Benedetta Bonacci: “Un’ape per salvare il mondo”


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di Marisa Iacopino

Sono sempre più numerosi i giovani che indirizzano la propria attenzione e le loro energie alla tutela del pianeta. La consapevolezza crescente che il futuro sulla terra sia strettamente connesso alla sua salvaguardia, li rende strenui difensori dell’ambiente, impegnandoli ad ampio raggio. C’è chi lo fa attraverso la scrittura. Stiamo parlando di Benedetta Bonacci, giovane scrittrice al suo esordio con il romanzo “Aurora”, uscito per L’Erudita, Giulio Perrone Editore. Un libro caratterizzato da realismo allegorico, con pagine di forte impatto emotivo che sembrano concepite da un’urgenza di narrare. Nel dipanarsi della storia, Benedetta, in arte Benedict Kaleesy, ci fa incontrare l’amore, l’amicizia, ma soprattutto solleva quesiti, invitando il lettore a riflettere sulle tragiche conseguenze d’un comportamento umano dissennato nei confronti di Madre Terra. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.

“Vengo da una famiglia affiatata e chiassosa; sono la secondogenita di quattro fratelli. Amo gli animali, la natura, i libri e la scrittura, il teatro e i musei. Leggo molto, e recensisco libri per il blog ‘Il confine dei libri’”.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita? 

“Dopo una laurea in Giurisprudenza, continuo nella formazione in due campi che amo moltissimo: la criminologia e l’editoria. Ancora non so quale delle due vincerà. L’importante è che io continui a scrivere”.

Come nasce il nome d’arte? 

“Ne ho già abbastanza del nome d’arte! Inizialmente lo scelsi per battezzare me stessa. Non mi piaceva quello che avevo fatto fino a quel momento, quello che studiavo o il lavoro che facevo. Quando ho cominciato a darmi una chance con la scrittura ho come cambiato pelle. Adesso le due persone finalmente corrispondono, ci siamo ritrovate. E’ stato un lungo percorso, e tanta strada ancora ho da fare. Però ora mi riconosco. Sono sicura che tornerò a firmarmi con il mio vero, normalissimo nome italiano”.

Quando e come è iniziata la passione per la scrittura?

“C’è sempre stata, ma era nascosta. Nel mondo che conosco qualsiasi inclinazione artistica è bollata come hobby, non come reale professione,  o ancora meno come scopo di vita. Per quanto mi riguarda, se qualcosa non è una priorità semplicemente non le do attenzione. Perciò la mia sfida è quella di creare un mondo dove la scrittura sia una professione, scopo di vita. Una scommessa, per un’esordiente come me.  Ma a ventisette anni mi sono resa conto che non puoi essere felice se non lavori per passione”.

Dalla tua prospettiva, trovi che oggi ci sia vero coinvolgimento dei ragazzi nella difesa del pianeta?

“Penso di sì. Non sono sempre sicura della genuinità delle motivazioni; una bassa percentuale purtroppo segue una moda. Mi piace però pensare che gran parte di questi giovani siano guidati da vera etica, intuito, empatia per l’ambiente circostante. Personalmente, non ho memoria di quando non pensassi a queste tematiche. Già da bambina volgevo completamente la mia attenzione alla natura. Piangevo durante il telegiornale”.

Secondo te, per amore si può distruggere un’amicizia, e viceversa, per amicizia si può rinunciare all’amore?

“A mio parere si possono distruggere i rapporti in entrambi i casi. Le persone sono fragili, perciò i legami sono fragili. Sarebbe bello il contrario, ma questa è una considerazione plasmata da esperienze personali e da quelle degli altri. Quanto a me, non mi è mai successo di ferire un’amica per amore, né viceversa. Quando si ha una famiglia numerosa e solida hai già il cuore pieno, c’è poco spazio per altre persone. Ogni tipo di relazione interpersonale è come un investimento e amare qualcuno comporta pensieri, cure, responsabilità. Perciò io sono selettiva nel definire una persona amica”.

Quanto tempo hai lavorato a questa storia?

“Tre settimane, escluse le correzioni. Ho dovuto mettere da parte gli esami all’università, mettere in pausa il mondo. Avevo questa storia in testa ormai da anni, e appena ho iniziato non mi sono più fermata. In quei giorni ho vissuto per Aurora”.

Hai in mente l’idea per un nuovo romanzo?  

“Certo che sì. C’è già tutto, personaggi, storia, colonne sonore!”.

Puoi anticiparci qualcosa? 

“Posso dire che sarà più particolare e impegnativo. Ma penso che il timbro si rivelerà lo stesso, tanto da tenere testa ad ‘Aurora’. E stavolta non negherò al mio nome l’onore di essere sulla copertina di un libro”.

C’è un animale con il quale ti piacerebbe identificarti, e perché?

“Domanda difficilissima. Potrei dirti qual è il mio preferito, ma non saprei in quale identificarmi. Nessuna creatura leggendaria, nessun felino troneggiante o farfalla leggiadra. Qualcosa di più inosservato ma necessario. Forse, potrei essere un’ape”.

Il pensiero corre veloce a quel prodigioso insetto sociale che, per antonomasia, è considerato la sentinella dello stato di salute dell’intero ecosistema.  Un invito in più per tuffarsi tra le pagine travolgenti di questa giovane donna-ape, la cui dolcezza è senza dubbio la qualità che più l’avvicina alla specie mellifera.


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