il quinto mentre parliamo e lo sto finendo spero di farne un sesto. Si, è assolutamente così.

Hai una straordinaria versatilità artistica per la letteratura, il cinema, l’organizzazione di eventi culturali, la televisione: è una tua indole naturale oppure una voglia di ricerca di qualcosa dentro di te che senti di dover esprimere così?

Direi tutte e due le cose. Ovviamente c’è qualcosa di naturale che mi viene spontaneo ma anche la necessità e la voglia di ricerca, tutte e due.

La vita quotidiana da quali espressioni artistiche secondo te è meglio rappresentata al meglio oggi? (la tua e quella di tutti)

Secondo me dalla scrittura, proprio dalla scrittura.

Vivi in America da molto tempo: sogni in italiano o in americano?

In americano, dopo 22 anni!

 Il valore della vita umana oggi sembra svalutato, o meglio è come se fosse entrato nel circolo economico: che cos’è che non abbiamo capito in tempo?

Che ci sono cose che non hanno prezzo, lo dice anche una pubblicità, e anche questo principio così importante diventa uno slogan. Ci sono valori, sensazioni, emozioni: penso al meraviglioso discorso di Bob Kennedy sul Pil: ci sono cose che il Pil non riesce a misurare, la felicità, ecc.

Papa Francesco: cosa ne pensi?

É un grandissimo pontefice. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una serie di Papi uno più grande dell’altro: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e poi ovviamente Francesco, dei grandi Papi con personalità diverse nel solco dello stesso magistero.

Donald Trump in America è la pancia dell’America: è ancora il ritorno dell’11 settembre?

É la pancia ma non è necessariamente legato dell’11 settembre. Lui in persona interpreta un disagio diffuso e ha riportato a votare molte persone che non votavano più: quasi 4 milioni di elettori in più sono tanti, questo è un segno, poi a me non è che mi entusiasmi, però è quella roba lì.

Hillary Clinton è la continuità democratica che non ha ultimato la trasformazione sociale?

É sicuramente la continuità democratica che sta cercando di concludere quel cerchio lì.

 Insegni regia all’università University, una conoscenza spaventosa nel mondo del cinema, direttore artistico del festival del cinema di Roma (è inevitabile la domanda): quali sono le date e dove si svolge?

13-23 ottobre e si svolge all’Auditorium ma ci saranno anche eventi in città. Nelle prossime settimane cercherò di annunciarne uno abbastanza grande e clamoroso fuori dall’ Auditorium, ma non posso ancora dirlo!

Parlaci di questa tua seconda edizione, se cambierà qualcosa rispetto alla prima e se magari puoi anticipare qualcosa.

Ci sarà maggiore attenzione al red carpet e al glamour, non che non ce ne sia stato l’anno scorso ma c’è un’attenzione ulteriore.

Come ti è arrivata la folgorazione verso il cinema: esiste un momento in particolare della tua vita in cui te ne sei accorto oppure no?

Sì l’ho raccontato varie volte io persi mio padre quando avevo 15 anni e mi chiusi in un cinema, quindi ho visto tutti i film possibili alcuni noiosissimi e altri meravigliosi: erano gli anni della rinascita del cinema americano, gli anni di Coppola, della nascita di Scorsese, di Spielberg, di Cimino, di De Palma.

Lo scorso anno hai portato al Festival “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Mainetti, che è semplicemente entrato nel cuore di tutti quelli che lo hanno visto: stai cercando di fare una cosa simile?

I Festival si fanno con i film che ci sono, spero di trovare un altro Jeeg.

Isaac Singer, il grande scrittore con Nobel nel 1978: è ancora il  dybbuk il personaggio del futuro e quando ci farai il film di un suo racconto?

Quando non lo so, però è il personaggio che mi porto dentro, una delle persone che mi hanno più segnato artisticamente.

Hai mai sognato da bambino di riuscire a fare tutto quello che fai?

No. Ma l’ho sempre voluto.

Dove e come seguire il Festival di Roma e le tue altre iniziative?

Guarda, dal 30 settembre uscirà il programma e saranno in vendita i biglietti: online si potrà vedere.



more No Comments settembre 9 2016 at 15:06


Antonio Zequila: Il pescatore di Amalfi

antonio zequila 1

Nel suo libro, Antonio Zequila parla di sé, della sua terra e della sua vita. Una confessione fiera da uomo del sud

di Marisa Iacopino

“Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.” Fedele al pensiero kafkiano, Antonio Zequila ha spaccato il ghiaccio dentro di sé. “Il pescatore di Amalfi” una confessione fiera, resa col piglio dell’uomo del sud, schietto anche quando riaffiorano ricordi imbarazzanti che lui non evita, perché parte del passato. Più che autobiografia, il libro è una chiacchierata con una voce amica che presta ascolto e a tratti sollecita, invitando a un lungo flusso di coscienza. In un pomeriggio di calura estiva, ci ha raccontato quest’esperienza.

Il titolo è un chiaro omaggio alla sua terra, osservatorio privilegiato da dove ha iniziato a osservare il mondo. Cosa rappresenta Amalfi e il mare? 

“Fin da bambino andavo a pescare, e ho imparato a guardare il mare, indice di infinito e libertà. Nuotare poi è liberatorio. Amalfi all’epoca era frequentata da molte straniere, e lì ho conosciuto i piaceri della carne. Da un punto di vista storico, dobbiamo ricordare la sua importanza, come una delle quattro repubbliche marinare”.

E’ stato sincero nell’argomentare di sé?

Ho sempre vissuto al di fuori di schemi e regole. Sono nato con un bell’aspetto, ma vengo da una famiglia solida. Fare l’attore non è facile. Certo, non vai in fabbrica, però non hai certezze. Io ho avuto coraggio e fortuna. Lo racconto nel mio libro, senza la presunzione di parlare d’una vita agiata che pure ho fatto. Vita da miliardario, anche se sono nato in una famiglia semplice; ho girato il mondo da sette a due stelle, ma ho anche dormito in macchina. Il senso di adattamento è una delle mie caratteristiche, sto bene nel jet set mondiale, come con le persone di strada. Quello che non sopporto è l’ipocrisia. C’è stato un periodo in cui ero solo, in quanto escludevo chiunque sbagliasse nei miei riguardi. Alla fine però mi sono ammorbidito”.

Modello, attore di fotoromanzi, di cinema, fiction televisive, attore di teatro, personaggio dell’Isola dei famosi. Da cosa ha tratto maggior soddisfazione professionale?

“La mia carriera è più variegata d’una gelateria! Ho iniziato a fare il modello per conoscere una donna bellissima, l’insegnante di portamento di mia sorella. Me ne sono innamorato e siamo scappati a Roma per vivere quest’amore, il primo per me. Poi ho fatto fotoromanzi, per la mia fotogenia, e dopo ancora ho avuto esperienze cinematografiche, televisive e teatrali. La televisione arricchisce l’attore, il cinema lo rende famoso, il teatro lo nobilita. Ho avuto la fortuna di fare un teatro importante con Enrico Maria Salerno, di essere diretto da Zeffirelli recitando per mesi Pirandello in “Sei personaggi in cerca d’autore” a Londra. Inoltre, ho fatto molta televisione. Il cinema di meno, anche perché in Italia non esiste più. Al neorealismo cinematografico si è sostituito il neorealismo televisivo: sono venuti alla ribalda Il Grande Fratello e L’isola dei Famosi, di cui ho fatto la terza edizione. Non la rinnego. All’epoca, fare l’Isola era prestigioso, ti dava visibilità. E poi sapevo che il mare mi avrebbe portato bene”.

L’esperienza dell’Isola può essere massacrante. Come è stato per lei?

“Coi tempi che viviamo, tutte le scialuppe di naufraghi…  quelli sono problemi veri, disgrazie della vita. L’isola dei Famosi la rifarei cento volte. Sei strapagato, e sai che ti trovi in un contesto televisivo. Quando ho fatto il reality avevo quarantadue anni, e me la sono giocata con tutta l’esperienza di trent’anni di lavoro. Nei programmi di intrattenimento televisivo per piacere al pubblico bisogna essere se stessi”.

Nel suo passato, innumerevoli love affairs con donne di grande avvenenza. Ha conservato la capacità di sognare “sotto un cielo di stelle”?

“Ho visto le stelle più di una volta, con donne diverse. Per inciso, ho dato al libro il titolo ‘Il pescatore di Amalfi’ perché se da piccolo pescavo pesci, crescendo, le reti si sono allargate e ho pescato anche sirene! All’età di cinquantadue anni, posso annoverare innumerevoli esperienze, come molti. Ho vissuto la vita con grande intensità, sia che si trattasse del rapporto di un’ora, o di anni. Sono un romantico, un passionale, insomma le qualità dello scorpione.  Nonostante abbia girato il mondo, le cose indissolubili restano la famiglia, i miei genitori e la donna che amo – l’intesa sessuale con lei”.

Cosciente del suo essere un bell’uomo, ma anche autocritico riguardo certi paragoni. A chi la definì il nuovo Gassman, lei risponde nel libro, “Gassman non si tocca.” Eppure è stato apprezzato da registi di grosso calibro!

“Ero all’inizio della carriera. Debuttavo da protagonista in Storia di ordinaria follia di Bukowski.  Ero un ragazzo di ventidue anni, bello, prestante. Franco Quadri, recensore di ‘La Repubblica’ mi definì il nuovo Gassman. Forse più per l’aspetto fisico, all’epoca… Certo, fa piacere essere equiparato a un mito, ma nel tempo lo devi dimostrare. Io ho cercato di farlo, anche se ad oggi non credo di aver espresso tutto il mio potenziale”.

Progetti all’orizzonte?

“A giorni, un provino importante per una fiction, e poi c’è in ballo un lavoro televisivo di intrattenimento. Vedremo”.

Per concludere, una domanda avulsa dal resto: se dovesse definirsi con un sapore, un colore, un odore…

“Amo l’azzurro e il blu cobalto. Per il sapore direi risotto allo zafferano, intenso. Infine, se penso a un odore, dico quello personale. Nonostante si usino profumi, se una persona ha un buon odore, è la cosa più bella!”.



more No Comments settembre 9 2016 at 15:01


Cassandra De Rosa: “Finding You”

cassandra de rosa 1

Dopo l’esperienza ad Amici 7, la giovane cantante torna protagonista con il suo nuovo album intitolato “Finding you”

di Mirella Dosi

E’ uscito alla fine di giugno “Finding You”, il nuovo album di Cassandra De Rosa. E in pochissimo tempo ha scalato le vette della classifica dei più venduti su Itunes. Un ritorno, quello della toscanaccia di Amici 7, che coincide col ritorno in Italia della cantante dopo un periodo negli States, sua seconda patria.

Cassandra, raccontaci come nasce “Finding You”?

“Questo progetto nasce dall’incontro con persone meravigliose che hanno creduto in me fin dai tempi di Amici. Marina Marchione, amica e collega, ha fatto il mio nome nella stanza giusta e così sono stata contattata. E’ stato bellissimo poter riprovare l’emozione dello studio di registrazione, della scrittura e del confronto. Mi sono rimessa in gioco e, in questo progetto, devo ringraziare anche il mio compagno Alessandro Venuti che mi ha spronata perché stavo attraversando un momento particolare in cui non avevo fiducia in nessuno. E’ stato bello mettere insieme la vita privata con il lavoro, qualcosa che puoi fare solo quando l’amore è puro. E poi devo dire grazie a Casa Musica e CP&Partners che hanno dato vita a questo progetto”.

Quanti brani sono e su quale punti?

“Sono 7 brani. E’ un progetto prettamente dance, fresco, molto estivo. ‘Finding you’ e ‘Not afraid’ fanno parte della colonna sonora del film dello ‘Zoo di 105 On Air’, uscito al cinema. Punto molto su tutti perché mi piacciono tanto. Se fossi il pubblico lo comprerei questo disco.  E’ la prima volta che canticchio le mie canzoni sotto la doccia: buonissimo segno”.

Cosa ti aspetti da ‘Finding You’?

“Che ottenga una buona visibilità, perché se la merita. Ripeto è un progetto nel quale ho dato tutta me stessa e la mia produzione CP&Partners lo sa”.

Spiega a chi non ti conosce chi è Cassandra De Rosa.

“E’ una ragazza che sta per compiere 30 anni, che ancora crede in quello che fa, tra alti e bassi… lo ammetto. Non è facile pensarsi artista o convincersi di esserlo. C’è troppa gente intorno a te che, anche se non vorresti, a volte ti influenza negativamente. Oggi però, a distanza di anni da Amici e con tutte le esperienze che ho fatto, mi sono usciti gli attributi. Sono sempre io, ma ho un carattere ben definito”.

Come sei diventata una cantante?

“Credo che il destino abbia scelto per me perché ci ho sempre girato intorno e sono alla fine l’ho accettato. All’inizio mi faceva paura perché sapevo di dover fare delle rinunce e facevo dannare mio padre che, invece, ci credeva. E ancora oggi ci crede ed è il mio primo fan”.

Il primo esordio?

“In un pub a Firenze e poi subito il concorso presso il centro commerciale I Gigli che mi ha portato davvero tanta fortuna. Fu un’emozione uguale a quella che provo oggi. Forse è per questo continuo a crederci”.

Inseguire la tua passione per la musica cosa ti ha tolto e cosa ti ha regalato?

La musica aggiunge e basta. La musica richiede studio, impegno e dedizione. I sacrifici vale la pena farli, al massimo ripuliscono la tua vita da gente negativa”.

Ti abbiamo conosciuto e apprezzato ad Amici 7. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

“Un ricordo bellissimo e adesso riesco ad apprezzarlo, ora che sono stabile, ora che ho trovato l’amore, ora che sono soddisfatta del mio percorso, guardo indietro e dico ‘se solo lo avessi capito prima…’. Però non è mai troppo tardi”.

Rifaresti Amici?

“Assolutamente sì.  Adesso lo vivrei con un altro spirito! Sarei molto più Scialla”.

So che stai lavorando ad un ambizioso progetto che riguarda il melograno e il benessere, una start up creata da giovani under 30, ce ne parli?

“La riscoperta di questo frutto antico e versatile ha conquistato anche me. Grazie ai Fratelli Mirko ed Emanuele Caccia, ideatori e fondatori, io e il mio fidanzato Alessandro collaborando con la società King Company srl, produzione e distribuzione, dove gestisco, insieme a Mirko, il marketing e gli eventi, mentre Alessandro, insieme ad Emanuele, si occupa della logistica, leva strategica per una gestione ottimale dei trasporti. Mirko Caccia come me è un artista, un attore, e qualche tempo fa mi mise a conoscenza di questa sua idea che ho subito appoggiato. In Italia ci stiamo affermando. Abbiamo tanta voglia di crescere garantendo la provenienza e i controlli dei prodotti. Noi partiamo dal nostro terreno a Sant’Oreste, alle porte di Roma, fino ad arrivare alle nostre coltivazioni in Perù, Israele, Tunisia e Sud Africa. Visitate il nostro sito www.melogranoking.com e per restare in contatto con le mie novità musicali  www.cassandraderosa.it”.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:59


Tanta gavetta per Giglia Marra

giglia marra 3

Origini pugliesi, Giglia è una ragazza del sud arrivata a Roma con la voglia di ritagliarsi uno spazio nel mondo della recitazione. Con sacrificio e volontà ci sta riuscendo e il suo curriculum inizia ad essere interessante

di Marisa Iacopino

Ciao Giglia, che nome particolare: da dove e come nasce?

“Ciao, Giglia è il nome di mia nonna, a cui sono profondamente legata, anche se purtroppo non c’è più. La leggenda che mi raccontava sulla genesi di questo nome è di un banale errore all’anagrafe. In origine il suo nome sarebbe stato Giulia. Siamo state fortunate perché cosi è nato un nome originale. Ogni volta che mi presento chiunque si sofferma su Giglia… Quando ero più piccola non ero molto felice ma crescendo ho capito che è qualcosa che mi caratterizza e perché no mi valorizza ancora di più”.

Parlaci di te, presentati ai nostri lettori.

“Parlare di me? Oh che bella cosa… un fiume in piena che cerca la via per arrivare al mare! Sono una donna del sud, nata in un piccolo paesino in provincia di Taranto. Cresciuta nel calore della mia terra, cullata dal mare e, ho avuto la fortuna di correre, giocare tra gli ulivi. ‘Radici ben salde e testa tra le nuvole’, questo il mio motto. Anche se sono nata in un paesino di provincia ho subito capito di avere una forte vena creativa, motivo per il quale ho scelto di iscrivermi al liceo artistico. Dopo il liceo ho riempito la mia ‘valigia di cartone’ di sogni e sono venuta a Roma dove mi sono iscritta alla facoltà di Lettere, la Sapienza”.

La recitazione è stata per te un amore sbocciato all’improvviso o ce l’hai nel tuo dna?

“Ma diciamo che sin da bambina sono sempre stata affascinata dalle grandi attrici. Mio padre ha sempre avuto una grande passione per i bei film quindi spesso con lui guardavamo grandi cult e ne rimanevo incantata, emozionata. Fino ai diciotto anni ho partecipato a recite organizzate dal comune del mio paese, si intende a livello amatoriale. Diciamo che nel dna c’era un seme, nel corso degli anni piano piano è sbocciato. Quando ero piccola ogni giorno cambiavo idea su quello che avrei voluto fare da grande. Volevo fare tutti i mestieri del mondo, essere tutto, che è poi quello che dovrebbe fare un’attrice, no?! Interpretare ruoli sempre diversi”.

Qual è stata la tua formazione?

“Come dicevo, liceo artistico fondamentale, laurea in Lettere indirizzo Cinema e nel 2005 l’incontro con Beatrice Bracco! Sono entrata nella sua scuola ‘Il Teatro blu’, trascorrendo gli anni più intensi della mia vita. La mia vera formazione artistica è stato merito suo.Il mio rapporto con lei era speciale, non nego che per me aveva un affetto, stima particolare, mi ha sempre incoraggiata nel seguire questa strada. Parlo al passato perché purtroppo questa grande insegnante qualche anno fa è venuta a  mancare. Una grande donna con una forte carisma, una guida per molti attori italiani conosciuti come Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart al più giovane Salvatore Esposito. Dopo i tre anni al ‘Teatro blu’ ho comunque partecipato a vari seminari, laboratori e attualmente frequento un corso tenuto da un ex allieva di Beatrice Bracco di nome Giorgia Mangiafesta ‘ActingLab’. Credo che un attore debba essere in costante allenamento, aggiornamento proprio come fanno gli sportivi e i ricercatori. Non si smette mai di studiare!”.

Il teatro è stato il tuo primo banco di prova, giusto?

“Il teatro il mio primo esordio. Diciamo che durante gli anni della scuola di recitazione dovevamo mettere in scena alcuni spettacoli, diretti da Beatrice Bracco. Nel 2009 in un teatro off di Campo dè Fiori ero in scena con ‘Dentro il tuo silenzio’, regia di Gabriele Cometa, dove interpretavo una ragazza sorda, ruolo a cui sono profondamente legata vista la complessità della cosa. Va detto che le cose facili mi annoiano mentre quelle più ardue mi danno la grinta e posso dare libero sfogo alla mia passionalità, quella che è una mia  caratteristica. E va da sé con una serie di spettacoli a cui ho preso parte”.

Poi è arrivata la tv con le fiction. Che passaggio è stato e che impatto ha avuto su di te?

“Prima di arrivare alle fiction ho preso parte come protagonista e non di alcuni cortometraggi di giovani registi, ne cito uno poiché ho una profonda stima di Riccardo Papa, ‘Lacrima di Luna’. Con questo progetto abbiamo vinto numerosi premi e per quanto mi riguarda anche come miglior attrice protagonista al ‘Tenebria film festival’. La prima esperienza televisiva c’è stata durante il mio ultimo anno di scuola, sto parlando della soap ‘Vivere’. Il mio primo e vero lavoro televisivo, tutt’altra cosa che teatro e cinema indipendente poiché i ritmi sono diversi, purtroppo notai subito la differenza per quanto riguarda i tempi, la velocità di dover portare a casa il girato. Mentre a teatro c’è una preparazione diversa. Ma questo lo sappiamo tutti bene”.

Nel 2009 hai avuto un’esperienza importante al cinema. Ce ne puoi parlare?

“Sì è stato il mio primo film. Parliamo di un lungometraggio indipendente, ma non per questo meno importante, anzi. ‘Teleaut: ultima trasmissione’, regia di Niccolò Andenna, film fortemente critico sul nostro sistema mediatico, televisivo, un meta-film. Cinque ragazzi stanchi della pessima informazione televisiva, decidono di fare qualcosa di concreto. Riescono a boicottare un canale televisivo, mandando in onda i loro video estremamente provocatori. Io, tra i cinque protagonisti, interpreto  Alessia una giovane ‘compagna’ dalle idee rivoluzionarie. Nel film ha preso parte anche un grande della letteratura contemporanea: Pietro Benni. Vi invito a guardarlo in streaming, perchè anche se gli anni sono passati, i film restano per tutta la vita. E’ questo il bello del cinema!! Ho un ricordo stupendo di tutto il set, la passione la stanchezza fisica poiché è stato girato a Roma nel mese di agosto, ma questo non ci ha fermato a portare a termine un meta-film che dovrebbe avere la giusta attenzione. Guardatelo in streaming e poi capirete perché dico questo”.

Esperienza cinematografica che si è ripetuta lo scorso anno insieme ad Enrico Lo Verso e Maria Grazia Cucinotta in “Nomi e Cognomi”. Cosa ha significato per te lavorare con due bravi attori come loro?

“Ho interpretato un piccolo ruolo, ma ho avuto la fortuna di avere le scene con il protagonista Enrico Lo Verso,  attore di grande sensibilità, altruismo e carisma. Anche questo un film dai toni forti poiché racconta la storia Di Pippo Fava giornalista che combatteva la mafia, di cui poi ne è stato vittima! Purtroppo non ho avuto l’onore di conoscere la  Cucinotta e questo mi dispiace un pò, speriamo allora succeda presto”.

Parliamo di prossimo futuro. In autunno sarai in televisione, su Mediaset, con la fiction “Rimbocchiamoci le maniche” accanto a Sabrina Ferilli? Quale personaggio interpreti?

“Interpreto il ruolo di una giovane madre vittima di una negligenza, diciamo che il mio ruolo sarà molto drammatico visto la gravità dell’accaduto. Scusatemi se sono sintetica ma non posso dare molte informazioni, ma vi invito a guardare questa serie poiché tocca temi molto attuali”.

Sei soddisfatta della tua carriera fin qui condotta?

“Sono soddisfatta di quello che sono diventata oggi come donna. Per quanto riguarda la carriera credo che avrei potuto fare molto di più, ma questo perché sono una perfezionista. Se mi guardo indietro però credo d’aver fatto tutto quello che un’attrice dovrebbe fare: la gavetta! Studiare, lavorare e soprattutto vivere la vita sempre senza prendersi troppo sul serio”.

Progetti in cantiere?

“In cantiere c’è un pò di tutto teatro, tv, videoclip e cinema ma essendo scaramantica non dico nulla! Le cose si dicono a cose fatte, giusto?”.

Giustissimo! Chi è Giglia nella vita di tutti i giorni?

“E’ una donna un pò bambina che ama le cose più semplici, si emoziona facilmente davanti i poteri della natura, ama cucinare. Un’ appassionata dello sport in particolare della corsa una running, che è poi il motore della mia vita, una filosofia di vita. Correre mi libera, mi ricarica e mi fa meditare. Mi pongo degli obiettivi che devo superare, questo poi lo applico in tutto quello che faccio. Amo leggere, viaggiare, la buona musica, andare a teatro al cinema, frequentare buoni amici. Poi dipende sempre dai periodi magari a volte mi piace rimanere a casa nel mio mondo. Sicuro non so rinunciare alle bellissime ville che Roma ci regala. Ne sento l’esigenza primordiale una camminata, una corsa al tramonto nel bosco di Villa Ada per esempio per me è un piacevolissimo distaccarsi dalla frenesia della città. Sono nata sul cucuzzolo di una collina pugliese e Roma non è mai stata molto facile per me, ecco perché, spesso, ritorno alle mie origini. Sono molto legata alla mia famiglia che purtroppo o per fortuna vive lì”.

In che maniera coltivi il rapporto con i tuoi amici?

“Di amici ne ho pochi e sono quelli di sempre, che sempre ci sono anche se a volte non li sento,  so che ci sono in qualsiasi momento io ne abbia voglia o necessità. Certo, mi piace condividere il tempo con persone che amo e stimo con cui posso condividere le stesse passioni. Diciamo che sono molto diffidente e selettiva”.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:56


Carmen Morello

carmen morello 4

E’ una donna forte e determinata la conduttrice e attrice siciliana che abbiamo incontrato per una veloce chiacchierata a cuore aperto

di Laura Gorini

Carmen, una siciliana a Roma. Che cosa ami della Capitale?

“Ho sempre amato Roma, fin da ragazzina, per tutto ciò che offre e per i suoi monumenti, i palazzi storici, la sua storia immensa. Sai,  le prime gite scolastiche sono state per me importanti, perché ho ammirato Roma e desiderato fin da subito venire a vivere qui. Ho lanciato diverse volte la monetina a Fontana di Trevi esprimendo il desiderio che poi si è avverato; a qualcuno sembrerà una cosa stupida, infantile, ma i miei sogni di ragazzina in parte si sono avverati, certo non è stato semplice, vivere in una città come Roma è bello, ma faticoso sotto molti aspetti e primo fra tutti fare il mio lavoro e vivere di questo, diventare una professionista. Ma io ci sono riuscita!”.

Che cosa ti manca della tua terra natale?

“La mia famiglia, il poter condividere con loro le mie giornate e poi il buon cibo siciliano, intendo i prodotti tipici della mia terra, il mare, i profumi, le tradizioni che in Sicilia sono più radicate”.

Si dice che i giovani del sud abbiano tanti sogni ma che non riescano a concretizzarli. Tu che ne pensi?

“I giovani del sud sono diffidenti e spesso aspettano che qualcun altro faccia al loro posto quello che invece spetta fare  a loro! E’ un pò come attendere la manna dal cielo e questo non mi piace dei ragazzi di nuova generazione, anche perchè c’è del talento in loro, ma non viene sfruttato a dovere. Bisogna avere il coraggio di rischiare per i propri sogni e fare dei sacrifici qualora la vita lo richieda”.

A proposito di sogni, ti consideri una sognatrice?

“Assolutamente sì! Ogni mio successo per me è un punto di partenza per cui sogno sempre di raggiungere una meta più alta e tutto ciò mi rende viva”.

Quali sono i tuoi sogni di oggi, di ieri e di domani?​

“Oggi sogno la serenità che per molti anni non ho avuto, un matrimonio alle spalle, una carriera da costruire ecc.. Ieri sognavo di diventare un’attrice e vivere di questo lavoro, devo dire che oltre ad esserlo sono anche una conduttrice affermata e i miei sogni di domani sono vedere realizzati i miei figli, vederli sereni e di conseguenza vivere anch’io gli ultimi anni della mia vita appagata e realizzata”.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:53


Ylenia Antonelli: Una giornata speciale

_DSC1725

E’ con la bellissima Ylenia che continuiamo la nostra avventura: la numero quarantadue. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda

di Adriana Soares

Parlaci di te.  

“Ho 22 anni, lavoro e studio. Sono una ragazza ambiziosa, razionale, simpatica e intraprendente. Sin da piccola il mio sogno è sempre stato diventare fisioterapista. Ho sempre amato il contatto con l’acqua e per questo ho fatto nuoto agonistico per 15 anni. Per me era tutto, non solo il rapporto con l’acqua ma anche l’odore inebriante del cloro. Ho dovuto abbandonare l’agonistica a causa di un incidente e questo mi ha segnata molto. A quel punto, ho deciso di seguire gli studi da fisioterapista. Ma lo studio non è mai stato il mio forte, quindi ho cambiato nuovamente percorso, anche grazie ad una proposta lavorativa interessante. Così a 19 anni mi trovo a far parte di un’agenzia investigativa… Eh sì avete capito bene, la mia professione è quella di investigatrice privata. Per questa ragione mi sono iscritta a Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza. Lavoro che suscita moltissimo interesse e ad oggi è diventata la mia professione e ne sono molto più che felice”.

Ti piace la moda? La segui? 

“Oltre a seguire il nuoto agonistico, mi è sempre piaciuto il mondo della moda. Quando vedevo le sfilate in tv dei grandi stilisti italiani e non, mi si accendeva una lampadina dentro: avrò mai l’occasione di lavorare per una agenzia di moda? Lo spero proprio”.

Ti piaci come sei?  

“Sono una perfezionista, tengo molto al mio fisico e sono  la prima critica di me stessa. Dopo il nuoto non sono certo rimasta con le mani in mano, pratico palestra per mantenere il mio fisico al top della forma. Quindi mi piaccio!”.

Fai un lavoro interessante. Cosa ti ha spinto a farlo? C’è un motivo in particolare? 

“Come dicevo prima, è partito tutto da una semplice proposta e posso dire che, ad oggi, per quanto mi possa piacere questo lavoro, la mattina mi alzo dal letto con il sorriso per andare a lavorare, anche se magari so che dovrò farlo per sedici ore. Penso che questa sia la cosa più importante. Mi sono tolta molte soddisfazioni. È un lavoro che devi amare, perché altrimenti al giorno dopo non ci arrivi, non hai orari. Alcune volte neanche una vita personale, appunto, perché potrebbe portarti ad uscire la mattina presto e tornare la sera tardi. Non esistono né venerdì né sabati e né domeniche; quando arriva il week end è come se fosse un giorno lavorativo normale. Insomma, quando il lavoro chiama devi essere la prima ad essere pronta! Posso dire che è la mia passione”.

Progetti per il futuro? 

“Vivo giorno per giorno, un lavoro che amo ce l’ho, fortunatamente non mi è mai mancato nulla dai miei genitori, che stimo moltissimo per tutti i sacrifici che hanno fatto per me. Quindi cosa mi aspetta per il futuro non lo so, ma neanche lo voglio sapere, spero solo che alcuni sogni e progetti che ho nel cassetto non rimangano chiusi lì ma che prima o poi si realizzino”.

Cambieresti paese per seguire un tuo sogno? 

“Assolutamente sì, fino ad oggi non ho mai avuto un’occasione simile, ma se dovesse capitarmi non ci penserò su due volte.  A quel punto dovrò fare i conti con me stessa e con la mia vita e penso che fin quando non mi capiterà un’occasione tale da poter dire, ok cambio vita, non posso saperlo con certezza”.

Esiste un sogno tanto grande per cui valga la pena lottare per poterlo realizzare?  

“Sì certo. fino a ieri non ci credevo moltissimo, ma grazie al tuo corso di portamento, alle tue idee e alle tuoi opinioni ho capito che nel mondo della moda potrei fare qualcosa e che per questo devo credere più in me stessa. A tal proposito, colgo l’occasione per ringraziarti di tutto ciò che hai fatto per me, dal corso di portamento al book fotografico… sei una persona veramente speciale sia in ambito lavorativo che personale. Di certo non si incontrano persone come te tutti i giorni, ed avere avuto questa occasione con te è stata veramente una grande gioia. Due parole: sei una grande persona dentro e fuori! Grazie di tutto”.

Wow! Grazie per i complimenti Ylenia. Ultima domanda: cambieresti qualcosa nella tua vita?

“Guarda, sinceramente no. Di certo qualcosa si può sempre migliorare ma per fortuna ho solo 22 anni e di strada davanti a me ne ho molta da percorrere e spero di poterlo fare nei migliori dei modi”.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:51


“Qui torre di controllo”

flavio mancini - enav 4

Incontriamo Flavio Mancini, controllore Enav presso l’aeroporto di Perugia. Ci parla del suo lavoro e della sua importanza nella gestione del traffico aereo. Una professione delicata ma altamente stimolante da affrontare con determinazione

di Irene Di Liberto

Non capita tutti giorni di fare un’intervista a 20 metri di altezza. Mi trovo sulla torre di controllo dell’aeroporto San Francesco di Perugia. Dall’interno si può godere di un panorama davvero unico: sulla sinistra Assisi, a seguire, da dietro una montagna, si intravede Todi, e, infine, Perugia. Davanti a me tre controllori di volo, tutti giovanissimi. Non li saluto per non distrarli, ma mi intrattengo, finito il suo turno, per una chiacchierata con un uno di loro: Flavio Mancini, Controllore Enav.

Ciao Flavio, quando è nata l’idea di fare il controllore del traffico aereo?

“È nata nel momento in cui ho avuto la possibilità di visitare il centro di controllo d’area di Roma Ciampino, nel quale vengono gestiti tutti i voli in transito, in arrivo o in partenza, della zona tirrenica d’Italia, quindi un’area molto estesa, più o meno, dalla Toscana alla Sicilia. Mi è piaciuto subito perché mi è sembrato un ambiente specifico, delicato e professionale col quale è stato amore a prima vista”.

Una passione innata?

“Io ho entrambi i genitori ex dipendenti Alitalia, per questo mi son sempre piaciuti gli aerei. Mio padre, essendo un appassionato di tecnologia, quando ero piccolo mi faceva giocare coi simulatori di volo.  Ho imparato prima a usare quelli, poi a scrivere”.

In cosa consiste il tuo lavoro?

“Per definizione il controllore garantisce un flusso del traffico aereo sicuro, spedito e ordinato. Ciò significa gestire tutte le sue fasi. Ancor prima di accendere i motori il pilota parla con noi per essere autorizzato. Questo perché nel momento in cui si attiva un volo c’è in parallelo tutto un’organizzazione per coordinarlo sia ad altri voli, sia all’aeroporto stesso. E’ un sistema molto complesso che passa attraverso noi: dalla messa in moto, al rullaggio sui raccordi, alle operazioni di pista, cioè decollo e atterraggio, fino all’instradamento in rotta, ovvero li separiamo da altri aerei entro le distanze standard di sicurezza”.

La prima cosa che fai quando arrivi in torre? 

“Innanzitutto il buongiorno ai colleghi, poi si prende conoscenza della situazione. Si attiva da quel momento il processo di  passaggio consegne che è codificato. Ci sono delle check list da seguire dove il collega smontante mette a conoscenza della situazione il collega che sta montando in turno”.

Per diventare controllore, si passa dai simulatori di volo, alla prova pratica fino ad arrivare all’affiancamento, da parte di un altro collega, nell’impianto di destinazione, dopodiché si è abbastanza autonomi per gestire il proprio lavoro. Ricordi ancora il tuo primo giorno di lavoro, quando sei dovuto passare dalla teoria alla pratica?

“Ricordo due giornate in particolare. La mia prima abilitazione a Lamezia Terme, quasi due anni fa, dove mi sono sentito autonomo per la prima volta ed entusiasta di esserlo, proprio perché il processo che mi ci ha portato è stato abbastanza lungo, intenso e pieno di momenti importanti. Da quel momento sarei stato io a gestire la situazione. E’ stata un giorno abbastanza concitato per la presenza di molti voli prioritari. Un altro momento che ricordo coincide con quello del passaggio consegne qui a Perugia, a giugno dell’anno scorso, quando mi sono trovato con i miei colleghi di pari corso in una situazione completamente nuova. Ed è stata una bella sfida tutti insieme”.

Ci sono maggiori difficoltà nella gestione dl traffico aereo notturno?

“L’aeroporto di Perugia, dopo l’orario di chiusura, riapre se c’è un’emergenza, per accogliere dei voli ospedalieri, solitamente si tratta del trasporto di organi. Non ci sono difficoltà maggiori rispetto al traffico diurno perché gli aeroporti e le torri di controllo sono strutturati per accogliere la stessa quantità di traffico sia di giorno che di notte, mantenendo gli stessi standard di sicurezza”.

C’è un massimo di traffico che puoi gestire in contemporanea? 

“No, non c’è. Vengono comunque effettuati degli studi che analizzano vari parametri quali la struttura dello spazio aereo, la conformità dell’aeroporto, la dotazione  tecnologica della torre, la lunghezza della pista, per calcolare un intervallo minimo e massimo tra successivi avvicinamenti, cioè il lasso di tempo tra un atterraggio aereo e l’altro. Per Perugia varia da un minimo di tre minuti ad un massimo di sedici”.

Quindi bisogna essere multitasking. Credi che le donne siano avvantaggiate in questo, proprio per la loro innata capacità di gestire più cose nello stesso tempo? 

“Controllore del traffico aereo nasce come un lavoro prettamente maschile. In Italia per vedere la prima donna controllore si è dovuto aspettare il 1990, cioè qualche tempo dopo il primo concorso pubblico AAAVTAG, società costituita dopo la smilitarizzazione del controllo del traffico aereo, gestito fino allora in monopolio dall’aeronautica militare. Da allora la percentuale di donne in azienda è stata sempre in crescita. Nel mio corso le donne erano quasi il 30 per cento. Da ciò che vedo, il loro approccio è molto grintoso ed attento. E sono pure molto ordinate. Altro che sesso debole! E poi prendono sempre tantissimi complimenti dai piloti”.

Chi fa il tuo lavoro è molto determinato, in quanto si tratta di concedere delle autorizzazioni. Sei così anche nel privato, vuoi tenere tutto sotto controllo?

“Sono completamente diverso. Nel lavoro sono molto determinato. E’ necessario esserlo. Nella vita timido e, a volte, un po’ insicuro. Ad esempio sono stato due giorni col telefono in mano prima di chiamare una ragazza che mi piaceva per invitarla a cena… di certo con un aereo non mi posso permettere questa indecisione”.

Quali sono i rischi e le responsabilità?

“In Enav vengono effettuati degli studi risk assessement molto precisi per capire quali procedure possono essere strutturate. Io e i miei colleghi proveniamo da una formazione molto accurata che abbiamo acquisito all’Academy di  Forlì, che è l’unica scuola certificata in Italia e ha degli altissimi standard anche a livello europeo e internazionale.  Qualche anno fa, ad esempio, i controllori del traffico aereo libici persero la loro qualifica e per l’aggiornamento e la formazione si sono rivolti all’Academy. L’Enav, inoltre, fornisce consulenze a Dubai e all’aeroporto malese di Kuala Lumpur. Forte di questi altissimi metodi e procedure qualitativi, il controllore ha già alle spalle un team che ha studiato la situazione intorno e, inoltre, lavora in squadra, quindi ci si aiuta e si lavora insieme. Siamo in perfetta autonomia, ma mai da soli. Nonostante questo, la responsabilità permane ma il peso del controllo si riduce grazie a tutti questi elementi”.

E il lato divertente?

“Per me il lato divertente coincide con l’aspetto gratificante, ovvero quando con il mio operato garantisco sicurezza, regolarità dei voli e un flusso continuo del traffico. Quando il pilota mi ringrazia prima di salutarmi finisco il turno contento, sapendo di aver fatto solo bene”.

Un aneddoto che mi vuoi raccontare in cui hai dovuto affrontare una situazione critica?

“Qualche tempo fa, mi è capitato di gestire un aereo scuola che transitava nel nostro spazio aereo e già dal tono di voce avevo percepito che il pilota non era pienamente sicuro di ciò che faceva. Io lo istruivo, ma lui tentennava a rispondere. Da questo ho capito che si trovava da solo e si stava quasi perdendo. Allora ho cercato di aiutarlo in tutti i modi e dopo un po’ è tornato calmo. Diciamo che siamo una sorta di angelo custode dei piloti”.

Viaggi molto in aereo?

“Mi piace molto volare, ma non viaggio in aereo quanto vorrei”.

Chi o cosa butteresti giù “dalla torre”?

“Non butterei niente, anzi porterei su in torre la possibilità di far conoscere il mio lavoro agli altri. Il ruolo del controllore non è molto considerato perché agisce dietro le quinte, rimane dunque un po’ in ombra. Mi piacerebbe far capire che chi, come me, ha scelto di far questo lavoro ricopre una posizione strategica e di vitale importanza.  Un passeggero che prende un aereo non sa che c’è una sorta di sala regia che lavora dietro per portarlo in sicurezza a destinazione”.

 

Un ringraziamento al dott. Stefano Mancuso, direttore della torre di controllo di Perugia.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:48


Max Arduini: il cantacronaca

max arduini-foto-Daniele-Defranchi-0003

Nasce in Romagna, patria della musica italiana. È un cantautore pieno di talento e figlio d’arte: suo papà era pittore e suo nonno suonatore di fisarmonica. Considera il suo ultimo album solo la prima parte di un lavoro più grande

di Marisa Iacopino

Ci sono forme d’arte che sembrano accentrarsi in particolari luoghi del nostro bel paese. Nell’area geografica dell’Emilia e della Romagna, ad esempio, si potrebbe dire scritta la storia della musica italiana. Da lì, un mélange di nomi di grosso calibro, da Pavarotti a Zucchero, a Gianni Morandi, Milva, Vinicio Capossela, i Nomadi. E Max Arduini, ravennate, che incontriamo in occasione del suo nuovo album.

“Nasco Massimiliano Arduini. Sono diventato Max da quando Lucio Dalla mi consigliò di abbreviare il nome perché funzionava meglio. Era il 1997. La mia carriera artistica inizia, effettivamente, nel 2002”.

Sei figlio d’arte, padre pittore, un bisnonno suonatore di fisarmonica. I tuoi esordi, appena quindicenne, con una band nel 1987. Ritieni che la musica sia più potente dell’arte pittorica? 

“Quando c’è talento, un quadro, una poesia, una scultura, una canzone hanno la stessa potenza. I quadri di mio padre sono molto belli, di un pessimismo che forse apparteneva al suo tempo. Il bisnonno invece suonava la fisarmonica, e nel periodo carnevalesco o natalizio, andava nei casolari di campagna a far cantare e ballare la gente”.

Tra la musica e le parole cosa nasce prima?

“Nasce prima il testo, l’argomento. Lo esamino come farebbe un regista, uno sceneggiatore. Prendo appunti, faccio una cartellina e scrivo un potenziale titolo. Poi, se sento che c’è della musica che deve uscire, questa viene da sola, altrimenti rimane un manoscritto”.

Sei stato impegnato, accanto a personaggi famosi, in campagne di sensibilizzazione sui problemi dei disabili. Da cosa nasce questa tua attenzione?

“La musica, la scrittura, l’arte devono essere utili al prossimo. Se ho talento, devo metterlo al servizio degli altri. Ci sono delle cose che mi toccano personalmente, ad esempio, le persone che non sono autonome. E allora, ho dato un aiuto. Così nel 2002 è nata muscoli di cartone, una pubblicità progresso con Bisio e Fabrizio Frizzi. Io ho scritto la colonna sonora, in un pomeriggio”.

Tu sei un cantautore rock che si autoproduce. Cosa significa oggi, essere un cantautore? 

“E’ una parola inflazionata. Oggi forse non mi sento più cantautore, sono piuttosto un cantacronaca. Le mie canzoni parlano di cronaca, anche se in modo leggero. L’ispirazione mi viene guardandole persone; osservo, scrivo riflessioni.  E poi mi piace ricordare personaggi scomparsi, ridargli una dignità. Io sono lì, per chi vuole sentire queste storie”.

Tu sei nato a Ravenna. Questa tua appartenenza geografica credi abbia contribuito a fare di te quello che sei?

“Sì, sì. La musica italiana nasce lì. Non è un caso. L’aria buona, il contatto con la gente… C’è arte, cultura.  Lucio Dalla è stato il più grande, ma poi  ci sono Guccini, Vasco Rossi, Zucchero, Ligabue, e ancora Bersani, la Pausini, gli Stadio. Giuseppe Verdi in qualche modo ci sta accompagnando. E come non ricordare Raul Casadei, grandissimo violinista, che con ‘Romagna mia’ ha fatto ballare tutto il mondo. Ecco, c’è questa magia, voler comunicare: noi siamo qua, divertiamoci!”.

Dove affonda le radici la tua musica? 

“Non ho miti particolari. Sono stato un grande fan di Jim Morrison, e dei Doors, ho amato tanto Vasco Rossi da ragazzo. Poi ho sentito un disco di Ivano Fossati e mi è cambiata la struttura della musica. Fossati è un genio! E’ stata una crescita graduale, la mia”.

Una canzone, “Sul col du Galibier”, dedicata a Pantani, campione diventato capro espiatorio d’un sistema corrotto. Può un fuoriclasse, un artista, un uomo onesto inserito in un circuito tritatutto, salvarsi?

“La gente ricorda ‘il pirata e la bandana’, e di quando lui era all’apice della carriera. Era il campione, ed è stato abbattuto nel momento più alto della sua vita. Nel sistema tritatutto l’onesto ci muore. Per questo Max Arduini non ha sfondato! Lavoro con gente eccezionale, c’è solo stare bene insieme e suonare”.

C’è un testo sul brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore. Chi era questo Robin Hood della Romagna di fine ottocento?

“Certo era aggressivo. In Romagna ci sono quelli che mi attaccano e quelli che mi sostengono. Diciamola tutta: Garibaldi ha fatto cose anche opinabili. Ma ha liberato l’Italia, quindi è stato celebrato. Quando però leggi una sua lettera dagli Stati Uniti dov’era esiliato, che dice: dovremmo essere tutti figli e soldati del Passator Cortese perché fa cose prodigiose, vuol dire che l’altro non era poi male. Diciamo che il Passatore era un ribelle, un condottiero, un brigante. Il brigantaggio è stato un fenomeno diffuso nell’Italia di quel tempo”.

Vuoi parlarci del tuo ultimo album? 

“E’ semplicemente meraviglioso! Dal 2012 stavo mettendo da parte un po’ di legna per il mio album ideale. Questa è la parte 1. Perché poi, nel 2017 forse, verrà stampata la parte 2, e diventerà un unicum, un doppio album. Si intitola ‘Mezzo vivo, mezzo postumo’. La mia carriera la sto costruendo un po’ da vivo, un po’ da postumo. Quest’album ha un sottotitolo ‘Concept art’. Il secondo si chiamerà ‘Screenplay’. Nel primo, in uscita a settembre, fra i vari pezzi c’è una canzone: ‘Fumetto di pesce’ che rappresenta Il Bene. Associata a un’altra che uscirà nel secondo album, e conterrà ‘Cliché de villan’, ossia Il Male. Tutti e due, Bene e Male, daranno la loro versione dei fatti”.

Citami una frase tratta dal testo del tuo ultimo album…

“Bella domanda! ‘L’usuale quotidiano è avere in testa delle corna ed un tendone, guardarsi dalla pista scalinate appollaiate di curiosi’. Siamo tutti un po’ capri spiatori”.



more No Comments settembre 9 2016 at 14:43


    s

    Cerca

    Categorie

    Archivio Giornali PDF


    © GP magazine • Autorizzazione del Tribunale di Roma n.421/2000 del 6 Ottobre 2000