11/29/2022
HomeCulturaFederica Nardon: Un libro tira l’altro

Federica Nardon: Un libro tira l’altro

di Paolo Paolacci

“A nessun essere umano può bastare un clic. Abbiamo superato i limiti di velocità”. Così scrive Federica Nardon nel suo quarto libro “Volevo solo andare a casa” (Linea Edizioni pagg 340) che ci avvolge con una scrittura  più lenta rispetto al solito ma con molta ironia in più. Qui una bella chiacchierata per conoscerla meglio

Federica ci risiamo! “Volevo solo andare a casa” è il tuo quarto libro in pochissimo tempo. In quanto precisamente?

“Eh sì! Non so dirti se è stato più il tempo che ho impiegato a scriverlo o aspettare il momento giusto perché uscisse. Se devo essere sincera non saprei quantificare il tempo impiegato la cosa certa è che quando è uscito il mio primo romanzo ‘Binario 6’, il seguito ‘Lo scricchiolio del legno’ era già finito e al momento della sua uscita stavo scrivendo ‘Il vuoto dell’uovo’. E’ proprio come se un libro chiamasse un altro libro perché la stessa cosa è avvenuta con ‘Volevo solo andare a casa’”. 

Ci fai un confronto e un’ipotetica storia che li lega tutti?

“Ritengo che il collante sia l’amore nelle sue varie forme e nel suo evolvere. Mi piace considerarli come un amore unico, come due innamorati che s’incontrano, si conoscono, si divertono, soffrono, lasciano che la vita entri nella coppia affrontandola, si modificano, magari si lasciano e si riprendono per poi abbandonare quella fase pericolosa dell’innamoramento e accogliere l’amore… quello più difficile perché consapevole. In questo i miti greci emergono costantemente quasi ci fosse l’esigenza di far parlare ancora quelle divinità che erano tremendamente affascinate dal nostro essere così fragilmente mortali. Direi che ‘Volevo solo andare a casa’ rende proprio esplicito con la sua copertina questa voglia di far passare il messaggio che tutte quelle storie non sono poi così lontane dalle nostre vite ma anzi! Abbiamo voluto chiamarle favole o magari trattarle come tali ma, in realtà, hanno lo stesso sapore delle nostre storie”. 

Hai cambiato gli obiettivi da realizzare per ogni libro?

“Forse sì, ma se l’ho fatto è avvenuto in modo inconsapevole. ‘Binario 6’ voleva essere un romanzo epistolare in chiave moderna dove le lettere venivano sostituite dalle mail da archiviare invece che da conservare in qualche cassetto. ‘Lo scricchiolio del legno’, il suo seguito, fa parlare i due protagonisti in maniera completamente diversa. Il linguaggio si trasforma in qualcosa di più moderno, colloquiale completamente privo della ricerca esasperata della parola giusta da calibrare per il destinatario. Poi arriva ‘Il vuoto dell’uovo’ una narrazione veloce in cui i personaggi vengono presentati all’inizio di ogni capitolo con un curriculum vitae che delinea le loro caratteristiche principali. Una storia che poteva essere stirata ma che doveva consumarsi velocemente per divertire e non dare troppa importanza al vuoto che ogni tanto si presenta in ognuno di noi. ‘Volevo solo andare a casa’ è il loro opposto. Il suo ritmo è più lento e la storia stessa apre la porta al mito di Amore e Psiche di Apuleio rivisitato in chiave moderna. Una storia nella storia in cui i sentimenti hanno bisogno di parlare, maturare e diventare consapevoli”. 

I tuoi titoli sono sempre molto belli e la scrittura sempre attiva sui sentimenti che si chiudono invece di aprirli. Perché ?

“Non avevo mai pensato a questa cosa per questo ti ringrazio di aver fatto emergere quest’aspetto che io stessa ignoravo. Forse a rispondere potrebbe essere proprio questo libro che ha come protagonisti non solo Chloe, una sociologa ipocondriaca, che s’innamora del suo Dott. Stran ma anche Amore e Psiche. Psiche, appunto! Intesa come qualcosa d’impalpabile, di intimo e profondo che risiede nel nostro abisso. Il sentimento è tutto psiche e ritengo che il suo valore sia inviolabile. Non credo sia sintomo di chiusura ma piuttosto un tentativo inconscio di avvalorare e proteggere la natura intangibile dei sentimenti”.

Sei molto eclettica, molto preparata e sempre in ricerca: un bene oppure ci si sente male?

“Direi un bene! Anzi ne sono certa. Sai i libri ti salvano sempre, quelli tuoi e quelli degli altri. é solo lì che puoi trovare le armi di difesa per affrontare i momenti in cui la vita ti piega. Le storie degli altri che siano contemporanee o classiche entrano dentro di te e si insidiano come se le avessi già vissute. è come se ti contaminassero lasciandoti soluzioni o consigli per fornirti una via di fuga da quel ‘sentir male’”.

La società ci appartiene eppure sembriamo degli inquilini mal mostosi e non proprietari: ti sembra così?

“E’ una domanda difficilissima perché per citarti io sono una di quegli ‘inquilini’ della società con cui mi scontro, mi adatto, assecondo… I greci l’età dell’oro ce l’avevano sempre alle spalle la nostra, invece, è sempre avanti a noi anzi, ti dirò di più, la nostra età dell’oro sarà e rimarrà sempre qualcosa di cui si parla ma che non si raggiunge mai. Siamo veloci, mille mezzi di comunicazione, il tempo è un animale in estinzione sembra non bastarci mai e tutti perseguiamo degli obiettivi che non sono di certo comuni ma individuali. I valori? non so se saremo in grado di tramandare quelli che ci han impartito i nostri genitori e i nostri nonni non so dirti se basteranno in mezzo a tutto questo Nichilismo. Ma la cosa certa è che in questo momento è così, e forse ad oggi, dopo tutto quello che stiamo vivendo e vedendo, credo non ci sia nessuno che non si sia mai sentito ospite in quello che noi chiamiamo società. Bisogna imparare a fermarsi, ad abbassare la guardia e lasciarci affascinare da quello che non cogliamo perché abbiamo oltrepassato i limiti di velocità”. 

Come restare legati all’umanità in un mondo tecnologico?

“La poesia? La letteratura? L’arte? La bellezza? Posso rispondere ad una domanda con tante domande? Mi piace pensare che chi ha contribuito all’arte, la letteratura, ecc… sia esattamente come noi un qualcuno che appartiene all’umanità e nonostante la tecnología svolga e abbia un ruolo importante nella nostra vita ognuno di noi sia in grado di ricordare che è un essere umano e come tale ha bisogno per vivere di valori, esperienze reali, sentimenti e, romanticismo. A nessun essere umano può bastare un clic”.

Come hai impostato la scrittura di questo ultimo romanzo?

“Ho cercato di dare un po’ più spazio alla descrizione dei personaggi, alle loro movenze, ai loro pensieri. L’ambientazione è prevalentemente in un ambulatorio per cui era doveroso farli emergere con i loro dialoghi che si mescolano con i loro pensieri. Desideravo fosse una narrazione più lenta ma che non stancasse e che ci fosse la costante dell’ironia in ognuno di loro”.

Quanto dobbiamo capire ancora per essere migliori?

“Potrei darti una risposta molto soggettiva. Credo che ognuno di noi abbia le potenzialità per migliorarsi ma quel che è ‘bene’ e quel che è ‘male’ è tremendamente soggettivo. quello che per me può essere irrilevante per un altro può essere fondamentale e viceversa. Per quanto mi riguarda osservo una regola basica ogni volta che affronto qualche situazione sgradevole che cerco di elaborare come qualcosa di necessario per comprendere a pieno quello a cui bisogna mirare e quello a cui, invece, non si vuole minimamente assomigliare”.

Quali i motivi per acquistare il tuo libro e dove trovarlo?

“Per non pensare! Chi legge come me, non vuole scervellarsi, vuole solo godersi una storia che lavorerà dentro di noi da sola senza fatica. ‘Volevo solo andare a casa’ è in vendita in tutti gli store on line e ordinabile in tutte le librerie se non si dovesse trovare”.

Condividi Su:

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
1COMMENTO
  • Roberta / 9 Giugno 2022

    Io ho letto tutti i quattro libri e secondo me c’è stata un’evoluzione positiva. L’ultimo è il mio preferito. Complimenti!

LASCIA UN COMMENTO