03/02/2024
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Stefano Jacurti: Cuore e anima western anche nella vita di tutti i giorni

di Silvia Giansanti –

Tante interessanti novità per questo noto attore, regista e scrittore. Ci sono uno spettacolo teatrale, un libro e un film per questo 2024 appena iniziato

Da sempre vive nel mondo western, il suo cuore e la sua anima sono lì, anche quando passeggia per le vie della Capitale, svolgendo la vita di tutti i giorni. Stefano Jacurti ha all’attivo diversi spettacoli improntati sul genere. Il western è immortale e l’interesse è sempre costante. Non a caso è stato definito l’uomo più western d’Italia.
Stefano, mi sembra di capire che il 2024 sia partito alla grande.
“Direi di sì dal punto di vista professionale. Sono molto carico e concentrato in questo momento. Ci sono parecchie novità, in quanto ho appena finito di girare un film, il terzo episodio della trilogia che s’intitola ‘Oltre il confine’ con la regia di Emiliano Ferrera, un genere western ovviamente. Questo episodio si chiama ‘Appuntamento a White Buffalo’. E’ in corso ancora la promozione del libro ‘Il cinema western e non di Bloody’ dedicato a Sam Peckinpah. Ho voluto scrivere sul grande regista di western. Erano sedici anni che non c’era una pubblicazione di questo tipo. Ci sono tutti gli aneddoti su questo grande personaggio che ha lavorato con nomi importanti come Steve McQueen, Dustin Hoffman, Charlton Heston e tante altre star della Hollywood di allora. Era davvero un regista sulle righe, un anarchico rispetto alla vecchia Hollywood e che ha girato il più grande western della storia. Inoltre nel mese di aprile, insieme alla mia collega Arianna Cigni, per la regia di Alessandro Iori e con tanti altri attori, andrà in scena al Teatro Petrolini un mio testo sulla guerra civile americana dove il Generale Grant sarà di nuovo in scena con una storia completamente inedita intitolata ‘La richiesta’. Le date previste sono quelle del 4, 5, 6 e 7 aprile”.
Siamo ripartiti alla grande in nome del western quindi.
“Clint Eastwood invita a non mollare mai. Dice che non sono importanti quanti colpi si possono mandare a segno, ma quanti colpi si possono sopportare per poter andare avanti. Bisogna fare tesoro di questa sua frase molto metaforica e importante. Ecco perché ci stiamo dando dentro per riportare il genere western in più settori, almeno per quel che mi riguarda”.
Noti ancora interesse nei confronti di questo genere?
“Se non fosse stato così, avrei smesso subito di scrivere, di girare e di portare il western in scena”.
Anche i giovani apprezzano?
“Assolutamente sì e quando me ne accorgo sono estremamente felice. Sul web ce ne sono molti che in realtà, magari possono essere molti di più. Del resto ci sono miti ed eroi di questo genere. Il western non morirà mai. Si rigenera sempre per ricominciare tutto da capo ogni volta. Questa sua lunga storia, è iniziata nel lontano 1903 con il primo western girato dal fantastico Sergio Leone. Mio padre era un suo compagno di scuola. Non c’entrava nulla con il cinema, ma avendo conosciuto Sergio Leone, mi ha trasmesso tutta la passione. Sempre a titolo di curiosità, mio padre, prima di conoscere mia madre, era fidanzato con Silvana Mangano”.

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