Vincent Candela


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Dalla A alla Z

Iniziamo un ciclo di interviste “alfabetiche” attraverso le quali scopriremo meglio i personaggi che incontreremo. Iniziamo con l’ex terzino della Roma scudetto del 2001

Incontriamo Vincent Candela, ex calciatore della Roma campione d’Italia 2001. Iniziamo da lui un ciclo di interviste che definiamo “alfabetiche”. Non sarà infatti la classica intervista fatta di domande e risposte, ma diremo al nostro interlocutore una parola per ogni lettera dell’alfabeto, dalla quale lui avrà la libertà assoluta di dire tutto ciò che quella parola gli farà venire in mente. Incontriamo Candela in un posto meraviglioso: la Tenuta dell’Angelica (www.tenutadellangelica.it). Una proprietà che Vincent ha acquistato qualche anno fa e a cui ha dato il nome della figlia. Una tenuta dove Mara, la moglie di Vincent, organizza ogni tipo di evento, dal matrimonio all’evento aziendale, dalla comunione al compleanno, una location utilizzata anche da produzioni cinematografiche ed ultimamente da Sky che ci ha ambientato il reality “Appuntamento al buio”.

Amicizia

È una cosa molto importante e allo stesso tempo molto difficile, devi essere consapevole che devi dare senza aspettarti niente. Da calciatore era più difficile avere amicizie perché non riuscivi a capire se la gente ti stava intorno perché eri Candela o perché eri simpatico. Diciamo che ho accettato anche il fatto di essere “sfruttato” perché magari in quel momento ero solo e quindi andava bene anche a me. Nel mondo del calcio posso dire di avere 5 o 6 amici veri, 3 in Francia e 3 a Roma. Fuori dal calcio gli amici veri sono 2 o 3 e sono quelli con cui sono cresciuto.

Bellezza

Un mio amico dice: “la bellezza è femmina, il maschio al massimo può piacere”. Detto sinceramente non me ne può fregare di meno della bellezza. E’ sempre piacevole vedere una bella donna, una bella casa o una bella macchina, ma alla lunga anche la bellezza stanca, quindi preferisco concetti più concreti.

Calciopoli

Leggo poco i giornali e guardo pochissimo la televisione proprio come quando giocavo. Qualcosa è successo ma io non ci ho mai voluto credere, quando giocavo e perdevo me la prendevo con me stesso e con la mia squadra e con nessun altro. Non mi è mai successo di sentire o capire che una partita dove ho giocato fosse a rischio scommessa. Dopo lo scudetto del 2001 potevamo vincere di più, non lo abbiamo fatto solo per colpa nostra. Sono stato felice della vittoria dell’Italia ai mondiali del 2006 perché il calcio italiano aveva bisogno di credibilità.

Domani

Il futuro è un mistero, vivo giorno per giorno.

Emozioni

Sono importanti, viviamo di emozioni, grandi e piccole, un sorriso di una persona anziana o di un bambino, o se ci rapportiamo al calcio un bel passaggio o un gol. Le emozioni calcistiche più belle sono legate allo scudetto con la Roma e al mondiale con la Francia. Emozioni diverse perché lo scudetto l’ho vinto da protagonista e perché l’emozione dello scudetto è durata un anno. Le emozioni della vita sono arrivate dalla nascita dei miei quattro figli. Mi ritengo molto fortunato ad aver vissuto tutte queste emozioni. Emozioni oggi è anche vedere la gente felice. Da qualche anno con mia moglie organizziamo ricevimenti, matrimoni, eventi aziendali, comunioni, eventi in genere qui in questo posto che si chiama “Tenuta dell’Angelica”. Mara, mia moglie, si dedica a tempo pieno a questa attività, lei ha nel dna l’arte del ricevimento, è attenta ad ogni minimo dettaglio, organizza tutto a 360 gradi e mette sempre a suo agio il cliente. Ci compensiamo, io porto la mia esperienza da invitato nei ricevimenti e negli eventi di quando ero calciatore e lei la sua da organizzatrice di eventi.

Francia

In Francia ci sono le mie radici e, anche se sono 15 anni che sono a Roma, le radici sono lì. Ringrazierò sempre il mio paese e i miei genitori per quello che mi hanno dato e per come mi hanno educato. Ci torno spesso per lavoro, almeno una volta al mese.

Gioco

Mi piace il gioco, mi piace giocare perché sono allegro e mi piace giocare perché ho fatto praticamente per trent’anni il calciatore. Mi piace il gioco in generale, giocare a tennis, a biliardo, a scopetta, giocare con i miei bambini. Posso dire che il gioco è una buona parte della mia vita.

Hotel

Per me significa ritiro con la mia squadra o vacanza. Di ritiri ne ho fatti tantissimi e di conseguenza hotel per una parte della mia vita significava quello. Oggi è sinonimo di vacanza, di relax.

Impossibile

L’impossibile non esiste per me. Non c’è l’impossibile.

Jolly

Oggi bisogna sempre avere il jolly, non per dire bugie, ormai sono dieci anni che non dico bugie. Il jolly serve per risolvere un problema in qualsiasi momento, dobbiamo essere bravi a non sprecarlo.

Ko

Ho avuto alti e bassi sia nel calcio che nella vita ma non mi sono mai sentito kappaò. Per me è solo quello del pugilato, che mi piace guardare, ma non è una cosa che mi riguarda.

Limite

È fondamentale che ognuno di noi conosca il suo limite, credo sia una dimostrazione d’intelligenza riconoscere i propri limiti, per evitare di andare a dire o a fare cose che non conosciamo e che non sappiamo fare.

Mondiale

Ho vinto il mondiale, anche se non da protagonista, davanti al mio popolo. Era la prima volta che la Francia vinceva il mondiale, un’emozione a livello calcistico fantastica, meravigliosa che terrò sempre dentro di me.

Normalità

Prima ero un calciatore più o meno famoso della Roma e della Francia. Quando ho smesso sono diventato una persona normale che ogni tanto va a lavorare (ride ndr). Mi trovo bene nei panni nell’uomo normale. La grande fortuna credo sta nel fatto che non mi manca il calcio, vado spesso allo stadio, tifo Roma, in tv guardo solo la Roma, ma il campo non mi manca per niente. Accetterei un incarico importante nel calcio ma solo dalla Roma o da una squadra grandissima. La Roma per quattro/cinque anni mi ha offerto un ruolo che però a me non piaceva. Ho sempre ringraziato ma ho rifiutato, non mi ci vedevo in giro a vedere le partite per scoprire talenti. Io le partite non le guardo neanche a casa. L’allenatore della Roma sì lo farei, anche gratis. Sto aprendo una scuola calcio a Roma ma quello è un ruolo diverso, dai 6 ai 10 anni non s’insegna il calcio; i bambini devono divertirsi e imparare a rispettare i compagni. Difficilmente vado a giocare a pallone. Ogni tanto vado quando mi chiama qualche amico. Sono stato quattro anni senza giocare, un po’ per la caviglia, per l’anca, per il ginocchio, per la pancia. Quando ho smesso con il calcio ho giocato per un po’ a calcetto ma era un casino, non potevi sbagliare un passaggio che tutti dicevano: “guarda Candela che sbaglio, Candela si è un po’ ingrassato, madonna ha sbagliato un gol”. Andavo a divertirmi e non a sentire queste cose in continuazione. Quindi ho smesso. Mi sono dato al tennis e mi diverto tanto.

Odio

Non ho mai provato odio, ho avuto momenti brutti, ho avuto una separazione abbastanza dura, ho avuto litigi, ma l’odio non è un sentimento che ho mai provato.

Paura

Tutti abbiamo le nostre paure, c’è chi le dimostra e chi le tiene dentro. Io ho avuto qualche piccola paura ma sono uno che va avanti sempre.

Roma

Roma mi ha dato tanto, a tutti i livelli, mi ha fatto crescere come uomo e come padre. I miei figli sono nati a Roma. Come calciatore mi ha fatto diventare famoso. La mia seconda moglie è di Roma. Roma mi ha dato tanto e la ringrazierò sempre per avermi fatto compagnia in questi quindici anni. Ringrazierò sempre i tifosi che mi hanno fatto sentire importante. Cambierei il traffico e quel modo tipico di dire: “Nun te preoccupà ce penso io”. (ride) Un’altra cosa che mi piace poco è che ci accontentiamo troppo; Roma è un posto fantastico e potrebbe essere sotto ogni aspetto la città numero uno al mondo. Non dobbiamo accontentarci. Io mi sono goduto Roma e i romani dal primo attimo che l’ho respirata.

Solitudine

Non mi piace. Magari cinque o dieci minuti al giorno stare da solo può anche andar bene, ma di più proprio no. Sono uno di compagnia, un giocherellone.

Tifosi

Li ringrazierò sempre, sia quelli che mi hanno voluto bene, sia quelli che non me ne hanno voluto, perché anche loro mi hanno fatto crescere. Per dieci anni sono stato uno che si è fermato sempre davanti ai cancelli di Trigoria, sia quando le cose andavano bene sia quando c’era contestazione e questo credo lo abbiano apprezzato. Due anni fa quando ho fatto la partita di addio al calcio, senza pubblicizzare l’evento sono venute 50.000 persone. Credo che questo valga più di ogni parola.

Urlo

Di gioia sicuramente, quando facevo un gol ad esempio. Urlo in senso negativo no, non mi piace urlare, la ritengo una perdita di tempo e di energia. Se c’è qualcosa su cui discutere si parla, ci si spiega ma urlare non mi piace.

Vittoria

È fondamentale quando si gioca, a me piaceva vincere anche nelle partitelle d’allenamento. Ma credo che sia fondamentale vincere nella vita per raggiungere ogni obiettivo, qualunque sia il lavoro che uno svolge.

Zeman

Un bravo allenatore che ha vinto poco in seria A. Ha una bella filosofia di gioco, mi ha fatto correre tantissimo, però ci divertivamo in campo. Ho litigato alla fine perché ero un po’ esuberante; lui non mi voleva più ed ero stato messo in vendita. Poi hanno mandato via lui ed io sono rimasto. Oggi l’allenatore non deve insegnare tanto la diagonale o chissà cosa, deve saper gestire un gruppo. La cosa fondamentale è l’intelligenza di capire e rispettare i ruoli. Il calciatore non si sentirà mai superiore all’allenatore, non sarebbe intelligente. Capello ad esempio mi è piaciuto per come ci ha gestito, non guarda in faccia a nessuno. Il peggiore è Beretta; uno che arriva con gli occhiali da sole e la sigaretta in campo, parte già male.

(in collaborazione con Alessandro Battaglia)


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