GP Magazine Settembre 2016



more No Comments ottobre 7 2016 at 14:25


Katia Pedrotti

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Più di dieci anni vissuti intensamente tra esperienze in radio e tv e la costruzione di una bella famiglia. Oggi è una mamma e moglie felice, con tanta voglia di fare ed imparare nel campo dello spettacolo.

di Silvia Giansanti

Ha un blog dove si occupa di moda e di altri argomenti. E’ fresca di campagne pubblicitarie e di serate ed è stata anche madrina di alcuni eventi. Nel suo futuro prossimo spera vivamente che nel famoso pentolone si muova qualcosa, magari per dare un cambio a tante facce “stantie” che si vedono in tv. Katia Pedrotti oggi è una super mamma di due bambini e una sposa soddisfatta accanto al suo principe Ascanio, pronipote di Papa Eugenio Pacelli e conosciuto come ben ricorderete proprio all’interno della casa del Grande Fratello 4. Ancora oggi sono due simpatici concorrenti che vengono ricordati con affetto e che hanno ancora tanti fans. L’ex gieffina fa trasparire tutto il suo essere di persona pura e negli ultimi mesi ha rivoluzionato il suo look, mostrando qualcosa di più al pubblico attento, seppur mantenendo il suo stile raffinato.

Katia, in questi ultimi dieci anni sono cambiate diverse cose nella tua vita. Parliamone.

“Parlarne brevemente è molto difficile perché sono stati anni intensi. Sono stata catapultata in questo mondo grazie al famoso reality, una scorciatoia per entrare nel mondo dello spettacolo, senza avere né arte e né parte. Ho sempre dichiarato di aver avuto un accesso privilegiato. Non sono ballerina o cantante, ma magari ho alcune caratteristiche che ho affinato sul campo. Ho lavorato in radio e in tv facendo anche molte telepromozioni e se dovessi scegliere tra tutte queste cose, opterei per tutte. Non tanto per un discorso di popolarità ma proprio perché mi piace svolgere questo tipo di lavoro”.

Perché decidesti di partecipare alla quarta edizione del Grande Fratello?

“Ero molto giovane e non ero soddisfatta di molte cose e così desideravo qualcosa che mi sconvolgesse la vita. Credo molto nel destino che mi ha ascoltata e scelta”.

Cosa ti colpì di Ascanio, in quella casa che potremmo definire galeotta?

“Inizialmente nulla, anzi a dire il vero era anche un po’ orso caratterialmente, ma poi parlando abbiamo scoperto che avevamo un gran dialogo insieme e quindi potevamo stare ore e ore a conversare di tutto. Poi naturalmente anche l’aspetto fisico non è passato inosservato”.

Oggi come puoi definire la vostra storia?

“Secondo me è una storia perfetta nell’imperfezione. Siamo una coppia normale che attraversa momenti splendidi alternati a momenti grigi, come tutti del resto”.

Hai due figli piccoli, non ti spaventa il loro futuro su questa terra che non fa altro che darci notizie non confortanti?

“Se mi soffermo sul futuro, ovviamente non sono felice di vederli proiettati in un contesto composto da brutte notizie. Per il momento faccio semplicemente da guida, cerco di instradare i miei figli e loro devono avere la possibilità di vivere la vita facendo tante esperienze”.

Tu e Ascanio avete ancora molti fans?

“Considerando che sono trascorsi più di dieci anni, direi di sì. Ne abbiamo molti”.

Come dimostrano il loro affetto?

“Con l’avvento dei social, ogni giorno riceviamo messaggi e quando siamo in giro ci fermano e ci sorridono, facendoci i complimenti per la famiglia che abbiamo costruito. Sono davvero carini”.

Secondo te per quale motivo avete ancora tanto seguito?

“La semplicità è il nostro punto di forza”.

C’è stato un personaggio delle varie edizioni del Grande Fratello che hai ammirato particolarmente?

“Luca Argentero, che attraverso il suo talento ha costruito una bellissima carriera”.

Qual è il tuo mito?

“Ce ne sono diversi. Il mio mito di donna è sempre stata Paola Barale, molto fashion e come uomo ho sempre ammirato Claudio Lippi. Tra i personaggi attuali, mi piace Alessia Marcuzzi che è molto bella e affabile”.

Ho notato che hai cambiato look. Il perché di questa scelta?

“Sono stata un pochino più audace. A dir la verità sono stata sempre restia a mostrare la propria sensualità, non tanto per pudore, ma perché credo che debbano emergere le proprie capacità. Si arriva per bravura e non per altro. Oggi però mi sto rendendo conto che serve anche farsi notare e quindi pur restando nell’eleganza, ho voluto osare. Vediamo come si evolveranno le situazioni”.

Visto che sei una bella donna, sei stata mai vittima di stalking?

“Sui social sì, ma questo tipo di stalking è più facile da fronteggiare con un semplice blocco dell’utente. Ricordo di una ragazza che era molto pedante e che si faceva vedere spesso alle serate che facevo con mio marito. Puntualmente veniva allontanata perché ritenuta troppo pesante”.

Forse veniva per Ascanio.

(Ride) “No, aveva mire diverse, anche se Ascanio è molto bello e guardato dalle donne”.

Come combatti questa forma di malattia dal vivo?

“Devo essere sincera. Con gli uomini non ho problemi perché finora si sono dimostrati più carini e gentili delle donne, che, invece, sono più invadenti e meno attente nei modi di fare”.

Qual è la tua filosofia di vita?

“Vivi e lascia vivere. Ognuno è libero di seguire la sua strada”.

CHI E’ KATIA PEDROTTI

Katia Pedrotti è nata a Chiesa in Valmalenco (SO) il 27 settembre del 1978 sotto il segno della Bilancia, senza conoscere però il suo ascendente. Caratterialmente si definisce pazzerella, solare e pura. Ha come hobby la palestra, tifa per il Milan e adora la polenta taragna che è un piatto tipico valtellinese. Al momento non possiede animali domestici. E’ sposata con Ascanio Pacelli e ha due figli di nome Tancredi e Matilda. Vorrebbe vivere a Miami e il 2004 è stato l’anno fortunato della sua vita, in cui ha partecipato al Grande Fratello e nella casa ha conosciuto il suo attuale marito. Da quel momento per lei sono partite varie cose nell’ambito dello spettacolo. Ha avuto esperienze in radio e tv, fatto da madrina per alcuni eventi, ha all’attivo alcune campagne pubblicitarie e tante serate in giro con Ascanio.



more No Comments ottobre 7 2016 at 14:14


E’ stato un buon Presidente?

Barack Obama

Barack Obama è il Presidente uscente degli Stati Uniti d’America. Prima di lui hanno risieduto nella Casa Bianca altri 43 presidenti, alcuni passati alla storia per la loro genialità, intelligenza e lungimiranza, altri per i loro errori  e gli scandali da cui sono stati travolti.

di Marco Negro

Ora anche Obama è alla fine della sua carriera da Presidente, il suo mandato è in scadenza, l’America partecipa attivamente alla sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump: è ora di tirare le somme del suo operato.

Obama inizia il suo primo mandato il 20 gennaio 2009. Il suo motto è “Yes, we can”. Infonde un’idea di cambiamento in tutta l’America, torna a sognare il popolo grasso, il popolo emarginato. Riesce a conquistare il voto di molti che da anni non entravano più in un seggio elettorale. E’ un Presidente che promette pace, diritti, uguaglianza vera e non solo teorica. Il 6 aprile 2009 a Praga fa un discorso riguardo all’uso del nucleare. Parla in una grande città d’Europa, che aveva vissuto meno di cinquant’anni prima la Primavera di Praga, moto rivoluzionario finalizzato alla democratizzazione e alla destalinizzazione. Era anche una città che, come tutto il resto d’Europa, aveva vissuto la Guerra Fredda temendo che la specie umana potesse essere annientata all’istante. Obama vuole un futuro migliore e più sicuro del passato. Grazie alla sua impressionante eloquenza e alle sue idee pacifiste, viene spesso paragonato a Martin Luther King e, sempre nel 2009, viene insignito del Premio Nobel per la Pace. I pareri sono contrastanti: il Wall Street Journal ironizza dicendo che “un leader adesso può vincere il premio per la pace per aver detto che spera ad un punto in futuro di portare la pace. Non lo deve fare, basta che ne abbia le aspirazioni. Geniale”. D’altra parte, però, l’America e il mondo intero sperano e credono in lui, fra l’altro, perché l’economia mondiale in quel periodo è in difficoltà: infatti il 15 settembre 2008 la società Lehman Brothers annuncia di aver intenzione di avvalersi del Chapter 11 e dichiara fallimento a causa di un ammontare pari a 613 miliardi di dollari di debiti bancari, 155 miliardi di debiti obbligazionari. E’ la più grande bancarotta degli Stati Uniti D’America. D’altro canto, l’America ha ancora molte forze militari in Medio Oriente, luogo dove le guerre vere e proprie compiute dagli americani sono finite da tempo.

UN SONDAGGIO NON LO PREMIA

Il Presidente promette di rimettere in piedi l’economia e di portare la pace proprio in quei Paesi dove fino ad allora gli USA avevano portato solo la guerra, ma fa riflettere il fatto che all’inizio del 2015 l’Università di Quinnipiac, specializzata in sondaggi, ha pubblicato una ricerca nella quale si dice che il 55% degli americani considera il suo governo fallimentare in economia, secondo il 57% degli americani è stato fallimentare anche per quanto riguarda la politica estera e addirittura il 58% della popolazione lo critica per come ha messo in atto la tanto sbandierata riforma sanitaria. Certo i sondaggi non esprimono una valutazione oggettiva sull’operato del suo governo, ma fanno riflettere. E’ necessario, quindi, soffermarsi proprio su questi punti.  Obama nel suo primo mandato impegna tutti gli sforzi nel salvataggio delle banche e nello stimolo all’economia. Proprio lui riferisce che il tasso di disoccupazione è stato dimezzato e che le moribonde industrie dell’auto e della finanza sono state salvate sull’orlo dell’abisso. Tutto quello che dice è vero, ma l’America è formata da gente comune, stipendiata, che quindi ragiona “con la pancia” e valuta l’operato del Presidente in base a come l’andamento dell’economia si ripercuote sul salario. E in effetti proprio così si spiega il malcontento popolare: i salari restano al palo ormai da molti anni. Infatti, per il 60% della popolazione che guadagna di meno, il salario orario reale è rimasto fermo o è addirittura sceso tra il 2007 e il 2015 e la crescita totale degli stipendi rimane ben al di sotto della media degli ultimi vent’anni. Inoltre Obama in varie interviste ha sbandierato il fatto che il deficit federale, ovvero la differenza fra entrate ed uscite annuali, è sceso sensibilmente. Tutto vero, ma in compenso il debito pubblico è cresciuto fino a quasi 14000 miliardi di dollari.

LA SUA POLITICA ESTERA

Anche in politica estera ha agito molto. Aveva promesso la pace durante i convegni, è stato insignito del premio Nobel per la pace e, quindi, si trova forse un po’ costretto a fare dei gesti forti di cambiamento. Annuncia, dunque, il ritiro di tutte le truppe militari americane dall’Iraq e dall’Afghanistan. Inizia questo lento ritiro, che continua ancora oggi.

Nel tempo si è accorto, però, di aver a che fare con dei Paesi distrutti e dilaniati dalla guerra e dalla corruzione. Tutto ciò ha portato la Casa Bianca a fare un cambio di strategia nel 2015 proprio per quanto riguarda la situazione afghana. Infatti, ha deciso di lasciare fino alla fine del 2016 più di 5000 uomini in territorio afghano dichiarando che “La nostra missione militare in Afghanistan è finita ma il nostro impegno con il popolo afghano no. Abbiamo fatto un grandissimo investimento per un Afghanistan più stabile, ma ora la sicurezza nel paese è ancora troppo fragile”. Dal mondo intero, e in particolare dalla secolare e acerrima nemica Mosca, questo fatto è stato visto come un fallimento del suo progetto di pace nel mondo. La sua strategia sul fronte iracheno benché diversa non è stata eccezionale: nel dicembre 2011 l’ultima colonna di blindati statunitensi lascia l’Iraq e supera il confine con il Kuwait, prima tappa del ritorno verso gli Stati Uniti. Obama rispetta quindi la scadenza fissata il 31 dicembre 2011. Ma in seguito all’uccisione di Saddam Hussein (2006) gli americani forniscono all’esercito iracheno armi occidentali sofisticate per poter controllare il Paese, che poi rimangono in uso agli iracheni anche dopo la ritirata dell’esercito statunitense. Ma gli incalzanti raid compiuti dai miliziani sunniti dell’ISIS sbriciolano velocemente l’esercito iracheno. Queste potenti armi occidentali  sono finite nelle mani dell’ISIS. Tutto ciò perché Obama voleva mantenere un avamposto filoamericano in quella zona mediorientale che si “contende” con la Russia, senza però un controllo reale sul territorio. Inoltre, perseguendo la scelta di non mandare più soldati in territorio nemico (il “no boots on the ground”), non ha partecipato attivamente a una guerra contro l’isis, anzi, ha spesso osteggiato la Russia e le altre potenze che, con metodi più o meno opinabili, hanno cercato di farlo.

Ha dovuto affrontare anche un altro grande problema: la Siria. In questo Paese dal 2010 ci sono stati moti rivoluzionari capeggiati da ribelli che avevano l’intento di abbattere il potere di Assad e, con l’aiuto dell’Occidente, instaurare una democrazia. La Siria è storicamente un avamposto militare e un alleato fondamentale per la Russia, così Obama nel 2013 ha mandato ai ribelli aiuti definiti dalla stampa americana “too little, too late”. Seppur inutili, questi aiuti mandati da Washington hanno inasprito i dialoghi tra Stati Uniti e Russia. Nel 2015 anche la Siria è stata conquistata dagli jihadisti e per questo motivo durante tutto l’anno i due paesi hanno cercato, senza riuscirvi, di trovare un’intesa per creare la pace in Siria e in tutto il Medio Oriente ma, soprattutto, di vincere l’ISIS: nel luglio 2016 Mosca e Washington stavano ancora identificando il nemico comune: secondo entrambi è l’ISIS ma secondo Mosca è necessario combattere anche il gruppo Al Nusra, formazione islamista radicale che da anni si batte per rovesciare Assad. Naturalmente gli Stati Uniti non sono d’accordo su quest’ultimo punto, perché essi stessi, come detto, finanziano i gruppi anti-Assad. L’intesa tra i due Paesi è ancora lontana, ma intanto la Siria sta cadendo nelle mani degli estremisti e la sua popolazione sta scappando verso l’Europa sperando di trovare pace, una dimora, sicurezza e lavoro. Sicuramente non è solo colpa di Obama se non si è trovato un accordo, ma anche del “muro di gomma” costruito da Mosca.

LE POLITICHE SANITARIE 

Obama ha operato anche nel settore della sanità. Nel 2013 è entrata in vigore la riforma che ha garantito una copertura sanitaria anche a 13 milioni di americani che prima non l’avevano: infatti tutti i cittadini hanno l’obbligo ad averne una e lo stato si impegna a garantire sussidi legati agli stipendi per aiutare anche i meno abbienti. Ma il malcontento riguardo a questa riforma resta alto. Obama, prima dell’entrata in vigore della legge, aveva promesso che nessuno sarebbe stato costretto a cambiare il proprio piano sanitario se avesse voluto mantenere quello di prima ma, nella realtà dei fatti, non è stato così: i piani che sono stati giudicati al di sotto degli standard minimi consentiti sono stati sostituiti da coperture più ampie ma anche onerose. Inoltre l’ufficio budget del Congresso, ha annunciato che la riforma sanitaria ha causato una diminuzione della forza lavoro proprio perché la riforma scoraggia chi aveva interesse a lavorare per il fatto che nel contratto di lavoro aveva anche l’assistenza sanitaria, mentre ora quest’ultima è sovvenzionata dallo Stato.

Aspetto non secondario il fatto che il Governo, per finanziare questi sussidi, si è visto costretto ad aumentare le tasse, fatto che ha reso la riforma ancora meno gradita.

PER MOLTI È IL PEGGIOR PRESIDENTE

Obama, però, si è anche impegnato a realizzare una stretta sulle armi da fuoco a causa delle frequenti stragi che avvengono negli USA: nuovi agenti verranno assunti dall’agenzia preposta al controllo delle armi e sono stati stanziati 500 milioni di dollari per fare controlli sulla salute mentale degli acquirenti. Nonostante la sua decisa volontà, trova ancora molti ostacoli da parte del partito repubblicano, che sostiene l’idea che ogni cittadino americano abbia il diritto di difendere se stesso e la propria famiglia anche con le armi.

Questa breve riflessione e sintesi sull’operato di Obama si può chiudere con un altro sondaggio condotto sempre dall’università di Quinnipiac che riferisce il fatto che Obama è ritenuto dagli americani il peggior presidente degli Stati Uniti d’America (mentre il più popolare risulta essere Ronald Reagan).

Forse non è stato un presidente forte e lungimirante come Reagan o John Fitzgerald Kennedy, ma è ingiusto metterlo sullo stesso piano di George Bush e Richard Nixon.



more 1 Comment ottobre 7 2016 at 14:10


Vincenzo Bocciarelli

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Originario di Mantova, trapiantato a Siena. Qui, alla giovanissima età di 14 anni muove i suoi primi passi al Piccolo Teatro, iscrivendosi  poi al Piccolo Teatro di Milano, allievo del maestro Strehler. La sua esperienza senese è fondamentale, la città gli è vicina in ogni momento, la ricorda con un passo del grande autore Mario Luzi  “Mi guarda Siena, mi guarda sempre”.

di Alessia Bimonte

All’attività teatrale ha in seguito affiancato una nutrita esperienza in Fiction assai care al pubblico: alcune tra tante: Orgoglio” (nelle tre serie – nel ruolo del marchese Andrea Obrofari – Rai Uno -2003-2005-), “Il bello delle donne”, “Incantesimo”, “Cinecittà”, e tante altre. Nel Cinema Vincenzo Bocciarelli e’ stato uno dei protagonisti con “E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini suscitando l’Interesse della critica: in una intervista a lui dedicata, Gloria Satta sul Messaggero lo definì “Orgoglio del grande Cinema.” Successivamente ha riscosso notevole successo nel film “l’inchiesta” nel complesso ruolo di Caligola uscito negli Stati Uniti distribuito dalla 20th Century Fox… Nel 2010 è stato protagonista del film indiano “Nirakazhcha – La Strada dei colori”, acquistato da Rai-Cinema e uscito in Italia nel 2011. Recentemente è stato sul grande schermo nel film campioni d’incassi “La scuola più bella del mondo” con Christian De Sica e Rocco Papaleo per la regia di Luca Miniero.

Vincenzo, hai iniziato la tua carriera con la recitazione. Cosa significa per te il teatro?

“Il teatro è impegno, è diaframma, passione, voce.  Il mio è stato un percorso cognitivo, di ricerca e di conoscenza di me stesso. Ho iniziato dal teatro, dalla recitazione. Una necessità di esprimere attraverso le parole di grandi autori delle forti emozioni. La recitazione per me è come l’ossigeno per gli esseri umani. Mi piace citare sempre questa frase di Antonin Artaud, che racchiude significativamente il mio pensiero: ‘Quando vivo non mi sento di vivere, ma è quando recito che io sento d’esistere’.  Sicuramente la mia è una scelta faticosa, da mantenere con coerenza. Un’arte, esercitata con passione, raggiunge stati di emozione che il pubblico percepisce, è come un abbraccio, un atto d’amore. Le vocazioni sono sempre ostacolate, dal facile successo o da altri veli che fanno perdere di vista quello che è realmente il teatro”.

Le tue grandi doti hanno varcato la soglia del teatro per approdare in televisione e al cinema. Cosa pensi del cinema?

“Dopo gli inizi, dal 2000 ho fatto anche televisione e cinema. Amo tanto il cinema, anche la new generation di registi. La cosa che forse mi sento di dire è che il cinema a volte è un po’ closer, nel senso che spesso la scelta dei registi cade su attori conosciuti o con i quali si è già lavorato.  A volte non basta solo un bel curriculum per avere quel quid che ti porta al successo. La mia più grande conquista è quando ti viene riconosciuta la qualità. Sono sempre pronto per un nuovo start, diventa una sfida coadiuvare cinema, tv e teatro; bisogna trovare una giusta mediazione”.

Impegni teatrali per la prossima stagione?

“A causa delle terribili vicende del terremoto, il debutto ad Ascoli Piceno con uno spettacolo per i quattrocento anni di Shakespeare e un secondo spettacolo dal titolo ‘Passeggiate shakespeariane’ è stato posticipato al 15 settembre. Il 27 ottobre sarò al teatro Dehon di Bologna con ‘Papà sei di troppo’, per la regia di Mario Mattia Giorgetti. Un testo tagliente, racconta una realtà in cui i figli si trovano costretti a far sparire i genitori vecchi perché inutili. Con lo stesso spettacolo mi sposterò poi a Roma, al teatro Tor di Nona il 3 novembre”.

Hai recentemente ricevuto un importante riconoscimento. Di che si tratta?

“Sono stato insignito del premio ‘Penisola Sorrentina Arturo Esposito’ per gli spettacoli fatti per ‘Una notte al museo del Mibact’. Tutte le performance hanno avuto come comun denominatore l’anima, ed è proprio per ‘I segreti dell’anima’ che sono stato premiato. Il premio ha avuto illustri predecessori e mi sento davvero onorato di averlo ricevuto. I riconoscimenti danno forza ed entusiasmo per quello che si fa”.

Ti vedremo anche nelle vesti di presentatore prossimamente. Anticipazioni?

“Ultimi giri di boa per il prossimo programma, in onda su Sky da ottobre. Intanto il titolo, ‘The beauty secrets’, per la regia di Nando Martone. Un format che mi vedrà alla conduzione. Sarà un viaggio alla scoperta della bellezza, non solo estetica ma anche la cultura e la storia della bellezza. Aneddoti, galateo, trucchi, un po’ di tutto. Verrò accompagnato da una serie di ospiti ogni puntata, che daranno i loro consigli professionali. Tra questi ultimi, avrò il piacere di ospitare la dottoressa Marcella Ribuffo, dermatologa e il beauty consultant Luca Leurini, oltre alla presenza di hair stylist e fashion stylist. Sarà una vera e propria scoperta degli elementi che creano la bellezza. La bellezza parte da dentro, se non stai bene dentro, non brillerai mai di luce al di fuori”.



more No Comments ottobre 7 2016 at 14:08


Diego Sechi: Bello e con un fisico bestiale

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Con costanza e determinazione si allena per ore, vuole raggiungere il suo obiettivo: non essere solo il più famoso fitness model a livello internazionale ma diventare il personal trainer delle star hollywoodiane. Lui è Diego Sechi

di Luca Leurini

Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore e studiato le lingue, inglese e spagnolo, si trasferisce a Londra per frequentare la prestigiosissima Universita King’s College London, specializzata in nutrition e dietetic. Il  grande amore arriva però  appena entra in una palestra, dopo aver frequentato tutti gli sport (lotta, calcio nuoto, basket, hockey e equitazione), dove intuisce subito che il suo business e il suo mondo debba essere corredato di bilancieri, pesi e attrezzi  per il fitness. Da un sondaggio su Youtube di qualche tempo fa “Top 10 Hottest Models in the worl – 50 Shades-sexy”, sui dieci modelli più sexy al mondo, è risultato al primo posto, con 2 milioni di visualizzazioni. Inoltre è l’unico modello di fitness  italiano che ha partecipato e vinto il gli europei nel 2013 a Londra “WBFF Pro European Fitness Model” e  recentemente ha gareggiato ai Campionati Mondiali di fitness WBFF. Noi in esclusiva per voi lettrici e lettori l’abbiamo incontrato a Londra nella palestra Muscle World, dove generalmente si allenano tutti i campioni. E’ la più esclusiva di Londra. E lì ci ha raccontato la sua storia.

Diego raccontaci com’è iniziata la tua formazione e la tua preparazione per conseguire tali risultati?

“Mi sono diplomato come geometra, successivamente ho deciso di andare a Londra, primo perché mi piace molto la lingua inglese e  poi avevo il desiderio di iscrivermi all’università King’s College, considerata a livello mondiale la più prestigiosa nel campo della nutrizione e delle diete, sempre  all’ avanguardia e con ricerche tecnologiche legate allo sport. In poche parole volevo capire bene come si comportava il mio corpo con alcuni alimenti, studiare la scienza e la chimica. Mi incuriosiva per capire tutti i processi sia in fase di training o durante le competizioni a livello nutrizionale e vedere le reazioni in maniera diretta sul mio corpo. Così in ogni risultato e traguardo che raggiungevo avevo una risposta esaustiva”.

Qual è stato il tuo primo sport che hai praticato?

“Il mio primo sport in assoluto è stata la lotta greco romana e sollevamento pesi. Poi in seguito, allenandomi di continuo ogni giorno, per molte ore, ero  appagato, ero felice. Ogni giorno avevo il desiderio di tornare in palestra, e così è nato  un feeling; allenarmi e sudare mi dava forza e ho cominciato ad allenarmi per un obiettivo: partecipare alle competizioni di fitness model. Mi impegno ogni giorno per salire un gradino più in alto e fare sempre meglio”.

Il tuo lavoro ti porta in giro per il mondo. Avrai conosciuto in pochissimi anni tante persone di diverse nazionalità. Nel mondo del fitness come siamo considerati noi italiani?

“Ho 24 anni e penso che ci sia sempre da imparare ma mi accorgo che in italia, rispetto all’estero, siamo ancora molto indietro. Ed è per questo che cerco di aprire la strada al nostro Paese essendo l’unico italiano in queste tipo di competizioni. L’invida che c’è in italia all’estero non esiste e si lavora molto con serenità e tranquillità”.

Nella tua carriera, anche se sei giovanissimo, hai ottenuto prestigiose copertine. Ne cito solo alcune:  Fti For Men, The Beef Magazine, Wiremag. Quale ricordi con più emozione e inoltre ricordi la prima esperienza fotografica?

“Sicuramente la prima a Londra su The Beef Magazine mi ha emozionato molto e poi For Men che ho realizzato in Italia che mi ha consentito di tornare nel nostro Paese per realizzare lo shooting con fotografi internazionali. La mia prima  copertina è quella che ricordo con emozione è stata la più venduta in UK, diventando un best seller in poco tempo per il record di vendite”.

Sei l’unico italiano che ha partecipato alla competizione mondiale di Fitness Model. Come ti senti a rappresentare l’Italia?

“Sono l ‘unico italiano che ha partecipato come professionista, mentre tutti possono partecipare come amatori. Quella è già una grandissima differenza, da professionista si compete esclusivamente con l ’elite del fitness e la competizione è dura, soprattutto un ambiente dove gli americani e gli inglesi sono sempre stati ad alti livelli e gli italiani ultimi. Dove si possono incontrare i migliori fisici al mondo, e per me essere l’unico italiano mi carica molto”.

In alcuni video, oltre agli innumerevoli servizi che hai fatto in diversi Paesi stranieri, hai anche realizzato da poco dei seminari sulla nutrizione. Puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

“Avendo una formazione universitaria nel campo della nutrizione, mi piace spiegare i concetti importanti e portare la mia esperienza di sportivo. I miei seminari si svolgono nelle palestre di tutta Europa e non sono rivolti solo alle persone che praticano fitness a livello agonistico ma anche a tutte quelle persone che vogliono approfondire la chimica e la scienza del cibo e della dieta”.

In una classifica internazionale Youtube sei risultato tra i primi posti dei modelli di fitness più famosi al mondo. Quando l’hai saputo, come hai reagito? Sei consapevole che questo momento non durerà in eterno?

“Sì, quando l’ho saputo è stata una sorpresa anche per me. Penso di essere un ragazzo normale ma indubbiamente mi ha fatto molto piacere anche se non punto tutto su questo.  E’ il mio lavoro e penso sia al presente che al futuro… mi do una pacca sulla spalla e vado avanti: lavoro, studio e continuo a inseguire i miei obiettivi”.

Tra i tuoi impegni c’è stata in Canada, a fine agosto,  la competizione mondiale di fitness. Come ti sei preparato? 

“Ho deciso di venire in Italia per staccare dai lavori che faccio in giro per l’Europa, shooting e seminari, per concentrami solo sulla preparazione del mondiale. Rappresentando l’Italia volevo venire qui a mangiare alimenti italiani, stare vicino alla mia famiglia e ai miei amici, allenarmi in tranquillità a contatto con la natura e con la vita sana della mia città. E’ stata una clausura dolce. L’anno scorso ho preso 22 aerei e quest’anno ho deciso di stare fermo a casa e concentrami solo sulla gara. Mi sono classificato quarto e penso che sia stato un bellissimo traguardo anche se non ho vinto. Ho gareggiato con i campioni provenienti da tutto il mondo e partecipare alla gara a Toronto del WBFF Words 2016 con 300 competitor mi ha emozionato molto. Sotto gara o quando faccio shooting alterno in maniera ferrea sei pasti, allenamenti, dieta e riposo, concentrandomi per migliorare il mio corpo e carburarlo bene. I sacrifici sono tanti ma sono sicuramente ripagati”.

I trionfi appagano tutti i sacrifici ma le sconfitte come si superano?

“Sono preparato ad entrambi. Se vinco sono al settimo cielo ma se perdo cerco di capire e migliorare in futuro. Mi documento, leggo tanti libri e in genere sono curioso. Comunque, in generale sono sempre ottimista”.

Diego lo sport è disciplina, allenamento e sicuramente tante rinunce…  a cosa hai dovuto rinunciare per raggiungere tali obiettivi?

“Gli allenamenti sono importati, da atleta seguo uno schema e come tutti gli sportivi non esco tutte le sere ma solo ogni tanto se non ho uno shooting o una gara. Mi piace trascorrere il tempo con i miei amici al cinema o in un caffè”

Arnond Schwarzenegger e stato un campione mondiale di culturismo e poi successivamente è diventato Governatore  della California. Ti piacerebbe seguire le sue orme?

“Prima ai suoi tempi c’era solo il  culturismo, ora la moda si è spostata più sul mondo del fitness. Certo la sua carriera è stata grandiosa ma vorrei seguire la mia strada senza copiare nessuno. Voglio essere solo Diego”.



more No Comments ottobre 7 2016 at 14:05


Elisa Giombetti: Una giornata speciale

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E’ con la bellissima Elisa che continuiamo la nostra avventura: la numero quarantatre. Noi di GP Magazine insieme ad Adriana Soares, fotografa ed artista, abbiamo ideato un fashion contest che si rivolge ai ragazzi della porta accanto. Organizziamo per loro un servizio fotografico speciale di moda.

di Adriana Soares

Elisa, parlaci di te.

“Mi ritengo una persona solare, socievole, dolce e soprattutto trasparente. Amo stare in compagnia e aiutare le persone che ho vicino, ammetto di essere anche un po’ permalosa, ma nessuno è perfetto! Forse dovrei riconoscere di più quello che è il mio valore e imparare ad amare anche le mie timidezze: saper amare se stessi è il nostro primo compito! Dico sempre che il centro del mio vivere è la mia famiglia, senza di loro non sarei ciò che sono ora…”.

Cosa pensi della moda? La segui? 

“Seguo la moda come tutte le ragazze della mia età, ma soprattutto quello che indosso deve piacere a me e rispecchiarmi”.

 Cosa pensi delle tue coetanee che la seguono come una ragione di vita?

“Penso che nell’esagerazione si nascondano una forte insicurezza e la paura di esprimersi anche in maniera diversa”.

Fai teatro da tempo… parlaci di questa esperienza.

“Sì, svolgo quest’ attività da quasi tre anni. È una passione, ho sempre desiderato di poter seguire un corso come quello che sto frequentando. Per me recitare significa esprimere me stessa in diversi modi, con le mie sfumature e con tutto ciò che provo. Dare vita a nuovi personaggi è come colorare la vita di qualcuno, donando emozioni, carattere e sentimenti”.

Progetti? Cosa sogni? 

“Beh, penso che a questo punto sia chiaro che il mio sogno consista nel portare avanti quest’attività e magari farne anche un lavoro. Per quanto riguarda i miei progetti, dopo il diploma ormai vicino vorrei proseguire gli studi all’Università, su cui non ho ancora le idee chiare.

 Cosa vorresti fare da grande?

“Voglio essere felice e realizzata, nella professione e nella vita privata, consapevole sempre che dietro ad ogni eventuale difficoltà si nasconda una nuova opportunità e che se, davvero si crede in se stessi e nelle proprie possibilità… tutto accade!”.



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Luciana Frazzetto: Il riso fa buon sangue

luciana frazzetto -  faccini MB

La critica l’ha definita la maestra della risata e paladina di una comicità incisiva. Lei è Luciana Frazzetto ed è in scena fino al 30 ottobre al Teatro delle Muse con lo spettacolo tutto da ridere “Affittasi camera da letto”.

di Serenella Romano

Hai una home del tuo sito personale con un “chi sono” divertentissimo: ti descrivi “alta come una sequoia…sorriso targato gioia di vivere”. Descrivi il tuo stato civile come “…abbastanza variegato e gustoso” . A questo punto mi chiedo: che cosa ti fa andare la luna di traverso?

“Sono una persona dalle mille idee, allegra e piena di risorse. Amo la vita. Amo i colori. Amo le novità.  Amo l’onestà e la puntualità per cui mi  irritano  i ritardatari, gli invidiosi, i falsi, i raccomandati e chi non sa ridere”. Che ce posso fa?

Secondo te la comicità è più osservazione della quotidianità o intendimento a suscitare il riso?

“Sicuramente osservazione. Spesso vedere cadere un amico ci fa ridere e lui magari poraccio s’è massacrato l’osso sacro. Dalla realtà possiamo trarre tantissimi spunti. Molte battute le sento al bar, sulla Metro, dal parrucchiere… e io rubo e scrivo. La commedia all’italiana ha saputo, raccontare i costumi, i cambiamenti e i caratteri del nostro paese. Ridere ci permette di liberarci dagli atteggiamenti mentali chiusi. Ridere fa bene alla salute ed è contro lo stress. Ridere è il sale della vita”.

Il pubblico ride sempre nel momento in cui tu vuoi che rida?  

“Generalmente sì, perché hai costruito la battuta a tavolino e sai che in quel preciso punto della frase la gente riderà, quantomeno aiutata dalla mimica facciale. Credo che far ridere sia un dono. Bisogna avere il tempo comico perfetto. Nessuno te lo può insegnare. E’ dentro di te. E’ nato con te”.

Il riso è anche espressione di conquista: tu sei scoppiata in una risata di gioia quando?

“Non mi viene in mente una risata in particolare. Io ridevo sempre insieme al mio papà. Lui rideva spesso, addirittura con le lacrime e io venivo contagiata da lui; si perché la risata è contagiosa ed è liberatoria. Se dovessi sceglierne una in particolare scelgo quando Federico Fellini, mi prese per il suo film ‘Ginger e Fred’. Ero accanto a due mostri sacri, Mastroianni e la Masina.. Dopo il primo momento di incredulità, la mia felicità è stata talmente tanta che sono esplosa in una risata di gioia: ho preso mia madre in braccio e cominciato a girare per tutta la stanza”.

Nei tuoi spettacoli ti diverti a passare dai monologhi cabarettistici alle commedie di prosa brillanti: quali sono i titoli o i personaggi cui sei più affezionata?

“I personaggi che mi hanno accompagnata in questo lungo cammino artistico, dal 1977, sono stati tantissimi, svariati e variegati: ognuno di loro mi ha regalato e lasciato qualcosa, ha stimolato la mia fantasia, ha cambiato la mia storia, mi ha fatto vivere tante emozioni diverse. Ogni volta che interpreto un nuovo personaggio, metto a nudo la mia anima e mi dono al mio pubblico. Sentire la platea che ti ascolta, che ride, che applaude  in massa, è qualcosa di entusiasmante, di piacevole, di sublime”.

L’esperienza di un gruppo di lavoro come “Le Sbandate” quanto è stata per te formativa?

“E’ stata un’esperienza molto interessante: quattro attrici comiche, soprattutto ironiche, provenienti da esperienze artistiche diverse. Questo ci ha molto arricchito. Ognuna di noi ha contribuito portando la propria esperienza personale e rendendolo unico nel suo genere. Le Sbandate son durate 14 anni: un’esperienza che non dimenticherò mai”.

Ti è mai capitato che qualcuno del pubblico si risentisse del tuo umorismo?

“No, sinceramente mai. Neanche nella messa in scena del mio monologo ‘E se il sesso si è depresso?’. Anzi, ti cito ciò che ha scritto una giornalista: ‘L’autrice ha saputo mettere insieme una serie di osservazioni reali e acute trattando il sesso in modo libero, assolutamente mai volgare e soprattutto cogliendone la profonda essenza umana e perché no affettiva’. Nessuno si è mai risentito o scandalizzato neanche quando ho  messo in scena con Le Sbandate, ‘L’orgasmo della mia migliore amica’, che per sei anni consecutivi ha registrato il tutto esaurito nelle sale dei teatri romani. Un testo sensuale ma mai volgare”.

Nel corso di questa stagione, dove potremo ridere assieme a te e ai tuoi spettacoli?

“Sarò al Teatro delle Muse fino 30 ottobre con ‘Affittasi camera da letto’, una commedia brillante scritta dagli inglesi A. Marriott e B.Grant, tradotta da F. Tolnay  e adattata da me e da L. Giacomozzi sempre con la regia di M. Milazzo. Bugie, gags, colpi di scena e contraddizioni sono gli ingredienti per assicurarvi un diluvio di risate”.



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Piero Mazzocchetti

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Il grande pubblico lo ha conosciuto nel 2007, anno in cui è arrivato terzo al Festival di Sanremo ma all’estero la sua musica è molto apprezzata da tanto tempo.“Istanti” è il suo  ultimo album, realizzato anche con la collaborazione del maestro Peppe Vessicchio.

di Mirella Dosi

E’ disponibile in tutti i negozi e sulle piattaforme digitali “Istanti”, il nuovo album di Piero Mazzocchetti (Italiana Dischi).  Sette brani inediti e cinque cover che abbracciano variegati stili musicali che lo rendono un disco importante con collaborazioni straordinarie. Dallo swing, alla musica leggera, passando per la lirica. Perché la musica è musica sempre. E da sempre Mazzocchetti si appassiona a tutte le occasioni che la vita gli offre per onorare il talento che gli è stato donato. I brani inediti portano le firme di Maurizio Fabrizio, Beppe Vessicchio, Enzo Campagnoli. Alla tromba Fabrizio Bosso, al flauto Andrea Griminelli. Gli arrangiamenti sono del Maestro Peppe Vessicchio.

“Istanti è il frutto di una grandissima maturazione artistica e umana che mi ha dato la possibilità di affrontare momenti musicali completamente diversi”, spiega Mazzocchetti. “Abbiamo voluto ricreare un salotto artistico semplice e raffinato, dove ci si può sedere e ascoltare un’ora di musica in totale spensieratezza e tranquillità”.

Come è nata la collaborazione con Peppe Vessicchio?

“E’ venuto nella mia accademia in Abruzzo, la Crossover Academy, per fare una Masterclass. Ci conoscevamo da Sanremo, ma non avevamo mai collaborato. E’ rimasto colpito dalla mia struttura e dal livello di preparazione dei miei allievi. E così ci siamo reciprocamente chiesti quali sarebbero stati i nostri progetti. Molto semplicemente ci siamo messi a lavorare ed è nato Istanti che, a mio avviso, è un album straordinario nella sua completezza”.

La definiscono un artista crossover. Ci spiega esattamente cosa vuol dire?

“Un artista crossover ha una concezione musicale più ampia rispetto ad un tenore o ad un cantante di musica leggera che fa solo pop o jazz. Sono delle contaminazioni musicali diverse nei loro stili che si fondono. Quindi, nel mio caso, una vocalità lirica e una pop che si fondono insieme per dare vita ad uno stile di canto diverso. Questo è per dare una trasversalità ad un pubblico melomane che di solito non ascolterebbe un genere più commerciale. Io rientro perfettamente nella definizione crossover perché ho una voce lirica, ma anche leggera.  Per età e gusto personale infatti vengo da una cultura pop e il pianobar da ragazzino mi ha forgiato in questo repertorio più leggero”.

L’Italia l’ha “scoperta” solo nel 2007 quando arrivò terzo al Festival di Sanremo. Ma nel resto del mondo lei è una star acclamata da anni. Si sarebbe aspettato tutto questo?

“Nella vita non mi sono mai aspettato nulla a livello artistico. Vivo alla giornata costruendo su me stesso. Ho sempre avuto un obiettivo: quello di essere preparato e di avere le carte in tavola qualora fosse arrivata un’opportunità. Sono convinto che una chance, prima o poi, arriva per tutti. Ma bisogna prepararsi per non farsi trovare impreparati e dover così rinunciare ad un treno che magari non ripasserà. Oggi a 38 anni sono un privilegiato perché vivo di musica. Riesco a vivere bene e creo lavoro per le persone intorno a me. E questo mi fa molto felice. Ringrazio Dio per avermi dato un talento e di aver avuto la possibilità di scoprirlo”.

Ha nominato Dio. Che ruolo ha nella sua vita?

“La Fede è importante anche se è una consapevolezza molto intima. Non la proclamo pubblicamente. La vivo in modo sereno. Cercando di rispettare le persone e di avere Gesù nel mio cuore”.

Forse anche per questo è stato scelto per cantare durante il Concerto di Natale in Vaticano. Ultimamente ad Assisi e a Pietralcina, luoghi simbolo della fede. 

“Partecipare al concerto di Natale è stato molto bello. Ma la cosa più importante è stata poter abbracciare e salutare Papa Francesco il giorno prima. E’ una persona che ti guarda negli occhi e ti legge dentro l’anima. E’ stata un’emozione fortissima. Mi ha stretto la mano e mi ha ringraziato per la mia musica. Mi sono sentito avvolto da una coperta di cachemire e quando sono nervoso riguardo quella foto per ritrovare quella serenità. Ringrazierò sempre la musica per questo”.

Anche sua moglie Rosalinda è una cantante. Che ruolo ha la musica nella vostra famiglia?

“La nostra è una famiglia a sette note. Mia moglie l’ho conosciuta nella mia accademia sei anni fa. Ha una bellissima voce leggera infatti ha duettato con me nella terza traccia del cd, ‘Vorrei soltanto che ritorni’. Ed è straordinario vedere che nostro figlio Francesco, a nemmeno tre anni, ha una capacità di riprodurre suoni in maniera perfetta. Di riprodurre un ritmo senza sbagliare una battuta. Anche Vessicchio ha notato questa cosa. Se dovesse essere un talento in futuro farà la sua strada e io ne sarò felice. La musica ci unisce ogni giorno e ci ha regalato la possibilità di creare una famiglia molto bella”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

“Pubblicherò ‘Istanti’ in Germania, una nazione che mi ama da sempre, e tornerò in Canada. Ma, soprattutto, partirà l’Amara Terra Mia tour che mi porterà in giro per tutta l’Italia. A casa ho sempre la valigia pronta. E’ anche questo il bello del mio mestiere”.



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L’Africa di Simona Tuliozzi

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L’Africa è paesaggio che toglie il fiato. Forme e colori che s’incidono nella memoria, sguardi di bimbi dal sorriso più dolce. In poche parole è un’emozione che ti assale. Stato dell’anima che si fa Mal d’Africa.

di Marisa Iacopino

Simona Tuliozzi, esploratrice antropologa, tutto questo l’ha incontrato nei suoi viaggi in Africa. L’abbiamo invitata a parlarci della sua esperienza, raccontata nel libro “Africaggiando”, edito da Viola Editrice.

E’ la sua natura ad aver fatto di lei una curiosa, o pensa sia stata la preparazione professionale? 

“Essere antropologa e insegnare Antropologia Culturale abbatte i muri del pregiudizio. Sono convinta che la violenza, le guerriglie, la fame siano solo un neo rispetto a quanto di bello e intimamente interessante sia l’Africa.  ‘Africaggiando’ è un inno a questa terra che fa paura perché il diverso fa paura! Io mi sono sempre sentita a mio agio, vicina alle popolazioni incontrate durante i viaggi-studio. Non è stata la preparazione professionale a trasformarmi, probabilmente è il contrario”.

Viaggiare da soli permette di conoscere i propri limiti. C’è mai stata preoccupazione?

“E’ stata una rivelazione scoprirmi così coraggiosa. Comunque ho sempre viaggiato in sicurezza, accompagnata da un autista, e in alcuni viaggi anche dall’interprete. Quando si entra in villaggi primitivi o semi primitivi, gli autoctoni parlano solo il loro linguaggio. Ma gli africani promanano serenità, gioia, e hanno un alto senso di condivisione. Anche quando ero sola mi sentivo invasa dalle emozioni che mi davano gli odori. L’odore dell’Africa è inconfondibile; racchiude la natura, le spezie, il bestiame. E’ l’odore dell’odore!”.

Nel Benin, la Port de non retour, alla fine di un viale che porta al mare e che è stato percorso da schiavi per centinaia di anni.  Si può ipotizzare che la deportazione di decine di migliaia di individui abbia causato squilibri socio-economici e politici in Africa?

“Il viale che conduce alla ‘Porta di non ritorno’ è molto lungo e conoscendo la storia di queste razzie, provoca emozioni contrastanti in chi lo percorre. A me suscitava rabbia, dolore, compassione, e di conseguenza amore verso gli africani che avevano sopportato dolore fisico ed emotivo. Gli schiavi venivano prelevati soprattutto dalla zona subsahariana, e questo ha causato inevitabilmente squilibri demografici. Non credo sia mai stata fatta una stima, ma sicuramente c’è stato un forte sbilanciamento nei tassi di crescita”.

I luoghi di condivisione per eccellenza sono la strada e il mercato. Un po’ quello che avveniva nell’agorà greca o nel foro a Roma?

“Sì, la strada e il mercato sono luoghi di socialità, oltre che di lavoro. Entrambi rappresentano la vita. Soprattutto le donne, con i loro banchetti a vendere prodotti anche durante la notte, con un lumicino. A parte nel periodo delle piogge, gli africani vivono esclusivamente in strada. Lì preparano da mangiare, dormono sulle stuoie. Lì corre il tam-tam delle notizie da un villaggio all’altro. E’ nei mercati che i consiglieri cercano le nuove mogli per il sovrano, ancora oggi”.

La morte è un momento di passaggio importante per tante tribù, ad esempio gli Ashanti. Si ride, si festeggia, si parla del defunto per conservarlo alla memoria. Contrariamente, il dramma dei morti in mare viene vissuto con grande sofferenza. 

“Gli africani vivono l’esperienza del trapasso con una spiritualità diversa. Festeggiano durante i funerali, eccetto se si tratta di bambini o persone molto giovani. Con la morte, l’anima si congiunge agli spiriti degli antenati, una cosa di altissima spiritualità. Anche negli anni successivi si celebra l’anniversario della morte con balli, canti e cibo. Per quanto riguarda i morti in mare, invece, è un dolore incomprensibile, perché gli esseri umani devono morire sulla madre terra. Morire durante il viaggio rappresenta un ulteriore sogno spezzato”.

Descrivendo la foce del Volta, lei parla di armonia, pace, equilibrio, perfezione. Qual è una fondamentale differenza tra il loro modo naturale di vivere e il nostro? 

“Ci sono alcuni posti che ricordano l’Eden. Tra il Volta e l’Oceano c’è una fascia di terra con un villaggio nel quale regna l’armonia assoluta: sarei rimasta lì. I tempi degli africani sono molto lunghi. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, ma poi ho capito che la loro quotidianità si svolge all’insegna della calma. E’ per questo che, malgrado tutto, non si ammalano. Non hanno orari da rispettare, cartellini da timbrare. Non hanno il pensiero di genitori anziani che restano soli: vivono tutti insieme, condividendo spazi e affetti con l’intera comunità. In Africa nessuno si sente solo”.

Uno straniero potrà mai davvero penetrare i segreti dell’Africa?  

“Sì, ma solo se si arriva come viaggiatore, non come turista. E con un’apertura mentale a largo spettro”.

“Africaggiando” l’ha cambiata? 

“Quando si vivono certe esperienza ci si rende conto della futilità dei nostri stress. Si guarda l’altro con gli occhi del cuore. Questo fa la differenza”.



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Francesco Lisa figlio di Sicilia

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Giovanissimo, attaccato alla sua amata terra, è un ragazzo che fa di questo amore per le sue radici una ragione di vita. Ha scritto il suo primo romanzo “L’anello del Benedìciti” e in quest’intervista lo scopriamo in tutta la sua semplicità.

di Simone Mori

Ciao Francesco, raccontaci qualcosa di te, della tua vita. Chi sei insomma.

“Ciao, sono un piccolo imprenditore nel settore automobilistico, abito a Torregrotta in provincia di Messina, ho trent’anni, da cinque sono sposato con Veronica e da due sono padre di Domenico. Nel 2005 mi sono diplomato presso l’ ITIS ‘E. Majorana’ di Milazzo con il titolo di perito per la meccanica. Nonostante gli ottimi risultati scolastici ho deciso comunque di dare continuità all’attività di carrozzeria, che mio padre ha creato dopo anni di sacrifici. Sono diventato dunque il verniciatore della nostra attività. Nel tempo libero mi dedico ai libri. Fino a qualche mese fa, mi ero limitato a leggere. Poi è arrivata l’ispirazione per scrivere e mi sono tuffato nell’avventura della scrittura”.

Qual è il rapporto con la tua terra, la Sicilia?

“Ognuno di noi, fondamentalmente, si sente figlio della terra in cui è cresciuto. La Sicilia per me sa essere madre, compagna, amante, confidente; è parte di me e non potrei mai farne a meno. Spesso la osservo e m’incazzo pure con essa per le tante cose che non vanno. Poi mi fermo a riflettere sulla sua storia, su quanti abusi e violenze ha dovuto subire da parte degli uomini e capisco perché continuo ad amarla sempre più. La guardo e, a destra osservo i boschi verdi che contrastano con l’azzurro del cielo, mi volto e… toh, lo spettacolo del mare che, con la sua schiuma, sembra voler ripulire la terra dai mali che l’uomo gli ha recato. Amo la mia terra”.

Hai scritto da poco il tuo primo romanzo. Come nasce l’idea, quali sono le tue fonti?

“Sì, è stato pubblicato ad aprile il mio primo romanzo ‘L’anello del Binidìciti’. L’idea è maturata dopo la lettura di molti romanzi, grazie all’incitamento di mia moglie e di qualche amico caro. Mi son detto: ‘ma si, provaci, non hai nulla da perdere’. Essendo ispirato alla storia vera dei miei nonni paterni, è stato molto più facile di quanto credevo trascrivere, nero su bianco, le forti emozioni. Figlie del sentimento che mi lega al loro ricordo. Praticamente è un omaggio a loro dovuto, un piccolo sogno realizzato”.

Il rapporto tra i giovani e la cultura oggi è molto difficile. Che soluzioni proponi alle istituzioni per far sì che si possa fare più collaborazione tra giovani e cultura?

“Effettivamente è vero. La cultura in generale è poco apprezzata dai giovani. Occorre che la scuola dia la giusta formazione; per fare ciò bisogna necessariamente programmare un futuro più roseo partendo dai bambini. Bisogna promuovere mostre d’arte,  incontri con gli autori, concorsi ai quali possano partecipare gli alunni. La cultura non viene dal nulla, va nutrita con metodi mirati e costanti”.

I tuoi miti? A chi ti inspiri?

!A dire il vero non amo molto il termine mito. La storia ci ha insegnato che molti presunti miti sono stati in grado di mostrare il peggio di ciò che l’essere umano potesse fare. Sono molti i personaggi della letteratura, anche contemporanei, dai quali prendo spunto nello scrivere. Mi piace molto il realismo vergine,  la descrizione della realtà così com’è. Cerco di fare immergere il lettore nella storia che sta leggendo, quasi come se gli passassero davanti le immagini nitide della realtà descritta. Poi, ovviamente, le righe vanno arricchite dai sentimenti misti alle speranze, ai sogni. Perché sognare non guasta mai”.

I tuoi progetti per il futuro?

“Beh, come dice il grande Ligabue, il futuro è tutto da vedere. Di certo questo mio primo libro non rappresenta un traguardo, è solo un punto di partenza, un trampolino di lancio dal quale mi auguro di non scivolare mai”.

L’8 ottobre ricevi un riconoscimento molto importante proprio a Roma, il Premio di Poesia, Narrativa e Testi per una canzone che ti verrà insignito dall’Associazione “Luce dell’Arte”. Puoi dirci qualcosa di più?

“La notizia della vittoria del concorso è arrivata inaspettata. Non avrei mai potuto immaginare che la storia che avevo narrato potesse arrivare ad emozionare e ad entusiasmare la giuria a Roma. Quando la dottoressa Gabriele mi ha chiamato dicendomi: “le do una bella notizia, il suo romanzo si è classificato primo assoluto nella categoria narrativa del nostro concorso”, ho fatto molta fatica a trattenere le lacrime che sapevano di felicità, orgoglio, stupore e tante altre sensazioni di gioia messe assieme. È stata quella telefonata che mi ha fatto capire di essere riuscito a realizzare il mio obbiettivo, fin lì mi era parso tutto magico come un sogno dal quale non vorresti svegliarti mai, ma sai che prima o poi finirà. Da questo premio vorrei imparare a credere di più  in me per continuare a lavorare con umiltà per il piacere di emozionarmi scrivendo e far emozionare chi mi leggerà”.

 



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