Giovanna Nosarti: Per una poesia dei sapori


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Giovanna Nosarti ci prende per mano e ci conduce in un mondo dove poesia e cibo si incontrano con emozione

di Marisa Iacopino

Parole e cibo, un connubio atavico. Attraverso la letteratura è stato talvolta possibile risalire alle abitudini alimentari di civiltà remote, recuperando gusti antichi o sconosciuti. In un percorso poetico-culinario, ci accostiamo ai versi di Giovanna Nosarti. Il suo libro “Soffriggono allegramente i fiaschetti”,  edito da Manni,  è un originale menù letterario; tripudio di odori colori e sapori mediterranei dove passato e presente si coniugano in ricette da veri gourmet.

Abbiamo incontrato l’autrice, in occasione della presentazione della sua raccolta a Più libri più liberi 2015.

Queste poesie sono un canto alla terra di Puglia, cucina della memoria che rinfranca il corpo e lo spirito. La tradizione culinaria ha contribuito alla formazione di Giovanna, cultrice della parola? 

“Da bambina amavo osservare le mani di mia madre e di mia nonna che preparavano pietanze semplici o prelibate. Ho così interiorizzato gesti, tecniche, sapori, colori che si sono trasformati in intuizioni poetiche, racconti, emozioni. L’osservazione arricchiva la fantasia, nutriva la mia capacità di decifrare la vita, amplificando la percezione della realtà. Col tempo sono riaffiorate esperienze sensoriali che hanno ispirato sia le mie mani in cucina che la vena poetica nella pratica letteraria”.

In una poesia, “Purè di zucca e mele”, il ricordo si fa rimpianto. La malinconia è donna che ricorda la bambina. Quanto la poesia si nutre del passato?

“La poesia fa di continuo la spola dal passato al presente, in un gioco di specchi che incanta e commuove, rapisce e confonde, ma che riflette sempre la voglia di proiettarsi nel futuro. Il passato è di volta in volta un’ombra o un rimpianto, un viaggio nel piacere o nella felicità già goduta, oppure nel conforto d’un ricordo. La memoria diviene recupero di frammenti e colori che aiutano a decifrare il presente o ad arricchirlo di sfumature, anche malinconiche. Anche a tavola il passato ci nutre: ogni volta che nel piatto si riaccende una memoria, mangiamo i nostri ricordi, l’intensità di un gusto che ci rassicura come un abbraccio consolatorio”.

Sono state le ricette avite a chiedere la parola, o è stata la volontà della poetessa di riordinarle con gli occhi e il metro dei suoi versi? 

“Le ricette di famiglia erano nella mia testa e nel cuore come in uno scrigno: a un tratto hanno bussato e le ho recuperate, pescando in esperienze sensoriali, ludiche e affettive che reclamavano di essere riordinate con uno sguardo poetico che le rendesse attuali. E’ stato un modo per far parlare il passato, in componimenti che alternano narrazioni, descrizioni e riflessioni. Le ricette di famiglia, inoltre, mi mantengono in contatto con le mie radici, e come in una “celeste corrispondenza d’amorosi sensi”, anche con chi non c’è più ma continua ad aleggiare intorno a me nella sacralità di antichi riti”.

Queste ricette preannunciano piatti prelibati da gustare con tutti i sensi, in un banchetto per bocche affamate imbandito tra felicità e addii, nella malinconia di nostalgie o nella festosità di nuove aspettative. Qual è la funzione del poeta?

“Il poeta è il cantore di un realismo magico, di uno straniamento misterioso quanto una magia, capace di proporci esperienze straordinarie. Il poeta, uomo fra gli uomini, cerca la verità nel quotidiano, con un linguaggio semplice perché la poesia deve avere la stessa spontaneità del respiro. Cerca le emozioni legate all’interiorità perché, come nella pittura di Casorati, le cose, le forme, i colori vanno oltre la tavola e rimandano ai cibi dell’anima”.

In “Soffriggono allegramente i Fiaschetti”, la poetessa dei nostri giorni reclama parole per sfamare i propri figli, o per alleggerirsi del fardello del vivere. La poesia può salvarci dalla routine?

“La poesia, in quanto dono che dà senso al presente, alleggerisce il fardello del vivere, accende la favilla divina custodita in ogni uomo e lo salva dal destino in cui la società della globalizzazione lo ingabbia, trasformandolo in mero accumulatore di oggetti e risultati. La poesia scardina le logiche che disumanizzano e ricompone l’unitarietà del reale. I giovani, affamati di ‘parole nuove’ più di chiunque altro, comprendono il significato eversivo della poesia che libera dal peso insopportabile e mortificante della routine, proponendosi come nostalgia del vero”.

Nella parte conclusiva del libro, l’attenzione va alle tante specie botaniche che ci regalano delizie. “Niente veleni nel mio giardino” è un grido verso chi si mostra nemico della natura. Coltivare la tradizione della terra significare anche essere più sensibile verso l’ambiente?

“Fra le esperienze più piacevoli e istruttive dell’infanzia colloco le passeggiate in campagna con mia nonna Lucia. Seguivamo sentieri e stradicciole, senza un disegno preciso, almeno così mi pareva, guidate dalla bellezza del cielo, dei campi coltivati, dei boschi, dei prati, camminando per ore, spesso in silenzio. Raccoglievamo fiori di campo, erbe officinali, erbette da cuocere, frutti, e tornavamo a casa sazie di vita. Da allora amo la natura di un amore viscerale, fino a soffrirne fisicamente quando non posso bearmene come vorrei. Durante quelle esplorazioni del paesaggio e dell’anima, ho compreso che la felicità si nutre di linfe, aromi, colori, e di prodotti salutari della terra”.

Ci congediamo da Giovanna Nosarti, tenendo ben stretto il suo prezioso ricettario. “Soffriggono Allegramente i Fiaschetti”, manuale in versi per piatti emotivi al profumo di ricordi,  di nostalgia, di sensualità, d’amore.


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