GP Magazine luglio 2017



more No Comments agosto 4 2017 at 12:44


Maria Grazia Cucinotta: Protagonista della Giostra di Sulmona

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Maria Grazia Cucinotta impersonerà la Regina Giovanna d’Aragona nel corteo storico della XXIII edizione della Giostra Cavalleresca, la rievocazione storica di epoca rinascimentale che si svolge ogni anno a luglio nella Città di Sulmona. La celebre attrice, portata nella cittadina abruzzese da Colangelo Management, sfilerà nel corteo storico che domenica 30 luglio precederà le sfide della Giostra Cavalleresca. Con lei saranno presenti il tenore Piero Mazzocchetti che canterà l’Inno nazionale prima dell’inizio delle sfide e presenterà brani del suo repertorio e l’attrice de “I Cesaroni” Roberta Scardola. Presenze di grande prestigio annunciate con orgoglio dal presidente dell’associazione Giostra Cavalleresca Maurizio Antonini e dal vice presidente Enzo Testa nel corso della conferenza di presentazione. La Giostra Cavalleresca rappresenta una tradizione antica della città di Sulmona che caratterizza tutto l’Abruzzo.

Che emozione sarà interpretare la regina D’Aragona in una manifestazione storica così famosa?

“Ne ho sempre sentito parlare soprattutto da una delle mie migliori amiche che vive a Sulmona. La cosa che preferisco poi è far sorridere le persone e una manifestazione di questo tipo che per qualche ora fa fare a tutti un salto nel passato è un ricordo indelebile per tutti gli spettatori. Per cui essere stata scelta da Maurizio Antonini e Enzo Testa per vestire i panni della regina è per me un grande onore”.

Qual è la regina che l’ha affascinata di più nella storia? 

“Le regine delle favole, quelle buone e quelle che erano principesse e diventando regine hanno avuto storie tormentate”.

I suoi progetti per quest’estate? 

Sto girando un film marocchino a Lucera in Puglia e finiremo le riprese a Casablanca.  Farò poche vacanze, ma per me la vera vacanza è quando sono a casa con la mia famiglia”.

Lei e sua figlia Giulia avete intrapreso una lotta contro il bullismo. Come sta andando? 

Molto bene. Vogliamo che i ragazzi parlino il più possibile del bullismo. Devono non solo denunciare i bulli, ma anche aiutarli a capire che stanno agendo nel modo sbagliato”.

Che mamma è Maria Grazia? E che figlia è Giulia? 

“Sono una mamma come tutte le mamme del mondo credo. E Giulia è come tutte le adolescenti del mondo. Infatti quando le chiedono che lavoro vuole fare da grande risponde sempre che non le piace né il mio né quello del padre. Vedremo quando sarà più grande quale strada sceglierà”.

Da poco ha partecipato a Celebrity MasterChef. Ma non è stato proprio un successo. E’ arrivata nona senza mai vincere una prova. Come mai?

“È stato uno stress pazzesco. E pensare che invece la cucina è una cosa che a casa mi rilassa enormemente. Lì invece la vivevo come un incubo.  Credo semplicemente che non fosse un programma nelle mie corde perché c’erano persone molto più preparate di me”.

Su Facebook ci sono una decina di profili a suo nome: veri o falsi? 

“È un mondo davvero pericoloso quello dei social network. Per fortuna oggi ci sono i profili ufficiali riconosciuti dalla spunta blu. Io invito sempre le persone che incontro a non accettare inviti di nessun tipo a mio nome”.

Quindi non le piacciono i social?

“Non sono affezionata a questo mondo. Non è una cosa fondamentale e credo non ci sia bisogno di far diventare la propria vita una cosa pubblica da esibire 24 ore su 24”.

E’ appena tornata dalla Cina. Cosa faceva tanto lontano da casa?

“Sono 11 anni che lavoro in Cina. Lì ho girato ben 5 film. Questa volta sono stata per festeggiare i 20 anni dalla nascita dello Shangai Film Festival”.

Il regista con cui vorrebbe lavorare? 

“Più che un regista mi affascinano le storie scritte dai registi per i film. Non ho un nome da fare in particolare”.

Lo street artist Jorit Agoch ha realizzato a San Giorgio a Cremano un murales dedicato a Massimo Troisi in cui è raffigurata la scena in cui Troisi la bacia. Lo sapeva? 

“Mi hanno inviato il video per farmelo vedere. È bello ed emozionante che una città dedichi un’opera a chi ha reso quel quartiere così famoso nel mondo. Spero di andare presto di persona. E’ una promessa che faccio a San Giorgio a Cremano. E io mantengo sempre le promesse”.



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L’estate di Roberta Scardola inizia a Zoomarine

Torvaianica (RM).Parco Zoomarine. Roberta Scardola con gli animali

di Alessia Bimonte

Tempo di estate e di vacanza anche  per l’attrice Roberta Scardola – reduce dalla tournèe teatrale con la compagnia “Mercanti di stelle” e dall’uscita nelle sale del film Le verità – che ha aperto la sua bella stagione con un breve soggiorno alle porte di Roma.

Roberta la tua estate è iniziata allo Zoomarine di Roma. Che esperienza è stata?

“Il parco di Zoomarine è stata una fantastica esperienza. Oltre ad essermi rilassata nel parco acquatico con scivoli d’acqua e piscine, ho avuto la fortuna di avvicinarmi ai delfini e di fare il bagno con le foche; sono inoltre anche entrata nella gabbia dei pappagalli e ho imparato a dare loro da mangiare. Una giornata molto bella ed emozionante, a contatto con la natura e gli animali che amo tanto e ricca di attività”.

Il mese di luglio ti vede impegnata in veste di presentatrice…

“Dal 23 al 30 luglio sono presentatrice del Social World Film Festival per il sesto anno consecutivo. Una kermesse cresciuta negli anni grazie agli ideatori Giuseppe Alessio e Teresanna Nuzzo. Questa edizione vede la partecipazione straordinaria della splendida Claudia Cardinale e di una madrina d’eccezione come Laura Morante, oltre alla presenza di alcuni attori di ‘Gomorra’ e della serie Rai di successo ‘Braccialetti Rossi’. Una settimana intensa di proiezioni, interviste, cinema, spettacolo. Sono davvero contenta di far parte di questo bellissimo evento che coinvolge molti giovani ed è attento al sociale. Il 30 luglio sono invece in Abruzzo, a Sulmona, per la storica Giostra Cavalleresca, manifestazione tradizionale giunta alla XXIII edizione.  Sarò presentatrice, accompagnando il corteo nell’arena. Maria Grazia Cucinotta vestirà i panni della regina Giovanna d’Aragona e il tenore Piero Mazzocchetti aprirà il tutto cantando l’inno di Mameli. Un evento tradizionale, molto partecipato, organizzato dal presidente Maurizio Paolini e dal vice presidente Enzo Testa che – insieme a tutti i volontari dello staff – portano avanti questa fantastica e suggestiva rievocazione storica di epoca rinascimentale”.

E poi vacanza?

“Sì, vacanza assolutamente. Ad agosto io e il mio compagno passeremo dieci giorni in Grecia tra Santorini e Paros”.

E per la prossima stagione?

“Dedicherò sicuramente uno spazio al teatro, è fondamentale il mettersi alla prova con il palcoscenico per me. E poi ci sono anche dei progetti in televisione in via di definizione…”.



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Simone Gallo: La ricetta della comicità

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Far ridere è la sua grande missione e ci riesce alla ottimamente. Insieme ad Andrea  D’Andreagiovanni ha formato uno dei tandem più apprezzati di “Colorado”. A ottobre lo vedremo al Teatro Porta Portese con “Strozzo la papera”

di Mara Fux

Nel 2003 con Andrea D’Andreagiovanni nasce il duo comico che, nel 2006, vi porta al debutto nazionale in programmi come “Matinèe” su Rai2 e “Celebrity” su Skyvivo: che ricordi di quelle esperienze?

“È stato come essere un calciatore preso nella prima squadra di un team importante, tipo Inter o Milan: approdare in tv con un pezzo tutto pensato, scritto e interpretato da noi è stato il massimo. Mi sentivo unico (unico credo sia il termine giusto). Che poi certi momenti, ad essere sincero, non te li godi al 100 per cento, perché c’è sempre il calcolo delle improbabilità che possono succedere e che un po’ distrae dal momento che stai vivendo”.

“Vieni avanti cretino”, il programma firmato da Pingitore e “Check In” diretto da G. Nicotra, sono state per il vostro duo una tappa importante: cosa hai appreso nel lavorare con questi due grandi dello show?

“Da Pingitore la calma con cui affronta il suo lavoro, la maniacalità per ogni singolo dettaglio. Da Nicotra la velocità di esecuzione e la capacità di risolvere in pochi minuti un problema improvviso e sempre con il sorriso sulle labbra”.

L’appuntamento settimanale di “Colorado” vi ha portati all’attenzione nazionale: in che misura ha influito sulla vostra crescita professionale? 

“Ad essere sincero non ha influito, abbiamo proseguito per la nostra strada senza pensare a cosa stessimo facendo in quel momento e cosa invece sarebbe successo di lì a poco. L’unica cosa è che abbiamo aumentato la voglia di fare questo lavoro e il rispetto che portiamo per questa attività, da molti anche solo sognata”.

Cosa è per te la comicità?

“Prendete carta e penna che vi rivelo la formula segreta: la comicità è un insieme di cose. Un comico o un attore o un mimo o un mago o un artista di strada che dicono o fanno delle cose (a volte ben precise, a volte improvvisate) che scatenano l’ilarità del pubblico trasformandola in risata. La comicità è anche scritta, una battuta ben scritta può far ridere. Spesso la comicità è soggettiva. Magari io rido a una battuta, mio fratello no, o viceversa. In breve la comicità è un meccanismo che ti fa muovere qualcosa dentro e quel qualcosa lo manifesti ridendo, ridendo; ribadisco la parola perché ridere fa veramente bene”.

Quali sono i comici che hanno maggiormente influito sulle tue peculiarità artistiche?

“Io adoro i comici che lavorano fisicamente, non solo di battuta. Partiamo da Stanlio e Onlio, Jerry Lewis, i Trycicle, un trio spagnolo formidabile”.

Non contento dei tanti impegni televisivi e teatrali hai aperto da qualche anno  la Casa del Teatro e del Cinema, una scuola di cui è direttore artistico Claudio Insegno; cosa ti ha spinto a farlo?

“Per avere un punto fermo in una vita lavorativa che ha i suoi alti e bassi, ma a dire il vero il tutto è partito da una battuta di Claudio Insegno: ‘Simo, apriamo una scuola?’ ‘certo, perché no!?’, ho risposto, come se fosse la cosa più facile e naturale del mondo ed in un certo senso lo è stato. Quella battuta detta in auto sulla strada che ci portava a Genova per uno spettacolo è diventata un obiettivo,  poi una locandina e un evento facebook che annunciavano le prime audizioni per quella che sarebbe diventata una realtà molto bella per chi vuole studiare e rubare questo mestiere da professionisti che aspettano solo di trovare il ‘fenomeno’ che insegni qualcosa lui a noi. A proposito, le prossime audizioni  della nostra C.T.C. ovvero Casa del Teatro e del Cinema, saranno il 12 settembre 2017. Chi vorrà partecipare potrà scrivere a casadelteatroedelcinema@gmail.com o telefonare al numero 3398715699”.

A ciò si aggiunge un impegno da produttore: dopo il successo riportato dall’omaggio ai grandi della comicità con “Mille luci sul varietà”  diretto da Marco Simeoli, è in programmazione per il prossimo  ottobre al Teatro Porta Portese lo spettacolo “Strozzo la papera”diretto  sempre da  Simeoli. Di che si tratta?

“Durante le proprie esperienze, di vita o lavorative, si incontrano persone che vanno e che vengono. Soltanto alcune rimangono. Una di queste è Fabrizio Di Renzo, un comico e attore romano che ha delle idee sorprendenti e spiazzanti per delle commedie interessanti e divertenti. Le ultime due settimane di ottobre e la prima di novembre saremo in scena con questo suo testo  ambientato in un carcere; un susseguirsi di dialoghi e situazioni tra 5 personaggi improbabili che si ritrovano lì per puro caso, tutti insofferenti di aspettare che qualcuno paghi la cauzione o di sapere se dovranno passare del tempo in cella; ma la vera insofferenza viene in realtà dalla propria insoddisfazione per la loro vita, che quasi quasi è meglio tra le sbarre che fuori, in un mondo che non gli appartiene. Detta così  sembra una cosa seria, ma fidatevi, fa ridere… tanto! Anzi sapete una cosa: segnatelo in agenda, vi aspetto!”.



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Laura Avalle: “Vita io ti aspetto”

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Piemontese, giornalista e direttrice di “Vero salute”, è anche una scrittrice. Il suo ultimo libro è un racconto di una mamma alla figlia che porta in grembo

di Alessia Bimonte

Giornalista, direttrice e anche scrittrice. Quale veste senti più tua?

“Mi rivedo in tutte, sono tutte queste cose che compongono la mia personalità. Sono una giornalista e faccio questo fin da quando ero all’università; parallelamente ho sempre scritto poesie e racconti, fino alla pubblicazione del mio primo libro ‘Le altre me’”.

È uscito il tuo secondo libro dal titolo “Vita io ti aspetto”, un racconto che preannuncia l’arrivo di tua figlia. Come hai avuto l’idea di scrivere prima della sua nascita?

“Non è stato nulla di premeditato, tutto è iniziato dalla scritta sul test di gravidanza. Sentivo di dover parlare con mia figlia. Ma l’idea di pubblicarlo è nata dopo, inizialmente era come un diario personale dove scrivevo la mia quotidianità. Siamo sempre sopraffatti dalla vita senza freni che non ci accorgiamo di nulla. Io nel libro ho voluto fermare il tempo per dedicarmi a lei. È una presentazione della vita, le spiego le cose meravigliose di cui si compone, quali l’amicizia, l’amore, la natura, i viaggi. Ho voluto trasmettere la voglia di girare il mondo, ma allo stesso tempo apprezzare quello che ci è vicino e le nostre radici. Credo che affrontare il mondo con consapevolezza è importante”.

Se dovessi definire questo libro, come lo faresti?

“È un inno alla vita, ho aperto il mio cuore per narrare con semplicità e sincerità tutte le sue fasi, liberandomi da tutte le sovrastrutture. Ringrazio Giulio Mazzi che ha curato la copertina e le foto interne al libro e la mia collega giornalista e direttore di ‘Vero’ Laura Bozzi per la prefazione”.

Un libro composto da un mix di temi interessanti…

“È un percorso in divenire e quindi affronta molte tematiche. appena ho scoperto che era una femmina, ho subito pensato alla mia sensibilità nei confronti delle donne e di spiegarle le piccole battaglie che abbiamo combattuto, una di queste è stata quella del doppio cognome, un iter ostico, ma che abbiamo superato. Mi stava a cuore questo discorso perché una figlia è il frutto dell’amore di due persone,  mio e di mio marito. Le parlo anche di una tematica attualissima: la società 2.0, detta anche società dei selfie, un mondo nuovo per lei, ma che la riguarderà da vicino, i pericoli che si nascondono in rete e i lati positivi della tecnologia. Anche se so che ho scritto con largo anticipo, le spiego anche che rimanere se stessi è la cosa più bella, senza cambiare per nessuna ragione”.

Non può mancare tra le tematiche quella dell’amore, un amore che ha dato alla luce questa creatura…

“Sì, le racconto infatti la storia di me e di suo padre e di come ci siamo conosciuti. Le parlo del nostro amore, un amore vero, che è nato per gradi, per poi arrivare alla decisione di iniziare un percorso di vita insieme. Le dico anche che chi ti ama davvero, ti vuole bene e non usa la violenza”.

Come ti ha cambiata la maternità?

“Diventi mamma e cambiano tutte le tue abitudini,  è un compito pesante ma meraviglioso; ci sono lati positivi e altri meno.  È una continua lotta tra spensieratezza e responsabilità; è una scoperta sia di me che della coppia. È un ruolo nuovo che mi mette in discussione giorno dopo giorno, mi riscopro attraverso mia figlia”.



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Paola Bonacina: Il volto bello dello sport in tv

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La tv è il suo habitat naturale. Ci si trova a meraviglia a tal punto da esser diventata la padrona di casa di una trasmissione – “Ciciarem un cicinin de balun” – dove il protagonista assoluto è il pallone vissuto in salsa divertente e sportiva, come sempre dovrebbe esserlo. Paola Bonacina, un passato da fotomodella, è oggi uno dei volti televisivi che spopola in giro per l’Italia. Se nella vita ci sono occasioni da cogliere al volo, nel mondo dello spettacolo ci sono treni che passano – quando passano – una volta sola. Ecco, lei è stata brava a salirci senza perder troppo tempo. All’inizio, inevitabili, i pregiudizi l’hanno fatta da padrone. Poi Paola ha dimostrato che studiando e informandosi, non è solo bella ma pure brava. Anzi, bravissima. “Ciciarem un cicinin de balun” è diventato il suo salotto in cui accoglie ex calciatori, ex allenatori, opinionisti e tifosi. Ma non solo. Di recente è stata l’inviata speciale nella movida milanese a caccia di vip e party esclusivi, in queste settimane è in onda con un nuovo format dedicato ai talenti emergenti. D’altronde, con in tasca una laurea in Psicologia e un Diploma come Grafica pubblicitaria, limitarsi a far la bella statuina davanti all’obbiettivo della macchina fotografica le sembrava riduttivo. “Per essere una fotomodella è fondamentale soprattutto l’aspetto fisico, in televisione si mette in mostra il cervello”. Insomma, idee chiare in testa e con una vena autoironica come dimostra la sua pagina Facebook “Paola Bona”, un abbreviativo del cognome che gioca anche sui luoghi comuni.

Paola Bonacina, ovvero il volto di “Ciciarem un cicinin de balun”.

“È iniziato tutto per puro caso. Lavoravo come fotomodella, collaboravo per servizi fotografici, ho avuto la fortuna di essere stata fra le testimonial di stilisti emergenti. Nel 2013 sono stata attrice nel Musical ‘Magia dei miei passi’ in quel di Sanremo, ho partecipato come figurante e tante trasmissioni tv, sono stata hair model su RaiDue nella trasmissione Detto Fatto. Fino a quando”.

È arrivata la grande occasione.

“Proprio così, e qui il caso ha giocato un ruolo importante. Il direttore di MovieTv, Roberto Crema, era in cerca di una nuova conduttrice per il programma sportivo che va in onda sul canale, visibile su Lombardia Sat, Sky 908 e sul 96 del Digitale terrestre. Mi ha vista, mi ha chiesto per che squadra tifavo… e se volevo far parte del programma. Ho avuto appena il tempo di rispondere Milan, ed è iniziata questa straordinaria avventura che dura ormai da tre stagioni”.

Com’è stata la prima volta davanti alle telecamere?

“Molto emozionante! All’inizio si pensa a tutto: alle pose, alle parole, alle espressioni. Per la mia crescita sono stati fondamentali i consigli della cameraman Roberta Menegon e la fiducia che Roberto Crema non mi ha mai fatto mancare”.

Ed ecco che, pian piano, quel salotto calcistico è diventata la tua dimora naturale.

“Mi sono sentita a mio agio grazie al clima straordinario, ma ho dovuto lavorare sodo per convincere tutti che di calcio ne capivo! Col passare delle settimane gli ospiti si sono abituati ad avermi al loro fianco nel corso della puntata. Forse all’inizio è stato naturale prendermi sottogamba, poi hanno capito la persona che sono: umile, desiderosa di imparare”.

Ma il tuo rapporto con la tv non è finito qui.

“Sempre per MovieTv, nei mesi passati ho avuto la fortuna di essere l’inviata speciale nella movida milanese per il programma ‘Notte Live’. Così, mi sono ritrovata ad intervistare Paolo Berlusconi, Diego Della Palma, Giusy Ferreri, Alessandro Cecchi Paone, Francesca Cipriani, Diego Abatantuono”.

Di recente è un rapporto col cinema.

“Sì, una passione che vorrei che diventasse un lavoro. Mi sto impegnando e sto studiando per farmi trovare pronta alla prima occasione. E so anche che Roma è il centro del mondo per chiunque voglia entrare nella magia nel grande schermo. Se ci fosse l’opportunità, non aspetterei un secondo a preparare la valigia e volare verso Cinecittà”.

Tutto questo, grazie a quell’occasione colta al volo.

“Se mi si chiede perché oggi sono una presentatrice, rispondo che mi sono fatta trovare al posto giusto nel momento giusto. Questo è la verità”.

Ma c’è dell’altro.

“Come modella non mi sentivo realizzata, oltre al bel fisico sentivo la necessità di mostrare anche la parte interiore di me”.

Hai un personaggio di riferimento nel mondo della conduzione?

“Dico Michelle Hunziker: brava, bella, professionale”.

Dove ti piacerebbe arrivare in questo mondo?

“Inutile nascondersi: mi piacerebbe arrivare a condurre una trasmissione tutta mia, un programma di rilievo sociale dove non si parli solo di calcio. Ho una laurea in Psicologia, sarebbe bello applicarla in qualche trasmissione”.

Com’è il mondo della tv visto da dentro?

V”isto da fuori può apparire tutto rose e fiori, pieno di frivolezza. Da dentro ti rendi conto che la gente è molto più normale di quello che si pensi, chi va davanti alla telecamera sta semplicemente facendo il suo lavoro. Ho incontrato persone semplici e umili: ecco, l’umiltà è ciò che davvero fa fare carriera. Nessun’altra scorciatoia”.

 

CONTATTI SOCIAL

Facebook: https://www.facebook.com/PaolaBonaChannel/



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Arianna Napoleoni: Una modella con tanti sogni

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“Ho 18 anni e frequento il liceo Volterra di Ciampino. Da circa 7 anni faccio nuoto agonistico, una delle mie passioni più importanti che ho da sempre e che mi ha portato a girare molto ed ad avere anche dei risultati importanti. Ma oltre a questa mia passione, xun’altro dei miei sogni è sempre stato quello dello spettacolo. Da circa un anno esercito la professione di modella/attrice e sono orgogliosa di essere diventata testimonial del brand Dream abbigliamento. Nel frattempo mi divido tra la mia attività sportiva e set fotografici e cinematografici. In questi giorni sto studiando varie sceneggiature per la realizzazione di spot pubblicitari e campagne a carattere nazionale”. Si presenta così la bellissima Arianna Napoleoni, viso angelico e tanta tanta determinazione.

Ciao Arianna pensi di aver intrapreso la strada giusta? Sei soddisfatta?

“Non nascondo che quando mi è stato proposto non me l’aspettavo e non mi sembrava vero ma poi con il passare dei giorni e iniziando a stare davanti alla macchina fotografica mi è scattata la molla giusta! Sì, sono soddisfatta”.

Quali saranno i prossimi passi che intendi percorrere?

“Per il momento sto realizzando vari servizi fotografici per il brand Dream abbigliamento in varie location che mi impegna abbastanza e stiamo valutando una serie di proposte come testimonial pubblicitaria”.

Qual è il tuo rapporto con la moda? È sempre più intenso?

“Sì, il mio rapporto con la moda non solo e intenso ma è anche fatto di una mia ricerca personale sulla posa fotografica, la collaborazione con lo stylist e la cura del make up”.

Come ti fa sentire il fatto di essere testimonial di un brand di abbigliamento come Dream?

“Qualche mese fa abbiamo fatto un incontro molto interessante con il titolare della Dream ed è nata una bella collaborazione tra me e l’azienda, con tutte le ragazze dello staff che ad ogni shooting sono sempre molto pazienti e gentili con me. Colgo l’occasione per ringraziare tutto lo staff”.

Ti senti supportata dalla famiglia?

“I miei genitori mi sono sempre vicini in tutte le decisioni che prendo, sono entusiasti di questa mia attività e in loro trovi sempre un mio punto di riferimento”.

Raccontaci le tue giornate tipo.

“La mia giornata tipo, oltre allo studio, la divido tra lo sport e l’attività di modella/attrice. Vorrei fare molte altre cose ma il tempo a mia disposizione è scaduto”.

A cosa aspiri?

“Spero che questo cammino mi porti a raggiungere una notorietà sia nel campo della moda che in quello cinematografico promettendo di fare sempre del mio meglio”.

Per concludere?

“Colgo l’occasione per ringraziare e salutare il direttore Alessandro Cerreoni e tutta la redazione di GP Magazine per l’opportunità che mi hanno dato ospitandomi su queste pagine”.



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Diana Mic: Nata sotto il segno dei Pesci

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di Claudio Testi

Raccontaci qualcosa di te. 

“Mi chiamo Diana Mic, ho 14 anni, sono del segno dei pesci e sono nata e cresciuta a Roma ma ho origini rumene dai mie genitori, ho un fratellino più piccolo di 6 anni con il quale vado molto d’accordo. I miei amici mi definiscono una ragazza molto solare, decisa, gentile e simpatica”.

Finita la terza media che scuola frequenterai e quali pensi siano i tuoi prossimi studi? 

“Da settembre frequenterò il liceo scientifico ‘Edoardo Amaldi’. Per me scegliere l’indirizzo scolastico da prendere dopo la terza media non è stata una scelta molto difficile perché ero già convinta di cosa volessi fare dopo. Finito il liceo ho intenzione di andare a studiare medicina all’università”.

Quando non studi cosa fai?

“Pratico il karate a livello agonistico ormai da cinque anni e ho la cintura marrone. Ormai per me il karate non è più un hobby, dopo qualche mese che l’ho praticato sono diventa campionessa regionale, dopo neanche un anno campionessa nazionale e dopo due anni campionessa mondiale. Sono sempre stata molto decisa e determinata ma da quando pratico il karate ho acquisito molta sicurezza in me. Ho praticato anche altri sport: ho praticato danza per 5 anni e nuoto per due anni ma nessuno di questi mi ha trasmesso quello che mi trasmette il karate. E quando ho un po’ di tempo libero suono la chitarra”.

Come è iniziata la tua carriera da modella? 

“Già da piccola avevo la passione per la moda, posavo davanti allo specchio e mi facevo fare  tantissime foto nelle quali imitavo le modelle famose, organizzavano anche sfilate a casa per i miei genitori nelle quali sfilavo io. Crescendo, sempre più parenti e amici mi incoraggiavano a fare la modella e un giorno i miei genitori decisero di portarmi a fare lezioni di portamento e posa fotografica. Dopo che ho fatto il book fotografico ho iniziato a lavorare in questo settore e fare diversi concorsi dai quali sono uscita anche vincitrice”.

Come riesci a conciliare scuola, sport e adesso anche moda? 

“È abbastanza impegnativo ma riesco a organizzare bene il mio tempo in modo tale da riuscire a fare tutto ciò che mi piace”.

Ultima domanda, cosa ti piacerebbe fare da grande? 

“Da grande vorrei lavorare nel settore della moda e cinema naturalmente continuato i miei studi”.

 

Foto: Daniele Anselmi per Star Casting Agency

 

Location: Terme Sabine



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Carenza di ferro: ecco quando diventa anemia sideropenica

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Le donne con cicli mestruali abbondanti sono la categoria più a rischio. Ma attenzione anche per quanti soffrono di ulcere, gastriti e celiachia. Gli esami per diagnosticare il deficit e i rimedi da mettere in pratica al di là delle leggende metropolitane. Ne parliamo con il dottor Alfredo Dragani

di Claudia Esposito

Capita spesso di sentirsi stanchi, irritabili, affaticati. Ma quando a questi malesseri si associano cefalea, cefalea, irritabilità, affanno nel salire le scale, fragilità delle unghie, caduta dei capelli, difficoltà di concentrazione o nel dormire bene, palpitazioni, la causa potrebbe essere la carenza di ferro nell’organismo. Una condizione che, se persiste nel tempo su livelli importanti, può sfociare nella cosiddetta “anemia sideropenica”, una degli oltre 200 tipi di anemie esistenti e, soprattutto, la più comune. Per capirne di più e sfatare alcuni luoghi comuni, abbiamo chiesto chiarimenti all’ematologo dott. Alfredo Dragani, responsabile dell’Unità operativa “Centro emofilia e malattie rare del sangue” del dipartimento di Ematologia dell’ospedale di Pescara.

Carenza di ferro e anemia sideropenica sono sinonimi?

«No, si tratta di due condizioni che non viaggiano necessariamente insieme. La carenza di ferro può essere lieve e transitoria, e del tutto priva dei sintomi appena accennati, perché il motore, cioè il midollo osseo, funziona comunque a sufficienza. Si può parlare propriamente di anemia solo in caso di carenze importanti di questo minerale e per periodi prolungati di tempo. Se dovessimo dare un valore, potremmo dire che l’anemia esiste quando l’emoglobina scende al di sotto dei 12 grammi per decilitro di sangue nella donna e 13 nell’uomo. I sintomi, però, sono sempre soggettivi: esistono persone abituate a convivere fisiologicamente con livelli bassi di emoglobina che, a fronte di un deficit di ferro, avvertiranno di meno i sintomi tipici. Al contrario, a quanti hanno normali livelli di emoglobina, basterà anche un piccolo calo nei livelli di emoglobina per avvertire subito che qualcosa non va».

Perché è così importante il ferro per il nostro organismo?

«Si tratta di un minerale essenziale per la produzione dei globuli rossi nel midollo osseo, a loro volta elementi indispensabili per veicolare ossigeno ai tessuti. Senza il ferro, è come se mancassero i mattoncini per produrre i globuli rossi, con conseguente sofferenza dei tessuti. Non a caso tra i sintomi ci sono anche le palpitazioni, perché il cuore deve battere più rapidamente per cercare di mandare più ossigeno in circolo».

Quali sono le categorie di pazienti che possono essere più colpite da carenza di ferro ed, eventualmente, da anemia sideropenica?

«Al primo posto, tra le categorie più a rischio, troviamo le persone che soffrono di perdite emorragiche. Quindi le donne in età fertile che soffrono di “menorragia”, ossia di cicli mestruali prolungati ed abbondanti, devono prestare particolare attenzione. A loro vanno affiancate quante soffrono di specifiche malattie dell’utero, ad esempio fibromi, oppure persone affette da gastriti emorragiche o da altre patologie che causano continui stillicidi di sangue. In tutti questi casi, infatti, il midollo osseo non riesce a compensare la continua perdita di sangue attraverso una produzione compensatoria di nuovi globuli rossi. Ma i sanguinamenti abbondanti non sono l’unica causa dei deficit di ferro. Vanno ricordati anche i difetti i di assorbimento, un problema che rende a rischio ad esempio i celiaci e gli anziani, soggetti che vista l’età, tendono alla naturale atrofia della mucosa gastrica».

Ci sono anche alcuni farmaci che potrebbero compromettere l’assorbimento del ferro…

«È vero. Esistono alcune categorie di farmaci come alcuni gastroprotettori, quali i cosiddetti “inibitori della pompa protonica”, che abbattono la naturale acidità gastrica. Quest’ultima è, infatti, una condizione fondamentale per consentire il corretto assorbimento del ferro da parte dell’organismo. Chi assume questi farmaci, pur partendo da normali livelli di ferro, potrebbe non riuscire ad assorbirlo ed utilizzarlo correttamente, andando ugualmente incontro, nel lungo periodo, a deficit di ferro».

I bambini sono interessati da questo problema?

«Solo raramente i bambini soffrono di carenze di ferro. Può capitare che ne patiscano nella prima infanzia, in particolare se la madre ha sofferto di carenza di ferro nel corso della gravidanza. Ma in questi casi, i bambini recuperano facilmente questo deficit crescendo, grazie ad una buona alimentazione nei primi anni di vita. Eventualmente, per completare un’alimentazione bilanciata, è possibile integrare con prodotti dietetici specifici la dieta, senza tuttavia che sia necessario ricorrere a farmaci specifici».

Come si diagnostica la carenza di ferro?

«Bastano delle comunissime analisi di laboratorio. Oltre al tradizionale emocromo che può dirci, tra l’altro, il numero di globuli rossi e bianchi e il tasso di emoglobina, vanno indagate la sideremia, la transferrina e la ferritina, tre indicatori che, presi insieme, forniscono una panoramica completa sul ferro presente nell’organismo ed eventualmente su quanto ne manca per soddisfare il normale fabbisogno corporeo».

Quali alimenti vanno privilegiati per combattere la carenza di ferro?

«Prima di tutto deve essere sfatata la comune credenza popolare che le carni rosse, soprattutto la carne di cavallo e alcune verdure come gli spinaci, servano a curare una carenza di ferro. In realtà, la nostra dieta mediterranea è già perfettamente bilanciata così com’è perché comprende tutti i nutrienti indispensabili al nostro organismo. Non occorrerebbe aggiungere altro. Inoltre va chiarito che solo raramente la carenza di ferro è legata ad un’alimentazione squilibrata, poiché si decide di escludere volontariamente alcuni alimenti nella dieta».

Che ruolo possono giocare integratori alimentari da banco e farmaci a base di ferro?

«In realtà, gli integratori alimentari sono generalmente composti da un mix di principi spesso inadeguati a curare gli adulti con carenza di ferro e, a maggior ragione, coloro che sono anemici. Questo perché essi non contengono quantità terapeutiche di ferro. I nostri depositi di ferro possono essere ripristinati solo grazie a farmaci specifici, che starà al medico curante prescrivere. Nei casi più gravi può essere necessaria la somministrazione endovenosa del ferro, la quale deve essere praticata necessariamente in ambiente ospedaliero. Nel passato, i farmaci orali a base di ferro provocavano numerosi effetti collaterali, quali mal di stomaco e problemi gastrointestinali. Oggi, fortunatamente, la ricerca ha mosso importanti progressi e si possono trovare in commercio nuove preparazioni, molto meglio tollerate dal nostro organismo. Naturalmente starà al medico curante valutare, caso per caso, il preparato più adatto».

Come si cura la carenza di ferro?

«Per curare il deficit di ferro, ed eventualmente l’anemia sideropenica che accompagna la carenza, è necessario risalire alla causa che ha determinato il problema. Se, ad esempio, a monte ci sono mestruazioni troppo lunghe ed abbondanti bisognerà rivolgersi ad un ginecologo per risolvere il problema. Se le perdite emorragiche sono invece legate a problemi di natura gastrointestinale, ugualmente si dovrà risolvere la causa che determina i sanguinamenti attraverso approcci specialistici. Per rassicurare i pazienti, è opportuno sottolineare che l’anemia sideropenica è l’anemia più comune e non è così frequente che nasconda gravi problemi di salute, quali i tumori».



more No Comments agosto 4 2017 at 12:13


Sotto i piedi il benessere del corpo

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Aldo Nichilo ci spiega le virtù della riflessologia plantare

di Marisa Iacopino

“Il piede umano è un’opera d’arte e un capolavoro di ingegneria”. Partendo dalla frase di Michelangelo, possiamo dire che quest’opera d’arte che ci sostiene e porta in giro per il mondo,ha una struttura anatomica così complessa da meritare un massaggio di tutto rispetto. Vogliamo perciò parlare della riflessologia plantare, una tecnica di massaggio e pressione della pianta del piede. Per saperne di più, abbiamo chiesto ad Aldo Nichilo, riflessologo plantare e insegnante di Kundalini Yoga.

Innanzitutto, cos’è la riflessologia? 

“Letteralmente ‘scienza dei riflessi’, una tecnica terapeutica che tratta le corrispondenze tra i vari organi del corpo e alcuni punti, detti riflessi, sulla mano e sul piede. E’ da tempo considerata un valido strumento diagnostico/terapeutico e in molti paesi è stata introdotta negli ospedali. La riflessologia plantare si avvale della pressione esercitata dal pollice sulla pianta o sul dorso dei piedi, dove esiste una vera e propria mappa del corpo. Questo meccanismo si attua per mezzo del sistema nervoso, il quale, se stimolato, invia un’adeguata risposta: in questo caso un messaggio energetico che ha un effetto salutare sulla parte interessata. Il mondo olistico mi ha conquistato: considera il corpo un tutt’uno, e  la riflessologia è parte integrante di quel mondo, come pure l’agopuntura e lo shiatsu. Ho frequentato un corso professionale, metodo William H. Fitzgerald, diplomandomi presso la scuola ‘Shiatsu e Salute’ di Pica Ersilia che mi ha donato tutto il suo sapere. Grazie a lei ho appreso l’esistenza di un mondo fantastico!”.

E la mappa delle zone riflesse?  

“Dobbiamo i primi studi scientifici sulla terapia zonale al medico e chirurgo otorinolaringoiatra americano W.H. Fitzgerald (1872-1942). Nel 1910 egli tracciò una mappa del corpo umano attraversato da dieci meridiani diviso in altrettante zone, le cui parti e organi trovano i corrispondenti punti riflessi nella mani e nei piedi. Il dott. Fitzgerald fu anche il primo studioso a pubblicare un trattato su questa terapia: zone therapy, or relieving pain at home (la terapia zonale, ovvero alleviare il dolore a casa)”.

Quanti metodi di riflessologia plantare esistono?

“Sono diversi, e seguono due grandi filoni: quello occidentale e quello orientale. Il primo si basa sui principi scientifici della medicina occidentale, il secondo su quelli della medicina tradizionale cinese. C’è poi un’altra scuola che ho conosciuto personalmente e si riferisce alla cultura orientale indiana. E’ un sistema terapeutico che si avvale delle conoscenze energetiche, fisiologiche e delle pratiche di meditazione del Kundalini Yoga insegnate dal maestro Yogi Bhajan. Questo sistema lavora sostanzialmente sulle energie sottili. Il terapeuta e il ricevente entrano in un canale energetico attraverso la meditazione; il tocco dei piedi è molto leggero, diverso dagli altri metodi”.

C’è curiosità tra le persone per questa tecnica?

“Il massaggio nasce come gesto istintivo e primitivo. Il massaggio zonale poi risale a 5000 anni fa; varie testimonianze attestano l’uso di tale metodo in Cina, India, nella civiltà egizia e nell’America precolombiana. Ippocrate, vissuto nel V secolo a.c. e riconosciuto come il padre delle medicina occidentale, lo consigliava come trattamento terapeutico per alleviare il dolore causato dalle articolazioni gonfie. Negli ultimi anni anche la cultura occidentale ha preso visione del concetto olistico, e il massaggio, agendo sulle capacità rigenerative dell’organismo, rappresenta un valido mezzo per rimettere l’uomo in contatto con la dimensione più intima della sua identità”.

Da quante fasi è costituito il percorso terapeutico?

“Essenzialmente tre. Dopo aver fatto l’anamnesi, si passa a un’attenta osservazione del piede che comunica lo stato di salute generale attraverso l’aspetto, il colore, l’odore, la forma della dita, le unghie, le sporgenze ossee, le linee della pelle, i gonfiori e le screpolature. La terza fase riguarda la tecnica di manipolazione. La superficie del piede va indagata con un tocco forte e profondo alla ricerca di minuscoli cristalli, masse, nodi muscolari, punti dolenti,  aree svuotate,  modificazione della flessibilità dei tendini, differenza di temperatura da un’area all’altra. Tutte queste informazioni vanno annotate sulla mappa del piede del ricevente”.

C’è un paziente ideale, e inoltre ci sono controindicazioni? 

“Non esiste paziente ideale, ognuno di noi ha la possibilità di avvicinarsi alla riflessologia plantare e guarire, o comunque migliorare il suo stato di salute mentale e psicologico. Le controindicazioni sono in presenza di gravi malattie infettive; dopo interventi chirurgici bisogna aspettare circa tre mesi. I pazienti che hanno avuto attacchi cardiaci, invece, non vanno trattati finché il muscolo cardiaco non si riprende (dai tre ai sei mesi). E’ inoltre sconsigliabile il trattamento riflessologico nei malati oncologici”.

Un termine per definire la riflessologia plantare? 

“Esplorazione”.



more No Comments agosto 4 2017 at 12:10


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