12/04/2020
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Marco Cascone: Sue le musiche del film “Sul più bello”

di Lisa Bernardini –

Incontriamo Marco Cascone, giovane promessa della Musica da Film del nostro Paese, in un appuntamento al centro di Roma. Qualche giorno fa è uscito nelle sale italiane il film  “Sul più bello”, prodotto da  Eagle Pictures per la regia di  Alice Filippi; sceneggiatura di Roberto Proia e Michela Straniero; soggetto di Roberto Proia. Le Musiche sono le sue. Ne nasce una interessante intervista. 

Come definiresti questa tua ultima fatica? Quale mood ti ha ispirato durante la composizione?

“Questo è un progetto molto particolare per me, anche perché rientra in un momento storico importante: quello del lockdown. La quarantena ha in parte agevolato la ricerca del mood giusto, in quanto, non potendo girare ed essendo tutti bloccati a casa, io e Alice, abbiamo avuto modo di confrontarci parecchio sulle scelte e sulla ricerca del sound adatto al film. Prima ancora del mood abbiamo capito “come” dovesse suonare la colonna sonora (suono metallico, gommoso, plastico) sino a quando abbiamo trovato la nostra strada: Giocattoli. Di fatto la colonna sonora, per la maggior parte, è suonata con strumenti giocattolo in modo da accompagnare lo spettatore verso un mondo fantastico come quello di Marta”.

Di cosa parla questo film? Perché le persone dovrebbero andare a vederlo, e cosa secondo le prime critiche la tua musica ha regalato a questa vicenda cinematografica?

“Il film racconta la storia di Marta, una ragazza che rappresenta la voglia di vivere. Ha un carattere travolgente, è solare, sempre piena di colori e con un sogno nel cassetto: quello di sposare il ragazzo più bello che si possa incontrare. Marta porta con se però uno scrigno nero, lei lo chiama “La Muco”, i medici “Fibrosi Cistica”, così la nostra protagonista (come tutti nella vita) si troverà davanti a scelte da fare e decisioni da prendere per andare avanti. Una battuta su tutte riassume il film e porta con sé il motivo per cui vederlo: “Per i malati terminali il tempo è relativo, quello che conta realmente è l’atteggiamento”. La mia musica in questo senso ha un duplice aspetto: se nel suono è giocosa, quasi magica, con l’uso di strumenti come la celesta, l’ukulele, la kalimba, nelle intenzioni è molto seria e determinata. Tutto questo fa sì che chi guarda il film non solo vede e sente i personaggi, ma li ritrova anche nella colonna sonora”.

Come materialmente si crea una colonna sonora?

“Non c’è un metodo esatto, la stesura della musica è l’ultima parte della colonna sonora;  la vera musica si crea nel dialogo e nella comunicazione tra compositore e regista. La scrittura, il mockup (realizzazione virtuale), l’incisione, sono solo dei tecnicismi, importantissimi ed essenziali, per modellare quello che il rapporto di lavoro (se genuino) crea. Personalmente capisco se il tutto andrà bene o male dalla lettura della sceneggiatura, il poter esprimere un mio parere su quello che leggo, significa che posso esprimermi come voglio nella musica e questo non può che portare bene alla colonna sonora e al film più di tutti. Con Alice non parlo mai di come deve essere scritto il tema o come deve svilupparsi, cerchiamo invece di capire che tipo di suono ottenere per il progetto. Una volta trovato il mood ed il sound adatto – e soprattutto una volta capito come ottenere quel sound (per ’78, il documentario con cui siamo andati al David di Donatello, ho registrato lo sbattere di catene di ferro) – non vincola mai la mia creatività, anzi cerca sempre un modo per mettere in risalto la musica. Uno dei momenti che mi piace ricordare risale proprio ai primi momenti di stesura della colonna sonora. Con Alice avevo trovato già il mood e il sound del film, e in quei giorni avevo scritto il tema che poi sarebbe diventato il Main Theme del film arrangiato (in bozza) per pianoforte e ukulele. In contemporanea alla mia scrittura, Alice e la produzione erano alla ricerca di un brano che potesse rappresentare il film nel mondo della musica POP. Un giorno Alice mi manda un brano di un Alfa e mi chiede un parere, ascolto il brano e rimango subito colpito perché tra le centinaia di proposte finalmente ne stavo ascoltando una che aveva un suono molto simile a quello del film che avevamo stabilito con Alice (quel famoso ukulele), ma cosa assai più interessante che, per destino, il tema della canzone di Alfa è nelle primissime battute complementare al tema principale del film. Questo significava che la scelta del brano di Alfa sarebbe stato un’ottima introduzione al film e soprattutto non avrebbe contrastato con il Main Theme della colonna sonora , così ho chiamato Alice e detto che secondo me era il pezzo giusto per la Title Track del film e così alla fine è stato”.

Sei un compositore preparato e contaminato, nel senso che ti sei laureato in Pianoforte e Composizione con il massimo dei voti al conservatorio Santa Cecilia di Roma, e hai rivolto i tuoi interessi alla musica Jazz ed Elettronica apprezzandone le sonorità ma cercando poi  di fonderle con il genere Classico. Se dovessi spiegare in poche parole cosa rappresenta la Musica nella tua vita, oltre ad essere la tua professione poichè sei un compositore, che parole useresti?

“Beh, dire che sono contaminato di questi tempi è rischioso (n.d.r.: sorride mentre parla). Scherzi a parte, diciamo che se la mia vita fosse una tela, la musica di sicuro sarebbe i colori che la riempiono, le sfumature, i contrasti, le sbavature, tutti gli elementi, compresi gli errori, che rendono unica quella tela. La musica è il mezzo con il quale riesco a comunicare nel modo più intimo e più aperto allo stesso tempo. Quando ho bisogno di stare con me stesso suono, scrivo, e viaggio con la mente tra i suoni, fantastico con i suoni, gioco con i suoni e mi sento un po’ come un bambino su una sedia con le mani puntate al cielo che, nella sua più seria convinzione, dice ‘Guarda, mamma: sono un razzo!'”.

Hai lavorato con giovani registi nazionali ed internazionali scrivendo per svariati generi musicali su diverse tipologie di progetto (cortometraggi, documentari, lungometraggi, etc.). Hai anche collaborato spesso con importanti produzioni come Mediaset, Vogue e RAI TV. Quale esperienza in particolare ti è rimasta nel cuore?

“Porto nel cuore tutte le esperienze legate alla musica e, di sicuro, le “prime volte” sono quelle che non smettono di pulsare: il primo concerto, la prima volta che ho sentito le mie musiche suonate da un’orchestra, la prima volta che ho letto il mio nome sul grande schermo. Sono tutte emozioni molto forti che mi rappresentano, non riesco a sceglierne una, sarebbe come rispondere se ‘vuoi più bene a mamma o a papà’: la mia risposta è sempre stata ‘a tutti e due'”.

Sei un socio di ACMF (Associazione Compositori Musica per Film). Di cosa si tratta?

“ACMF è in assoluto l’unica realtà attiva in Italia a sostegno e tutela dei compositori di Musica da Film. È un’associazione, a mio giudizio, essenziale a questo Paese;  rappresenta un baluardo di speranza e cultura senza la quale andrebbe lentamente sgretolandosi la figura del compositore. È guidata da un direttivo che definirei “aureo”: sono i grandi nomi attivi nel panorama delle colonne sonore in Italia e nel mondo, siamo più di 100 soci, di tutte le età ma accomunati da una sola idea, cioè fare il compositore di Musica da Film non è un hobby, bensì è un lavoro e, come tale, va riconosciuto, rispettato e valutato. Le attività culturali che porta avanti l’ACMF sono lodevoli, una tra tutte è stata in passato la chiusura del festival del cinema a Roma con un mega concerto di musica da Film a cui hanno preso parte circa 50 compositori; tutto questo grazie alla volontà, agli sforzi e, perché no, anche alla caparbietà di un direttivo che non mira all’accettazione del presente, ma, con tutte le sue forze e quelle degli associati, guarda al futuro della Musica da Film e della figura del Compositore. Per me è un onore e un privilegio farne parte”.

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