Alessandro Parrello: Un attore preparato e poliedrico


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Alessandro è un vulcano. Parlare con lui significa essere trascinati in un turbine di mondi diversi. Lui è così. Non si accontenta e cerca di volare sempre più in alto. In questa intervista ci parla dei suoi progetti futuri e non solo. Insomma, un artista a 360 gradi da scoprire e da apprezzare.

di Simone Mori

Come è nata la tua passione per la recitazione?

“Quando avevo circa 17 anni. Al liceo scientifico, durante i compiti di latino, spesso, invece di fare la versione, mi mettevo degli stivali da cowboy e ascoltavo con un registratore la colonna sonora del film ‘Lo chiamavano trinità’ di cui conoscevo tutte le battute. Lo condividevo ad alto volume con la classe e tutti ridevano tranne la professoressa, che non aveva evidentemente il nostro stesso umorismo. Insomma giocavo a fare Trinità, quindi la ‘colpa’ è di Terence Hill e Bud Spencer! Un giorno glie l’ho anche detto e Terence si è messo a ridere. Poi ho scoperto che sapevo fare le imitazioni e i dialetti italiani e ho capito che recitare era molto meglio delle equazioni piene di seni e coseni, o versioni noiose di latino che era una lingua fuori moda già ai tempi di Giulio Cesare”.

Sei giovane ma hai fatto tante esperienze diverse. Quali sono le qualità che ritieni abbiano dato lo slancio a questa poliedricità?

“Sicuramente una immensa curiosità nei confronti della vita e una continua voglia di imparare cose nuove e diverse. Vivo mettendomi sempre alla prova, ragion per cui non ho fatto solo l’attore nella mia vita ma tanti altri lavori diversi”.

Ti senti più attore, produttore o imprenditore?

“L’attore è sempre al di sopra di ogni cosa perché mi dà modo di esprimere una certa follia ma, essendo un mestiere precarissimo, lo fai solo quando ‘squilla il telefono’. Quindi, da buon Bilancia, sono anche una mente equilibrata e fare impresa o produrre sono cose che mi porto dietro ormai da molti anni. Adoro creare e progettare qualcosa da zero e farlo diventare un business. A volte si fallisce e a volte si riesce. Una volta ho persino aperto una piadineria romagnola a Roma! Ma quella rientra nel mio lato di follia”.

Tra i tanti lavori che hai fatto, quale pensi sia stato il migliore?

“Ovviamente quello che faccio oggi mi piace moltissimo. Ma sai, ho iniziato a lavorare a 14 anni come benzinaio, facendo sino ad oggi circa venti mestieri diversi e alcuni anche molto più remunerativi del cinema. Quando lavoravo come responsabile commerciale per una grossa azienda di distribuzione automatica di caffè, ad esempio, mi divertivo e mi appagava molto, al punto che dopo treanni mi sono dovuto licenziare a denti stretti perché altrimenti sarei rimasto incastrato a fare solo quello. Alla fine della fiera, il cinema è una meravigliosa magia!”.

Ti dividi da anni tra Italia e Stati Uniti. Quali differenze riscontri a livello artistico?

“Molte! E non solo a livello artistico. Ci sono differenze enormi su tutti i piani ma dovremmo fare un’altra intervista per rispondere a questa domanda. Non avremmo abbastanza battute a disposizione”.

Parliamo della tua ultima creature: West 46Th Mag. Come nasce e dove lo vuoi far arrivare?

“Nasce esattamente un anno fa (ottobre 2014) mentre ero a casa col braccio destro ingessato per via di un infortunio. Mi stavo annoiando e allora una mattina ho pensato che dovevo inventarmi qualcosa il giorno stesso. Poi il flash… Perché non un magazine? Pensando al mio amore per New York e per l’Italia, d’istinto ho unito le due cose dando vita ad un contenitore americano che promuovesse il made in Italy in tutte le sue forme, da una prospettiva internazionale e in lingua inglese. In tre mesi ho messo in piedi il sito con il mio grafico, creato le sezioni, fatto le prime interviste e mi sono buttato. Il 25 marzo di quest’anno è nato a New York west46thmag.com. Oggi siamo dodici persone, di cui otto donne, su questo progetto in costante crescita e personalmente sto imparando tanto. Ne vado molto fiero perché ci leggono da tanti Paesi e vorrei farlo diventare un punto di riferimento per la cultura italiana. Stiamo preparando belle novità che presto saranno on line”.

Non temi che ci sia troppa concorrenza sul web oggi, specie per l’editoria?

“No, non temo la concorrenza ma anzi mi stimola e se non ci fosse non ci sarebbe gusto nel partorire idee nuove per fidelizzare i propri lettori”.

Hai avuto modo di lavorare accanto a nomi importanti del cinema. Ti piace ispirarti a qualcuno in modo particolare?

“Adoro Gianmaria Volontè e Al Pacino. Due immensi trasformisti da cui certamente cerco di imparare e trarre ispirazione. Quanto prima spero di avere modo di mettere in pratica qualcosa di veramente camaleontico”.

Su che progetti stai lavorando adesso?

“Come attore farò parte del cast del nuovo film di Alberto Rondalli ‘Il Manoscritto’, con Alessio Boni, Caterina Murino, Alessandro Haber e Jordi Mollà. E’ un bellissimo film corale ambientato nel 1734 e tratto da un’opera di Jan Potocki. In autunno uscira’ su Rai cinema channel il western ‘Shuna’ , diretto da E. Ferrera, in cui sono produttore e co-protagonista nel ruolo del fuorilegge Joe Galvez. Prossimamente presenterò anche il film ‘La banalità’ del crimine, di I. Maltagliati, in cui interpreto il giovane killer di una banda di criminali non troppo fortunati. Nel cast c’è anche Marco Leonardi, che stimo tantissimo. Per chiudere sto finendo la post produzione di un cortometraggio che ho prodotto con il contributo del Nuovo Imaie dal titolo La Gita, di F. Buffa, i cui protagonisti sono due anziani molto teneri che ricordano con dolcezza i loro anni ’60. Forse riprenderò a fare la mia rubrica comica Tutti pazzi da New York in radio”.

Quali sogni deve ancora realizzare Alessandro Parrello?

“Questa sembra una domanda alla Marzullo! (ride) Alessandro ne deve realizzare ancora molti. La strada è lunga e non ha alcuna voglia di smettere di sognare proprio adesso che sta facendo sogni molto belli”.


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